mercoledì 1 giugno 2022

RAVANELLI ARROSTO CON BURRO NOCCIOLA, MIELE E PEPERONCINO

 

Ho una passione viscerale per Joshua Mc Fadden, l'ultimo cuoco che fa impazzire tutti i food blogger dell'universo mondo, purtroppo non pienamente condivisa da chi mi sta attorno. 

Parafrasando il Sommo, Mc Fadden è "poco figo": non fa libri che sembrano cataloghi di mostre, non impone ingredienti da "aspetto la prossima carovana delle spezie", non coltiva il "famolo strano" e via dicendo. Pure io ci ho messo un po' ad accorgermi del potenziale di questo ragazzo, ecco: tant'è che c'è voluto il James Beard Foundation Award (il premio più importante del settore) per farmi tornare a  sfogliare  Six Seasons, questa volta con attenzione,  e capire che sì, se cercavo qualcosa di veramente nuovo, sarebbe stato lì in mezzo che avrei dovuto guardare. 

Dalla rivelazione in poi, è stato tutto un trasloco, per cui ho potuto riaprire il libro solo qualche settimana fa e questa volta con intenti bellicosi, complice il calendario di Cook My Books. 

Gli stessi intenti con cui mi avvicino a mio marito, gli metto Six Seasons aperto sotto il naso e parto con l'artiglieria pesante 

"Con questo, non ingrassi"

E il primo colpo va miseramente a vuoto, visto che il primo capitolo è tutto sui burri aromatici. 

Ritento.

"Non è tutto vegetariano, ci sono anche delle ricette con la carne"

E anche il secondo colpo finisce lontano, visto che la carne sono al massimo polpette o ragù, tutte robe che  per lui son buone per il  cucciolo di T-Rex chegioca nel giardino della caverna, per capirci.

Gioco l'ultima.

"Senti, per me lui è un altro Ottolenghi. Meno figo, magari, meno innovativo, più coi piedi per terra, ma siamo lì... è l'Ottolenghi americano, ecco. Mc Fadden è l'Ottolenghi d'America"

E mentre son lì, bella fiera, che mi crogiolo in questa definizione, quello alza uno sguardo annoiato dal libro e dice:

"Sarà. A me, me pare più l'Ottolenghi dell'ospedale".

La sopravvivenza di mio marito è indissolubilmente legata al mio odio per le pulizie: ogni volta che ha queste uscite, mi vedo inginocchiata con uno straccio in stile lady Macbeth e "non ho mai visto tanto sangue, come le levo le macchie dalla moquette". Per cui ho taciuto e ho fatto di testa mia.  

Coi ravanelli che "piacciono-al-marito-della-Giuli" e un ragù di agnello, prossimamente su questi schermi. Che, ahinoi, son privi di sonoro, perché avreste dovuto sentirlo, quante volte ha detto "buono", in un crescendo di accrescitivi e superlativi che Elicona scànsate, ecco.

Quindi, magari MC Fadden non lo sarà, l'Ottolenghi d'America, ma fa cose buone-buonissime-buonerrime. E nemmeno ti impegna a grattar le padelle, visto che ci pensano i commensali, a far fuori fino all'ultima briciola. 

L'unica controindicazione potrebbero essere, per l'appunto, le liti fra gli ospiti: ma una dose doppia metterà tutti d'accordo. E in caso di avanzi, farà ancora più contenti voi. 


Roasted Radishes with Brown Butter, Chile, and Honey

per 4 persone 

olio extra- vergine 

2 mazzetti di ravanelli, anche con le loro cime, se fresche e belle, tagliati in due se troppo grandi  

sale e pepe fresco di mulinello

peperoncino in fiocchi

2 cucchiai di burro (circa 60 g)

2 cucchiai di aceto di vino  rosso

2 cucchiai di miele

Accendete il forno a 180°C. Lavate molto bene i ravanelli sotto l'acqua corrente, eliminando ogni residuo terroso. Se usate anche le parti verdi, tagliatele e lavatele come una insalata, facendole asciugare bene prima dell'uso. 

Versate un filo d'olio in una padella di ghisa (deve poter andare in forno) e, quando è caldo, unitevi i ravanelli (quelli tagliati a metà con la parte tagliata rivolta verso il basso). Fateli cuocere per circa 3 minuti o fino a quando iniziano a scurire, a fiamma medio-alta. Trasferite poi la padella nel forno e proseguite la cottura per altri 10 minuti o fino a quando inizieranno a diventare teneri. Se usate anche le parti verdi, aggiungetele alla padella a questo punto e proseguite ancora la cottura per 5 minuti

Usando un guanto da forno oppure due canovacci, trasferite la padella dal forno al fornello, a fiamma bassa. Condite bene con sale, pepe e mezzo cucchiaino di peperoncino in fiocchi. Unite il burro e fatelo fondere: proseguite la cottura fino a quando questo sarà diventato color nocciola, badando a non farlo bruciare (2-3 minuti)

Aggiungete l'aceto e mescolate, lasciando evaporare per pochi secondi. Unite il miele e mescolate di nuovo, in modo che si amalgami bene al resto. Assaggiate e regolate, se il caso, di sale, di pepe, di peperoncino, di aceto o di miele. 
Servite tiepidi 

NOTE MIE 

- ho usato ravanelli senza foglie perché non erano granché. 
- i tempi di cottura sono stati un po' più lunghi, soprattutto nella fase di avvio, quella sul fornello: credo dipenda dal tipo di ravanelli e dal loro grado di maturazione. In tutti i casi, controllate che siano leggermente bruniti da tutti i lati, prima di infornare
- le dosi dell'agrodolce, per noi, erano assolutamente perfette. Ho aggiunto un po' più di peperoncino, alla fine, ma siamo sempre lì: dipende dal tipo di spezia che usate. La soluzione migliore è quella indicata dall'autore, cioè di assaggiare verso la fine e di regolarvi in base ai vostri gusti. 
- sono una bomba. Mio marito ha bandito le cipolline in agrodolce e da ora in poi vuole sempre questi. Sono perfetti come contorno a un arrosto, come aggiunta ad una insalata, su un crostone di pane tostato, con un velo di ricotta- ma anche così, per l'aperitivo. Preparatene in abbondanza, perché "ce ne sono ancora?" è la colonna sonora che li accompagna

Buon appetito
Ale




 

 

 

 

 

 


martedì 31 maggio 2022

ÇILBIR- UOVA ALL’AGLIO YOGURT E PAPRIKA

 

Nel mondo che vorrei, si mangerebbero solo uova. 

Se siete del mio partito, non è il caso che aggiunga altro. Ma se state cercando qualche argomento per essere ancora più convinti, quello che segue è il più convincente di tutti :) 

ÇILBIR-  UOVA ALL’AGLIO YOGURT E PAPRIKA

da S. Sivrioglu- D. Dale, Anatolia 

 

per 4 persone

1 spicchio d’aglio

500 g di yogurt al naturale

1/2 peperoncino fresco

125 ml di aceto bianco

8 uova

2 cucchiai di burro

4 cucchiaini di paprika affumicata

1/2 cucchiaino di peperoncino in fiocchi

Pane da accompagnamento

 

Se preferite sapori più intensi, insaporite lo yogurt con lo spicchio d'aglio schiacciato. Altrimenti, fatelo rosolare nel burro, quando preparerete il condimento

Eliminate i semi dal peperoncino e tagliatelo a listarelle

Dividete lo yogurt in 4 ciotole 

Fate bollire 1 litro d'acqua e acidulatela con l'aceto. Rompete un uovo alla volta, in una ciotolina. Create un vortice nell'acqua, con la frusta, al momento del massimo bollore e fatevi scivolare le uova, uno alla volta. Cuocete per 2 minuti circa, poi scolate molto bene con una schiumarola e adagiateli delicatamente sopra lo yogurt, nelle ciotole. 

Nel mentre, fondete il burro a fiamma media, con lo spicchio d'aglio se non lo avete usato in precedenza. Aggiungete la paprika, il peperoncino in fiocchi e quello fresco e fate cuocere per pochi minuti. Versate il condimento caldo sulle uova e servite con fette di pane, meglio se leggermente tostate,  


 

giovedì 26 maggio 2022

PRESERVED LEMON CRINCKLE-COOKIES

 

 

Saltello qua e là, fra i libri di ricette di Cook My Books perché se prima non riuscivo a cucinare, adesso non riesco a starmi dietro. Continuo ad invocare giornate di 48 ore, anche se poi me ne bastano 12 per mettermi KO: non è il tempo, signori miei: è l'età, purtroppo. 

Ed è anche il cognome dell'autore del libro di questa settimana, quel Jesse Szewczyk per cui ogni volta mi partono 10 minuti buoni, per controllare lo spelling- e un'ora come minimo per sognare sulle pagine di Cookie: The New Classics, sua prima fatica che sta sbancando nel mondo dell'editoria gastronomica statunitense, portando con sé quella ventata di aria fresca di cui c'era assolutamente bisogno. 

Tre ricette, finora, ma altre ne arriveranno (e altre le troverete sulla pagina FB o sul profilo IG di Cook My Books)- e questa è la prima: dei Crinkle assolutamente spettacolari, i primi a venirmi bene non solo nella forma ma anche nella sostanza. Leggeri, aerosi, senza nessun effetto mappazza dietro l'angolo. 

Mio marito ha commentato che "sanno un po' di detersivo"- perché i preserved lemon a casa nostra si chiamano Last al limone: ovviamente, a me piacciono da impazzire ma, se siete del suo partito, usate del limone candito :) 

 

PRESERVED LEMON CRINCKLE-COOKIES  

Jesse Szewczyk- Cookies: The New Classics 


da Jesse Szewczyk- Cookies: The New Classics

 

Ingredienti per una ventina di pezzi 

113 g di burro a temperatura ambiente 

270 g di zucchero semolato, diviso in due parti

20 g di scorza di limoni sotto sale, tagliata a cubetti molto piccoli 

2 uova grandi, a temperatura ambiente

1 cucchiaino di estratto di vaniglia 

320 g di farina 00

1 cucchiaino e mezzo di lievito per dolci 

75 g di zucchero a velo


Per ricavare la buccia dai limoni sotto sale, sciacquate bene sotto l'acqua due limoni e tagliateli in quarti. Con le dita, separate la scorza dalla polpa e tagliatela finemente. (in questa ricetta non è previsto l'uso della polpa: io di solito non la uso mai)
L'impasto può essere preparato prima e conservato anche qualche giorno, in una terrina perfettamente sigillata con pellicola trasparente da cucina. Lasciatelo riposare 10 minuti a temperatura ambiente, nel caso in cui dovesse essere troppo duro e impossibile da lavorare.

PROCEDIMENTO 
 
1. Con le fruste elettriche o nel mixer, montate il burro con 200 g di zucchero semolato e la scorza di limone tagliata fine, fino a quando sarà diventato morbido e spumoso. Sempre senza smettere di montare, ma a velocità più bassa, aggiungete le uova e l'estratto di vaniglia e montate fino a quando il composto diventerà pallidissimo e molto spumoso (2-3 minuti). Smettete di montare, aggiungete la farina e il lievito e incorporatela, montando alla minima velocità, per 1 minuto o due: appena la farina è incorporata, spegnete tutto, sigillate la ciotola con pellicola trasparente da cucina e mettete in frigo per 2 ore.

2. Nel mentre, mettete il resto dello zucchero semolato in una ciotolina o in un piccolo piatto fondo e lo zucchero a velo in un'altra ciotolina o in un altro piatto fondo 
 
3. Preriscaldate il forno a 180°C e sistemate le griglie rispettivamente nella posizione più bassa e più alta rispetto alla metà. Rivestite due teglie da biscotti con carta da forno
 
4. Prendete l'impasto dal frigo e formate tante palline del diametro di circa 2,5-3 cm. Lavorando con una pallina alla volta, passatele prima nello zucchero semolato e poi in quello a velo. Passatela poi delicatamente sul palmo delle mani, per renderla perfettamente rotonda: fate questa operazione sopra la ciotola dello zucchero a velo. Trasferitele via via sulle teglie preparate, a 4-6 cm di distanza l'una dall'altra (qui dipende dalla grandezza dei vostri crinkle: visto che si allargheranno un poì in cottura, meglio tenerli ben distanziati).
 
5. Infornate le due teglie contemporaneamente e scambiate loro il posto a metà cottura: in totale devono cuocere dagli 11 ai 15 minuti, fino a quando i biscotti saranno gonfi e le spaccature ben delineate. 
Lasciar raffreddare completamente in teglia, prima di consumarli. 
Si conservano fino a due settimane, in una scatola di latta ermeticamente chiusa  
 
 
NOTE MIE 
 
In almeno 10 anni che cerco la ricetta perfetta, la trovo quando ormai ci avevo rinunciato.  Al di là dei limoni sotto sale, è proprio la tecnica che andrebbe imparata a memoria, perché risponde davvero a tutte le domande, prima fra tutte "perché agli altri vengono belli definiti e a me no"
Il segreto è nella doppia panatura :) partendo dallo zucchero semolato e poi lo zucchero a velo: ormai lo hanno svelato, anche se nella maggior parte dei blog ancora non si trova (se si trova, lo hanno aggiunto dopo- e ho decine di crinkle sfatti a dimostrarlo :) - ma comunque è un sollievo vederlo messo nero su bianco, senza dover partire con le consultazioni on line 
Ma la parte più interessante è, come sempre, quella che non si vede: perché, purtroppo, questi amori di biscottini sono dei bulloni che ti restano in gola, prima, e sullo stomaco poi. Anche qui, ne avrò mangiati a quintali, perché sono buoni- ma la leggerezza è un'altra cosa. E la trovate qui, in queste dosi e in questo procedimento. 
Dico subito che i miei crinkle sono poco cotti: ansia da rughe :), ero così contenta che finalmente non si sciogliessero nel forno che ho seguito i tempi di cottura alla lettera, mentre il mio forno ne avrebbe richiesti uno o due di più. Ora che so che regge tutto, prometto che i prossimi saranno perfetti (anche se, comunque, già così sono andati a ruba e meno male, perché altrimenti me li sarei mangiati tutti io).



venerdì 13 maggio 2022

STUFFED AUBERGINES IN CURRY AND COCONUT DAHL

 



La foto non è mia (ma chi l'avrebbe mai detto, eh???) ma proviene direttamente da Flavour di Ottolenghi, il libro su cui stiamo lavorando a Cook My Books. La mia si è persa nei meandri di un cellulare che sta esplodendo e pazienza: ci sarà un motivo in più per ripetere questa ricetta che però non può aspettare i miei tempi incasinati, col rischio che passi la stagione delle melanzane e addio. 

Rispetto alla ricetta di ieri, è più laboriosa e un tantino più complicata. Ma se amate la cucina indiana, non fatevela sfuggire, perché è una delizia, senza se e senza ma 

Eccola qui 

per 4 persone 

per le melanzane 

3 melanzane grosse, senza il picciolo, tagliate a fette di circa 1/2 cm di spessore (dovrebbero uscirne 6 fette per ciascuna)

3 cucchiai di olio d'oliva (io sempre extra-vergine)

220 g di paneer (o extra-firm tofu)- vedere nota mia

il succo di 2 lime, la scorza di 1 

45 g di hot mango pickle, più altro per servire - vedere nota 

5 g di coriandolo fresco, tritato, più altro per guarnire

60 g di spinaci freschi, al netto degli scarti (100 g, da pulire)

sale e pepe nero 

per il coconut dal 

3 cucchiai di olio d'oliva  

5 scalogni (250 g), sbucciati e tritati 

45 g di zenzero fresco, pelato e grattugiato

2 peperoncini rossi, tritati finemente 

30 g di  foglie di curry (di cui potete anche fare a meno, Ottolenghi dixit)

1 cucchiaino di semi di senape nera

1 cucchiaino di cumino in polvere

1 cucchiaino di coriandolo in polvere 

1/2 cucchiaino di curcuma in polvere

2 cucchiaini di curry in polvere (mediamente piccante)

2 cucchiaini di concentrato di pomodoro

100 g di lenticchie rosse  

1 lattina di latte di cocco (400 g) 


-------

NOTA sugli INGREDIENTI

Il Paneer è il vero problema di questa ricetta, perché in Italia è difficile da trovare. Di solito, lo vendono i negozi di specialità etniche, nel banco dei surgelati, ma non è sempre disponibile (dipende dalla comunità indiana nei paraggi: se c'è, avete buone probabilità di trovare tutto). Si può sostituire con una feta non tanto saporita, con della mozzarella ben strizzata e persino con della ricotta. Non fatevi demoralizzare, insomma: il risultato cambia impercettibilmente. 

L'hot mangle pickle si trova nei negozi di specialità etniche e anche in qualche supermercato ben fornito (Mango Achaar, è il nome che trovate sull'etichetta). Sarebbe meglio trovarlo, ma in assenza, si sopravvive. L'importante è NON sostituirlo con un chutney di Mango: la differenza è la stessa che passa fra una confettura e un sottaceto, senza contare che si usano anche due tipi di mango diversi. 

Tutto il resto, lo avete in dispensa :) 

-------

PROCEDIMENTO 

1. Scaldate il forno a 200°C, modalità ventilata 

2. In una grande terrina condite le fette di melanzana con l'olio, un po' di sale e una bella macinata di pepe. Sistematele su due teglie rivestite di carta da forno, in un unico strato e cuocetele per circa 25 minuti, voltandole a metà cottura. Quando saranno tenere e leggermente brunite, sfornatele e tenetele da parte

3. Nel frattempo, preparate il Dal. Scaldate l'olio in una grande padella, a fuoco medio. Quando è caldo, ma non bollente, aggiungete gli scalogni e fateli soffriggere per circa 8 minuti (meglio abbassare la fiamma), fino a quando saranno cremosi e dorati. Aggiungete tutto lo zenzero, metà del peperoncino e metà delle foglie di curry, se le usate, e fate insaporire per altri 2 minuti. Unite quindi le altre spezie, il concentrato di pomodoro e le lenticchie. Mescolate per un minuto, poi coprite con il latte di cocco, 600 ml di acqua e mezzo cucchiaino di sale. Portate a bollore, poi riducete il fuoco e fate sobbollire per 20 minuti, mescolando di tanto in tanto. Quando le lenticchie si saranno ammorbidite, versate il dal in una pirofila da forno, di circa 28cm x 18cm e mettete da parte.

4. In una terrina, condite il paneer con la scorza del lime, il mango pickle, un cucchiaio di succo di lime, il coriandolo e un pizzico di sale 

5. sistemate una foglia di spinacio lungo ciascuna fetta di melanzana. Mettete un cucchiaio di paneer condito al centro, poi arrotolate la fetta, partendo dall'estremità più sottile, in fondo fino ad arrivare in cima, in modo che il ripieno sia all'interno. Sistemate i rotolini di melanzana nel dal, con la chiusura in basso, a mano a mano che li preparate. Dovrete ottenere, alla fine, circa 18 rotolini, tutti comodamente sistemati nella salsa di lenticchie. Premeteli delicatamente, senza che vengano sommersi dal dal, e cuocete in forno per 15-20 minuti (sempre a 200°C), fino a quando saranno lievemente dorati e la salsa prenderà bollore. Sfornate e lasciate riposare per 5 minuti

6. Nel frattempo, scaldate a calore moderato il restante olio, in una padella, e unite il peperoncino rimasto e le foglie di curry. Friggete per un minuto, finché le foglie di curry diventeranno croccanti e profumate: versate poi questo condimento sulle melanzane, con un cucchiaio, spruzzatevi il succo di lime e servite con una bella spolverata di coriandolo




martedì 10 maggio 2022

AUBERGINE DUMPLINGS ALLA PARMIGIANA

 

Una delle espressioni preferite di mio papà, quando voleva sottolineare che non si meravigliava più di niente, era- in rigoroso dialetto, la cui traduzione ovviamente non rende- "devo ancora vedere un uomo incinto". 

Ecco, oggi abbiamo pure quelli. 

Per cui, bando agli scandalizzamenti e affrontate questa rivisitazione delle melanzane alla Parmigiana, firmata sempre Ottolenghi&Belfrage- che non sarà proprio uguale all'originale, ma ha comunque il suo perché. 


AUBERGINE DUMPLINGS ALLA PARMIGIANA 

per 4 persone

90 g di pangrattato (ricavato da 3-4 fette di pane secco, meglio se col lievito madre*)

4 melanzane, tagliate a cubetti

150 ml di olio d'oliva (per me sempre extravergine)

100 g di ricotta

75 g di Parmigiano Reggiano grattugiato, più una manciata per servire

10 g di prezzemolo, tritato fine

1 uovo e un tuorlo 

1 cucchiaio e mezzo di farina

6 spicchi d'aglio, tritati (anche meno, qui in Inghilterra l'aglio è piuttosto dolce)

15 g di foglie di basilico, spezzettate

600 g di pomodori pelati (in lattina), frullati fino a ridurli in purea

1 cucchiaino e mezzo  di concentrato di pomodoro

1 cucchiaino e mezzo di zucchero semolato

1/4 di cucchiaino di peperoncino in fiocchi 

3/4 di cucchiaino di paprika

2 cucchiaini di foglie di origano fresco (o un cucchiaino secco)

45 g di olive kalamata, denocciolate e tagliate a metà 

sale e pepe nero
 

Procedimento 

1. preriscaldate il forno a 160°C, ventilato.  cospargete il pangrattato su una teglia e infornate per 12 minuti, fino a quando sarà leggermente dorato e asciutto. Mettete da parte per farlo raffreddare. Alzate la temperatura del forno a 220°C, sempre ventilato 

NOTA: se usate del pangrattato comprato al supermercato o grattugiato da un po', riducete i tempi di cottura: basta che brunisca leggermente, per il resto dovrebbe essere già asciutto di suo. Se temete che con il passaggio nel forno possa diventare troppo asciutto, lasciate perdere. 

2. Rivestite di carta da forno una grande teglia e conditevi le melanzane con 75 ml di olio, mezzo cucchiaino di sale e una generosa macinata di pepe. Sistematele in un unico strato e cuocetele per 30 minuti, rigirandole a metà cottura: devono diventare dorate e tenere

3. Sfornatele e riducetele in una purea grossolana che metterete poi a raffreddare in frigo per almeno 20'. Dopodiché, aggiungete la ricotta, il Parmigiano, l'uovo e il tuorlo, la farina, il pangrattato, un terzo dell'aglio, 10 g di basilico, un pizzico di sale e un'altra bella macinata di pepe. Mescolate bene, poi, con le mani leggermente unte (o umide) formate 16 polpette di circa 5 cm ciascuna, compattandole bene.

4. Scaldate due cucchiai d'olio in una grande padella e friggete le polpette un po' alla volta, per 3-4 minuti, rigirandole fino a quando saranno uniformemente dorate. Regolate il calore, per evitare che scuriscano troppo in superficie. Aggiungete se è il caso altro olio, fino a che non le avrete fritte tutte. Mettetele su un piatto, a mano a mano (meglio se rivestito di carta assorbente da cucina) e tenete da parte.

5. Preriscaldate il forno a 180°C, ventilato. Scaldate il resto dell'olio in una pentola piuttosto grande, a fuoco medio. Aggiungete il resto dell'aglio e cuocetelo per circa un minuto, fino a quando inizierà a profumare. Unite quindi la passata e il concentrato di pomodoro, lo zucchero, il peperoncino, la paprika, l'origano, un cucchiaino di sale e una bella macinata di pepe e fate cuocere per 8 minuti o fino a quando la salsa si sarà leggermente ispessita, mescolando di tanto in tanto. Unite quindi circa 400 ml di acqua, portate a bollore, dopodiché abbassate la fiamma e fate sobbollire per altri 10 minuti (anche di più, vedere le note in fondo)

6. Versate la salsa in una teglia, sistematevi sopra le polpette e infornate per 20 minuti, fino a quando la salsa inizierà a bollire. Sfornate, cospargetevi sopra le olive e il resto del basilico, aggiungete una spolverata di Parmigiano grattugiato e servite.

NOTE MIE

1. Astenersi puristi

2. Astenersi puristi

3. Astenersi puristi 

4. Io mi sono divertita, a preparare questo piatto e anche a mangiarlo. Ovvio che della Parmigiana è un lontanissimo parente, ma siamo sempre lì: se vi piace l'originale, vi piaceranno anche le variazioni sul tema. 

Due o tre "dritte", velocissime

- se posso, uso il panko, per le panature. Lo trovo aeroso, leggero, meno saporito e quindi meno invadente del nostro pan grattato. Ottolenghi consiglia di frullare fini tre fette di pagnotta, meglio se preparata con il lievito madre, ovviamente privata della crosta e piuttosto secca: potete fare come volete, tenendo comunque conto che si tratta di un ingrediente importante: migliore è e meglio è

- la salsa può cuocere tutto il tempo che volete, naturalmente. Tenete però presente che deve essere un tantino liquida, prima del passaggio in forno: altrimenti si asciuga troppo. 

- erbe e spezie sono perfette così, per il mio palato: ma nulla vi vieta di aggiustarle a vostro piacimento. 

Ottolenghi consiglia di servire il piatto caldo: noi lo abbiamo anche mangiato tiepido e non ci sono state critiche di sorta. Il giorno dopo è persino migliore. 

Buon appetito!





 

sabato 7 maggio 2022

CURRIED CARROT MASH WITH BROWN BUTTER


 Ogni volta che devo promuovere questa ricetta (e da quando è partito Cook My Books mi tocca farlo abitualmente, visto che è uno dei piatti che hanno riscosso più successo), ripeto come un disco rotto che "il purè di carote non sarà più la stessa cosa". 

Solo che poi mi chiedo: "ma quand'è che, a casa mia, si è mai mangiato, il purè di carote?". Non ne ho nessun ricordo prima del matrimonio, con tutta che mia nonna si sarebbe inventata qualsiasi cosa, pur di farci mangiare le verdure, e la creatività di mia madre ha fatto il resto. Dopo, per carità: mio marito e mia figlia odiano le carote e non c'è stato condimento, cottura, presentazione capace di far loro cambiare idea. 

Quindi, no, il purè di carote non è mai entrato a casa mia: però, ne parlo per sentito dire, visto che non rientra propriamente nei cibi per cui uno farebbe follie. Non ho mai sentito nostalgie per "come schiacciava le carote mia nonna", né rimpianti per non averne fatto indigestione. Meno che mai rientra nelle fantasie gastronomiche di chicchessia, si tratti di vagheggiate esperienze gourmand o del classico piatto del condannato a morte. Al massimo, è roba da ospedale, ecco. 

Eppure, che ci crediate o no, qui si mangia questo purè da quasi un mesetto: tanto che, per la prima volta in vita mia, mi càpita di rimanere senza scorta di carote nel frigo- roba che di solito devo inventarmi brodi o basi di soffritto, per far fuori le ultime scorte. Tutta colpa di Ottolenghi, naturalmente, e un po' anche di questa signora qui che ha avuto il merito di sceglierla e di prepararla per Cook My Books 

Eccovi la ricetta 

 CURRIED CARROT MASH WITH BROWN BUTTER

da Ottolenghi, Y, Belfrage, I., Flavour  

 

Ingredienti 
Per 4 persone
1-2 peperoncini rossi, tagliati finemente a rondelle  e privati dei semi
1/2 cucchiaio di aceto di vino bianco (io ho usato l'aceto di mele)
1/2 cucchiaino di zucchero semolato
800 g di carote,  sbucciate e tagliate grossolanamente a pezzi di 2 cm (6-8, dipende dalla grandezza)
2 cucchiai di olio d’oliva (io sempre extravergine)
1 cucchiaino di curry  in polvere (va bene la miscela già pronta, quella che si trova nei supermercati)
1/4 di  cucchiaino di cannella in polvere
30 g di burro non salato (o 2 cucchiai di olio d’oliva)*
5 g di zenzero fresco, pelato e tagliato a julienne
1/2 cucchiaino di semi di nigella
1/2 cucchiaino di semi di finocchio
1/2 cucchiaino di semi di cumino
1/2 cucchiaio di succo di lime
1 cipollotto, mondato e tagliato a julienne (10 g)
 
* il burro è nel titolo della ricetta e, datemi retta, è insostituibile. A meno che non ci siano problemi di diete, usate quello. 
 
Procedimento
 
Da fare prima di procedere con la ricetta- da 30' a la sera prima:  mettete i peperoncini, l’aceto e lo zucchero in una ciotola con 1/4 di cucchiaino di sale,mescolate bene e lasciate insaporire, coperto, in frigorifero. 


Cuocete a vapore le carote per circa 25 minuti, o finché non si riescono a tagliarle facilmente con un coltello.
Mettete le carote nella ciotola di un robot da cucina con l’olio, il curry in polvere, la cannella e 1 cucchiaino di sale, e frullate per circa un minuto fino ad ottenere una purea semi-liscia. Attenzione a non frullare troppo: deve rimanere un po' grumosa, come quella che vedete in foto.  
 
Mentre le carote cuociono a vapore, mettete in un pentolino a fuoco medio il burro, lo zenzero e la nigella, i semi di finocchio e di cumino, con una generosa presa di sale.
Cuocete a fuoco lento per 3-5 minuti, mescolando di tanto in tanto fino a quando il burro inizia a schiumare e prendere un colore marrone chiaro e i semi diventano fragranti.
Mettete da parte fino al momento di servire.
Potrebbe essere necessario sciogliere di nuovo delicatamente il burro durante la cottura, se si è solidificato.
 
Versate il purè su un piatto grande, creando dei solchi  con il dorso del cucchiaio.
Versate sopra il burro con lo zenzero e i semi, seguiti dal succo di lime.
Scolate bene i peperoncini marinati e cospargeteli sulla purea.
Completate con i cipollotti e la menta e servite caldo (o anche tiepido)

Io porto in tavola il purè con tutti i complementi da parte: peperoncini, spicchi di lime, cipollotti, erbe aromatiche (la menta non mi ha fatto impazzire, preferisco il prezzemolo) e il burro che schiuma. Poi, però, obbligo tutti a servirsi di tutto, perché è Ottolenghi, bellezza: guai a non obbedirgli. E, visti i risultati, va benissimo così :)

 


martedì 19 aprile 2022

PYRIZHKY


 

Per quante ricerche abbia fatto, nelle dispense del mio cellulare, non  mi riesce di trovare una foto migliore. La pubblico comunque, nella sua eloquenza, visto che da sola dice molto di più di quanto riuscirei a fare io, se dovessi parlarvi della irresistibile bontà di questi Pyrizhky, una specie di panzerotti ucraini, pubblicati dalla Vitto qui e immediatamente replicati dal clan dei golosi di cui faccio parte. 

Il fritto è cosa proibita, a casa nostra, da quando la vita fuori Genova ci obbliga a lesinare l'olio- che in casa nostra è solo uno, declinato in più o meno vecchio. Mi piego solo alle tradizioni altrui, specie dopo aver constatato di persona che ostinarsi ad usare i propri prodotti per le ricette di altri Paesi non sempre ha senso. E quindi, che olio di semi sia- e che fritto abbondi, di conseguenza. 

Siccome sapevo già come sarebbe andata a finire, ne ho fatta metà dose, in dimensioni mignon, nell'illusione che il numero dei pezzi mangiato fungesse da deterrente. 

Illusione, appunto, visto che non riuscivo a scolarli che già c'era lì mio marito pronto e pure con l'alibi della fretta da rientro in ufficio. L'estremo appello è stato quello di accompagnarli a una insalatina fresca e leggera, "che pulisce", avrebbe detto mia nonna: e diciamo che la coscienza, un pochino si è alleggerita. 

Almeno quella, intendo dire...


Copio incollo dal blog della Vitto, dove trovate anche le altre due varianti di ripieno, ai fegatini e alle patate. Noi li abbiamo riempiti con le uova sode e i cipollotti e poi, fedeli alle indicazioni dell'autrice ("potete metterci tutto quello che volete"), patate schiacciate con funghi, aglio e prezzemolo (fatti insaporire prima in padella, con poco olio, e poi aggiunti alle patate schiacciate, regolando di sale e pepe alla fine)

Van giù come ciliegie- ma prima di mettervi a dieta per la prova costume, date loro un'occasione. 

PIRYZKY - PANINI RIPIENI UCRAINI - da Olia Hercules, Mamushka 

Impasto per 10 pezzi

½ cucchiaio di olio di semi di girasole
250 ml di latte a temperatura ambiente
10 g di lievito fresco o 7 g di lievito secco
½ cucchiaio di zucchero semolato
½ cucchiaino di sale
350–400 g di farina

Per il ripieno Pyrizhky z yaytsem 
per 10 pezzi

4 uova, sode, sgusciate e tritate
60 g di cipollotti (bianco e verde) tritati
22 g di aneto, gambi e tutto, tritato
sale
Per friggere:
100 ml circa di olio di semi di girasole

Impasto: battete l'olio, il latte, il lievito, lo zucchero e il sale insieme con una forchetta in una ciotola per un minuto per incorporare un po' d'aria nel liquido. Setacciate la farina, quindi aggiungetela gradualmente al liquido e lavorate nella ciotola fino a ottenere un impasto morbido e soffice, ancora un po' umido. Coprite la ciotola con pellicola e lasciate lievitare in un luogo caldo per 45 minuti o fino a quando l'impasto non sarà raddoppiato di volume.
Versate l’impasto sul piano di lavoro infarinato e impastate fino a quando sarà liscio, morbido e non più appiccicoso. Dividere l'impasto in 10 pezzi di circa 60 g ciascuno.

Ripieno: mescolate le uova sode con i cipollotti e l'aneto e aggiustate di sale.


Infarinate bene il piano di lavoro e stendete ogni pezzo di pasta in un cerchio di 10-12 cm di diametro. Mettete 1/10 del ripieno al centro di ogni cerchio di pasta. Alzate i bordi e pizzicateli insieme per sigillarli, quindi capovolgete i panini con la saldatura sotto, sul piano di lavoro infarinato, poi appiattieli delicatamente con la mano.

in una padella larga scaldate circa due dita di olio, fino a quando sarà ben caldo. Friggete il pyrizhky, pochi alla volta, per 3 minuti per lato, fino a quando saranno completamente dorati, ma non bruciati. Scolateli su carta da cucina e serviteli subito accompagnati con del buon brodo o soli, come spuntino.

VARIANTI
i Pyrizhky possono essere farciti in moltissimi modi. Olia Hercules ce ne racconta altri due che erano tradizionali nella sua famiglia, ma nulla vieta di inventarne altri.
La versione dolce prevede un ripieno di ciliegie o amarene cotte prima con un po' di zucchero.

mercoledì 13 aprile 2022

BERLIN'S CURD CHEESE ( Berlins'ke pechyvo) DI OLIA HERCULES

 




Tormentone del lockdown, in epoca natalizia e mai più rifatti da allora, almeno fino a quando non mi ci sono inciampata sfogliando Mamushka, di Olia Hercules, dove vengono chiamati "Biscotti di Berlino". Ancora non ho capito il nesso con  capitale della Germania, ma nel mentre ne ho fatte tre infornate. E non accenno a smettere...


dai 20 ai 30 pezzi (a seconda della grandezza)

80 g di burro morbido
200 g di Syr, Twarog o Ricotta 
200 g di farina
1 cucchiaino di lievito per dolci 
50 g di zucchero semolato 
facoltativo: vaniglia o scorza d'arancia 


Setacciate lievito e farina
In una terrina, mescolate il formaggio con il burro, tagliato a pezzetti, finché non è bene incorporato. Aggiungete la farina e gli aromi, poi impastate rapidamente, su un piano di lavoro leggermente infarinato, fino ad ottenere un impasto liscio e compatto. Fatelo riposare in frigo per almeno 30' . 
Accendete il forno a 180°C , modalità statica
Versate lo zucchero in una ciotolina
Stendete l'impasto sul piano di lavoro leggermente infarinato, allo spessore di pochi mm e, con un taglia biscotti rotondo, ricavatene tanti tondi che piegherete in due (a metà) e poi ancora in 2. 
Premete ciascuno nello zucchero, in modo che questo si attacchi alla superficie, da entrambe le parti. 
Disponete via via i biscotti su una teglia rivestita di carta da forno e cuocete per una quindicina di minuti o fino a quando saranno dorati e gonfi. 



note mie 

- invece della ricotta, stavolta ho usato il Twarog, il formaggio polacco che, rispetto alla nostra alternativa, è molto più asciutto. Se usate la ricotta, quindi, fatela scolare molto bene e, nel caso aggiungete un po' di farina 

- visto che a me i biscotti piacciono dolci, ho messo un po' di zucchero (l'equivalente di un cucchiaino da caffè) proprio al centro di ogni tondo di pasta, prima di piegarlo. dopodiché, ho proceduto come da ricetta 

- alcune versioni suggeriscono di spennellare i biscotti con il tuorlo d'uovo, perché lo zucchero si attacchi più facilmente e risultino più dorati: io preferisco lasciarli nature. 

Con queste dosi ottenete una ventina abbondante di biscotti (ho usato un bicchiere da acqua, per formarli, quindi un diametro di circa 4-5 cm): si conservano per qualche giorno in una scatola di latta ermeticamente chiusa. 

Buon appetito
Alessandra 

martedì 12 aprile 2022

CIPOLLE AL MISO DI OTTOLENGHI

 

Salto tutti i preamboli, perché so che  aspettate la ricetta 

Vi dico solo che è più facile a dirsi che a farsi e che dà dipendenza. Noi la prepariamo almeno una volta alla settimana, è perfetta come contorno alle carni di maiale che possono anche essere condite con la salsina, a mo' di gravy. 

Aggiungo che il miso è uno degli alimenti "super-sani" e, fra le tante, non contiene colesterolo. Non chiedetemi altro: a noi piace così tanto che lo mangeremmo anche se facesse malissimo. Ovviamente, viene utilizzato al posto del sale, con tutti i vantaggi del caso. 

Ecco la ricetta

Ricetta originale 

1,2 kg di cipolle (circa), a cui andrebbe tolta solo la buccia più esterna 

100 g di burro

100 g di miso 

1 litro di acqua tiepida 

Accendete il forno a 240°C (o alla temperatura più alta che avete)

dividete le cipolle in due per il lungo e sistematele in una teglia, in un unico strato, con la parte tonda verso l'alto. 

Sciogliete il burro e, fuori dal fuoco, aggiungete il miso. Mescolate, in modo da avere una pasta che verserete sulle cipolle. Aggiungete l'acqua, coprite con un foglio di alluminio e mettete in forno per 35 minuti. Eliminate il foglio, girate le cipolle e proseguite la cottura, fino a quando saranno tenerissime, spennellandole via via con la salsa al miso. 

Servitele calde, con la salsa in accompagnamento

COME FACCIO IO 

non so che tipo di cipolle ci siano, qui a Londra: fatto sta che cuociono in un attimo. Per cui, seguendo la ricetta di Ottolenghi, mi sono sempre ritrovata con cipolle sfatte e tanto liquido. 

Di conseguenza, adesso faccio cosi

per 1 kg di cipolle

50 g di burro

50 g di miso

acqua calda quanto basta a coprire le cipolle per metà. 

inforno a 200°C, non metto ll'alluminio, giro le cipolle dopo una ventina di minuti, appena iniziano a brunire e finisco la cottura, spennellando di tanto in tanto. 

Sono una bontà.


giovedì 7 aprile 2022

HALUSKY (Gnocchi ukraini)

 


 

Quando ero giovane e scema, mi divertivo a stupire i miei ospiti non tanto con i piatti che preparavo, ma con i nomi che portavano: all'apertura dell'ufficio, dopo le vacanze, arrivavo con la Funeral Pie, alle cene in parrocchia portavo gli Strozzapreti, a quelle dell'Avis il Bloody Mary solido e tante altre stupidaggini che, ora lo riconosco, avevano il merito di distrarre i palati dei convitati da quello che in effetti avevano di fronte, ben disponendoli con una risata. Erano gli anni delle cene a multipli di dieci e, poco alla volta, sono riuscita a preparare quasi tutto- tranne che questi gnocchetti, pensati per le rimpatriate coi Genovesi, visto il loro nome (e questa la capiscono solo loro e sono pregati di astenersi da qualsiasi commento* :). A trattenermi, l'indisponibilità dell'ingrediente principale, lo Twaròg, che adesso trovo in abbondanza, visto che lavoro proprio accanto a un grande negozio di specialità polacche. Si tratta di un formaggio tipo cottage cheese ma più compatto rispetto a quelli che si trovano in commercio da noi e che anche nel nome ricorda il Quark tedesco. Sbriciolato e impastato con uovo e farina è l'ingrediente principale di questi gnocchetti che sono diffusi in tutta l'area dei Balcani, fino all'Ukraina. La mamma di Olia Hercules, l'autrice di Mamushka, il libro con cui inizio il nuovo progetto di Cook My Books,  li preparava in versione dolce, conditi con lo zucchero o lo sciroppo d'acero, noi abbiamo scelto quella salata- e ce la siamo mangiati un secondo dopo lo scatto. A dispetto del nome (per i Genovesi) e delle tante preclusioni mentali per cui "se non son di patate non sono gnocchi". 

 

 per 2 persone 

150 g di Syr o Twaròg (altrimenti, ricotta, fatta ben scolare dal siero)

1 uovo, leggermente sbattuto

50 g di farina, più altra per spolverare il piano di lavoro

sale fino 

sale grosso per la cottura 

per servire 

versione dolce

10 g di burro fuso 

4 cucchiai di panna acida o yogurt greco

1 cucchiaino di sciroppo d'acero 

versione salata 

40 g di burro fuso

1 cucchiaino di semi di papavero 


Procedimento

In una terrina, mescolate il formaggio con le uova in modo da ottenere un composto liscio. Salatelo abbondantemente (deve risultare piuttosto sapido)

Aggiungete la farina e mescolate bene con una forchetta 

Trasferite poi il composto sul piano di lavoro infarinato e impastate fino a che sta assieme (circa un minuto). Dividetelo poi in pezzi e date a ciascuno la forma di un salsicciotto, che taglierete a sua volta in tanti gnocchetti. Se l'impasto dovesse attaccarsi al piano di lavoro, spolveratelo con un altro po' di farina 

Riempite d'acqua una pentola capiente e portate l'acqua ad ebollizione. Salatela, fate riprendere il bollore e versatevi poi delicatamente gli gnocchi. Sono cotti appena vengono in superficie (i tempi dipendono dalla loro grandezza). Scolateli molto bene con una schiumarola, versateli in una terrina e conditeli immediatamente con il burro fuso e i semi di papavero, nella versione salata; per la versione dolce, invece, vanno immediatamente conditi con il burro fuso, per evitare che attacchino, e poi serviti con lo yogurt/panna acida e lo sciroppo d'acero come accompagnamento, a parte: i commensali se ne serviranno a piacere


NOTE MIE

Mamushka è il libro delle ricette di famiglia dell'autrice: ne deriva che questa sia la sua ricetta di casa, preparata con il formaggio e non con la sola farina o con le patate, come in tante altre versioni provenienti dalle stesse zone. Personalmente, questo è il punto di forza di questi gnocchetti: non solo li ho scelti proprio per la presenza del Twarog, ma li ho anche apprezzati, moltissimo (leggasi: ce li siamo mangiati da crudi e ci siamo litigati i superstiti, da cotti). 

Sono leggerissimi, delicati, con un lieve retrogusto acido che non infastidisce il nostro palato non avvezzo a questo gusto, amatissimo invece dagli Ucraini e, secondo me, la versione salata vince su tutta la linea. il libro non suggerisce niente, in fatto di condimenti, così siamo andati a sentimento (e in base alla disponibilità del frigo): ma non azzarderei altra soluzione che il burro fuso, che non nasconde la delicatezza della pasta e neppure ne enfatizza l'acidità (cosa che temo che farebbe, invece, il pomodoro)

Insomma, per noi sono stati una scoperta piacevolissima, complice anche il fatto che si preparano in meno di un secondo (e il negozio di specialità polacche attaccato alla libreria si rivela ogni giorno più prezioso)

Buon appetito

Alessandra

 

 

mercoledì 23 febbraio 2022

DAI CHE SI PARTE! CHE COSA SERVE, PER ENTRARE IN UK

 


 

Ovvero, come visitare Londra in 4 giorni, vedendo il più possibile e spendendo il meno possibile. 

Oggi è il Liberation Day, l'enfatico nome con cui la Gran Bretagna celebra ufficialmente la fine della Pandemia e il conseguente ingresso nell'Endemia: il che significa, in parole povere, che il virus gira, nella sua variante più contagiosa, ma che l'emergenza non ha più ragion d'essere e, con essa, anche le ultime restrizioni, quelle legate alla quarantena e all'ingresso nel Paese. Tornare a Londra quindi si può, anzi, si deve, sia che non ci siate ancora stati, sia che moriate dalla voglia di rivedere una delle città più belle dell'universo ( giusto perché non mi diciate che sono di parte, se la definisco la città più della bel mondo)

 


 

Da qui, l'idea di una serie di guide per aiutarvi a visitarla al meglio delle vostre possibilità, occhio al portafoglio incluso. Perché  se è vero che, come dicono le guide, la maggior parte delle attrazioni turistiche è gratuita, è altrettanto vero che ogni volta è un bagno di sangue, dal punto di vista economico. 

Il trucco è l'organizzazione, incastrando cioè un po' di accorgimenti strategici fondamentali per non ritrovarsi, alla sera, con il doppio delle spese pianificate al mattino e, nel mentre, aver visto molto, ma molto di più di quello che avevate pianificato. 

Prima di beatificarmi, partiamo con le informazioni utili

 


 

ENTRARE IN UK DALL'ITALIA  (aggiornato al 23/02/2022)

  • PER CHI È FULLY VACCINATED,ossia ha ricevuto le tre dosi ed è in possesso di certificazione vaccinale (in Italia il GREEN PASS), è necessario compilare il Passenger Locator Form (che trovate a questo link), oltre al Passaporto valido. 
 
  • PER CHI NON È VACCINATO /HA RICEVUTO UN NUMERO DI DOSI INFERIORI A TRE , sono richiesti
- il Passaporto in corso di validità
- la compilazione del Passenger Locator Form - PLF(sempre a questo link
- un test (sia molecolare che antigenico) eseguito fino a 48 ore prima della partenza 
- la ricevuta di acquisto del 2- day test da effettuarsi il secondo giorno dall'arrivo, ricordando che il giorno dell'arrivo è il GIORNO ZERO. 
 
INFORMAZIONI IMPORTANTI A RIGUARDO 
- il test per partire vi viene richiesto nell'aeroporto di partenza: ancora oggi, molti aeroporti richiedono il cartaceo, quindi è meglio farne una copia fisica 
- sempre alla partenza, vi viene richiesto il PLF: questo va compilato entro 48 ore dalla partenza (prima, non è possibile) e deve contenere il numero della ricevuta dell'acquisto del 2 day test. 
- per comprare il 2 day test, basta andare sul sito del ministero a questo link , scegliere che tipo di test volete fare, selezionare uno dei vari provider, a vostra scelta, e pagare con la carta di credito. Vi arriverà una mail con il codice da inserire nel PLF- ed è fatta. 
- sempre per quanto riguarda il 2 day test, il mio consiglio è quello di scegliere il "self test at your location" con l'opzione "post at your location": il test vi arriva all'indirizzo di Londra dove risiedete, entro il secondo giorno, senza che dobbiate scomodarvi a recuperarlo;  lo fate da soli, all'ora che volete e, appena avete il risultato, lo fotografate e lo spedite al provider che di solito vi dà un via libera automatico. Potete comunque uscire anche senza aspettare il via libera: nel caso remotissimo di un controllo, fa fede la conferma della spedizione del test al provider (di solito hanno una app, dovete scaricarla e caricare la foto del test negativo lì)
- all'ingresso a Londra, i controlli sono alquanto morbidi. A Stanstead, si accede dalle porte elettroniche, dopo lo scanner del Passaporto. A Heathrow, ci sono i funzionari, a cui basta il Passaporto e il PLF. Non ho informazioni di prima mano sugli altri aeroporti, ma non mi risultano trattamenti differenti. Le code sono nella norma (cioè, è finito l'incubo del viaggiare in tempo di Covid, inizia quello del viaggiare in tempo di turismo)
- informazione importantissima: il DAY 0, cioè il giorno dell'arrivo, è libero. In teoria, è stato pensato per poter raggiungere un supermercato e fare qualche provvista ed non per gozzovigliare fino a mezzanotte, in stile Cenerentola. In pratica, potete fare come volete: la mia raccomandazione, però, è sempre una- e cioè che "fine della Pandemia" non significa "fine del Virus" e questo vale per tutti, fully vaccinated e non. 
 

 
 
 
Qui da noi non c'è mai stato il Green Pass, se non per entrare nel Paese e per qualche evento molto affollato (per esempio, gli spettacoli teatrali, specialmente nei primi tempi dopo il lockdown): nessuno porta le mascherine all'aperto, al chiuso non sono comunque obbligatorie e, soprattutto, non ci sono controlli, di nessun tipo. Per chi viene dall'Italia, c'è il rischio che, dal punto di vista emotivo, questo si risolva in un allentamento delle misure di sicurezza, quasi che la Gran Bretagna fosse immune da contagi. Al contrario, il virus c'è e vive in mezzo a noi e abbassare le difese sarebbe da idioti, senza nessuno sconto all'enormità della vostra idiozia. E non mi riferisco tanto a prendersi il Covid in sé (che è comunque cosa che preferirei evitare, sia chiaro), quanto a prenderselo in vacanza, per giunta in un Paese straniero. 

Altra informazione FONDAMENTALE: siccome il Covid ci ha insegnato che oggi vale un regolamento e domani ne vale un altro, è sempre meglio controllare il sito del Governo UK, a questo link
 
Dopodiché, prendete i biglietti, che adesso sì che si parte! 

                       

 

 

domenica 20 febbraio 2022

RADIO LONDRA - e fusse che fusse la volta buona

 

 

Se parto coi convenevoli e gli aggiornamenti, non la finisco più, anche perché lo scopo del post non è quello di rendervi conto degli ultimi due anni di questa vita avventurosa, visto che a quello  pensano egregiamente i social. Ma la ragione per cui vorrei riprendere questo blog andrebbe messa nero su bianco, visto che altrimenti non avrebbe senso, non in un mondo che non è nemmeno parente di quello degli inizi, scrivente inclusa. 

Il fatto è che questi due anni di pandemia mi hanno lasciato una tremenda voglia di fare ordine: la salute non c'entra (e comunque, tocco ferro ogni volta che lo dico), c'entrano semmai gli infiniti lutti che ci hanno colpito, due dei quali come pugnalate al cuore. E c'entra anche questa vita raminga, senza un posto dove fermarsi, senza una casa che possa essere davvero mia, a dispetto degli sforzi che faccio ogni volta per addomesticare quello che trovo. 

Morale della favola, sono in mezzo al magico potere del riordino- nella fase meno magica, quella del "tira fuori tutto e vediamo cosa fare". Al momento, so che ogni cosa dovrà avere un posto e ho deciso che il posto per tutte le mie cose sparse nel web sarà questo blog. Mi son ritrovata a volergli bene, del bene che si vuole al figlio più malandato, quello che si becca i vestiti smessi e i gesti distratti e che, però, resta il compagno più fedele e più fidato: e una volta che ho preso a guardarlo con un occhio diverso, soprattutto in questi giorni in cui ripubblico le glorie del menuturistico passato, son persino arrivata a pensare che sia meglio del suo fratello più illustre.

Quindi, da oggi si torna qui sopra, nella cucina che vedete in foto perché comunque, anche se proclamo ai quattro venti che ho chiuso con i fornelli, quella resta la stanza più amata di tutta la casa: di tutte le case, ma in particolare di questa, che corona il sogno di tutta una vita (l'indirizzo a Londra), con la ciliegina sulla torta del ricongiungimento con la figlia (lei è meno felice, ma sono dettagli). 

E, come per la cucina, anche questo blog torna ad essere quello che è sempre stato: un diario pubblico nella forma, privato nella sostanza, con il solo filtro della scrittura ad abbellire la realtà, cruda o cotta che sia. 

Vediamo quanto dura :)