Questa è tutta vera.
Anzi,
per un po' era anche stata uno dei miei cavalli di battaglia, nelle
chiacchiere con gli amici, tanto che non escludo che qualcuno possa
averne già avuto sentore, visto che mi è già capitato di sentirmela
raccontare da terzi: e visto che, ogni volta, mi tocca assumerne la
maternità, con annessi e connessi, taglio la testa al toro e la racconto
coram populo qui sopra.
Ad essere sinceri, me ne ero completamente
dimenticata e, se non fosse stato per la versione di greco della
creatura, probabilmente chissà per quanto tempo avrei lasciato
l'episodio nei menadri della memoria. Ma quando, ieri pomeriggio, ho
letto che Solone voleva che le leggi suscitassero nel popolo la
compassione per chi era vittima di ingiustizia, allora mi si è accesa la
lampadina e ho recuperato questa storia qui. Che va nella direzione
contraria, rispetto alle intenzioni di Solone, purtroppo: ma lascia
comunque aperta una speranza, nelle astuzie della sagacia. Come dire,
che a confidare nella potenza del nostro intelletto, molto o poco che
sia, ci si guadagna sempre...

Uno
dei motivi che hanno accelerato il nostro trasloco nella nuova casa è
stata l'impossibile convivenza con i vicini del piano di sopra. Erano
una coppia giovane, all'epoca senza figli, nipoti della padrona della
palazzina e comproprietari della stessa, che si erano trasferiti grosso
modo insieme a noi e con cui, chissà per quale misteriosa ragione, mi
era pure venuto in mente che avremmo potuto fare amicizia. Tanto che,
nell'elenco delle cose da fare, il "caffè con i vicini" veniva subito
dopo il "metter su le tende" e subito prima l'"appendi i quadri dello
zio". E- forse- sarebbe andata davvero così se, un sabato mattina,
all'alba delle 10.00, mio marito non avesse avuto la malsana idea di
metter su un quartetto di Mozart, con danni gravi sul fronte
dell'inquinamento acustico e irreparabili su quello dei rapporti di buon
vicinato.
"Spengo subito" avevo detto ad una specie di Erinni al
Pigiama Party che sbraitava sul pianerottolo, chinando il capo di fronte
alla fiumana di focose variazioni sull'unico tema del diritto al
riposo, "perchè- sa- NOI lavoriamo. NOI".
Da lì in poi, fu un incubo.
Ad ogni squillo di campanello sobbalzavo, certa di trovarmeli di fronte
con ogni tipo di accusa (dal Kenwood che faceva troppo rumore ai vasi
di fiori messi storti): il clou venne toccato una mattina, alle 7,
durante una bufera di vento, quando il marito, in mutande, scese a
lamentarsi perchè una nostra tapparella scrollava e lui non riusciva a
dormire.
Quel che è peggio è che io vivevo nel terrore di disturbare.
Ero arrivata ai punti di parlare sottovoce, al sabato mattina, fino
alle dieci, facendo preparare la figlia in punta di piedi e uscendo di
casa per le scale perchè, maniman, se l'ascensore fa rumore, si
svegliano. Avevo dato una tabella di marcia alla donna di servizio,
modulata solo sull'umore dei vicini, avevo abbassato la suoneria della
sveglia e quella dei telefoni, bagnavo le piante col contagocce e
aspettavo di vederli andar via per stendere e fare il bucato.
Le cose
si complicarono mostruosamente quando alla Carola venne in mente di
suonare il violino. Neanche a dirlo, le lezioni con l'insegnante vennero
fissate in base all'orario d'ufficio dei vicini di sopra ma, neanche a
dirlo due, bastò una nota fuori tempo per ritrovarmeli entrambi sul
pianerottolo, a farmi la lezioncina sull'ABC del comportamento
condominiale.
Fu allora che decisi di telefonare all'amministratore,
chiedendogli quali fossero le deroghe del nostro condominio ad un
regolamento comune. L'aministratore cadde dalle nuvole e mi disse che
non c'era nessuna eccezione. Nessun rumore molesto prima delle otto del
mattino e dopo le 23- "e se proprio non riesce a fermare gli operai, gli
dica almeno di non iniziare a picchiare prima di quell'ora. E se è un
violino, suonato dalle 5 alle 6 del pomeriggio, non ci sono problemi"
Vi
lascio immaginare, quindi, con quale piglio affrontai il successivo
squillo di campanello, alle nove e 25 di un mercoledì di settembre, la
vigilia dell'esame di ammissione al Conservatorio, a tre minuti esatti
dall'inizio della lezione di musica
"dica a sua figlia di smettere"
"no, mi dispiace"
"avevamo stabilito dopo le dieci e mezza"
"di sabato e di domenica. Oggi è mercoledì"
"nei giorni feriali si era stabilito dopo le nove"
"ora sono le 9.25. E comunque, esiste un regolamento. E l'amministratore mi ha detto..."
"lo
so cosa le ha detto l'amministratore. Crede che non mi abbia
telefonato? Lui è un mio dipendente, esattamente come lei è una
inquilina di mia zia, nel condominio che, guarda caso, è di proprietà
della mia famiglia"
E a questo punto, aveva fatto un sorrisino. Di
scherno, ovviamente, e di uno scherno cosmico, che comprendeva me, la
mia famiglia, la nostra casa e la legge.
Ed è stato allora che ho avuto il colpo di genio.
"
Facciamo così, dottore. Ne parli con mio marito.Lui, su queste cose, ci
sa far meglio di me. Un attimo solo, che glielo chiamo"
E mentre mi
giravo verso il nulla, davanti allo sguardo sbigottito di mia figlia e
della sua insegnante, ho preso fiato e, con tutta la voce che avevo in
gola, ho urlato
"OLINDOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!"
Quando mi sono voltata, il vicino di sopra non c'era più.
E, da allora, non lo abbiamo più visto....
"Sentore di spiga di grano ligure al sapore di carciofo avec frutto di gallina dorato"
dagli amici detti anche
Asparagi di Albenga con Uovo Fritto, Burro e Parmigiano,
( e , per gli intimi, "Angiosperma Ovulare")
( Un ringraziamento speciale a
madame Muscarià, Mousse Ispiratrice di siffatto titolo)
Per 2 persone
mezzo chilo di asparagi neri di Albenga
2 uova
burro
Parmigiano Reggiano
Pepe nero di mulinello
sale
Far
lessare gli asparagi in acqua salata, dopo averli lavati bene e dopo
aver loro tolto la parte filamentosa del gambo. Scolarli appena teneri e
disporli sul piatto di portata.
Friggere due uova al tegamino,
disporle sopra gli asparagi, cospargere il tutto con burro fuso e
parmigiano grattugiato e servire. Pepe in tavola, a chi piace.
Ciao
Ale