venerdì 22 maggio 2009

VENT'ANNI DOPO- SMOOTHIE ALLA FRAGOLA

di Alessandra






Una delle poche cose belle delle trasferte di lavoro è fare il tragitto dall'ufficio alla meta con la mia segretaria: e anche se dall'esterno, sembriamo due forsennate che chiacchierano ininterrottamente, in realtà ci stiamo solo aggiornando, concentrando in due o tre ore di viaggio quello che non ci è consentito di fare in ufficio , dove le priorità si chiamano firme da mettere, quesiti da stilare, telefonate da smaltire. E' in questi frangenti che scopro, ogni volta, che il segreto di una collaborazione che funziona sta in una sintonia che va oltre l'andare d'accordo o l'essere sincronizzate sui ritmi di produzione, ma deriva da radici più profonde, ben piantate in un terreno di esperienze comuni, che un po' ci hanno esaltato, un po' ci hanno depresso, ma che hanno concorso tutte a fare di noi le donne che siamo.
La parte più divertente è quando si scivola nei ricordi di vent'anni prima, quando eravamo belle, magre, toniche, uscivamo di casa all'ora in cui oggi andiamo a letto e per addormentarci contavamo stuoli di pretendenti in carne ed ossa, invece che montagne di bucato da stirare. Un trionfo di vitalità, esaltazione, divertimento, spensieratezza, scandito ovviamente dalla musica di quei tempi, tutta giocata sull'infinita gamma delle qualità maschili che andavano dal "super superman" di miguelbosiana memoria fino ad un altrettanto inquietante "macho macho man", passando per i più raffinati "handy", " piano" e "mr tambourine". Il tutto affrontato con un entusiasmo senza pari, condito da curiosità, incoscienza e un pizzico di trasgressione, di quello che " a vent'anni è tutto ancora intero", tanto per capirci.


Farei un torto alla verità se dicessi che vent'anni dopo l'entusiasmo non c'è più, perché direi una bugia grossa come una casa: la voglia di "buttarci" c'è sempre e il fascino del "dietro l'angolo" ci attira ancora. Il problema è che son cambiati gli argomenti, ed è questo che rende tutto drammaticamente diverso. Se prima ci si aggiornava su posti trendy, discoteche da battezzare o ragazzi da farci conoscere assolutamente, adesso è solo un parlare di colonne vertebrali che scricchiolano, vestiti che non entrano, caffè senza zucchero e gallette di riso e anche le lampade a raggi UVA che un tempo servivano a rimetterci in pista dopo dieci minuti ,sono diventate ora un toccasana per la cervicale.
Il clou lo abbiamo toccato l'altro ieri a Pavia quando, dopo un crescendo di fastidi-disturbi- dolori acuti-malattie mortali, appena scese dall'auto ci siamo fiondate dritte in una farmacia, elencando pedissequamente alla commessa tutta la litania dei mali che ci affliggevano, con tanto di facce da funerale e ricorso alla mimica per i sintomi più difficili. Ce ne siamo uscite da lì con in tasca il Rimedium Omnium Malorum, una specie di Soluzione Finale a tutti i dolori, garantitaci dal farmacista come efficacissima e perfetta per il nostro caso. Eravamo così felici che per un attimo- ma solo per un attimo- abbiamo accantonato le nostre angosce e ci siamo concesse una leggera seconda colazione, tanto per tirarci su, a base di cornetti ripieni e paste alla crema - che intanto cosa vuoi che ci succeda, ora che abbiamo la cura... Ed è stato con un'espressione di attesa, speranza e trepidazione che abbiamo aperto il pacchettino, pronte a ricevere la panacea universale, la raddrizza -colonne, cancella-colite, brucia-grassi e stira-camicie, quella che ci avrebbe riconciliato con noi stesse e col mondo, pronte ad affrontare la vita con il sorriso dei vent'anni....



Il sorriso ci è rimasto, sia chiaro, anche se è diventato meno radioso, un po' più storto, un po' più fisso- l'anticamera della paresi, insomma. "Spasmo man" era il nome della medicina, alla faccia dell'energia, della baldanza, dell'adrenalina e dei super superman dei nostri vent'anni....
e per fortuna che il senso dell'umorismo è rimasto ancora intero, perché sennò un bel tuffo nel Ticino non ce lo avrebbe tolto nessuno...
Ricetta veloce, fresca, leggera, che vent'anni fa si sarebbe chiamata frullato di fragole e yogurt, ma oggi si è americanizzata in

SMOOTHIE ALLA FRAGOLA E KIWI



per 4 persone
250 g di fragole
125 g di yogurt bianco ( va bene anche quello dolcificato con lo zucchero d'uva)
poco ghiaccio per frullare

Pulire e mondare le fragole, metterle in un frullatore con il resto degli ingredienti e frullare bene, fino ad ottenere una purea liscia. Mettere in frigo per almeno tre ore. Servire freddo, volendo con dei pezzetti di frutta fresca, a piacere.
Buon fine settimana
alessandra



mezze maniche con capesante, fave e zafferano

di Alesssandra




Era da una settimana che avevo voglia di un risotto con le fave e, per una ragione o per l'altra, non riuscivo mai a prepararlo: ora perché il marito è intollerante al riso e quindi bisogna andarci piano, ora perché alla creatura le fave non piacciono e quindi bisogna lavorare su due fuochi , con di qua il risotto vergine e di là quello contaminato, ora per tutta una serie di priorità, non ultima quella dei tagliolini al limone, per cui si rimandava sempre al giorno dopo.

Siccome le fave, però, non hanno pazienza più di tanto e cominciavano a scarseggiare, l'altro giorno ho fatto un blitz al Mercato Orientale, della serie "oggi o mai più" e ho fatto una spesa mirata- fave, capesante, porri, tutto insomma. E quando finalmente è arrivato il momento di mettermi ai fornelli, ho deciso che tanto valeva prepararlo con tutti i crismi, a partire dal soffritto di mezz'ora e per finire con la spellatura delle fave, passando per il brodo di pesce insaporito con lo zafferano.
E quando finalmente era tutto pronto, mi sono accorta che mancava il riso.
Cioè: avevo il Patna, il Venere, il Basmati, il Roma, persino un inquietante avanzo di "riso per risotti orientali", ma nessuna traccia di Carnaroli, o di Arborio o di qualsiasi altro chicco che non fosse destinato a squagliarsi in una minestrina collosa nel giro di due minuti.
Giuro che i miei 5 secondi di sconforto ce li ho avuti- facciamo anche dieci, va'. Ma siccome la necessità aguzza l'ingegno, ho trovato soccorso in un avanzo di mezze maniche, cotto per metà a mo' di pastasciutta e per metà a mo' di risotto (mi piangeva il cuore a non utilizzare il porro stufato per venti minuti...) ed è venuta fuori una delle paste migliori che mai siano state prodotte in questa cucina: cotta al punto giusto, ben legata e con un fondo di cremosità dovuto al metodo di cottura, che le altre paste asciutte difficilmente raggiungono.
Ecco qui la ricetta

MEZZE MANICHE CON CAPESANTE, FAVE E ZAFFERANO



per 4 persone
320 g di mezze maniche
1 porro
olio extravergine di oliva
brodo di pesce
zafferano
20 capesante
600 g di di fave (da sbucciare)
martini dry
sale
peperoncino ( facoltativo)

In una casseruola capiente, o in una risottiera far stufare il porro in poco olio, portando a cottura aggiungendo mestoli d'acqua, a fuoco basso e a recipiente coperto, per almeno una quindicina di minuti.
Nel frattempo, far sbollentare le fave, sbucciate, per qualche minuto in acqua bollente non salata; appena tiepide, togliere la pellicina esterna.
Mettere su l'acqua come per una normale pastasciutta e, quando bolle, salarla e buttarvi le mezze maniche
Nel frattempo, togliere le capesante dalla conchiglia, prendere solo i frutti e farli insaporire nel porro, a fuoco alto, per qualche minuto. Salare e bagnare con mezzo bicchiere di Martini dry e far evaporare
Dopo sei minuti di cottura della pasta, scolarla e metterla nella risottiera con il porro e le capesante, mescolare bene e terminare la cottura a mo' di risotto, aggiungendo tre mestoli di brodo caldo di pesce, nel quale avrete fatto sciogliere una o due bustine di zafferano (dipende dal tipo: se colora molto, va bene una. Io uso i pistilli, ne ho messo un cucchiaino).
Portare a cottura, a recipiente scoperto, mescolando di tanto in tanto, aggiungendo eventualmente altro brodo, se vedete che asciuga troppo.
In ultimo, aggiungete le fave, mescolate ancora in modo da legare bene il piatto e servite.
Secondo mio marito, ci starebbe bene anche un po' di peperoncino: può aver ragione (stamattina son magnanima), ma solo se in minime quantità, altrimenti il piatto si snatura.
Buona giornata