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sabato 1 ottobre 2022

TRE TORTE PER UN BUFFET per tutti i gusti (CARROT CAKE, EXTRA VIRGIN OIL CHOCOLATE CAKE, ORANGE CAKE)


 Ovvero, nell'ordine 

- la torta al cioccolato, agrumi ed olio extravergine di oliva - gluten free, lactose free

- la carrot cake all'olio di oliva - gluten free 

- la torta all'arancia con sciroppo di fiori d'arancio - gluten free, lactose free 

I convenevoli, nelle ricette 

TORTA AL CIOCCOLATO, AGRUMI E OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA

Vista a Cook My Books, fra le ricette della Manu (qui il link alla ricetta) scelte da Cannelle et Vanille, il libro di Aran Goyoaga che è un vero e proprio scrigno di preziosi suggerimenti per gli intolleranti al glutine. Anche se le torte al cioccolato senza farina non si contano praticamente più, questa ha il pregio di non avere neppure il burro (quindi, va benissimo anche per gli intolleranti al lattosio): ma il risultato è di gran lunga superiore a qualsiasi aspettativa, visto che son tre volte che la preparo, tre volte che non mi danno il tempo di fotografarla, tre volte che non avanza neppure una briciola- a cominciare da quelle che di solito raccatto io, dal fondo degli stampi. Con questa torta, invece, nada de nada- e mi sa che questa sia la pubblicità migliore che possa farle 


INGREDIENTI PER UNO STAMPO a cerniera  DI 22 CM di diametro 

115 g di olio Extravergine di oliva, più altro per ungere
5 uova grandi, a temperatura ambiente
225 g  di cioccolato fondente (dal 70 all'85%- io 70%)
200 g di zucchero semolato, diviso in due parti
1 limone, scorza e succo
1 arancia, scorza e succo
1 cucchiaino di sale

Zucchero a velo per spolverare
Panna montata per servire (facoltativa)

 

Procedimento

N.B. il mio si discosta un po' da quello originale, perché preferisco torte più gonfie, anche se senza glutine. Quindi, parto dai tuorli e dallo zucchero e li monto bene.

Accendete il forno, meglio se in modalità statica, a 170°C

Ungete uno stampo a cerniera e rivestitene il fondo con carta da forno. 

Spezzettate o grattugiate il cioccolato e fatelo fondere a bagnomaria o nel microonde

Separate i tuorli dagli albumi. 

Montate i tuorli con 100 g di zucchero, per 5-6 minuti, fino ad avere un composto spumoso. Aggiungete poi l'olio, il cioccolato tiepido e la scorza e il succo degli agrumi, sempre montando. 

Nel frattempo, montate gli albumi con un pizzico di sale e, quando sono belli gonfi, aggiungete l'altra metà dello zucchero, un cucchiaio alla volta, sempre montando. Dovrete ottenere una specie di meringa. 

Con l'aiuto di una spatola, mescolando dal basso verso l'alto, incorporate la meringa al composto di uova e cioccolato. Mescolate bene, fino a quando non ci saranno più tracce di albume e il composto sarà uniforme e setoso. Versatelo nello stampo e infornate per 40-45 minuti: la torta dovrà creparsi in superficie e, alla prova dello stuzzicadenti, quest'ultimo dovrà risultare pulito ma umido. 

Sfornate, lasciate intiepidire 5 minuti, poi staccate il bordo dello stampo e fate raffreddare completamente. 

Cospargete di zucchero a velo, prima di servire. 

Note mie 

- ometto il succo degli agrumi e abbondo, invece, con la scorza. 

- al posto del succo degli agrumi, aggiungo della vaniglia o anche del Cointreau 

- la torta si conserva bene per 3-4 giorni, se in contenitori ermetici o protetta da pellicola trasparente.  


CARROT CAKE


Ricetta che faccio letteralmente da una vita, prima con la glassa, poi senza, come racconto QUI

E QUI 

Scegliete la versione che preferite, tenendo presente che quella con la glassa non può essere offerta agli intolleranti ai latticini, mentre l'altra sì. 

 

TORTA ALL'ARANCIA CON SCIROPPO DI FIORI D'ARANCIO

 


 

Raramente mi sbilancio sui dolci, nel senso che ce ne sono di tanti e tali tipi che è difficile che piacciano a tutti allo stesso modo: tuttavia, questa torta costituisce l'eccezione. Non ho ancora incontrato qualcuno che non impazzisca per la sua morbidezza, i suoi profumi, la dolcezza "matura", stemperata dall'amarognolo delle arance frullate intere. Anche questa acquista in sapore il giorno dopo, quando lo sciroppo l'ha impregnata bene e tutti i sapori si sono bene equilibrati: il problema è farcela arrivare, naturalmente :) 

da una ricetta di Shaun Hill, Salt is Essential (con qualche modifica)

per uno stampo a cerniera da 22-24 cm di diametro

2 arance grosse

6 uova medie

300 g di zucchero*

250 g di farina di mandorle

1 cucchiaino di lievito per dolci

per lo sciroppo

75 ml di zucchero

75 ml di acqua

qualche goccia di acqua di fiori d'arancio

(oppure due cucchiai di Grand Marnier) 

 

Lavate molto bene le arance e fatele sobbollire per 2-3 ore in pentola, fino a quando non diventeranno morbidissime (i tempi di cottura dipendono dalle arance: di solito, dalle 2 alle 3 ore)

Scolatele con un mestolo forato, fatele intiepidire, poi tagliatele a metà ed eliminate i semi e le eventuali parti fibrose. Frullatele con la buccia fino a ridurle in polpa e trasferite quest'ultima in un colino, in modo che rilascino quanto più liquido possibile (anche questo dipende dalla qualità delle arance)

Accendete il forno a 160°C, meglio se in modalità statica. 

Spennellate d'olio uno stampo a cerniera e rivestitene il fondo con carta da forno. 

Montate bene le uova con lo zucchero (*potete ridurne la quantità fino a 250 g), fino a renderle bianche e spumose. Aggiungete poi la polpa di arancia e, in ultimo, la farina di mandorle e il lievito: in questa fase, è meglio incorporare le polveri con una spatola e mescolando dall'alto verso il basso, per non far smontare il composto. 

Versatelo poi nello stampo e infornate a 160°C per un'ora. Fate la prova stecchino: se esce pulito ma umido, è pronta. 

Sfornatela e lasciatela intiepidire nello stampo.

Nel mentre, mettete in un pentolino lo zucchero, l'acqua e l'acqua di fiori d'arancio (o il Grand Marnier) e portate ad ebollizione, a fuoco medio. Abbassate il fuoco e proseguite la cottura per qualche minuto, fino ad ottenere la consistenza di uno sciroppo, vischioso ma non denso. Bucherellate la superficie della torta con i rebbi di una forchetta poi versatevi delicatamente lo sciroppo caldo, meglio se con un cucchiaio, in modo da distribuirlo in maniera uniforme. 

Lasciate raffreddare nello stampo, poi sformate e servite. 

La ricetta suggerisce di spolverarla con zucchero a velo ma, personalmente, la trovo perfetta così.

 


 

martedì 7 settembre 2021

BIENENSTICH - Torta al miele e mandorle


Ricetta dimenticata, assieme al blog (ma questa è ormai una costante), fra le tante preparate lo scorso anno, al tempo del lockdown. Mia figlia l'ha definita "una droga" e questa è la sola ragione per cui non solo non l'ho mai più rifatta, ma l'ho proprio rimossa dalla memoria. Ho sorriso, pochi minuti fa, mentre nelle note scrivevo come conservarla: noi ce la siamo davvero mangiata tutta, in un giorno e neppure posso invocare la complicità di vicini e/o amici, vista l'epoca della sua preparazione. 

Pochi cenni "storici": torta tedesca amatissima, considerata estiva anche se non ci sono ingredienti stagionali, dal curioso nome di "puntura di ape". Attualmente, la maggior parte delle versioni ha una torta, alla base, di solito una sponge o un pan di Spagna. Io ho scelto la versione più antica, con la base lievitata che, a parer mio, acuisce il contrasto con la dolcezza della copertura e non la rende stucchevole. Un'altra versione, più da pasticceria, la vuole con uno strato di crema pasticcera fra la base e il topping: è estremamente scenografica e l'avrò mangiata mille volte (mi verrebbe da dire che, ancor più della carne, la vista è debole), ma questa, a mio parere, è più buona.

La fonte è Classic German Baking, di Luisa Weiss, le modifiche sono, naturalmente, tutte mie. 

 BIENENSTICH 

da L. Weiss, Classic German Baking 


Attrezzatura: una teglia rettangolare di 23x 33 cm

Per la base 

200 g di farina all-purpose* più un extra per spolverare il piano di lavoro 

1 tsp di lievito secco**

50 g di zucchero 

3 cucchiai di latte intero

un pizzico di sale fino

1 uovo medio, a temperatura ambiente

50 g di burro pomata

* la all-purpose flour (o plain flour) è una farina più forte di quella che si usa per fare i dolci e ben più debole di quella che si usa per fare il pane. Un buon compromesso domestico è mischiare 2/3 della prima con 1/3 della seconda. 

** l'uso del lievito di birra fresco, all'estero, è praticamente inesistente. si usa l'instant yeast, cioè il lievito di birra secco che non ha bisogno di essere attivato in acqua. Lo versate direttamente sulla farina e procedete con la ricetta. Il tsp è l'equivalente di un cucchiaino da tè, pieno. A meno che non siate panificatori esperti, non riducete la quantità di lievito, perché l'impasto è molto grasso. 

per la copertura 

130 g di burro

100 g di zucchero

95 g di miele

3 cucchiai di panna fresca liquida

1 pizzico di sale

190 g di mandorle affettate, senza buccia 


Preparate la base 

- Mischiate nell'impastatrice la farina con il lievito e lo zucchero. Unite, in questo ordine, il latte, il sale e l'uovo, impastando a velocità media, fino all'incordatura. Dopodiché, aggiungete il burro morbido a pezzetti, inserendo il pezzetto successivo solo dopo che il precedente è stato incorporato. 

- Se non avete l'impastatrice, fate lo stesso a mano, in una terrina. Dopo l'ultima aggiunta del burro, versate l'impasto su un piano di lavoro leggermente infarinato e impastate a mano per una decina di minuti: l'impasto dovrà incordare perfettamente, risultando liscio ed elastico. 

- Mettetelo a lievitare fino al raddoppio in una terrina pulita, leggermente spolverata di farina e ben sigillata con pellicola trasparente da cucina.

- Mentre l'impasto lievita, imburrate la teglia e rivestitela con un foglio di carta da forno che sbordi da tutti i lati. Quando l'impasto è raddoppiato, sollevate il foglio, mettetelo sul piano di lavoro, versatevi sopra l'impasto e stendetelo con le dita sulla superficie del fondo della teglia. Vi ci vorrà un po' di tempo, perché la maglia glutinica che si è sviluppata con la lievitazione opporrà resistenza, facendo restringere l'impasto, ogni volta che tentate di "stirarlo". Invece di insistere, lasciatelo riposare pochi minuti, poi tornate all'attacco, fino a quando lo avrete ben steso sulla porzione di carta da forno che corrisponde al fondo della teglia. Dopodiché, sollevate di nuovo la carta da forno con l'impasto, mettetelo nello stampo e lasciate riposare per il tempo necessario a preparare la copertura 

Preparate la copertura

- Accendete il forno a 180°C, modalità statica 

- Fate sciogliere in un pentolino il burro con lo zucchero, il miele, la panna e il sale, mescolando: poi portate a bollore, a calore moderato. Abbassate la fiamma e fate sobbollire dai 3 ai 5 minuti, fino a quando il mix inizierà a scurire: deve diventare del colore di un caramello biondo. In questa fase, non perdetelo mai d'occhio e mescolate, di tanto in tanto. Versate le mandorle e, fuori dal fuoco, mescolate bene per incorporarle all'impasto.

- Rovesciate il tutto sulla base e distribuitelo uniformemente con una spatola. Infornate per 20-25 minuti o fino a quando la copertura avrà preso un bel colore di caramello e le mandorle inizieranno a scurire. 

- Sfornate e lasciate raffreddare per almeno 15 minuti, senza toccare il dolce. Poi, aiutandovi con la carta da forno che sborda dalla teglia, sollevatelo e fatelo raffreddare completamente, prima di tagliarlo in quadrati regolari. 

Anche se le ricette consigliano di consumare il dolce il giorno stesso, la Bienenstich si conserva bene in una scatola di latta, ermeticamente chiusa. Trattandosi però di un lievitato, meglio consumarlo nel giro di due giorni.


 





giovedì 28 maggio 2020

PANDAN CHIFFON CAKE CON L'EXTRAVERGINE



A onor del vero, non sono mai impazzita né per le chiffon cake, né per questa versione al Pandan che, neanche a dirlo, è una specie di istituzione, qui a Singapore. Quelle industriali sono immangiabili, almeno per i nostri palati: aria gommosa, al retrogusto di cocco, ad essere benevoli. Le cose migliorano sul versante del fatto in casa, tant'è che è proprio ad una chiffon casalinga che si deve questo tentativo. Che però, udite udite, è decisamente meglio dell'originale, per merito non mio ma dell'extravergine che regna sovrano nella mia cucina, anche a queste latitudini. 
La ricetta prevede l'uso di succo di pandan (due foglie di pandan spezzettate, frullate e poi passate al setaccio, si fa in un attimo. E pazienza se poi tuo marito ti saluta con un "ciao Hulk"): in mancanza di questo, potete usare l'aroma artificiale che credo si trovi nei negozi etnici. Sennò, ve lo porto, appena arrivo. 
Serve anche lo stampo da chiffon- se non lo avete, vi porto pure quello :) 

PANDAN CHIFFON CAKE

Per uno stampo da chiffon cake di 20-22 cm di diametro

per la base
5 tuorli
45 g di zucchero semolato
80 ml di latte di cocco
3 cucchiai di estratto naturale di pandan 
in alternativa: 1 cucchiaino da caffé di pandan paste
3 cucchiai e mezzo di olio extra vergine di oliva
100 g di farina autolievitante 
in alternativa: 100 g di farina e 2 cucchiaini da caffé di lievito per dolci

per la meringa
5 albumi
una puntina di cremor tartaro
55 g di zucchero

Posizionate la grata del forno nella scanalatura più bassa. 
Accendete il forno in modalità statica, a 170°C
Non ungete lo stampo

Montate gli albumi a neve soda, con il cremor tartato. Alla fine, aggiungete lo zucchero in tre tempi, sempre montando. Continuate a montare per ancora 2-3 minuti. 

Nel frattempo, montate i tuorli con lo zucchero per 3-4 minuti, fino ad avere un composto spumoso e chiaro. Aggiungete tutti gli altri ingredienti, nell'ordine di apparizione :), tenendo per ultima la farina. Unitela in tre tempi, setacciandola ogni volta. 

Unite poi un terzo di meringa, con la spatola, facendo attenzione a non far smontaregli albumi. Unite il secondo terzo e poi l'ultimo, sempre mescolando dal basso verso l'alto, facendo ruotare la ciotola

Versate il composto nello stampo da chiffon e farlo cuocere per mezz'ora senza MAI aprire il forno. 
La chiffon che vedete in foto è stata cotta per 25 minuti- ed aveva bisogno di altri 5 minuti di cottura, per dire. 
Una volta sfornata, mettetela a raffreddare in questo modo, inserendo lo stampo sul collo di una bottiglia. Se non lo fate, i bordi della chiffon cederanno un poco (vedere la mia: dove c'è da dare il pessimo esempio, sono sempre in prima fila)


Quando la torta si sarà completamente raffreddata, sformatela su un piatto da portata e servite. 

giovedì 14 maggio 2020

CARROT CAKE DI CASA MIA (PRIMA E DOPO)




La ricetta che segue è quella di una Carrot Cake che voleva assomigliare alle Carrot Cake inglesi e che, udite udite, è pure meglio. Mi era stata data dalla mamma di una compagna di sventura, ai tempi delle vacanze studio in Inghilterra, dopo che avevo scoperto che la Carrot Cake d'Oltremanica non aveva niente a che vedere con la Torta di Carote che mi rifiutavo di mangiare a casa (chiedo venia, non mi è mai piaciuta). 
Da allora, è stato tutto un fare e rifare, sempre con grande successo, anche da parte di palati fini o morigerati o tutti e due, pronti a fare bis e ter di questa bontà. 
Negli anni, ho eliminato l'icing glass, un po' perché ho cambiato gusti (succede: prima sarei vissuta do dolci, ora no) e molto perché è difficile da gestire, se non si ha intenzione di consumare la torta nel giro di un giorno o due. In tutti i casi, anche la ricetta originale (che accludo) era una piacevole sorpresa, essendo poco dolce (sorvolo sulla voce "grassi"). 
Naturalmente, è facilissima e velocissima- altrimenti, che ricetta inglese sarebbe? 




INGREDIENTI

Per uno stampo quadrato da 20x20 cm o uno stampo da Bundt cake da un litro

250 g di zucchero (io ora uso il light brown sugar)
175 ml di olio vegetale (un ottimo olio di semi o un extravergine delicato)
3 uova medie
5/6 carote grattugiate (mixer o grattugia con i fori sottili)
375 g di farina
1/2 cucchiaino di sale
1 cucchiaino e 1/3 di bicarbonato di soda*
1 cucchiaino e 1/3 di cannella 

* ogni volta che una ricetta prevede bicarbonato di soda, se posso uso una farina autolievitante, come ho fatto anche questa volta 

PROCEDIMENTO

Lavate le carote, raschiatele (io uso un pelapatate) e tagliate via le estremità- Tagliatele a tocchetti e tritatele quasi in poltiglia con il mixer, altrimenti grattugiatele

Se usate il mixer: aggiungete alle carote lo zucchero e l'olio e azionate il mixer per qualche secondo. Unite poi le uova, precedentemente sgusciate in un piattino e leggermente sbattute e azionate di nuovo, per una ventina di secondi. In ultimo, la farina con le polveri. Azionate il mixer fino a quando tutti gli ingredienti saranno incorporati (ricordatevi di recuperare i residui di impasto ai bordi della ciotola, con una spatola), poi versate il tutto nello stampo, precedentemente imburrato e infarinato e cuocete a 160°C per 1 ora circa. 

Se usate le fruste elettriche o lavorate a mano (anche meglio delle fruste): 
Mischiate lo zucchero con l'olio, in una ciotola molto grande
Sgusciate le uova in un piattino e sbattetele leggermente
Mescolate la farina al sale, alla cannella, al bicarbonato. 
Dopodiché versate le carote nella ciotola con l'olio e lo zucchero e amalgamatele bene. Aggiungete poi le uova e, quando queste saranno bene incorporate, unite le polveri, setacciandole sul resto degli ingredienti. Incorporatele fino ad ottenere un composto liscio e piuttosto liquido che verserete nello stampo, procedendo come sopra. 

LA COTTURA 

Forno statico, a 160°C, per circa un'ora. 
Dopo 45 minuti, fate la prova dello stuzzicadenti: deve uscire umido, ma senza rimasugli di impasto attorno. 
Una volta sfornata, lasciate intiepidire la torta per una decina di minuti, poi sformatela direttamente sul piatto da portata. 
Se volete ricoprirla con il frosting, lasciatela raffreddare completamente. 


DECORAZIONE

La tradizione vuole un Cream Cheese Frosting che, devo dire, per la mia generazione che ha speso il suo metabolismo migliore nel periodo a.C. (ante Cupcakes), era ciò per cui si sceglieva la Carrot Cake al banco dei dolci. Adesso, come vi dicevo, l'ho eliminata ma se volete indulgere la ricetta che segue è l'accessorio originale. 

250 g di formaggio morbido, tipo Philadelphia, a temperatura ambiente
100 g di burro a temperatura ambiente (cioè morbido, non molle)
70 g di zucchero a velo
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Setacciate lo zucchero a velo. 
Tagliate il burro a dadini e mettetelo in una ciotola. 
Con le fruste elettriche, montate il burro e, appena si compatta in una massa unica, aggiungete il formaggio cremoso, sempre montando e, in ultimo, lo zucchero a velo e la vaniglia. 
Mettete il frosting in una tasca da pasticcere o spatolatela direttamente sulla superficie della torta. 

COME SERVIRLA

Assolutamente NON tiepida e NON con creme varie: il frosting assolve già alla sua funzione e, se la preparate senza, è sufficientemente umida da non aver bisogno di altro. E' la classica torta "da merenda", perfetta quindi nel pomeriggio, con un tè, una tisana o un caffè, ma non si disdegna neppure a colazione, se siete del partito del dolce. 












martedì 3 ottobre 2017

TORTA SBRICIOLATA ALLA CREMA DI MARIA GRAMMATICO




Il mio primo incontro con la signora Grammatico risale alla prima volta che sono stata ad Erice. Avevo 15 anni, ero in gita scolastica ed avevo appena sperimentato con successo che se ci si metteva di traverso alle pietre lisce delle ripide stradine della città vecchia, appena lavate da un temporale, ci si faceva male. Era una giovane Van Pelt tutta sbucciata e dolorante quella che era entrata nella pasticceria di Maria Grammatico, ma era bastata la vista del bancone, con tutto quel ben di Dio, a restituirmi, se non la voglia di vivere, almeno quella di mangiare.
Il rito del regalo alla famiglia era stato la scusa per farmi un assaggio di tutto: genovesi, cannoli, paste di mandorle di ogni forma ed aroma, per poi cedere su delle coppette di marzapane, ripiene di una crema al liquore e all'uvetta e rivestite di cioccolato. 24, ne avevo prese, portandole come trofeo per tutto il resto della gita, fino all'imbarco verso casa.
Ai tempi c'erano i traghetti Tirrenia. Una roba che, ad ogni onda, uno si augurava di ncontrare un iceberg e di farla finita, qui e subito, da tanto erano penose quelle traversate. Per noi cresciuti a Love Boat, il battesimo del mare sui traghetti che ci portavano alle isole era quanto di più frustrante potesse capitarci. E passi l'isola del Giglio che, bene o male, era li. Ma sulla Sardegna e sulla Sicilia gravava sempre la nube della traversata, per affrontare la quale ci si preparava con scorte di Xamamina, cerotti da piazzare nei posti più impensati, panini alle acciughe e tutta una serie di rimedi tanto variopinti quanto inefficaci, almeno per noi.
L'unica cosa che mi dava l'illusione di stare meglio, per me, era mangiare.
E quella notte, non fece eccezione. Tutti e 24 i dolcetti di Maria Grammatico finirono inesorabilmente nel mio stomaco e - udite udite- lì rimasero, assieme al fermo proposito di tornare, solo per loro. Non fosse altro che per placare l'ira dei familiari, rimasti a mani vuote....



Superfluo dire che, le volte in cui sono tornata, mi sono anche dedicata a dell'altro. I dolcetti ci sono ancora ma, in tutta sincerità, non li ho mai trovati così buoni come la prima volta. In compenso, ho apprezzato tutto il resto, ivi comprese quelle Genovesi che, ai tempi, non mi avevano cosi colpito. La crema pasticcera, in particolare, mi strappa via l'anima. e così, quando Anna ha proposto di onorare la GN della Sbrisolona con una carrellata delle sbriciolate più famose, riservandomi nientemeno che la versione con "quella" crema, non ho potuto dire di no. In barba a 4 giorni di viaggio, a un jet lag della malora, a due caviglie che al confronto gli elefanti sono le gemelle Kessler e a una sfilza di lavatrici da fare. E a un frigo che piange, a cui devo l'aggiunta della panna perché il mezzo litro di latte necessario non c'era. Ma il risultato valeva il sacrificio :)


Che cosa serve

per uno stampo da 20 cm di diametro

per la sbriciolata
200 g di farina
100 g di zucchero
100 g di burro freddo a tocchetti
1 cucchiaino di lievito
la scorza grattugiata di mezzo limone non trattato

per la crema pasticcera di Maria Grammatico
2 tuorli
100 g di zucchero
40 g di fecola
500 ml di latte fresco intero
(nel mio caso, 250 ml di latte, 250 ml di panna fresca liquida)
la scorza grattugiata di mezza arancia
la scorza grattugiata di mezzo limone




per la crema pasticcera
Montate 2 tuorli con 100 g di zucchero, in una terrina
Sciogliete 40 g di fecola in 250 ml di latte e versate il composto sulla montata di uova. 
Aggiungete 250 ml di panna liquida, mescolate delicatamente, poi versate tutto in una casseruola e fate cuocere a fuoco dolce per 10-12 minuti, fino a quando la crema si sarà addensata, mescolando sempre. 
Verso fine cottura, aggiungente le scorze grattugiate di mezzo limone e mezza arancia non trattate
Trasferite la crema in una terrina di vetro, immersa in una terrina più grande, piena a metà di ghiaccio o di acqua gelata e mescolate ancora, per uno o due minuti. Coprite la superficie con un foglio di pellicola trasparente e fate raffreddare a temperatura ambiente

per la sbriciolata
Setacciate 200 g di farina per dolci in una ampia terrina e incorporatevi , nell'ordine, 100 g di zucchero semolato, 1 cucchiaino di lievito, la scorza grattugiata di mezzo limone non trattato  e 100 g di burro freddo a dadini. Lavorate sempre e solo con la punta delle dita, fino a quando il composto formerà tante briciole fini.

composizione
imburrate il fondo e i bordi dello stampo e rivestitelo con carta da forno. Lasciatela sbordare leggermente: vi aiuterà a sformare la torta
versate metà del composto sbriciolato sul fondo e compattatelo con le mani. 
Aggiungete la crema pasticcera fredda, poca alla volta. Versatela al centro e poi allargatela con un cucchiaio, fino a mezzo cm dal bordo. 
Ricoprite con il resto delle briciole, senza compattarle. Versatele proprio a pioggia, una manciata per volta, andando via via a coprire tutti i buchi

in forno
a 160°C, modalità statica, fino a quando la superficie sarà leggermente dorata. Nel mio forno, una quarantina di minuti. 
Fate raffreddare completamente la Sbriciolata, prima di sformarla e di servirla 





lunedì 3 aprile 2017

LA TORTA MARGHERITA PER IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO



English Version below

Son dieci giorni che cerco una dannatissima margherita da fotografare con l'omonima torta.
Nella mia idea, doveva essere qualcosa di semplicissimo, in realta' si e' rivelata una missione impossibile, perche' di margherite, qui, neanche l'ombra.
Con tutto quello che c'e', e' quasi una beffa.
All' Orto botanico, ho trovato la stella di Betlemme, per dire.
E ok, magari solo io pensavo che fosse la cometa sulla grotta, pero' un po' di impressione me l'ha fatta.
Ma mai come le orchidee dell' Orchid Park dei Giardini Botanici di Singapore...


Ci sono ricapitata ieri, perche' ho fatto da traduttrice in un tour guidato, per un gruppo di Italiani.
Si legge "discovering Singapore", significa una milionata di passi in una maratona fra pioggia e sole come solo all'Equatore puo' capitare, mentre sotto il tuo naso sfilano le meraviglie di una delle citta' piu' belle del mondo.
Piu' ci vivo, piu' ci giro, piu' mi innamoro, io, di Singapore.
E piu' mi disamoro degli Italiani, specialmente nella modalita' vacanza, quando riusciamo come nessuno a dare il peggio di noi.



"io da qui non mi alzo, me lo dovevate dire prima, che questo e' il posto della guida", esordisce la signora che ha occupato il mio posto, vicino all'autista. 
"si e' mai vista una citta' dove non si puo' fumare all'aperto?" attacca subito a criticare l'altra, gia' con la sigaretta accesa alla prima tappa. 
"io voglio visitare i botanic gardens- e questi non lo sono"- esordisce la terza, al centro del parco botanico piu' bello del mondo
"Si, signora, che lo sono... lei al momento ha visitato solo il parco delle orchidee, ma e' dentro ai Botanic Gardens"
"Ma mi faccia il piacere... i giardini botanici sono quelli con gli alberi di ferro, tutti illuminati"
"No, signora: quelli sono i Gardens By the Bay, un'altra cosa. Lei ha scelto il tour coi Botanic Gardens, e i Botanic Gardens sono questi"
"E allora la colpa e' vostra che non sapete organizzare i tour. Perche' per vedere quello che ho a casa, non  mi facevo certo tutti questi km, no?"

Di seguito, una panoramica veloce su quello che la signora ha a casa.




E comunque, di margherite neanche l'ombra. 
A dirla tutta, ho rischiato anche che non ci fosse neanche l'ombra della Margherita che vedete in foto, perche', appena dopo averla sfornata, e' capitato quanto segue

- sono caduta come corpo morto cade sul divano della sala, pensando: "mi riposo 5 minuti, poi sformo la torta" e invece mi sono svegliata che era buio e la torta si era avvinta come l'attak allo stampo. 

- di fare le foto col buio, neanche a parlarne, per cui tanto valeva mangiarsi la prima fetta, che intanto e' grossa, mi ci vorra' una settimana a finirla

- la seconda e la terza le ha mangiate mio marito, il giorno dopo, a colazione, ma solo perche' "non mi piacciono tanto queste torte antiche"

- la quarta, quinta e sesta in un caffe' fra amiche, prima di pranzo- e ottava e nona nel doggy bag, che qui usa cosi

- decima e undicesima, alla sera, alla voce "ale ci sono problemi se invito a cena un mio amico?"

-  la dodicesima, in compenso,  e' stata mangiata dalle formiche, di notte. Perche' qui, fra i due litiganti (ti avevo detto di metterla in frigo- ma pensavo che lo avessi fatto tu), gode tutto il pianeta vivente che al calar delle tenebre si impossessa di casa nostra. E quindi, la fetta che bene o male son riuscita a immortalare, e' poi finita nella rumenta, portandosi dietro profumi di limone, sentori di vaniglia e una serie di smoccolamenti che neanche sulle banchine del porto, nei momenti migliori.

Ma per fortuna...


Per fortuna,  ho una figlia estrosa, che ogni volta che viene a trovarmi mi regala tutto quello che sua madre non ha avuto il coraggio di comprare. E mi salva foto, contest Instagram, post del giorno, Calendario del Cibo Italiano- e pure l'umore...


LA TORTA MARGHERITA DI NONNA VAN PELT

A scanso di equivoci. 
Mia nonna, la torta Margherita l'avra' fatta si e no due volte.
La prima, sicuramente, per sbaglio. 
La seconda per accondiscendere alle suppliche di sua nipote che, dopo aver scoperto la prima, ne avrebbe voluta un'altra. 
Tertium, non datur- e se aveste conosciuto la nonna Van Pelt non ci sarebbe stato bisogno di spiegazioni. 
Il punto e' che 10 uova in una torta, per mia nonna, equivalevano a una bestemmia. 
E non per un fatto di tirchieria: il suo frigorifero traboccava di affettati, la sua dieta ideale, per noi bambine, sarebbe stata quella della bistecca e, per quanto odiasse cucinare, non c'era giorno che non ci presentasse in tavola piatti traboccanti di cose buone. 
Ma 10 uova, in un surplus come il dolce, erano uno spreco che la sua mentalita' forgiata su due guerre non riusciva ad accettare. 
Nemmeno negli anni del Boom, nemmeno se a chiedergliela era sua nipote. 
E volete sapere una cosa?
Con tutta che mi e' sempre piaciuta da impazzire, questa e' la prima Torta Margherita che faccio. 
A riprova che, dalla nonna, non ho preso solo la ricetta...



per uno stampo da 22 cm

7 tuorli 
3 uova
200 g di zucchero semolato
140 g di farina 00
60 g di fecola
60 g di burro fuso
la scorza grattugiata di un limone
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
2-3 cucchiai di zucchero a velo

procedimento

Accendete il forno a 180 gradi, modalita' statica
Imburrate e infarinare lo stampo
Montate i tuorli e le uova con lo zucchero fino a quando non quadruplicano di volume. Aggiungete le farine setacciate, poco alla volta, incorporandole con una spatola, dall'alto verso il basso, per non smontare il composto.
Aggiungete la scorza di limone e la vaniglia. In ultimo il burro fuso, tiepido e mescolate bene, sempre dall'alto verso il basso per nno far smontare il composto.
Versatelo poi  nello stampo e cuocete per circa 30-35 minuti, fino a quando la torta sara' gonfia e dorata. 
Sfornate, lasciate intiepidire, poi sformate su una gratella e fate raffreddare completamente
Spolverate con zucchero a velo. 

TORTA MARGHERITA 
(Daisy Cake)




An old fashioned Italian cake, without baking powder or baking soda: the smooty and fluffy texture is due to the air that is beaten into eggs. 

7 egg yolks
3 eggs
200 g caster sugar
140 g plain flour
60 g corn starch or potato starch
60 g butter, melted
1 lemon zest, finely grated
1 tsp vanilla extract

Preheat the oven at 180 degrees. 
Grease and flour a 9 inch round cake tin
In a large bowl, whisk yolks, eggs and sugar until pale and soft: the mix should fall off the end of the whisk in long ribbons. 
Sift the flours and add about 1/3 to beaten egg and fold in. Keep on adding the remained flour, folding it in each time
At last, add lemon zest, vanilla and melted butter. Using a spatula, gently go down in the batter, gently back up over, towards the middle, slightly rotating the bowl. 
Pur the batter into the prepared pan and bake for about 30- 35 minutes, until the top is lightly brown.  Do not open the over door until you are sure the cake has baked sufficiently or it will collapse. Remove the pan from the oven and  cool the cake  for five minutes in the pan on a cooling rake. Then,  then invert  it onto a plate and  immediately re-invert back  onto the cooling rack and cool completely. Frost with icing sugar and serve. 


Con questa ricetta, partecipo al Calendario del Cibo Italiano e ai festeggiamenti per la Giornata Nazionale della Torta Margherita




lunedì 20 marzo 2017

RHUBARB CUSTARD CAKE- TORTA AL RABARBARO E CREMA PASTICCERA


E su questo invoco un minuto di silenzioso godimento perchè a Singapore non troverò il prezzemolo, non troverò la maggiorana, non troverò i carciofi, non troverò i finocchi, non troverò praticamente niente di quello che ero abituata a comprare prima ma il rabarbaro, signori miei, lo trovo. 
Magari perchè non fa parte di quello che ero abituata a comprare prima, forse. 
Ma gli approfonidmenti li lasciamo ai filosofi. 


 Per dovere di cronaca, è surgelato e in pezzi.
Ma arriva dalla Francia, è molto più cicciotto di quello che pagavo a peso d'oro in Italia e, buon ultimo, reagisce bene a tutti i maltrattamenti a cui lo sottopongo, dagli stress delle bolliture per le marmellate a quello di questa torta qui, in cui il poveretto prima è stato decongelato, poi caramellato sotto il grill, poi affogato nella crema pasticcera, piombato in un 4/4 e, infine, cotto in forno.
Roba che neanche gli sceneggiatori di James Bond, per dire



E comunque, la particolarità di questa torta è l'inserimento della crema pasticcera prima della cottura nel forno, fra uno strato e l'altro di impasto. Non so se sia una ricetta già nota in Italia (è da qualche anno che latito, anche dai blog) ma qui è l'ultimo grido in fatto di torte cremose. Ero molto, molto, molto scettica in merito alla sua riuscita (la paura era che non cuocesse, ma ci stava anche l'esplosione nel forno), invece è andata bene. 
Tanto bene che ho in mente un'altra versione, con un altro metodo. 
Intanto, di questa non  è avanzata una briciola....


RHUBARB CUSTARD CAKE
Torta al Rabarbaro con Crema Pasticcera
da un vecchio numero di  Good Food
(e mie modifiche)


per uno stampo da 20 cm di diametro

per la torta
225 g di burro morbido
225 g di farina per dolci
225 g di zucchero
4 uova
un bicchierino di Cointreau (aggiunta mia)
la punta di un cucchiaino da caffe' di lievito per dolci (riduzione mia, la ricetta originale ne mette di piu')

per la crema pasticcera
4 tuorli
60 g di zucchero
60 g di amido (fecola, amido di mais, frumina, quello che volete: io ho usato la tapioca, ma va bene anche la farina)
mezzo litro di latte
la scorza di un'arancia non trattata (aggiunta mia)

Da queste dosi otterrete circa 650 g di crema pasticcera: per la torta ve ne serviranno circa 250 g

per il rabarbaro caramellato
300 g di rabarbaro, al netto degli scarti
3-4 manciate di zucchero di canna

Procedimento

per il rabarbaro

Accendete il forno a 160 gradi, modalita' grill
Rivestite una teglia bassa di carta argentata o, meglio ancora, carta da forno e disponetevi il rabarbaro, ben lavato e asciutto e tagliato a pezzi di 2-3 cm, in un unico strato. 
Spelverate con lo zucchero e infornate. 
Il tempo di cottura dipende dalla potenza del vostro grill: verificate spesso che non bruci. Quando e' tenero e cedevole, e' pronto. 


mentre cuoce il rabarbaro, preparate la crema pasticcera

Versate il latte in una casseruola piuttosto capiente, meglio se alta. Unitevi la scorza d'arancia e portate a bollore. 
Nel frattempo, mescolate i tuorli allo zucchero in una terrina capiente, senza montarli. Quando si saranno bene amalgamati, aggiungete l'amido e incorporatelo sempre senza montare
Versate a filo il latte bollente sulla crema di uova, mescolate bene, poi versate il tutto nella casseurola e fate addensare a fiamma dolcissima, senza far bollire. 
Spegnete il fuoco, versate in una terrina pulita e fate raffreddare mescolando spesso. Non e' il caso di utilizzare i metodi di raffreddamento consueti, perche' nel giro di 15 minuti la crema pasticcera finisce nella torta. 
Per una spiegazione piu' dettagliata, vedere qui

foto da calda
 la foto da fredda, appena smette di diluviare


Mentre il rabarbaro e la crema raffreddano, 
preparate la torta

Accendete il forno a 180 gradi, modalita' statica
Imburrate e infarinate lo stampo
Con le fruste elettrice montate il burro con lo zucchero, per 5-7 minuti, fino ad  avere un composto bianco e spumoso. Aggiungete le uova, uno alla volta, sempre montando. Infine setacciate la farina e il lievito, direttamente sull'impasto e incorporatela con una spatola. In ultimo, il Cointreau. 

E ora fate cosi
Mettete da parte una maciata di rabarbaro, per la decorazione. 
Poi, procedete per strati 
1 strato, un terzo dell'impasto della torta (stendetelo sottile con il dorso di un cucchiaio)
2.strato, meta' della crema pasticcera (100-125 g )
3.strato, meta' del rabarbaro
4.strato,  impasto della torta 
5 strato,  crema pasticcera (100- 125 g)
6 strato,  altra meta' del  rabarbaro 
7 strato, ultimo terzo torta. 



Detto cosi sembra facile, in realta' l'impasto della torta nn e' facilissimo da stendere, specie nello strato di mezzo. Pero' non preoccupatevi se gli strati si mischiano, perche' poi il calore del forno amalgama tutto comunque,

La torta che vedete in foto ha due soli strati, perche' ho ridotto le dosi (3 uova, 175 di tutto il resto) e ho usato uno stampo piu' grande, di 24 cm. Rispetto all'originale che avevo assaggiato tempo fa e' solo piu' bassa. Ma gusto e consistenza sono gli stessi. 

Decorate la superficie con il rabarbaro tenuto da parte e una o due manciate di zucchero di canna (e se vi piace, anche della scorza d'arancia) e infornate per circa 30 minuti. Fate la prova stecchino e ricordatevi che deve uscire umido, non asciutto. L'importante e' che non abbia grumi di impasto. 

Lasciate la torta nell stampo per circa 10 minuti, poi sformatela delicatamente su una gratella e fatela raffreddare ancora un po'. 
Potete servirla tiepida, accompagnata dalla crema pasticcera tenuta da parte, oppure fredda. 
Intanto, e' ottima sempre, specialmente il giorno dopo.




lunedì 21 novembre 2016

DELIZIA LAMPONE- ROSA - PISTACCHIO PER LO STARBOOK DI NOVEMBRE


La foto che vedete in questa pagina e' la fonte della discussione di qualche giorno fa su Fb, sulle 50 sfumature di verde.
Che vanno dal verde pistacchio, quello che piu' o meno ottenuto, al verde pisello, che era quello ce volevo ottenere in origine, vista la foto del libro che ho scelto questo mese per il Cesto di Natale dello Starbook.
Ma per sapere come e' andata, dovete cliccare qui e sorbirvi tutto il resoconto, lamentazioni e litanie complete. Nonche' la ricetta di una torta che, almeno in apparenza, fa venire fame... ma avra' superato la prova della mia cucina, oltre che quella del palato fine dell'ingegnere?
Lo scoprirete solo leggendo...

mercoledì 2 novembre 2016

FUNERAL PIE



funeral pie


E sia chiaro: e' SEMPRE colpa della Baker

Il primo che ride, lo ammazzo.
Che intanto, la torta per il funerale, c'è già.


funeral pie

Ed è tutto vero, ovviamente, perchè quella che vedete nella foto è la fedele riproduzione di una torta di tutto rispetto, che gli Amish preparano per i banchetti funebri. Io l'ho preparata per i colleghi, per celebrare degnamente la riapertura dell'ufficio e, a parte lo smarrimento iniziale del capo, il cui discorso di benvenuto gli è spirato sulle labbra al "come si chiama questo bel dolce con cui festeggiamo la ripresa del lavoro?", se la sono mangiati tutta, pure con soddisfazione. Il che, come sapete, ormai è un lasciapassare per la pubblicazione su MT.
In ogni caso, penso che l'avrei postata lo stesso, anche se non fosse stata così buona, per motivi ormai noti dopo il famoso outing funebre della sottoscritta: in più, sono ancora freschi i ricordi della vacanza scozzese, dove ogni tre villaggi- rigorosamente di tre case- c'è una Funeral House, che offre ogni tipo di servizio, a cominciare dal pacchetto - base in poi, passando per l'imbarazzante e non meglio specificata voce delle "consulenze".
Ovviamente, un banchetto funebre, nel palmares dei catering, ce l'ho- e anche qui, il primo che ride lo anniento: anche perchè è tuttora uno dei momenti professionali che ricordo con maggiore piacere. Certo, trovare il personale non era stato facilissimo- tutti malati, si davano., quei disgraziati...- e neppure scegliere le tovaglie e i fiori e il menu, ma alla fine era filato tutto liscio ed anzi tutti i partecipanti si erano trovati concordi nel riconoscere che, di tutte le forme possibili per commemorare quel defunto, era stato scelto il modo migliore.
Dimenticavo di dirvi che il defunto era un uomo e che l'idea del banchetto era venuta alla vedova. Ma questa è una precisazione superflua, mi sa....

FUNERAL PIE

funeral pie


Ricetta Amish, come dicevo, preparata tradizionalmente per i funerali, a base di una frolla leggera, ripiena di un composto di zucchero cotto e di uvetta. Al pari di tutti i dolci di frolla, ci guadagna se lo si consuma qualche giorno dopo, per cui lasciatelo riposare in pace....

Gli originali sono qui e tempo fa ne era comparsa una versione anche su un Sale&Pepe che naturalmente stamattina non trovo, ma che prometto di ricopiare appena rispunta dal marasma delle riviste che ho di là. Gli ingredienti sono comunque tutti reperibili facilmente anche da noi. In ogni caso, qui sotto trovate la ricetta così come è stata modificata da me, in base ai nostri gusti

per 10 persone occorre uno stampo da pie (sono quelli con i bordi scanalati. Potete usare anche uno stampo da crostata, come quello che vedete in foto, meglio se col fondo amovibile) da 24-26 cm di diametro.
burro e farina per lo stampo

pasta frolla, secondo la ricetta che seguite abitualmente (qui nel blog trovate la 3-2-1 che e' sempre perfetta, anche per i funerali)

ripieno:
350 g di uvetta non reidratata
mezzo litro d'acqua
100 g di zucchero di canna
100 g di zucchero
3 cucchiai scarsi di frumina ( o amido di mais o fecola, come preferite)
1 cucchiaio di aceto di mele
1 cucchiaino e mezzo di cannella in polvere
1 cucchiaino di all spices in polvere
50 g di burro
un pizzico di sale

procedimento

imburrate e infarinate lo stampo e rivestitelo con tre quarti della pasta frolla. Mettete in frigo per un'oretta circa.

Nel frattempo, preparate il ripieno
In una casseruola della capacità di almeno un litro e mezzo mettete l'uvetta e 2/£ di acqua (sta per 2/3, mai scrivere al mattino presto, senza occhiali) e fate scaldare a fiamma media per 5 minuti
In una terrina, unite i due tipi di zucchero, l'amido, le spezie ed il sale, aggiungete l'acqua a freddo e mescolate velocemente, fino ad amalgamare tutti gli ingredienti.
Versare questo composto nella casseruola dove c'è l'uvetta e mescolare continuamente, portando a bollore. Fiamma media, recipiente ovviamente scoperto, che sennò ditemi come fate a mescolare di continuo.
Appena bolle, aggiungere l'aceto e il burro e mantenere sul fuoco fino a quando il burro si è completamente sciolto.

Fate intiepidire il composto e versatelo nel guscio di frolla.
E qui, mi sono del tutto discostata dalla ricetta, che dice di coprire con un altro strato di frolla, perchè ho preferito che il ripieno raffreddasse del tutto. Per cui, appena è arrivato a temperatura ambiente, l'ho rimesso un po' in frigo. Nel frattempo, ho steso la frolla restante in un disco che ho poi messo sopra alla torta fredda.
Altro trucchetto: quando devo preparare le pie, vale a dire le torte con una copertura, sfoglia o frola che sia, spennello bene i bordi del guscio con il tuorlo d'uovo, che così funge da collante per il "coperchio".
Ho rimesso ancora un po' in frigo, il tempo di portare il forno alla temperatura di 180 gradi.
Poi ho praticato dei piccoli tagli obliqui in superficie, per permettere all'umido del ripieno di fuoriuscire in cottura e ho spennellato con il resto del tuorlo d'uovo allungato con il latte.
In forno per almeno mezz'ora, con il solito accorgimento della stagnola sopra la torta, per far sì che cuocia bene senza brunirsi in cima.
Ripeto: non mangiatela subito, ma lasciatela lì anche un giorno o due. E poi sappiatemi dire se non è roba da resuscitare i morti...
ciao
ale

martedì 1 novembre 2016

TORTA PANDAN-RELLO


Della Torta Panarello e di che cosa essa significhi per Genova e i Genovesi avevo gia' parlato ampiamente qui

Del Pandan (in italiano Pandano), invece,  parlo ora per la prima volta, quanto meno in termini ufficiali, visto che e' da quando l'ho scoperto (praticamente, il giorno dopo essere sbarcata qui a Sing Sing) che ammorbo figlia, marito, amiche e compagnia bella su quanto mi piaccia quest'erba :), anzi questa foglia: visto che e' dalla foglia di questo albero che tutto ha inizio

image from here

Dopo il cocco, il pandano e' l'albero da cui le popolazioni dell'Indocina hanno tratto la maggiore fonte di sostentamento: cesti, stuoie, borse, cappelli, pennelli, tovaglie, reti, carta, sostegni per la coltivazione della vaniglia, barriere frangivento e tutti quegli oggetti che oggi fanno parte dell'artigianato locale o dei metodi di agricoltura tradizionali hanno in realta' radici antiche, che speso coincidono anche materialmente con le radici esposte o le foglie di questa pianta.
Il gusto dolciastro della polpa che si ricava dalla foglia ha poi spianato la strada della cucina: dai cestini per le cotture al vapore alle foglie annodate e buttate nei brodi o stese nei cesti per il riso, per conferire ai cibi profumi e retrogusti delicati e "tipici", non c'e' casa dove si pratichi una sana cucina locale da cui non spuntino ciuffi di queste foglie. I wet market ne abbondano, sono una presenza costante nei supermercati locali e, sempre piu' spesso, compaiono anche in quelli degli expat, a conferma che anche i ricchi Singaporiani, che pure hanno ripudiato il cinese e le offerte al tempio, di fronte al Pandan non sanno dire di no.

da cruda


Aggiungiamoci anche che fa bene (depura e rinvigorisce)- e il quadro e' completo, almeno per loro.
A conquistare me, invece, e' stato il sapore.
Ad essere sincera, all'inizio pensavo fosse matcha.
Come dire, "vade retro, Satana"
Tant'e' che nel primo viaggio da turista avevo gentilmente glissato.
"ne possiamo fare a meno", avevo detto, inebriata com'ero dal profumo delle spezie e delle 50 sfumature di cocco che qui e solo qui aprono infiniti mondi ai buongustai dell'intero pianeta.
Ma dopo, l'immersione nella cultura locale doveva di necessita' passare anche dalla colazione tipica indonesiana.
E qui, il colpo di fulmine.
Una roba adolescenziale che vi risparmio, tranne che per il dettaglio dei bagagli che, da allora, sono sempre misteriosamente tinti di verde.

il ventilatore a palla nuoce gravemente alle decorazoni con lo zucchero a velo


In questi giorni si e' consumata un'altra pagina importante della nostra vita.
Propriamente, dovrei dire "si e' scritta".
E' il sistema nervoso, quello che si consuma.
La pagina, si scrive.
Almeno finche' non arriva Freud- e si capisce solo quando si mette il punto, la fatica che ci e' costata, arrivare fin li'.
Si volta pagina, insomma- e naturalmente, il prossimo e' un foglio bianco.
Nulla e' ancora stato scritto, finora, della nostra nuova storia.
A parte dove si ambientera'.
Vale a dire, in quella Singapore che e' destinata a restare la nostra residenza per ancora qualche anno e che si avvia, ogni giorno di piu', a diventare la nostra casa.

In mezzo, comunque, c'e sempre Genova, per quei casi fortuiti della vita, per cui i colleghi di ufficio e i vicini di casa li vai a conoscere a 10000 km di distanza.
E te ne rallegri, sia chiaro, perche' non c'e' come quei 10000 km di distanza che ti facciano stringere legami immediati e profondi con chi fino a due giorni prima nemmeno conoscevi di nome. Ma basta dire "semmu de Zena" ed ecco che cadono le barriere.

E quindi, per celebrare degnamente la sacrosanta unione dei due mondi fra cui viviamo sospesi, ecco cosa e' uscito, dalla mente malata poliedrica della sottoscritta

LA TORTA PANDAN-RELLO 
(al cocco e Pandan)



Partiamo dagli ingredienti originali
6 mandorle sgusciate
4 uova intere
200 g di zucchero
175 g di burro (morbido, non fuso)
80 g di fecola + 80 g di farina
1 bustina di lievito
la punta di un cucchiaino di essenza di mandorle

facciamo le opportune sostituzioni
2 cucchiai di cocco disidratato (o farina di cocco)
4 uova intere
200 g di zucchero
175 g di burro morbido, a temperatura ambiente
100 g di fecola di patate
60 g di farina
2 cucchiaini colmi di lievito
3-4 gocce di essenza di pandan 
zucchero a velo per decorare


Procedimento
Accendete il forno a 180 gradi, modalita' statica
Imburrate e infarinate uno stampo di 22 cm di diametro.
Setacciate la farina, la fecola e il lievito e tenete da parte
Montate bene il burro con lo zucchero, fino ad ottenere un composto soffice e spumoso
Aggiungete le uova, uno alla volta, sempre montando.
Unite poi la farina di cocco e le farine setacciate col lievito, montando a velocita' bassa
Aggiungete l'essenza di pandan e incorporatela con una spatola: il composto deve essere ben colorato di verde, in modo uniforme.
Versate il composto nello stampo, battetelo sul piano di lavoro per stenderlo in modo uniforme, senza bolle d'aria.
Infornate in forno gia' caldo per circa 30 minuti: alla "prova-stecchino" lo stuzzicadenti deve uscire umido, non asciutto, ma senza grumi di impasto attorno.
Se la superficie dovesse scurire troppo, copritela con un foglio di alluminio, negli ultimi 5 minuti di cottura.
Sfornate, fate riposare per 15 minuti, poi sformate sul piatto da portata
Lasciate raffreddare compeltamente, prima di decorarla con lo zucchero a velo.
A domani, con una nuova ricetta!
Alessandra