martedì 12 giugno 2018

NO BAKE LEMON MACAROON CHEESE CAKE

 


Quando avevo l'età di mia figlia, ero la più grande esperta vivente di porcate alimentari.
Ero in grado, senza battere ciglio, di sciorinarvi tutta la mappa dei Mc Donald's d'Europa, con tanto di declamazioni dei menu e di degustazioni comparate dei Mc Nuggets e dei milk shake alla fragola; potevo dirvi quanti anelli di cipolla erano contenuti nelle diverse porzioni di onion rings del Burger King, quale fosse l'orario migliore per un Buddy Meal al KFC e se fossimo stati in confidenza vi avrei anche mostrato le prove della conoscenza sul campo, dalla collezione delle sorprese degli Ovetti Kinder e del Mulino Bianco fino alle confezioni da 24, unte e rigorosamente vuote, dei Dunkin Donuts. Se poi aveste fatto trapelare qualche segnale di complicità, di sicuro saremmo passati allo scambio dei segreti più inconfessabili, elencati in ordine cronologico nel solo vero kamasutra che abbia mai avuto diritto di cittadinanza in camera mia- e cioè, il "come mangi la Girella" "da dove inizi con il  Buondì motta" fino all'apoteosi dei sensi delle rotelle di liquerizia Haribo che, vista l'importanza rivestita nella formazione gastronomica della sottoscritta, meriterebbero un trattato a parte.



Per la legge della compensazione, che funziona sempre perfettamente quando si abbina alla vista lunga della sfortuna  mia figlia che ha ora l'età che avevo allora è una sacerdotessa dell'healthy food.
Capisco Medea, per dire.
La fregatura maggiore non sta nè nella tristezza della spesa, nè nel costante sfracellamento di maroni a cui sono sottoposta, da un anno a questa parte,a botte di "queste non sono proteine", "questo è ZUCCHERO, MAMMA, TI RENDI CONTO CHE QUESTO E' ZUCCHEROOOO!!!!", quanto piuttosto nel fatto che il sostegno di mia figlia venga meno, nel momento del bisogno.
Perchè, in questi ultimi anni, quelli in cui la Natura fa a noi donne il dono di ingrassare ad ogni respiro, ho dovuto di necessità tagliare di netto, alla voce porcate.
 Avrei preferito farlo alla voce "respiro", ovviamente, ma non è stato possibile.
Il sacrificio ha assunto poi proporzioni epiche da quando abito qui, nella sublimazione del regno delle porcherie: ogni giro al supermercato è un condensato delle fatiche di Ercole, con tutte le collezioni di Oreo che, come le teste dell'Idra di Lerna, spuntano dagli scaffali, assieme ai pomi d'oro dei Ferrero Rocher (gli Asiatici ci impazziscono, più che per la Nutella - e vai di serie limitate) e alle cinture, non di Ippolita ma di ogni più inverosimile prodotto che ha tutto, ma proprio tutto, per rendersi irresistibile ai miei occhi, colore radioattivo compreso.
E' qui che entrerebbe in gioco mia figlia: perchè quello che non posso comprare per me, posso ovviamente comprarlo per lei. E una volta in casa, chi andrebbe a disquisire su sottigliezze e dettagli, riguardo a chi ha effettivamente fatto fuori i kit kat al pandan, per dire?


Di conseguenza, quando ho dovuto scegliere (sottolineo "ho dovuto") una ricetta per questo Starbook, ero parecchio affranta. Il palato fine di mio marito si sarebbe ritirato sdegnato (gli Oreo, a lui, stanno come l'acqua santa al diavolo, con la differenza che quelli sono ripieni e adesso anche al cappuccino, al lampone, al burro salato e sarà meglio che torni in argomento, va'), di mia figlia, neanche a parlarne, gli amici miei son quasi tutti via- e gli altri partiranno dopo me e  insomma, già mi vedevo da sola, di fronte all'impresa immane di resistere a una montagna di calorie sotto forma di una torta a 4 strati.
E invece...
E invece è andata che la creatura ha fatto il lemon curd e già che c'era pure col burro e già che c'era si è leccata la pentola e già che c'era ha assaggiato un Golden Oreo new ediscion e già che c'era "ne assaggio una fetta" e già che c'era.."se non finisci la tua, ci penso io"
Che, sia chiaro, io l'avrei anche finita da sola, la mia.
Ma già che c'era...
 
ricetta QUI, allo Starbooks