domenica 31 maggio 2020

PUDIM DE LEITE CONDENSADO (budino al latte condensato)



Tre ingredienti
Tre minuti per prepararlo
Almeno tre porzioni, per dirsi soddisfatti. 
Quindi, mi chiedo: cosa state ancora a fare, lì impalati? 


Per prepararlo servono 1 lattina di latte condensato, latte intero e tre uova.
Di solito, si prepara partendo dal caramello ma si può anche evitare, visto che il flan è molto dolce.
  • Se volete fare il caramello, mettete 5 cucchiai di zucchero in una casseruola dal fondo spesso con 2 cucchiai di acqua. Mescolate a freddo, poi accendete il fuoco e fate caramellare, senza mescolare fino a quando vedete che lo zucchero inizia a prendere un colore bruno. A quel punto, è meglio abbassare la fiamma, agitare leggermente la casseruola (o mescolare, con delicatezza) e far caramellare tutto lo zucchero. Deve essere un caramello biondo- ossia, chiaro. Versatelo in uno stampo da crème caramel (il mio è in alluminio) oppure in uno stampo rotondo, senza buco (che poi è la forma tradizionale, quindi va meglio di quello che ho usato io)
  • Mentre il caramello si indurisce (2-3 minuti), versate in una terrina il latte condensato e, usando la lattina del latte condensato come unità di misura, due lattine di latte intero (in pratica, riempite la lattina vuota di latte condensato con il latte, per due volte). Aggiungete tre uova medie e mescolate con una frusta non elettrica o con un cucchiaio. Bastano pochi secondi, il tempo necessario perché tutto si amalgami
  • Versate questo composto sopra il caramello, nello stampo.
  • Mettete lo stampo in una teglia più grande e riempite quest'ultima di acqua (meglio se calda), per tre quarti.
  • Mettete tutto in forno caldo, a 160°C, per un'ora, un'ora e mezza: il flan è cotto quando inizia a staccarsi dai bordi. Se usate uno stampo senza buco, il flan risulterà più basso, quindi impiegherà meno tempo a cuocere. Se usate uno stampo come il mio, calcolate un 20-30 minuti di più (dipende dai forni)
  • Sformate e lasciate raffreddare a temperatura ambiente, prima di sformare su un piatto da portata: almeno un'ora.
  • Andrebbe servito freddo di frigorifero (oppure a temperatura ambiente).
  • E' molto dolce, ma è una bontà.

CORONA DI RISO AI PORCINI CON POLPETTINE DI POLLO AL DRAGONCELLO EBBASTA



Dopo il parere positivo del pranzo dello scorso week end (lasagne al forno ai pesto di broccoli, focaccia e torta al rabarbaro), il collega di mio marito ha richiesto un bis, altrettanto sostanzioso. La focaccia non si tocca, sul resto si spazia- e stavolta c'è pure un pagamento in natura, visto che sta traslocando e ci lascia in eredità tutte le bottiglie aperte del suo bar. Che a Singapore, fidatevi, è meglio di un assegno in bianco da Cartier. 

Rispondo da par mio- cioè in maniera ingrata, pensando a come arrangiare il  kampong kitchen che ho nel freezer con del riso basmati e quello che trovo nello svuota frigo settimanale. Se non che, la sorpresa: del kampong kitchen resta un petto di pollo e nient'altro. 

E quindi....

CORONA DI RISO AI PORCINI CON POLPETTINE DI POLLO AL DRAGONCELLO E SALSA BIANCA AL PARMIGIANO VACCHE ROSSE




per il risotto
  • 6 manciate di Carnaroli (io avevo un Roma, perché lo uso per gli Arancini, ma continuo a pensare che il Carnaroli non abbia rivali)
  • 2 litri di brodo vegetale + l'acqua di ammollo dei funghi, vedi nota
  • 2 manciate di porcini secchi*, ammollati per mezz'ora in acqua tiepida, leggermente salata e poi tagliati in pezzi con il coltello
  • 1 cipolla piccola
  • burro (stavolta ho usato l'olio)
  • 1-2 spicchi d'aglio 
  • sale
  • due belle manciate di Parmigiano Reggiano grattugiato al momento
  • 25 g di burro

* qui apro la parentesi. A Singapore,ci si arrangia con quello che si ha. Grazie alle scorte di porcini dal Masonshire, riesco a fare dei risotti ai funghi tutto l'anno, aggiungendo funghi freschi (coltivati, fuori stagione, dei finferli in stagione). Uso però l'acqua di ammollo (tiepida, salata e filtrata tutte le volte che sono necessarie, attraverso colino a maglie fitte e telo di mussola bianca), per tirar fuori quanto più sapore possibile. I porcini sono comunque nostrani e mi profumano il frigo per sei mesi almeno. 

Preparate un risotto. 
Non vi sto a descrivere niente, se non qualche nota sparsa
  • l'aglio lo metto solo con i funghi (o col pesce, ma lì faccio tutta un'altra cosa, quindi non conta:) Lo metto intero e sbucciato e lo faccio rosolare nel grasso di cottura prima di aggiungere la cipolla. Poi lo levo 
  • la cipolla soffrigge per 20 minuti almeno. Mi aiuto da subito col brodo 
  • per il brodo, ovviamente è un brodo vero, vegetale e fatto al momento (in mezz'ora è pronto): ci aggiungo due o tre funghi secchi più tutte le fregugge, le bricioline che stanno in fondo ai sacchetti, per dare più sapore di fungo. 
  • mescolo il risotto, perché mi piace cremoso e lo faccio cuocere sempre in tanto brodo. 
  • L'acqua dei funghi la aggiungo all'ultimo, quando il chicchi sono quasi cotti, al posto degli ultimi mestoli di brodo. 
  • Manteco a fornello spento, a recipiente coperto, mescolando dopo tre minuti, quando il burro si è sciolto da solo.
  • Assaggio in continuazione e regolo di sale durante la cottura. 
Va da sé che un risotto comme-il-faut- richiede altri accorgimenti, ma io dovevo fare il pollo, ecco :)

Per la "corona"
Imburrate uno stampo da crème caramel con il buco al centro o uno da ciambella (alluminio o ceramica vanno entrambi bene) e rivestitelo uniformemente di pan grattato. Riempitelo con il risotto, premendo bene con il dorso di un cucchiaio: più è compatto e meglio si sforma. 
Infornate a 180°C per circa mezz'ora: io controllo la crosticina dorata in superficie. Appena si forma, spengo e sformo. 
Fate intiepidire per almeno 15 minuti, prima di sformare.

Mentre il riso in forma cuoce,  preparate LE POLPETTE

1 petto di pollo (500 g circa)
1 etto di bacon  della migliore qualità (da voi è la pancetta tesa, non cotta)
un bel ciuffo di dragoncello
un cucchiaino da caffé di allspice
un cucchiaino da té di sale
due fette di pan carré private dei bordi, ammollate nel latte e ben strizzate
un po' di uovo (uno intero è tanto, rischiate che vi vengano dure)

Tritate le carni e il pane nel robot, aggiungete le erbe, le spezie e l'uovo e amalgamate bene. Con le mani leggermente umide, preparate tante polpette che poi passerete nella farina, poi nell'uovo e poi nel pan grattato. Tenetele in frigo, sigillate con pellicola trasparente, fino al momento di cuocerle 

A questo punto, il riso dovrebbe essere cotto. Sfornatelo e lasciatelo intiepidire. 
Mentre intiepidisce, preparate la Salsa e mettete le polpette in forno, 180 gadi, una ventina di minuti. Ricordatevi di irrorarle con un filo d'olio, sennò vi vengon pallide come le mie (mi sono dimenticata il dettaglio :) 
A questo proposito, più piccole sono le polpette, prima cuociono. A buon intenditor, insomma...

per la SALSA BIANCA AL PARMIGIANO 
preparate una besciamella densa (50 g di burro, 50 g di farina, 500 ml di latte e poco sale). Quando è cotta (calcolate circa 8 minuti dal bollore, a fiamma bassissima: io di solito assaggio, se non si sente più il sapore della farina, la besciamella è pronta) aggiungete fuori dal fuoco circa 50 g di Parmigiano grattugiato. Montate la salsa con il minipimer per 1-2 minuti, fino a quando sarà liscia, densa e vellutata. Tenete da parte

A questo punto, capovolgete lo stampo del riso sul piatto da portata e tenendolo attaccato a quest'ultimo con le mani, agitatelo con una certa forza, in modo da staccarlo dalle pareti e dal fondo. Di solito, ci si riesce. Se doveste incontrare delle difficoltà, passate un coltello a lama liscia lungo i bordi. 

Riempite la cavità con le polpette, calde di forno, nappate con un po' di  salsa bianca al Parmigiano e portate in tavola, accompagnando con altra salsa, da parte. 

Ovviamente è un piatto unico. 
Mettete per iscritto, prima di accingervi alle grandi manovre, a chi toccano le pulizie in cucina, specificando in tutte le lingue che voi, no. 
E - di nuovo- io vi ho avvisato...


venerdì 29 maggio 2020

CALAMARI ALLA GRIGLIA IN SALSA VERDE



Manco da così tanto tempo da casa che- io genovese con i filamenti del DNA intrecciati al Cappon Magro- ho chiesto scusa per l'abbinamento della salsa verde con il pesce. 

Se svelo il segreto di famiglia, per la salsa più cremosa dell'universo mondo, riuscirò ad ottenere il perdono?


SALSA VERDE DI CASA MIA 



Un bel mazzo di prezzemolo, solo le foglie 
2 acciughe sotto sale, diliscate e dissalate
una manciatina di capperi, dissalati
pane raffermo, ammollato in aceto di vino rosso e ben strizzato
1-2 spicchi d'aglio (a gusto)
2 tuorli d'uovo, rassodati
tanto olio extravergine quanto basta per avere una salsa fluida 

Frullate tutti gli ingredienti tranne l'olio, fino ad avere una salsa cremosa, ma molto densa. Aggiungete poi l'olio a filo, sempre frullando, fino ad ottenere la fluidità che preferite. 
A noi piace piuttosto densa, perché la spalmiamo anche sul pane. Se la preferite più fluida, basta un solo tuorlo. 
Ovviamente, è perfetta con le carni lesse e coi i pesci che sanno di poco (come i calamari all'Equatore....)

giovedì 28 maggio 2020

PANDAN CHIFFON CAKE CON L'EXTRAVERGINE



A onor del vero, non sono mai impazzita né per le chiffon cake, né per questa versione al Pandan che, neanche a dirlo, è una specie di istituzione, qui a Singapore. Quelle industriali sono immangiabili, almeno per i nostri palati: aria gommosa, al retrogusto di cocco, ad essere benevoli. Le cose migliorano sul versante del fatto in casa, tant'è che è proprio ad una chiffon casalinga che si deve questo tentativo. Che però, udite udite, è decisamente meglio dell'originale, per merito non mio ma dell'extravergine che regna sovrano nella mia cucina, anche a queste latitudini. 
La ricetta prevede l'uso di succo di pandan (due foglie di pandan spezzettate, frullate e poi passate al setaccio, si fa in un attimo. E pazienza se poi tuo marito ti saluta con un "ciao Hulk"): in mancanza di questo, potete usare l'aroma artificiale che credo si trovi nei negozi etnici. Sennò, ve lo porto, appena arrivo. 
Serve anche lo stampo da chiffon- se non lo avete, vi porto pure quello :) 

PANDAN CHIFFON CAKE

Per uno stampo da chiffon cake di 20-22 cm di diametro

per la base
5 tuorli
45 g di zucchero semolato
80 ml di latte di cocco
3 cucchiai di estratto naturale di pandan 
in alternativa: 1 cucchiaino da caffé di pandan paste
3 cucchiai e mezzo di olio extra vergine di oliva
100 g di farina autolievitante 
in alternativa: 100 g di farina e 2 cucchiaini da caffé di lievito per dolci

per la meringa
5 albumi
una puntina di cremor tartaro
55 g di zucchero

Posizionate la grata del forno nella scanalatura più bassa. 
Accendete il forno in modalità statica, a 170°C
Non ungete lo stampo

Montate gli albumi a neve soda, con il cremor tartato. Alla fine, aggiungete lo zucchero in tre tempi, sempre montando. Continuate a montare per ancora 2-3 minuti. 

Nel frattempo, montate i tuorli con lo zucchero per 3-4 minuti, fino ad avere un composto spumoso e chiaro. Aggiungete tutti gli altri ingredienti, nell'ordine di apparizione :), tenendo per ultima la farina. Unitela in tre tempi, setacciandola ogni volta. 

Unite poi un terzo di meringa, con la spatola, facendo attenzione a non far smontaregli albumi. Unite il secondo terzo e poi l'ultimo, sempre mescolando dal basso verso l'alto, facendo ruotare la ciotola

Versate il composto nello stampo da chiffon e farlo cuocere per mezz'ora senza MAI aprire il forno. 
La chiffon che vedete in foto è stata cotta per 25 minuti- ed aveva bisogno di altri 5 minuti di cottura, per dire. 
Una volta sfornata, mettetela a raffreddare in questo modo, inserendo lo stampo sul collo di una bottiglia. Se non lo fate, i bordi della chiffon cederanno un poco (vedere la mia: dove c'è da dare il pessimo esempio, sono sempre in prima fila)


Quando la torta si sarà completamente raffreddata, sformatela su un piatto da portata e servite. 

mercoledì 27 maggio 2020

RATATOUILLE VELOCE (STIR-FRY)





Il sacro fuoco delle pulizie ha avuto come unica conseguenza sulla vita quotidiana la scomparsa dei sacchetti della rumenta: di solito ne siamo invasi, ancor più da quando abitiamo qui, dove i sacchetti della spesa corrispondono praticamente agli oggetti comprati. Insacchettano alle casse, secondo una procedura che mi è ancora sconosciuta ma che fa sì che esca ogni volta con una decina di sacchetti semivuoti per mano, tutti accomunati dall'invito a salvare l'ambiente e a non esagerare con la plastica e insomma, a farla breve, ho la dispensa piena. 
O meglio: avevo, perché dopo che sono stata contagiata dal magico potere del riordino, li ho utilizzati tutti, i non biodegradabili per gli imballi, quelli bio per la rumenta, col risultato che ci siamo accorti all'improvviso che erano finiti TUTTI. 
E così, son dovuta tornare a fare la spesa, praticamente solo per quello. 
Anzi, già che avevo una missione, mi son pure lasciata un po' andare, perché vuoi non prendere il kg di sedano in offerta o quella confezione famiglia  di tahini che si è tirata dietro da sola anche 6 lattine di ceci in scatola e un sacchetto di limoni-che però allora prendo anche i lime- e se ho i lime senza gli avocado, mi spieghi cosa me ne faccio- e però allora prendo anche le banane perché altrimenti non mi maturano più (gli avocado. Se li mettete vicino alle banane, maturano che è un piacere. Poi vi tocca mangiarli tutti assieme, ma è un dettaglio :) 
E dunque, ho di nuovo il frigo pieno da scoppiare. 
Ma ho i sacchetti della rumenta
E mi sa che ho inventato una nuova versione del The Circle of Life.
Caro il mio Elton, tié :) 


RATATOUILLE SVUOTA FRIGO
(in agrodolce)



Da quando mi sono abituata alle verdure cotte con lo stir-fry (saltate in padella, per dirle in Italiano), non riesco più a riconciliarmi con altri metodi, su tutte la lessatura. Ormai cuocio tutto nel wok (quello Ikea va benissimo) e in pochi minuti ho tutto pronto, bello croccante come piace a me. 

Questo è uno svuota frigo, l'omissione più colpevole è quella delle zucchine e delle olive che andrebbero aggiunte, per una ratatouille comme-il-faut. Io di solito metto il concentrato di pomodoro, ma ovviamente salse o meglio ancora pomodori freschi sono il top

2 cucchiai di olio extra-vergine di oliva
2 spicchi d'aglio sbucciato
1 cipolla bionda, sbucciata, mondata e tagliata a dadini
1 gambo di sedano, mondato e affettato finemente
3 carote, mondate e affettate
mezzo peperone rosso e mezzo peperone giallo, mondati, privati delle parti bianche e dei semi e tagliati a listarelle
una melanzana, mondata e tagliata a cubetti 
un pezzetto di peperoncino rosso thai (brucia parecchio)
1 cucchiaio di triplo concentrato di pomodoro, stemperato in 2-3 cucchiai di acqua o brodo
sale
basilico fresco
2 cucchiai di aceto di vino rosso
2 cucchiaini di zucchero


Il segreto è non usare mai acqua, lavorare sempre a fiamma alta e fare in modo che le cotture sfruttino gli umori che rilasciano spontaneamente col calore
Si fa insaporire l'olio con l'aglio, decidete voi poi se lasciarlo o meno (a noi piace, io lo tolgo solo alla fine)
si parte con la cipolla, la si sala leggermente e la si fa andare, per 3-4 minuti. Se non siete capaci a far saltare il cibo in padella (io non lo sono), basta mescolarlo sempre. 
Poi si aggiunge il sedano, poi la carota, poi il peperone, poi la melanzana: calcolate circa 2 minuti di cottura, fra un inserimento e l'altro. dovete sempre lavorare a fiamma viva e mescolare. In ultimo, unite il pomodoro e qualche foglia di basilico, stracciata con le mani. Regolate di sale. 
Tenete comunque a portata di mano dell'acqua o del brodo caldi, nel caso le verdure dovessero risultare asciutte: di solito, l'acqua dove avete stemperato il concentrato di pomodoro dovrebbe essere più che sufficiente 
Se volete fare l'agrodolce, mescolate da parte zucchero e aceto, versateli sulle verdure e proseguite la cottura per un altro minuto, in modo che l'aceto evapori e lo zucchero si sciolga e si amalgami bene alla salsa. 
Il giorno dopo è migliore. 
Se ci arriva. 

TZATZIKI DI RAVANELLO- CREMA DI MELANZANE- PITA BREAD



Avevo un barattolo da kg di yogurt in frigo che mi ricordava minaccioso, ogni volta che aprivo lo sportello, che era lì lì per scadere. 
Per cui, la buona massaia che c'è in me aveva deciso di preparare un bel pranzo mediorientale, a base di pita, tzatziki, raita e babaghanoush, con lo yogurt a fare da filo conduttore fra i piatti e la mia soddisfazione. 
E mettine un cucchiaio nela pita, e mettine 5 cucchiai nello tzaziki, e fai la base per il babaganoush e adesso preparo pure il raita, ma prima fammi assaggiare un po' di questo tzatziki coi ravanelli che son secoli che non lo faccio....
E che, udite udite, è dolce. 
Perché lo yogurt, udite udite, tiene lo zucchero d'uva
E no, non c'è verso di rimediare. 
Per cui, butta via la base del babaghanoush, rinuncia al raita, prega che la cottura faccia il miracolo e salvi la pita e prova a pensare positivo, che in foto lo zucchero d'uva non si vede- e nemmeno si sente l'eco delle prese per i fondelli della famiglia felice....



TZATZIKI DI RAVANELLO


Vecchia ricetta di menuturistico, che mi è tornata in mente dopo che l'ho vista riproposta sulla bacheca di FB di una amica bravissima. Si va a occhio, ovviamente

10-15 ravanelli (qui sono tutti piccoli)
2 spicchi d'aglio
200 ml di yogurt, meglio se greco
sale
aneto (meglio se fresco, io non lo avevo)

A me piace lo tzatziki ricco, quindi probabilmente metto meno yogurt delle dosi consigliate, e non eccessivamente grasso: so che tanti mettono l'olio, io no. Il pepe rosa, invece, ci starebbe benissimo e la prossima volta lo aggiungo. Qui cucino in modo estemporaneo, ma sarebbe meglio far riposare in frigo lo tzatziki per qualche ora, per meglio amalgamare i sapori


CREMA DI MELANZANE



Anche questa, con quello che c'era
1 melanzana grande
un ciuffo di menta
un po' di prezzemolo
peperoncino
aglio
olio extravergine
sale

Ho fatto arrostire la melanzana  direttamente sulla fiamma, come con i peperoni. (unico accorgimento, un foglio di stagnola attorno al fornello: dovrete pulire comunque, ma vi risparmia la parte più grossa), poi l'ho fatta intiepidire e l'ho sbucciata. L'ho frullata in crema con tutti gli altri ingredienti, aggiungendo l'olio a filo, come per fare una maionese

P.S. un altro metodo per arrostire le melanzane sulla fiamma è quello di avvolgerle in carta stagnola e procedere un po' alla volta. E' indicato solo se avete paura di bruciarvi (ma, a questo punto, meglio lavorare su una piastra, cosi le lasciate lì e fate dell'altro :)  


PITA
(cotta sulla piastra)


500 g di farina per pane
1 cucchiaino da té di lievito secco
280 ml di acqua tiepida
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaio di yogurt bianco, intero (e non dolce)

Impastate tutto per una decina di minuti, fino ad ottenere un impasto liscio, leggermente appiccicoso ma elastico. Fate lievitare fino al raddoppio, poi dividetelo in 10 pezzi e stendeteli con il mattarello in tanti ovali. Lasciateli riposare mezz'ora, poi stendeteli di nuovo (dovranno raddoppiare di lunghezza): in questo modo, otterrete delle sfoglie sottili, che potete stendere ulteriormente con i pugni (un po' come per la focaccia al formaggio), perfette per essere cotte in padella. 
Mettete sul fuoco una piastra o una padella per crépe o una padella (meglio se non antiaderente) e scaldatela alla massima temperatura. Cuocetevi le pita, una per volta, pochi minuti per lato. Impilatele a mano a mano che sono pronte e tenetele in caldo sotto un telo pulito. 


martedì 26 maggio 2020

I DOUGNHUTS DI JUSTIN GELLATLY


Non affannatevi a cercare altre ricette, perché questi Doughnuts sono i migliori in circolazione. D'altronde, il loro artefice è diventato famoso grazie a questi, visto che il suo forno a Borrough Market è da anni méta di tutti i golosi del mondo (Bread Ahead, Cathedral Street, Borough Market, ma sono anche a Chelsea e a Wembley), William & Kate inclusi (il pane servito alle loro matrimonio è uscito dalle mani sante di Justin, per dire)

Li preparo da anni, con una tabella di marcia che condivido qui con voi, perché è infallibile (a meno che non decidiate di preparare gli gnocchi alla barbabietola, nel mentre...)

I tempi lunghi sono dovuti alla lunga lievitazione che è essenziale per la buona riuscita. Ma se seguite questa tabella, non vi peseranno cosi tanto. 
Di solito, li programmo per il pomeriggio, a merenda. 

IL GIORNO PRIMA
- alle h 18, mettete su l'impasto. E' piuttosto veloce, per cui dovreste aver finito già dopo un quarto d'ora
- trasferite l'impasto in una terrina spolverata di farina e sigillatelo con pellicola trasparente. Lasciatelo riposare in luogo tiepido per almeno 2 ore. Poi mettete in frigo, fino al giorno dopo

IL GIORNO DOPO

- alle 10 del mattino, tirate fuori l'impasto dal frigo e lasciatelo un'ora a temperatura ambiente
- iniziate a formare i singoli pezzi alle 11: per le 11.30 dovreste aver finito
- sistemate i donuts su due teglie o due grandi taglieri, rivestiti di carta da forno, un po' distanziati fra di loro. Coprite con un telo e lasciate lievitare per 4 ore.
(controllate che non passino di lievitazione, ovviamente: ma di solito ci vogliono tutte. Il lievito non è pochissimo, ma l'impasto è molto grasso)
- dopodiché, friggeteli

TRUCCO PER TRASFERIRLI NELLA PADELLA SENZA SGONFIARE I DONUTS MANEGGIANDOLI CON LE MANI

- tagliate con le forbici la carta da forno, in modo da "prendere" uno o due pezzi per volta. Tenete i due lembi della carta da forno con entrambe le mani, come se fosse una sorta di "barella" per i donuts. Immergetene un lembo nell'olio bollente (senza la mano, ovviamente) e vedrete che con il calore i donuts scivoleranno via spontaneamente: voi dovete solo tenere il lembo della carta da forno fuori dall'olio e tirarla via appena i donuts saranno scivolati nel grasso. E' più facile a farsi che a dirsi e vi assicuro che è un sistema infallibile, molto più efficace che il tarocco spolverizzato di farina. 


- FARCIRLI E COPRIRLI DI ZUCCHERO 
I donuts vanno coperti di zucchero da caldi e farciti da freddi. 
Di solito, nelle ricette dicono di metterli in una terrina piena di zucchero semolato e farli rotolare lì dentro. Funziona benissimo, ma solo con i primi 6-7: perché dopo lo zucchero si impregna dell'olio e diventa del tutto inutilizzabile. Il mio suggerimento è di mettere 2 cucchiai di zucchero dentro un sacchettino per alimenti, infilarci due donuts alla volta, agitare bene e procedere con i successivi. Appena vedete che lo zucchero non è più pulito, buttatelo via e sostituitelo con altro nuovo, sempre in modiche quantità. 

Per la farcitura, usate una tasca da pasticciere con una bocchetta appuntita e larga (l'ideale è quella a stella, da 1 cm). Prevedete grandi quantità di crema, perché ne richiedono tanta, ciuffetto esterno compreso. 

I DONUTS DELLA FOTO 
non sono ripieni, perché non avevo tempo. Li ho solo decorati con della pasta di pistacchio e della Nutella, ma per il resto erano vuoti. Ma vi assicuro che nessuno ha protestato. 

RICETTA
500 g di farina forte (io ho usato la Caputo rossa) 
15 g di lievito di birra fresco, sbriciolato
60 g di zucchero
4 uova medie, a temperatura ambiente
150 ml di acqua
la scorza grattugiata di mezzo limone
10 g di sale
125 g di burro morbido

2 litri di olio di semi per friggere 
(io ho usato un olio di semi di girasole organico e me ne è bastato un litro solo. Non so se sia dipeso dall'aggettivo :))

Mettete tutti gli ingredienti tranne il burro nella ciotola dell'impastatrice e lavorate a velocità media per 8 minuti. 
Fate riposare 1 minuto, poi ripartite, sempre a velocità media, ed incorporate il burro, un pezzetto alla volta. Quando tutto il burro è stato incorporato, aumentate la velocità e lavorate per 5 minuti alla massima potenza, fino ad ottenere un impasto lucido, elastico e per nulla appiccicoso. 
Sigillate la ciotola con pellicola trasparente e fate lievitare, dalle 2 alle 3 ore: l'impasto dovrà crescere, non necessariamente raddoppiare di volume. 
Mettete in frigo (4- 5 gradi) tutta la notte
Al mattino, tirate fuori l'impasto dal frigo e ricavatene 20 pezzi, da 25 g ciascuno. 
(Gellatly vi fa lavorare subito dopo aver tirato fuori l'impasto, io preferisco lasciarlo un'oretta a temperatura ambiente)
Date a ciascun pezzo la forma tondeggiante di un piccolo panino, disponeteli via via su un vassoio o un tagliere ricoperto di carta da forno, a 2 cm di distanza l'uno dall'altro e coprite con un telo. 
Lasciate lievitare fino al raddoppio (4 ore)
Scaldate un litro d'olio in una casseruola dai bordi alti, meglio se dal fondo stretto, fino a 180°C. (per chi non ha il termometro, fate la prova con il pezzetto di pane. Deve sfrigolare da subito e prendere un bel colore dorato). 
Friggete i donuts a due alla volta, meglio se col sistema che vi ho spiegato sopra, 2 minuti per parte: vedrete che la parte superiore gonfierà subito e tenderà a salire verso l'alto e lo stesso succederà quando lo girerete. Non volano, non preoccupatevi: ma tenetevi pronti con la schiumarola, per spingerli delicatamente verso il basso, se dovessero salire troppo. E' che sono leggeri come nuvole
A mano a mano che sono cotti, scolateli bene con un mestolo forato, fateli asciugare su carta assorbente da cucina e poi passateli nello zucchero semolato. 
Potete farcirli come volete (seguite i consigli in apertura): ma vi assicuro che sono perfett già cosi. 
Alla prossima
Alessandra 



lunedì 25 maggio 2020

GNOCCHI DI PATATE E BARBABIETOLA


Questa va nel "diario della cucina della quarantena", un po' perché dubito che al pubblico italiano possa interessare una ricetta così banale, un po' perché non li farò mai più. Quanto meno non in concomitanza con la frittura dei krapfen (che hanno pensato bene di passare di lievitazione nel momento in cui ho iniziato a formare gli gnocchi) e non per quell'ingrata famiglia che mi ritrovo: che, dopo un forsennato via vai per cucina e anticucina così articolato
-forma gli gnocchi
-friggi due bomboloni
-sorveglia la frittura
-torna agli gnocchi e scopri che nel mentre hanno assorbito tutta l'umidità dell'aria dell'Equatore
- riforma gli gnocchi
- l'olio della frittura fuma e ti impesta tutta la cucina
- togli l'olio dal fuoco, riportalo a temperatura, mettici due krapfen e torna di corsa agli gnocchi "che adesso non mi fregate più"
- brucia i krapfen

dicevo, dopo due ore di questo andirivieni, quando, sfinita, frustata e bisunta, tutta rosa dalla testa ai piedi in stile prodotto dell'accoppiamento fra Pippa Pig e il Tenerone ho finalmente servito il pranzo, il solo commento ricevuto è stato un : "ma perché fai queste cose? lo sai che noi possiamo anche saltare pasto". 

Dedicata a tutte quelle donne che hanno imparato a muovere un dito ogni tanto e ad essere sommerse di complimenti e di regali, a patto che mi sveliate il segreto. 
Per la prossima vita, intendo. Che per questa, ho perso tutti i treni....



sabato 23 maggio 2020

TORTA AL RABARBARO CHE PIU' BUONA NON SI PUO'



Purtroppo, non ho "foto-della-fetta" perché quella di prova ce la siamo mangiata tutta e quella da fotografare è finita nel lunch box del marito che oggi lavora in ufficio e, a suo dire, sarei una gran maleducata a pretendere una fetta per il blog. 
Anche da qui si intuisce che sia la miglior torta al rabarbaro mai fatta finora, per cui è meglio che non mi perda in preamboli e scriva la ricetta, prima di dimenticarmela, more solito 

Importante: vista la grande quantità di rabarbaro, serve uno stampo largo e basso, perché la torta possa cuocere in modo uniforme. 24 cm è l'ideale, per queste dosi, meglio se a cerniera

130 g di burro morbido
200 g di zucchero
3 uova
200 g di farina
2 cucchiaini di lievito per dolci
700 g di rabarbaro, al netto degli scarti, tagliato a pezzettini
scorza d'arancia ed estratto di vaniglia per profumare
mandorle a lamelle e zucchero extra, per la superficie

Accendete il forno a 180°C, modalità statica
Con le fruste elettriche, montate il burro con lo zucchero fino a quando saranno gonfi e spumosi. Unite le uova uno alla volta, sempre montando, il lievito, la farina, gli aromi. In ultimo, aggiungete il rabarbaro. Non lavorate troppo l'impasto: appena gli ingredienti sono bene amalgamati fra loro, versate il tutto nello stampo, precedentemente imburrato e infarinato, e cuocete in forno già caldo per 35-45 minuti. Fate intiepidire nello stampo per una decina di minuti, poi sformate e servite. 

A dispetto della sua semplicità, è raffinatissima e non sfigura nemmeno in una cena comme-il-faut, specie se guarnita con qualche accessorio (una pallina di gelato alla vaniglia o alla fragola, una di sorbetto all'arancia o una crema inglese agrumata, tanto per fare i primi esempi che mi vengono in mente)

venerdì 22 maggio 2020

INSALATA RUSSA UN PO' SVEDESE



Questo sacro fuoco dell'ordine ha investito ovviamente anche l'armadietto  l'armadio quella mezza cucina più dispensa esterna dove ammasso le teglie. 
Ero pronta ai grandi numeri dell'alluminio, memore dei ripulisti degli anni scorsi. 
A colpirmi alle spalle, è stato il silicone: sono talmente sotto shock che neanche mi son voluta togliere lo sfizio di contarli. Li ho solo ammassati in 2 scatole ikea, ovviamente senza coperto e meno male che il materiale è flessibile perché altrimenti non stavano nemmeno lì. 
Da qui, il secondo buon proposito, oltre a quello di svuotare frigoriferi, freezer e dispense, di usare almeno una volta nella vita questi belin di stampini. 
E quindi, oggi vi tocca l'insalata russa fighetta. 
E provate a lamentarvi, intendo. 


.. che poi ci sta pure che abbia scoperto l'uovo di Colombo, con sta faccenda delle monoporzioni. Perché una volta che metti la maionese negli stampi e fai questi affarini carini, per sformarli c'è bisogno di freezer. E finire per ritrovarti con 6 fiorelloni di insalata russa è un attimo. Ma la parte furba è che te li puoi gestire comodamente, tirarli fuori alla bisogna, trasformarli in una cena leggera per due persone se ci aggiungi uova sode, avocado, gamberetti e altri cetrioli, il tutto con le dosi di una insalata russa che, fino ad oggi, permaneva in frigo fino allo sfinimento. Oggi, per dire, ci siamo mangiati i due che vedete in foto. Adesso ne ho altri 4 e mi sta venendo in mente che il freezer più che svuotarlo lo riempio di cose diverse, ma vabbé: facciamo che oggi mi godo la furbata e poi domani penserò alle conseguenze
Ecco la ricetta (svuotafrigo)

INSALATA UN PO' RUSSA UN PO' SVEDESE


per 6 stampini della grandezza di quelli che vedete in foto
2 patate, pelate, lessate e ridotte in purea 
200 g di pisellini, sbollentati
200 g di carote, mondate, tagliate a dadini e sbollentate
una piccola barbabietola cotta e tagliata a dadini
1 piccola aringa affumicata, sfilacciata con le mani
5-6 cetriolini sottaceto, a rondelle
mezza cipolla rossa dolce, a dadini
2 cucchiai di maionese
1 cucchiaino di salsa al rafano (horseradish sauce, in alternativa senape)

per rivestire gli stampini 2 cucchiai di maionese

Mettete tutti gli ingredienti in una ciotola e li amalgamate, con un cucchiaio
Rivestite gli stampini con un velo di maionese, aiutandovi con il dorso del cucchiaio, poi li riempite fino al bordo con l'insalata russa e li mettete in freezer per una notte. 
Al momento di servire, sformate sui piatti da portata. 
Potete decorare a piacere con uova sode, altre verdure lesse, altri sottaceti, gamberetti etc. 
Una porzione varrebbe per due, perché è pur sempre un antipasto. 
Il condizionale è sempre d'obbligo, ma io vi ho avvisato. 
Buon appetito!


giovedì 21 maggio 2020

SALTED CARAMEL BANANA and RHUM MERINGUE PIE (NO BAKE)


... E ditemi com'è che, di fronte a un'alternativa golosa ma sana, ricostituente, ringiovanente, scelgo sempre la via della perdizione. 

Che poi, stavolta, a dirla tutta, io non ne ho mangiata una briciola, di questa Pie al Caramello Salato, Banana, Cocco e Rum- e tutto grazie alla repulsione che provo per le banane, praticamente da quando sono nata. Naturalmente, il karma ha colpito appioppandomi marito e figlia che, invece, le mangiano e, soprattutto le comprano, lasciandomele lì a marcire perché una fa troppa fatica a sbucciarle (cit.), l'altro fa troppa fatica a pensare di sbucciarle. 
E così, non mi resta che inventarmi qualcosa ogni volta.
E stavolta, pare che ne sia valsa la pena. 
Sulla fiducia, olè

CARAMEL SALTED BANANA AND RHUM 
MERINGUE PIE 



per la base
250 g di digestive, polverizzati finemente con il mixer 
100 g di burro fuso

Imburrate uno stampo a cerniera con i bordi bassi o, meglio ancora, uno da crostata o da pie con il fondo rimovibile. Altrimenti, uno stampo rotondo a bordo liscio di 20 cm di diametro. Mettete sul fondo un cerchio di carta forno, ritagliato di misura, per evitare di rigare lo stampo durante il taglio. 
Rivestite con il composto di burro e biscotti fondo e bordi dello stampo e mettete in frigo a compattare, mentre preparate la crema 

per la crema

sono andata a occhio, quindi non pesate tutto col bilancino del farmacista, ma regolatevi anche voi con il buon senso. Quello che importa sono due o tre trucchetti sparsi

Mettete circa 250 g di zucchero in un pentolino dal fondo sottile e fatelo caramellare a fiamma viva. Quando prende un bel colorito biondo, abbassate la fiamma al minimo e aggiungete una noce di burro e, poco alla volta, circa 80 - 100 ml di crema di cocco, bollente. il primo trucco è questo, di inserire nuovi ingredienti alla stessa temperatura del caramello o giù di lì. Siccome a casa è praticamente impossibile, vedrete che si raggrumerà un pochino, ma basterà solo un po' di calore per tornare alla consistenza liscia. In ultimo, quando il caramello ha preso la forma di una salsa densa, aggiungete un bicchierino di rum scuro (non è il caso di scaldarlo, ormai state lavorando una crema) e fate evaporare l'alcool a fiamma viva. Spegnete il fuoco
Schiacciate tre banane mature ed aggiungetele alla crema. Se vi piace, potete anche profumare con un po' di vaniglia. Poi frullate tutto col minipimer, fino ad ottenere una crema liscia. Mettetela di nuovo sul fuoco, questa volta a fuoco medio -basso: dovrà restringersi un po', fino a diventare molto densa, ma morbida. 
Versatela nel guscio dei biscotti e mettete in frigo a rassodare. Io l'ho lasciata 24 ore, perché non avevo il tempo per finirla- ma 2 o 3 ore sono sufficienti. 

Per la finitura, preparate una meringa con due albumi e 5-6 cucchiai di zucchero a velo. Spalmatela sulla crema (io ho usato una tasca da pasticcere con bocchetta liscia, ma potete anche spatolarla, nel caso ve ne avanzerà un po') poi brunitela con il cannello oppure sotto il grill, alla massima potenza per pochi secondi. 

Mia figlia, grande consumatrice della composta di banane di Ottolenghi (non quelle domestiche, ma quelle originali) ha commentato: "prendilo per quello che vale, ma a me sembra persino più buona". Il che, considerati i costi dell'originale, vale parecchio :)