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sabato 1 ottobre 2022

MUHAMMARA (OTTOLENGHI)& SALSA DI PEPERONI E NOCI (GHAYOUR)


 Il Muhammara è una salsina a base di peperoni arrostiti, noci, aglio e melassa di melagrana, tipica del Medio Oriente ma meno conosciuta altrove: lo dico a ragion veduta, visto che se non me lo avesse fatto conoscere Eleonora, qualche anno fa, chissà ancora per quanto avrei vagabondato sulle infinite variazioni dell'hummus- e invece, credetemi, questo è più buono. 

Delle mille versioni in circolazione, ho scelto la garanzia, vale a dire la ricetta di Ottolenghi (con lo zampino di Sami Tamimi): più sotto, trovate invece la versione eretica di Sabrina Ghayour, da Simply, con i peperoni crudi. 

MUHAMMARA 

3 peperoni rossi

50 g di pangrattato*

1/2 cucchiaio di succo di limone

1 cucchiaio di melassa di melagrana

1 cucchiaino di peperoncino in fiocchi o di paprika**

1 spicchio d'aglio, sbucciato

50 g di noci

2 cucchiai di olio d'oliva 

sale 

 

* l'ideale sarebbe il pane appena grattugiato, visto che deve essere piuttosto morbido. Qualche volta ho usato il panko e non si è lamentato nessuno :)

** personalmente, paprika tutta la vita, qualche volta anche affumicata. 

Si inizia facendo arrostire i peperoni: l'ideale sarebbe farlo sulla fiamma del fornello (ricordatevi di proteggere il piano di cottura con tanti fogli di alluminio, che raccolgano "l'acqua" dei peperoni in cottura). Da quando vivo a Londra, mi trastullo coi fornelli elettrici e non ho altra alternativa del forno: è anche per questo che uso la paprika affumicata, per accentuare le note più "smoky" che si ottengono solo con la fiamma diretta. In tutti i casi, i peperoni devono essere belli scuri, da tutte le parti. Fateli raffreddare in un sacchetto per alimenti o in un sacchetto del pane: l'umidità trattenuta vi aiuterà a spellarli più facilmente. 

Privateli quindi della pelle, del picciolo e dei semi e metteteli in un frullatore, assieme all'aglio schiacciato, al succo di limone, alla melassa di melagrana e al sale: frullate fino a ridurli in pasta. 

La ricetta originale suggerisce di tritare grossolanamente le noci e aggiungerle alla fine, assieme al pangrattato. Io le aggiungo intere nel frullatore e frullo per pochi secondi. L'importante è che la consistenza non sia vellutata, come l'hummus, ma un po' granulosa. 

IMPORTANTE: se volete fare una versione gluten free (eretica) eliminate il pane e aggiungete 30 g di noci. 

SALSA DI PEPERONI E NOCI 

Questa ricetta proviene invece da Cook My Book e da uno dei libri che abbiamo scelto con le mie amiche, Simply, di Sabrina Ghayour. A rifarla è stata Tina e trovate QUI la ricetta completa. 

Si tratta di una genialata, nello stile dell'autrice, famosa per aver semplificato i piatti della tradizione persiana, affrontandoli con leggerezza e fantasia. E anche se non fatico a immaginare le reazioni dei puristi di quelle parti, in stile Carbonara con la panna, mi godo tutte le scorciatoie, compresa questa. 

Per amore di onestà, il Muhammara è a un altro livello. Ma se siete di corsa e avete bisogno di una salsa golosa e originale, questa è assolutamente perfetta. 


 Lavate bene un peperone rosso, privatelo del torsolo e dei semi e tagliatelo a listarelle prima e a dadini poi. Metteteli in un frullatore, assieme a un peperoncino rosso (precedentemente mondato e privato dei semi- oppure mezzo cucchiaino di peperoncino in fiocchi),1 grosso spicchio d'aglio sbucciato, 50 g di gherigli di noci, un cucchiaio di aceto di vino rosso (*), 3 cucchiai  di olio d'oliva e del sale. Frullate il tutto, fino ad ottenere una crema un po' grumosa e servite

* al posto dell'aceto, io metto la melassa di melagrana. 

Quelle che vedete in foto, sono melanzane grigliate, come da ricetta di Simply. Nel post di Tina c'è tutto. Di mio, vi dico solo che col fatto che vanno praticamente spennellate d'olio di continuo, non è che siano proprio così tanto magre e salutari, come le normali melanzane alla griglia. Ma di così buone, non ricordo di averne mangiate, ecco :)


 



venerdì 24 luglio 2020

AUBERGINES EN CATON




Ovvero, la risposta francese al Babaganoush. 
Che merita tanto quanto, anzi: se preferite sapori più "liguri" (chiedo venia, ma per me Provenza e Liguria gastronomicamente parlando sono sorelle) puntate decisamente su queste melanzane che si preparano in un fiat e finiscono ancora prima

L'unica avvertenza è usare melanzane con tanta polpa, perché da cotte rendono poco. 
4 melanzane grandi
3 cucchiaini di pasta di acciughe buona oppure 5-6 filetti di acciuga dissalati e diliscati
1 cucchiaino di capperi, dissalati
2-3 spicchi d'aglio, sbucciati e tritati fini a coltello
una bella manciata di prezzemolo tritato
un cucchiaino di concentrato di pomodoro
olio extravergine
sale 



Fate arrostire le melanzane, come preferite: in forno o sul fornello, direttamente sulla fiamma, se preferite un sapore più affumicato. Se le arrostite in forno, meglio tagliarle in due, inciderle con un coltello, trasversalmente e condirle con poco sale e olio. La temperatura consigliata è 200°C, fino a quando non saranno tenerissime. 
Mentre cuociono le melanzane, preparate tutti gli altri ingredienti
Dopodiché, prelevate la polpa delle melanzane con un cucchiaio e mettetela in un frullatore assieme a tutti gli altri ingredienti, ad eccezione di olio e sale. Frullate in crema, aggiungendo tanto olio quanto ne serve per ottenere una consistenza vellutata. In ultimo, assaggiate e, se è il caso, regolate di sale. 
Se preferite una consistenza più ruvida, meglio usare il mortaio. Iniziate pestando l'aglio con i capperi e le acciughe, proseguite con il prezzemolo e le melanzane, aiutandovi con poco olio alla volta.

sabato 16 maggio 2020

HUMMUS CON MELASSA DI MELOGRANO



Sarà l'ora tarda, ma mi sono appena consumata un neurone a leggere il lemma dell'Accademia della Crusca sul nome corretto di questo frutto. Se non ho capito male, alla fine, va bene tutto: "melograno" è più frequente, "melagrana" è più recente ma sono entrambi accettati, con buona pace di femministi, sessisti e soprattutto della sottoscritta che, a due giorni dal proclama della ripresa del blog, ha già l'ansia di scrivere qualcosa di sbagliato. 
A cominciare dalla ricetta che non ha niente di ortodosso: ma una delle cose belle del vivere all'estero è l'apertura alle sperimentazioni culinarie. Si parte col dover fare di necessità virtù, si finisce col diventare virtuosi nella misura in cui non ci si fossilizza sulla tradizione. Poi, di sicuro, ciascuna nelle relative lingue, tirerà giù i propri idoli dagli altarini (io ho sant'Alfredo, per esempio, che invoco ogni volta che mi tocca mangiare improponibili piatti di pasta scotta, appiccicata da una salsa al formaggio): ma nel mentre si scoprono sapori nuovi, ingredienti insoliti, abbinamenti sconosciuti. 
E vi assicuro che aiuta, ad ingrassare- ma anche a vivere meglio

HUMMUS DI MELASSA DI MELOGRANO

Versione veloce
1 confezione di ceci in scatola con la loro acqua di conservazione
1 spicchio d'aglio sbucciato
il succo di mezzo limone (filtrato)
2 cucchiai colmi di tahini 
2 cucchiai di melassa di melograno
50 ml di olio extravergine d'oliva
sale 
chicchi di melograno per decorare

Scolate i ceci, tenendo da parte tutta l'acqua di conservazione. Frullate tutti gli ingredienti tranne l'olio, aggiungendo qualche cucchiaio di liquido, per rendere la salsa cremosa. Siccome la melassa tende a "stringere", è probabile che vi serva più liquido del solito: comunemente me la cavo con 3-4 cucchiai da tavola, stavolta ce ne sono voluti di più. 
L'olio va aggiunto alla fine, metà alla salsa e metà sopra, dopo che l'avete disposta nel piatto da portata e avete creato dei solchi concentrici con la forchetta: l'olio andrà a depositarsi lì. 

Versione lunga
La versione lunga parte dai ceci secchi (100-120 g) che vanno messi in una casseruola, coperti con acqua fredda e fatti cuocere fino al bollore. Dopodiché, contate 60 secondi, poi li scolate e li mettete a bagno in acqua fredda, con un cucchiaino di bicarbonato, per tutta la notte. Il giorno dopo li sciacquate bene e li lessate, in un'ampia casseruola, coperti con acqua fredda. Devono cuocere fino a quando saranno teneri, da un'ora a due ore (dipende dalla qualità dei ceci)


Ovviamente, l'hummus preparato a partire dai ceci crudi è più buono: ma, in tutta sincerità, io ho sempre una scorta di ceci in scatola in dispensa e visto che raramente cuocio i ceci solo per questo, son più le volte che uso quelli precotti. Il trucco (arcinoto) è quello di privarli della pellicina esterna, che è quella che rende l'hummus granuloso, per quanto lo frulliate. Viene via da sola e si fa prima a farlo che a dirlo. 
La cosa che ho imparato qui, invece, riguarda l'olio: le mie amiche (turche, libanesi, giordane, indiane) lo usano solo come condimento, alla fine. 
La melassa di melograno è una gioia per il palato e per gli occhi e per la mente: si trova in tutti i negozi etnici e quando la trovate fatene scorta, perché dura. Si può preparare in casa, anche in versione espressa, con la polvere del mango: ma visto che è un trucco appreso giusto stamattina, aspetto di riuscire a procurarmi l'ingrediente per poter capire come funziona. 
E poi, ovviamente, torno qui. 
Buon appetito
Alessandra



mercoledì 10 ottobre 2018

MUHAMMARA DI CAROTE


 

Se, come me, avete visto tutti i colori dell'hummus
Vi siete trasformati in un ammazza-vampiri a suon di sperimentare sullo Tzatziki
Avete finalmente fatto conoscenza con i Vigili del Fuoco di Singapore- e hai voglia a spiegargli che un'affumicatura perfetta val bene un allarme antincendio, se solo sentiste che Babaganoush che è venuto fuori
E avete pure annuito convinti, di fronte al Controversial Pea Guacamole
Allora e solo allora siete pronti per il passo successivo, ossia un tuffo nelle inifinite sfumature della salsa più seducente di tutta la cucina mediorientale:  il Muhammara. 
Gli Occidentali che lo conoscono, sono per lo più  debitori al solito Ottolenghi che ne ha pubblicato una sua versione sul The Guardian. Io sono fra le eccezioni, visto che a farmelo assaggiare per la prima volta è stata Eleonora, preparandolo da zero, melassa di melagrana inclusa- e da allora è stata la fine. 
Mia e di tutte le amiche di Singapore, per le quali ormai sono "quella del muhammara" che ha quasi soppiantato la focaccia e i baci di dama da tanto ne vanno pazze. C'entra di sicuro l'assenza di carboidrati, ma credetemi, carbs o no carbs, questa salsa è una bontà assoluta. L'originale è a base di peperoni rossi, melassa di melograno e noci mentre la ricetta di Melissa Clark introduce la prima variante sinora conosciuta, con l'aggiunta delle carote e la sostituzione della melassa con il cumino.
Potevo resistere? 
La risposta è qui

mercoledì 5 aprile 2017

I MAGNIFICI 4- HUMMUS E DIP DI CASA MIA



Fra le tante cose che sono cambiate da quando stiamo qui, una riguarda il modo di ricevere. Che resta magari un po' formale, perche' comunque son della generazione che fa coincidei i piatti di carta con la bestemmia in chiesa, pero' e notevolemente mutato, rispetto a tre anni fa. 
La causa prima e' il rapporto complicato che i Singaporiani hanno con la lavastoviglie.
Che, tendenzialmente, nelle case non c'e'

"E' per gli animali", spiego a mio marito, reduce dal secondo giorno di perlustrazione alla ricerca della nostra prima casa qui
"Belinate" liquida lui
" No, no, mi han detto che dai tubi viene su di tutto. Colpa dei rimasugli di cibo, degli odori etc"
"Belinate, Ale, su... cercati una cucina con una lavastoviglie e chiudiamola li"
"Ma me lo han detto le mie amiche"
"Cambia amiche"

Questo, accadeva a pochi giorni dal mio primo sbarco a Sing Sing, quando ancora eravam increduli, ignari e bisognosi di prendere le misure della nostra nuova "casa".
Dopo tre anni, l'incredulita' e' passata, l'ignoranza pure, le misure le abbiamo prese.
E abbiamo pure una lavastoviglie, da gennaio. 
Che ancora non abbiamo avuto il coraggio di accendere. 
Perche' anche sulle "belinate" abbiamo dovuto cambiare idea...

Il secondo motivo e' il clima. 
Le cucine singaporiane sono per tradizione riservate alle donne di servizio- che quindi possono sciogliersi dal sudore, basta che poi abbiano l'accortezza di ripulire. L'aria condizionata, in altre parole, non esiste. Neanche esiste la possibilita' di avere spifferi o correnti. E neanche esistono le cucine. Non c'e' spazio per nulla, il concetto stesso di un tavolo in cucina non esiste (neanche ora che di cucine ne ho due e la seconda e' talmente grand ee bella che  me la sognavo anche in Italia), non esiste la funzionalita' propria di chi ha bisogno di uno scolapiatti, di un posto dove appendere i mestoli (non si possono fare buchi, nelle case, ma questo ve lo racconto un altro giorno), gli strofinacci e via dicendo. 

Il terzo motivo sono gli ospiti
Io non so cosa ci sia successo, ma e' praticamente impossibile stare al di sotto delle otto persone e anche questa e' una rarita'. L'ultima volta ho smesso di contare a 21 - e la cena prevedeva un  "risotto". Le virgolette sono di rito, visto quello che ho portato in tavola, ma resta il fatto che essendo qui tutto easy, dire all'ultimo minuto "vengo anch'io" non implica per niente rispondere "no tu no"
Esattamente come e' da maleducati chiedere di quantificare l'espressione "con la famiglia". 
Uno porta il vino, l'altro la famiglia- e va bene cosi

Il quarto motivo e' il vino
In quel mix di protezionismo e liberalismo che e' il governo della Repubblica di Singapore, dove non puo' il divieto arriva il prezzo. Ho fotografato una confezione regalo di Tavernello (giuro) venduta a 79 dollari (giuro giuro)- e da qui traete tutte le vostre considerazioni. Una cena seduta, che inizia con delle bollicine e prosegue con almeno tre bottiglie diverse, come era la regola a casa nostra in Italia, qui non esiste. Aggiungiamoci anche i divieti almentari dei nostri nuovi amici (molti dei quali musulmani) ed ecco spiegata l'abbondanza di acque colorate e profumate, accanto ai Negroni che mio marito si ostina a preparare, indefesso, col distillato del Masonshire. 

Di conseguenza, siamo diventati tutti easy, pure noi. 
Riceviamo gli ospiti scalzi (guai a tenere le scarpe in casa, qui), freschi dell'ennesima doccia veloce con cui si dice definitivamente addio a quel che resta della piega di due ore prima, siamo tutti rigorosamente in piedi e "mangiare" diventa un assaggiare serie infinite di stuzzichini, spesso abbinati in modo strampalato, perche' da un'Italiana si vuole la pizza e poco importa se nel forno hai un timballo di tortellini che, magari, richiederebbe un antipasto leggero. 
E comunque, levatevelo dalla testa- che il timballo di tortellini non lo fo. 

In compenso, faccio una esagerazione di salsette come quelle che vedete nella foto: hummus, pate', tapenade, rillettes, tutto quello che puo' essere ridotto ad una consistenza spalmabie va immediatamente incontro al suo destino. 
Ci metto un secondo, non sporco granche', li posso preparare in aticipo, in frigo si conservano per  settimane e, buon ultimo, piacciono a tutti. 
Serve altro?




Quello che vedete nella foto e' un Hummus di Peperoni. 
Propriamente e' hummus tutto quello che parte da ceci e sesamo, per cui su questo blog ogni volta che sentirere questo nome, correte a rifornirvi degli uni e dell'altro, perche' la base per me e' sempre quella. 
Parlo di sesamo e non di tahini perche' qui gli unici deficienti che si fanno infinocchiare con l'Organic Sesam Spreadable Cream a 15 dollari la confezione piccola siamo state io e la miliardaria salutista del condominio di sopra. Tutti gli altri se la fanno in casa e visto quanto e' facile ora faccio pure io. 

Per cui partiamo coi preliminari
SALSA TAHINI FATTA IN CASA
Semi di sesamo bianco non tostati 
olio di semi, quanto basta

Fate tostare i semi di sesamo in padella, senza nessun condimento. Fiamma medio alta, agitando di tanto in tanto perche' non brucino. Sono pronti quando sentirete il loro profumo spandersi per la cucina. Trasferiteli in un frullatore e frullateli fini fini, aggiungedo l'olio goccia a goccia, come per fare una maionese, fino ad ottenere una salsa cremosa e densa. 
Si conscerva in un barattolo di vetro ben chiuso, coperta da un dito di olio, per due settimane, come  minimo.

I ceci per l'hummus per me sono quelli in scatola.
Se ho voglia, tolgo la pellicina esterna, pero'... vale come attenuante?

HUMMUS DI PEPERONI ROSSI
Due peperoni rossi medi o uno grande
1 scatola di ceci
2 cucchiai di tahini
2 cucchiai di acqua di conservazione dei ceci
2-3 spicchi d'aglio (il mio, qui, non sa di niente, quindi devo sempre abbondare)
olio (io sempre extravergine, ma non ci andrebbe), q.b.
paprika e sale, q.b.

Accendete il forno a 200 gradi, modalita' statica
Rivestite bene una teglia rettangolare con carta di alluminio. 
Lavate i peperoni, asciugateli e metteteli interi nella teglia. 
Infornate per circa 20 minuti, verificando la cottura dopo i primi 15 minuti: i peperoni dovranno essere abbrustoliti in superficie e molli.
Spellateli e privateli dei semi
 Se volete usare il metodo delle nonne, infilateli appena sfornati in un sacchetto di carta da pane o in un sacchetto di plastica per alimenti (quelli per congelare sono perfetti) e chiudete bene. Lasciateli raffreddare li dentro: grazie al vapore, vi sara' facilissimo privarli della pelle. 
Io non lo faccio mai, perche' son sempre di corsa: se pero' sono ben cotti, la pelle si raggrinzsce e si ammorbidisce e viene via velocemente. 

Mettetei nel frullatore con tutti gli altri ingredienti tranne l'olio e l'acqua e riducete in crema. Emulsionate poi con acqua e olio (in quest'ordine), per renderlo spumoso. 
Aggiustate di paprika e di sale alla fine. 




HUMMUS DI CAROTE
Ricetta di Diana Henry, che trovate qui 

TAPENADE DI POMODORI SECCHI
Ricetta di Mauro e Sandra Vacchi, che trovate qui
Su questa, mi limito ad aggiungere due cose
- la prima e' che siccome centellino le olive, faccio questa tapenade senza l'ingrediente principale, per cui avrebbe piu' senso parlare di pate'
- la seconda e' che ci impazziscono tutti gli stranieri, a qualsiasi latitudine. 
Ho visto cose che voi umani, insomma- e le ho viste davanti a questo pate' 




Non-so-come-chiamarlo-GANOUSH
le ricette di Babaganoush sono tante e tali che pure una mente lombrosiana come la mia ha rinunciato alla classificazione. So solo che ci vanno le melanzane- e tanto sentimento. 
E so solo che ogni volta che lo faccio, per quanto triplichi o quadrupli le dosi standard, e' sempre poco. E il numero degli ospiti non conta...

Ricetta senza dosi
Prendete due belle melanzane lunghe e carnose, tagliatele in due, salatele  e mettetele in forno,  con la meta' aperta rivolta verso l'alto seguendo il procedimento descritto per i peperoni. Una volta fuori dal forno, recuperate la polpa con un cucchiaino: sara' diventata morbidissima e verra' via facilmente. 
Frullatela con 2 spicchi d'aglio, dei fiocchi di peperoncino, un bel pizzico di origano, due cucchiai di yogurt bianco assolutamente non magro e tanto olio quanto serve per ottenere una salsa cremosa. Aggiustate di sale e di altri aromi e buon appetito!
Alessandra


martedì 21 luglio 2015

TEMPO DI CONSERVE: TAPENADE DI POMODORI SECCHI



paté di pomodori secchi


Ricetta che proviene dai forzieri di "Sandra Venturoli Vacchi- basta la parola", finita pure ne L'Ora del Paté, da tanto è buona: ve la trascrivo così come me l'ha scritta Sandra e così come l'ho eseguita, con la sola eccezione dei semi di finocchio- che in campagna non avevo- e del "si conserva in frigo": già in corso di preparazione, ne avevo mangiato circa metà...

150 gr di pomodori secchi 
75 gr di capperi dissalati
75 gr di olive nere snocciolate 
½ litro di aceto 
 ½ litro di acqua
160 gr di olio
3 pizzichi generosi di origano
3 pizzichi generosi di polvere di peperoncino
1 cucchiaino di zucchero
qualche seme di finocchio
una foglia di alloro

Fare bollire acqua ed aceto, spegnere il fuoco ed immergere per 10 minuti i pomodori. Asciugarli accuratamente. Introdurre nel mixer tutti gli ingredienti, all’infuori del finocchio e dell’alloro. Ridurre in pâté , aggiungere i semi , mettere in un vasetto, porre una foglia di alloro e ricoprire di olio di oliva. Ottimo degustato qualche giorno dopo sul pane tostato. Si conserva in frigo ma anche in luogo fresco ben coperto di olio di oliva.

venerdì 20 marzo 2015

DIP DI FAVE ALLA LIGURE- e rivoglio il mio onomasticooooooooo!!!



Cara Santa Claudia, 

apprendo dal martirologio di oggi che la conquista della tua aureola è dovuta a una specie di blitz, fatto in compagnia di altre sei amiche, alla casa del governatore della vostra contea, reo di essere empio e malvagio e pure suscettibile, visto che invece di stare a sentire le vostre critiche con attenzione e magari fare anche pubblica ammenda, ha reagito sventrandovi, arrostendovi e poi gettandovi a mare, caso mai ci fosse stato ancora qualche dubbio sulla sua interpretazione del  diritto di opinione , di critica e di parola. 
Assieme a te c'erano Eufrasia, Matrona, Giuliana, Teodosia, Eufemia ed Alessandra, colei che superava tutte per bellezza, facondia, intelligenza e buon carattere (testo apocrifo, lo possiedo solo io)
La storia non ci dice chi delle sette abbia avuto l'idea. 
E neppure chi abbia preso la parola, chi abbia sostenuto la discussione, chi abbia affrontato per prima il martirio e con quali parole: parla di voi tutte assieme, distinguendovi solo per il nome di battesimo e null'altro (a parte l'apocrifo di cui sopra)

Tu, in particolare, non risulti avere nessun merito, rispetto al resto del gruppo. 
E allora, me lo dici perchè diamine mi hai fregato l'onomastico?????
... sta' a vedere che è la lista dei cognomi, la spiegazione....


PESTO DI FAVE ALLA LIGURE



...che poi, proprio "pesto" non è, vista la sua morbidezza. E neppure possiamo chiamarlo hummus, vista l'assenza di sesamo. "Crema", però, andrebbe benissimo, anche perchè in effetti questo intingolo ha tutte le caratteristiche per poter essere annoverato nella categoria, con un pregio assoluto: quello di essere magrissima. Niente panna, niente formaggi- e neppure niente trucchi tipo "sifone nella manica". Solo fave, maggiorana e qualche goccia d'olio, per una delle sorprese più gradevoli della stagione
La ricetta proviene da un vecchio numero di Sale & Pepe, che io ho ovviamente perso: spunterà fuori, prima o poi, e per allora prometto di aggiustare le dosi. Intanto, io sono andata ad occhio....
100 g di fave sgusciate
1 spicchio d'aglio
tanta maggiorana
olio

Far sbollentare le fave, per qualche minuto e poi togliere la pellicina esterna. Frullarle con sale, aglio e maggiorana. Una volta ottenuta una crema, montarla con un filo d'olio, come per fare la maionese. 
Perfetta con fettine di salame, da usare al posto dei crostini (tanto per riequilibrare subito l'impennata salutista....)
buona giornata

mercoledì 17 giugno 2009

hummus di piselli


di Alessandra

hummus di piselli

Ho smesso di interrogarmi sulle ragioni che presiedono ai pensieri e alle azioni di mia figlia quando, in seconda elementare, contattata da un gruppo di madri allarmate dall'ultima crisi di nervi della maestra, che si era messa a dare testate nel muro shockando i bambini, le avevo chiesto con il cuore in gola se si era accorta di qualcosa e, nel caso, se si fosse spaventata. Sì sì, era stata la risposta- le testate le aveva date ma no, no-lei non si era spaventata per niente perché, aveva aggiunto delusa, non era uscita neanche una goccia di sangue.
Quindi, non chiedetemi perché, da qualche anno a questa parte, la creatura ha sviluppato una passione insana per due oggetti che a noi non appartengono, né per tradizione, né per cultura, né per piacere personale. Il primo- udite udite- è il Guinnes dei primati, che per me è la quintessenza dell'inutilità dell'agire umano, per giunta arricchita di tutti i risvolti fastidiosi che la spettacolarizzazione- di qualsiasi natura essa sia- comporta. Non a caso, nella mia biblioteca che pure, negli anni, si è fregiata di una serie di ciofeche da paura, il Guinnes dei primati non è mai entrato, neppure quello dell'anno prima, svenduto a metà prezzo dai remainders, o quello regalato con i punti di non so quale raccolta. Vi lascio immaginare, quindi, lo stupore che mi prende ad ogni giro in libreria, quando si attiva puntuale la calamita che conduce mia figlia dritta dritta davanti al tomo incriminato, in qualsiasi punto del negozio esso si trovi. La penultima manifestazione è avvenuta nella libreria del corso principale di Trapani, l'ultima una settimana fa da Feltrinelli e ogni volta si ripete la stessa scena, con lei che, normalmente inappetente, saliva davanti alle foto rivoltanti di panini più lunghi o torte più larghe del mondo e si appassiona alle sorti dell'uomo più grasso o della donna più bassa del pianeta.
L'altra grande passione incompresa sono i cellulari. Sì, lo so che qui sono in buona compagnia e che posso sempre consolarmi col mal comune mezzo gaudio: ma ditemi voi cosa trovate da gioire quando vi accorgete che quella che sta annuendo ritmicamente davanti a voi da un quarto d'ora non è una figlia improvvisamente rinsavita, che riconosce che avete ragione, ma una specie di ameba con auricolare, che sta tenendo il tempo della suite in do maggiore di Bach. E ditemi di che cosa vi dovete rallegrare quando, dopo averla chiamata invano per la cena, quella si giustifica con fare scandalizzato, dicendo che stava finendo una partita di snake, con lo stesso tono con cui vi avrebbe detto che avete interrotto un tete a tete col Padreterno. Senza contare gli sms che arrivano a tutte le ore del giorno e della notte, le ricariche che dovete farle, più o meno a tutte le ore del giorno e della notte e i modelli di cellulari sciorinati come rosari- che guai a chiederle dov'è Brindisi o che cos'è il kilimangiaro, ma i modelli dei Nokia , in ordine cronologico, quelli, signori, li sappiamo a menadito.
Questo mese, però siamo riusciti a romperne tre di fila. Letto bene, tre, giurin giuretto. La prima è stata la perdita più dolorosa, il modello cult, quello farcito stile borsa di mary poppins, dove c'era dentro di tutto e di più e che è scoppiato di prima mattina, provocando una mezza crisi isterica, che neanche una prefica prezzolata per piangere avrebbe saputo uguagliare; il secondo è stato il mio, consegnatole sano a tamponamento di un'emergenza, e restituito leso nella parte sinistra ("ha avuto un ictus", ha setenziato, seria), per cui se avete un numero di telefono che inizia per 1, mettetevi tranquilli che per un po' non vi chiamo. L'ultimo è stato il cellulare di riserva, un prototelefonino a metà fra uno scaldabagno e una radiolina anni '70, che, nei metodi educativi miei e di mio marito, sarebbe dovuto essere una specie di Madre di Tutte le Punizioni, quello che, con un po' di sana umiliazione, le avrebbe portato un po' di altrettanto sano giudizio. Ovviamente, ha fatto fuori anche quello, ma- e qui sta tutta la maestria di mia figlia- non per colpa sua: è stato centrato in pieno dall'archetto del violino della sua compagna, durante una prova d'orchestra.
Credetemi, le ho provate tutte per farla cadere, ma non c'è stato verso: la versione tiene, e pure benissimo, e pure con risvolti amorevoli, visto che il cellulare era stato tirato fuori "per avvisarti che tardavo, mamma, così non stavi in pensiero". Per cui, l'altro ieri, mi è toccato comprargliene un altro- e pure alla moda perché pare che il modello punitivo sia fuori produzione, come continua a sostenere sorniona la creatura. La quale, mi sa, ha preso i classici due piccioni con una fava, entrando di diritto, con il cellulare nuovo nel Guinnes dei primati con l'ambito titolo di chi ha rotto più telefonini in un mese- e pure nei modi più strani....
Ricetta superlativa di quel mostro di bravura della Mercotte, che questa volta si è inventata nientemeno che....
HUMMUS DI PISELLI

hummus di piselli

1 kg di piselli freschi da sgusciare
2 cucchiai di olio EVO
2 cucchiai di tahini
succo di 1 limone
1 spicchio d'aglio (facoltativo, io l'ho meso e sono stata contenta)
sale, pepe
paprika per servireCentra

Sbucciare i piselli e farli cuocere a vapore.
Poi frullarli con tutti gli altri ingredienti, fino ad ottenere una purea liscia
N.B. La mercotte non lo dice, ma bisogna aggiungere l'acqua, almeno 100 ml: deve ottenersi una purea molto morbida, non liquida ma morbida: ne aggiungete un po' per volta, continunando a frullare, fino ad ottenere la consistenza desiderata.
Servire spolverizzato di paprika
buon appetito
alessandra