sabato 4 novembre 2017

L'ABC di Gerusalemme (seconda e utima parte)


di Alessandra

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I

Igiene
: chissenefrega. Intendo dire, una volta fissata una ragionevole soglia di cautela, andate tranquilli e non rinunciate all'opportunità di godervi al meglio una città il cui cuore pulsa nei mercati e nelle strade, solo perchè ai tavoli non ci sono le tovaglie di fiandra e i guanti bianchi non abitano qui. I bagni sono immacolati, le strade sgombre da rifiuti, il suq è pulitissimo- per essere un suq, intendo: se siete tipi da Park Avenue, cambiate meta.

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Inglese: lo parlano tutti. Grazie a Dio.

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Internet: una vergogna. Gli hotel con la connessione wireless compresa nel prezzo si contano sulle dita di una mano. Negli altri casi, è a pagamento, anche nelle postazioni comuni. Per giunta, la connessione è lenta e infingarda: preventivate un surplus di spesa- ed uno, molto maggiore, di smoccolamenti. Alla faccia della Città Santa...

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J


Jaffa: l'unico antidoto allo shabbath a Tel Aviv

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L

Lonely Planet: la madre di tutte le guide per fighetti radical chic, che sfogano le loro smanie per la villeggiatura nell'illusione di appartenere all'inesistente categoria dei viaggiatori , perdendo tempo su corriere sgangherate e trasformando ogni pasto in una sfida a Montezuma, tocca davvero il fondo con Israele e i Territori Palestinesi. Alle solite piantine incomprensibili si aggiungono, questa volta, indicazioni imprecise, fuorvianti ed ispirate a un laicismo oggettivamente fuori luogo e soggettivamente fastidioso, visto che è diretto unicamente contro i Cristiani. A fronte di un rispetto per l'attendibilità archeologica e filologica riservata ai luoghi sacri dell'Ebraismo e dell'Islam, la guida adotta un tono di sarcastica sufficienza quando si tratta di parlare dei siti cristiani, affidandosi alle vaghezze del condizionale e dei "si dice" e confezionando testi brevi, sbrigativi, che non rendono onore alla indiscussa bellezza di alcuni luoghi: definire "cupo e dall'aria alquanto negletta" il sepolcro di Maria è quanto di più lontano dalla realtà possa esserci: tanto che verrebbe da sospettare una strisciante malafede, se se non fosse che l'equivalente di un vicolo fatiscente come Shenken Street ,a Tel Aviv , viene paragonato a Melrose Place. Trattenetevi dall'acquisto, se potete


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Luoghi sacri: praticamente dovunque. Ma siccome si concentrano in uno spazio limitato, riuscite a visitarli tutti. Controllate gli orari di apertura, pianificate la visita e, mai come in questo caso, non perdetevi quelli più nascosti

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M

Melograni: che siano disposti in ordinate piramidi o ammonticchiati alla meno peggio, li troverete dappertutto. D'altronde, ci sarebbe da stupirsi del contrario. Il succo è spremuto all'istante, da spremiagrumi antelucani , si beve liscio e, mentre per loro è un'abitudine, per noi è l'anticamera del paradiso.

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Mea she' arim: imperdibile. E' fuori dalla città vecchia, proseguendo per qualche isolato verso nord est, usciti dalla Porta di Damasco. E' la roccaforte degli Ebrei Ortodossi, quelli che non riconoscono lo Stato di Israele e parlano yiddish, nel rispetto della sacralità dell'Ebraico, la lingua delle Scritture. Sono di origine askenazita, come si nota dai tratti tipici delle genti dell'Est europeo, vivono in casette di pietra, tutte uguali, portano colbacchi di pelliccia e cappotti lunghi fino ai piedi e molti di loro, oltre ai peyot ai lati del viso, portano i tefillin, due piccoli astucci quadrati che contengono brani della Torah, l'uno sul braccio, l'altro sulla fronte. Le donne indossano gonne lunghe e hanno i capelli nascosti, la maggior parte da una retina, qualcuna da un foulard, qualcuna addirittura da una parrucca. L'occupazione principale (degli uomini, ovviamente) è lo studio della Torah e non è un caso se il quartiere pullula di librerie e di negozi specializzati in arredi sacri. A parte l'arteria principale, che dà il nome al quartiere e che è vivace, bene illuminata e pulita, il resto è piuttosto trascurato. Tuttavia, non andarci sarebbe davvero un peccato, perché è un quartiere unico al mondo, che mette a diretto contatto con l'aspetto più conservatore ed estremo dell'ortodossia ebraica. Invitare ad un abbigliamento congruo non è la solita raccomandazione oziosa: una t-shirt meno che casta può suscitare aperti rimproveri che degenerano in reazioni più violente in caso di mises ritenute provocanti o di effusioni in pubblico. Se pensate che le pietrate di Men she' arim siano una leggenda, chiedete ai malcapitati che hanno subito questa sorte: qualcosa mi dice che ci andrete coperti...

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Moneta: lo sheqel. Non chiedetemi quanto vale di preciso, perché i miei rapporti con la matematica son noti. So che si deve dividere per 5 - vir dixit- e tanto basta. Il bancomat è all'interno delle agenzie di cambio. Superfluo ammonirvi a tenervi lontano da chi vi propone un cambio per strada.




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Moschee
: chiuse. Non sperate nella giornata della bontà dei custodi, non profondetevi in smancerie e neppure esibitevi in una sceneggiata del tipo "non-potete-farmi-questo-ho-fatto-mille-km-apposta", perché non serve. Rassegnatevi ad ammirarle da fuori, allungate il collo dietro qualche musulmano che va a pregare e prendetevela con quelli della Lonely che, oltre a non informarvi del divieto (per altro vigente da tempo), infieriscono su di voi dilungandosi in dettagliate descrizioni delle meraviglie all'interno.


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Muro Occidentale
: evitate di chiamarlo Muro del Pianto, perché gli Ebrei rifiutano questa denominazione. Per loro è il Muro Occidentale, il simbolo della loro storia, della loro fede, delle loro ferite. Per noi, è l'emozione più grande del viaggio. Andateci al mattino presto, meglio se di Sabato, per la preghiera, o di Lunedì, per assistere al Bar Mitzvah, il rito di passagio più importante dell'Ebraismo, che segna l'assunzione della responsabilità personale del giovane ebreo, di fronte alla Legge. Ne sono protagonisiti i ragazzi che hanno toccato i 13 anni e un giorno, che diventano 12 e un giorno per le ragazze. Pur essendo caotica, la cerimonia è comunque suggestiva: noi seguiamo da vicino il rito della vestizione dei ragazzi, la loro promessa e la lettura di un brano della Torah, che per l'occasione viene srotolata e baciata dai presenti. Le donne hanno una zona riservata, ovviamente più piccola, destinata alla preghiera, mentre per assistere alla celebrazione dei riti si mischiano con i turisti, salendo su seggioline di plastica e sporgendosi oltre la parete divisoria. Per quanto lungo sia il tempo che avete deciso di destinare alla visita, sappiate che ve ne andrete via con rimpianto. Struggente.


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Musei: ne vediamo uno solo, all'interno del Palazzo di Erode, e ci piace: è essenzialmente didascalico, ma ben fatto. In più, l'ubicazione è da paura, un vero tuffo nella storia, e pure senza paracadute. L'ingresso è a pagamento ma, per quanto breve possa essere la vostra visita, sono soldi ben spesi


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N

Negozi: turistici nella Città Vecchia, poco attraenti in quella nuova, evitabili in ogni caso. Nessuno stupore, d'altronde: fra i mille motivi che valgono un viaggio a Gerusalemme, lo shopping non c'è. Ce ne faremo una ragione, cosa ne dite?

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O

Ortodossi: non è questa la sede per affrontare questioni delicate, che rendono così difficile la gestione del Santo Sepolcro, per cui non vado oltre. Tuttavia, non ci si può esimere dal notare quanto siano scostanti, freddi e antipatici i sacerdoti cristiano ortodossi cui è affidata la custodia del luogo più santo per la cristianità, vale a dire il Sepolcro di Cristo. E non è questione di dispute teologiche, di secolari complessi di inferiorità, di rivendicazione di diritti acquisiti e attestati, ma di semplice rispetto: dei pellegrini, anzitutto, poi del contesto e del luogo- e, buon ultima, della buona educazione.

P

Passaporti: che si debba rifiutare il timbro di ingresso al momento del controllo Passaporti, è cosa nota: il motivo è legato alle difficoltà che sorgerebbero nel caso doveste entrare in Paesi Arabi non propriamente in buoni rapporti con lo Stato di Israele, correndo seriamente il rischio di dovervene ritornare a casa con le classiche pive nel sacco. Gli Israeliani ne sono pienamente consapevoli e, infatti, sono i primi a chiedervi se volete che vi venga timbrato il passaporto: se rispondete "no stamp, pliiiis", vi lasciano entrare, senza battere ciglio. Quello che però non si sa è che, se sprovvisti di timbro, vi dovete pagare la VAT (la nostra IVA) su alcuni servizi: noi ce ne siamo accorti al momento del noleggio del'automobile, ma è possibile che questa regola valga anche per altri acquisti. L'escamotage, comunque, è quello di richiedere il timbro su un foglietto: era la prassi fino a poco tempo fa e non si capisce perché oggi non lo si faccia più. Richiedetelo comunque, anche se avete prepagato tutto da casa, perché sono fiscalissimi.

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Pellegrini: in tutta sincerità, ci è andata bene. Avere le mezze maniche e pochi pellegrini intorno sta nelle cose che neanche Mastercard , per cui, ribadisco, non ci possiamo lamentare. Nessuna coda, neppure al Santo Sepolcro, molta compostezza, nessuno squillo di cellulare e, a parte i venditori di ramoscelli d'ulivo sull'omonimo monte, pochissimi mercanti nel Tempio. Fra le varie nazionalità, quella slava stacca, di netto, tutte le altre.

Q


Quartieri: sono quattro. Armeno, Cristiano, Ebraico, Islamico. Il primo è quello apparentemente più anonimo, ma, come già detto, non fatevi ingannare, perché i tesori sono all'interno; il terzo è il più lindo e meglio conservato, gli altri due sono praticamente un unico suq, più turistico quello nel quartiere cristiano, più vero quello islamico. Si girano a piedi e, se date retta a me, con la guida chiusa. Perdersi nella Città Vecchia è un'esperienza magica, perché significa davvero lasciarsi andare all'atmosfera di una città nelle cui pietre pulsano millenni di storia. E non temete di finire a "chi l'ha visto?": la Città Vecchia è piccola e segue ancora il tracciato romano, con i due assi principali e tutto il resto intorno. A casa ci tornate, di sicuro- e molto più emozionati del solito.

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R
Ristoranti: so che non mi fa onore scriverlo qui, ma stavolta non ne abbiamo provati: il poco tempo a disposizione ci ha imposto una marcia forzata durante il giorno e, alla sera, eravamo letteralmente distrutti. Se mai fossimo usciti, comunque, ci saremmo diretti verso la German Colony, subito a sud della Città Vecchia, dove dicono si concentrino i locali migliori di Gerusalemme. A compensazione di questa lacuna e contrariamente alle nostre abitudini, ci siamo concessi una sorta di pausa pranzo, in entrambe le giornate. Sul primo indirizzo, so dirvi poco e non perché ci si sia trovati male, tutt'altro: è solo che, conformemente alle nostre abitudini, siamo finiti nel solito "locale locale", con clientela indigena e tavolini di marmo, dove abbiamo pasteggiato a meze, hummus e spremute di pomplemo. Visto che spicca nella lista delle "bettole minimamente accettabili" del quartiere islamico, è probabile che lo troviate anche voi. Se venite serviti da un signore baffuto e anelluto, che prende le ordinazioni a gesti e sbuffa perché pronunciate male le tre parole che sapete di arabo, levate un peana: siete arrivati. Turistico-turistico che di più non si può è invece il posto dove pranziamo il giorno dopo, vale a dire la Taverna Armena, a pochi passi dalla Chiesa di S. Giacomo.Frano pure sull'equivalente dell'antipasto misto e, orrore degli orrori, non c'è cosa che non mi piaccia. Il locale è pazzesco, il servizio veloce, la baklavà è la migliore fra le tante assaggiate in queste 48 ore e, insomma, cosa volete che vi dica: a me è piaciuto da matti...


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Shabbat: per quanto possiate esservi informati sull'argomento, resterete comunque interdetti. Definirlo "riposo" sarebbe riduttivo e non renderebbe onore ad una festa i cui divieti sono la commemorazione di una storia che si rinnova, di settimana in settimana, in gesti e rituali sempre uguali. Se è comprensibile astenersi dall'arare i campi o dalla semina, diventa più difficile immaginare un divieto di scrivere o di disegnare, per non parlare del non dover "dividere due fili". Anzichè decadere, parallelamente al disuso, i vari precetti sono stati riadattati ai tempi, e così il divieto di setacciare si è trasformato nel divieto di separare i liquidi, tanto per fare un esempio, il che renderebbe problematico anche farsi un tè, se non fosse che, in questo giorno, non si può nè accendere, nè spegnere il fuoco. Che ovviamente, nell'interpretazione moderna, è diventato un fornello: ma penso che ci foste arrivati già da soli


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Segnaletica: praticamente, un atto di fede. Se un cartello vi dice di andare dritti, voi dovete andare dritti, per giunta senza perdervi d'animo, anche se non trovate altre indicazioni di conforto per qualche decina di chilometri. Lo stesso principio si applica ovviamente anche alle svolte, che traducono nel senso più letterale del termine ora il "tutto a destra", ora il "tutto a sinistra". Dal che potete intuire con quanto sollievo abbia accolto la notizia che in Israele le rotatorie quasi non esistano....

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Targhe: sembra una voce inutile e invece non lo è, perché una targa israeliana vi impedisce di muovervi liberamente nel Paese. Capisco l'assurdità, ma per fare i pochi chilometri che separano Gerusalemme da Betlemme o per allungare di poco il viaggio verso il Mar Morto, vi ci vuole o una targa palestinese o un taxista abilitato e questo perché si sconfina nei Territori Palestinesi, dove vigono queste regole. E' la prima voce da mettere in preventivo, nel caso di un viaggio fai da te. La seconda, invece, strettamente correlata a questa, è quella che segue....

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Taxi: i taxi sono bianchi, molto frequenti e, se siete a Tel Aviv, abbastanza economici. Lo stereotipo del taxista levantino, pronto a fregarvi appena aprite la portiera e con cui dovete rassegnarvi ad una estenuante contrattazione sul marciapiede, a Tel Aviv non esiste. I taxisti sono cortesi, disponibili, simpatici e onesti. L'unico difetto è che non conoscono le strade, per cui, se volete godervi il tragitto in amabili conversari con il vostro chaffeur, è meglio che vi muniate di una cartina e gliela piazzate sotto gli occhi. Cosa che, se è disdicevole in qualsiasi altra parte del mondo, diventa un dettaglio trascurabile qualora incappiate nella iattura di dover prendere un taxi a Gerusalemme. Il consiglio è di girare a piedi, anche se la strada è lunga e faticosa, a meno che non possediate una videoteca con tutta la storia della tragggedia, da Eschilo a Mario Merola: in quel caso, potrete giocarvela quasi ad armi pari


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Tetti: di tutte le strade che portano al Santo Sepolcro, la più originale e la meno trafficata è quella dei tetti. Certo, è un pochino più scomoda, ma volete mettere la differenza fra uno slalom fra frotte di pellegrini e venditori di cianfrusaglie ed una divertente passeggiata, con uno spettacolare panorama di fronte e questi tipi qui come compagni di strada?


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Ulivi, Monte degli: A piedi, tutta la vita. Lo so che è scomodo, perchè, per quanto piccolo, sempre di monte si tratta, ma l'emozione cresce di pari passo con la fatica. Arrivate fino alla grotta del Patern Noster e spendete un po' di tempo nel chiostro, provando a leggere il Padre Nostro in tutte le lingue del mondo- e qualcosa di più... A parte l'interno della Cappella Rusaa dell'Ascensione, non si può tralasciare nulla, indipnendentemente dalla maggiore o minore bellezza architettonica o artistica, perchè questo è il luogo dove lo spirito surclassa la ragione, anche estetica. L'Orto dei Gestsemani e la Tomba di Maria vanno oltre ogni dire.

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Uscire dal Paese: la versione laica della Via Dolorosa, se non fosse che le Stazioni sono di più. Preventivate almeno un'ora di controlli capillari, prima di iniziare la procedura consueta della security, ovviamente. La parte più imbarazzante è l'ispezione dei bagagli: preparatevi a che vi venga aperto e controllato tutto, dal sacchetto delle scarpe a quello dei souvenir. Munitevi di una rivista e lavate la biancheria la sera prima: sarà meno penoso, in ogni sens0

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Vita Notturna: non esiste. E' solo che non mi veniva in mente altro, sotto la "V"....


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Yiddish: vedi Men she'Arim

Z

Ziqurrat: è fatta con le spezie, e di tutti i capolavori di questa terra, non mi vergogno a dire che è fra quelli che ho ammirato di più. Non foss'altro che per la pazienza...

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