lunedì 25 maggio 2020

GNOCCHI DI PATATE E BARBABIETOLA


Questa va nel "diario della cucina della quarantena", un po' perché dubito che al pubblico italiano possa interessare una ricetta così banale, un po' perché non li farò mai più. Quanto meno non in concomitanza con la frittura dei krapfen (che hanno pensato bene di passare di lievitazione nel momento in cui ho iniziato a formare gli gnocchi) e non per quell'ingrata famiglia che mi ritrovo: che, dopo un forsennato via vai per cucina e anticucina così articolato
-forma gli gnocchi
-friggi due bomboloni
-sorveglia la frittura
-torna agli gnocchi e scopri che nel mentre hanno assorbito tutta l'umidità dell'aria dell'Equatore
- riforma gli gnocchi
- l'olio della frittura fuma e ti impesta tutta la cucina
- togli l'olio dal fuoco, riportalo a temperatura, mettici due krapfen e torna di corsa agli gnocchi "che adesso non mi fregate più"
- brucia i krapfen

dicevo, dopo due ore di questo andirivieni, quando, sfinita, frustata e bisunta, tutta rosa dalla testa ai piedi in stile prodotto dell'accoppiamento fra Pippa Pig e il Tenerone ho finalmente servito il pranzo, il solo commento ricevuto è stato un : "ma perché fai queste cose? lo sai che noi possiamo anche saltare pasto". 

Dedicata a tutte quelle donne che hanno imparato a muovere un dito ogni tanto e ad essere sommerse di complimenti e di regali, a patto che mi sveliate il segreto. 
Per la prossima vita, intendo. Che per questa, ho perso tutti i treni....