sabato 31 ottobre 2009

sassolini

 

Io, si sa, sono tipa da cinque minuti. I beneficiari, di solito, sono i parenti stretti, sui quali scarico, ogni volta, tutto quello che mi passa per la testa: ma se in ufficio vedete una specie di Erinni in giro di perle e tailluer piombare come una furia nell'ufficio del capo non avete bisogno di bussare alla porta per far vedere che ci siete: basta aspettare cinque minuti, e avrete via libera.



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La Dani, invece, parte tranquilla: il suo è un calare sicuro, dalla prima alla quinta, accompagnando le curve e seguendo la strada: anche se, per chi la conosce, questo è preludio di fulmini e saette che, al confronto, l'uragano Kathrina è la pioggerellina di marzo, chi non lo sa ha l'impressione di trovarsi di fronte all'Allegoria della Temperanza, circonfusa da una calma olimpica che niente potrà scalfire

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La Dani ed io andiamo d'accordo: pur essendo diversissime per temperamento, abbiamo sempre trovato un punto d'accordo in modo spontaneo e MT non fa eccezione, anzi: è la prova vivente che se un blog è gestito in maniera democratica- e cioè, se la Dani si rassegna a tutte le cavolate che mi vengono in mente e riesce pure a far vedere che le piacciono- funziona alla grande. Il più delle volte, è lei che aspetta che io ritorni in me, un occhio rivolto al cielo, un altro all'orologio: ma ogni tanto capita che i nostri tempi coincidano alla perfezione, come dimostra questo post, figlio della fugace eppur feconda unione dell'immediato sbollimento della mia ira e della minacciosa risalita della sua carogna. E quindi, tanto per restare in tema di prole, è giunto anche per noi il momento di affrontare la vexata quaestio della paternità di quei prodotti del genio e dell'ingegno che trovano nei food blog la loro vetrina


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Per quanto ci dispiaccia, entrambe siamo convinte che, nel caso delle ricette, non sia possibile affermare con certezza che "quella è mia". Lo diciamo con sincero rammarico, ma il detto del "pater incertus" che, per fortuna di noi madri, non è sempre verificato nella vita reale, si trasforma in assioma quando viene applicato ad ingredienti e procedimenti. Sia chiaro: questo non toglie nulla alla deprecabilità di comportamente scorretti a cui assistiamo con frequenza e che diventano francamente vergognosi quando sono sfacciatamente reiterati. io per prima mi arrabbierei e non poco se qualcuno si appropriasse senza il mio permesso del Lemon curd all'olio d'oliva, che allo stato delle cose reputo una "mia" ricetta non avendo mai trovato traccia, in venticinque anni di ricerche, di una versione come quella: e però se spuntasse, che so, la nipote di Misses Aburthnoit, armata di quadernetto ingiallito, a rivendicare la ricetta con cui la nonna scongiurava il colesterolo del marito, credete che potrei far fuoco e fiamme, minacciando tribunali o perizie calligrafiche? La risposta è no, e i motivi sono noti.


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Nello stesso tempo, però, esistono dei "figli" che invece portano marchiata la loro origine e pure in modo indelebile: sono i cosiddetti prodotti dell'ingegno, quelli che nascono, cioè, dalla mente feconda di chi scrive, per professione o per diletto, e che può dimostrare, in modo assolutamente inoppugnabile, che certi brani o espressioni o modi di dire sono nati dalla sua penna e sono stati registrati all'anagrafe in un determinato giorno. E poco importa se la "penna" è la tastiera di un computer e l'ufficio dell'anagrafe è un food blog: certe cose sono di chi le crea e questo è un principio così importante da aver assunto lo status di un vero e proprio diritto e da godere, pertanto, della tutela della legge.

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Ci sarebbe anche da aggiungere che, al di là della ratio legis, queste creature appartengono così tanto ai propri creatori che si riconoscono lontano un miglio, anche quando sono usate da altri, in altri contesti, in altri food blog, senza che sia specificata in alcun modo la loro provenienza. Lo diciamo per esperienza, perché ogni tanto capita anche a noi di imbatterci in espressioni e modi di dire che sono nati dalla nostra fantasia e che si trovano, senza citazioni e senza link di sorta, talvolta per giunta storpiati nell'ortografia e nella sintassi, su blog coperti a loro volta da copy right e spesso in prima linea per la difesa dei diritti d'autore.

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Vedete, quando abbiamo deciso di aprire MT, la Dani e io avevamo unicamente voglia di distrarci e di divertirci: a distanza di sette mesi, oggi possiamo dire con orgoglio che ce l'abbiamo fatta, e pure alla grande. Ce la spassiamo tutti i giorni fra scalette, riviste e acquisti dai nomi impronunciabili e dalla provenienza incerta ma che nel blog ci stanno divinamente e ci piace da matti mandare niusletter a mezzo mondo o riempire cesti di Natale virtuali . Di conseguenza, prese com'eravamo dalla foga del divertimento, non ci siamo accorte di quanto stava capitando intorno a noi: e cioè che, accanto ad uno stuolo di "nuovi amici sempre più amici" che si raggoglievano attorno a MT, si stava generando un gigantesco fraintendimento fra altri food blogger, specialmente fra quelli con cui non ci siamo mai presentati ufficialmente ma che, a quanto sembra, passano ripetutamente di qua.

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Confessiamo che la cosa ci ha lasciato un po' stupite: tanto stupite che, a mano a mano che realizzavamo il fatto, cominciavamo a vedere il lato comico della cosa- a nostro parere, l'unico della vicenda- e non nego che ci sia stato un momento in cui ho temuto davvero di strozzarmi dalle risate - o di perdere la socia, per lo stesso motivo. Tuttavia, come sempre, la ragione ha preso il sopravvento ed allora, mentre cercavamo di riconquistare la nostra dignità bevendo un po' d'acqua e soffiandoci il naso, abbiamo pensato che non sarebbe stato giusto lasciarvi brancolare in questo errore e che fosse quindi doveroso un chiarimento, in forme ufficiali e per iscritto. E cioè che se spariamo cavolate a raffica su questo blog, in un crescendo di botte e risposte che prosegue nei commenti con i nostri amici, è solo perché, per mezz'ora al giorno, dismettiamo i panni seriosi e compiti a cui ci costringono i ruoli che ricopriamo nella vita reale e facciamo le deficienti, per un po'. E quindi, in altri termini, facciamo le sceme- e però, non lo siamo per niente...


S caterina e Bormio2000 044

GRANDE DIZIONARIO DI MENU' TURISTICO
ad usum delphini et squalorum

  • che lipidine: the day after "che libidine"
  • ecchediamine- ecchecaspita- eccheppalle: manifestazioni di contenuta contrarietà della Dani quando le si blocca la barra di spazio della tastiera d'antiquariato del suo pc. Esiste anche la variante ECCHEDIAMINE- ECCHECASPITA-ECCHEPPALLE, quando, oltre alla barra di spazio, si blocca pure il tasto della miuscola
  • le ricette da porca figura: il più grande flop nella storia dell'editoria dei Paesi islamici
  • proh dolor: nota marca di burro
  • stupendissima: 300 e passa interventi su CI e ancora non sapete cosa sia???
  • fool blog: MT
  • bloggo: l'equivalente del blocco dello scrittore, applicato al food blogger. E' l'espressione che ricorre più frequentemente , fra quelle riportate qui sopra, oltretutto in una versione imbarbarita dall'uso e dall'abuso, "c'ho il bloggo". E' dovere degli estensori del Vocabolario recuperarne qui la forma originaria, "ho il bloggo", nel rispetto della correttezza filologica, della morfologia, della grammatica- ed anche dei membri della commissione che rilasciò ad entrambe le titolari di questo blog la licenza di seconda elementare
Alla prossima
Alessandra

Plum Cake al Mandarino





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Non so cosa mi sia preso in questi giorni, ma mi son messa a cucinare cose che preparavo quindici anni fa, quando alla passione - già allora sconfinata- per la cucina non corrispondeva ancora un'altrettanto immensa volontà di sperimentare e una abilità sufficiente per preparare una cena degna di questo nome, portata più, portata meno. Siccome, però, cucinare mi toccava già allora, mi ero specializzata in pochi piatti, che venivano preparati a turno, di cui all'epoca andavo fiera e che oggi rievoco con sincero orrore: c'era il filetto al pepe verde con mezzo litro di panna sopra, i salatini fatti con la sfoglia del banco frigo, la bresaola condita con la rucola e il grana, la torta "dei vasetti", la torta di mele ( alta mezzo cm) , il roast beef ai tre pepi (rigorosamente troppo cotto) e questo plum cake al mandarino, di tutte di gran lunga la preparazione più frustrante. Mi veniva sempre schiacciato, in stile ciabatta, crudo dentro e stracotto fuori, e ogni volta che lo infornavo mi chiedevo se mai sarebbe arrivato il giorno in cui sarei riuscita a prepararne uno alto, soffice, umido e porfumato come quello che si intuiva fosse il dolce della foto.
Ovviamente, quando arrivò quel benedetto giorno, il plum cake al madarino era stato bello che dimenticato, surclassato dalle mode che imponevano a questo tipo di dolce di profumare di spezie esotiche, di assumere un colorito verdognolo e un retrogusto di refrescume ( è finita, l'epoca del tè matcha, o dura ancora????) e, soprattutto, di variare un dosaggio antico e confortante,nella sua semplicità, con proporzioni e ingredienti che, della tradizione, se ne facevano un baffo. Io ho provato tutto, giuro- e alla fine, non so come, sono tornata ai vecchi ricettari, dove il plum cake era quello con "tanta farina quanto burro e quanto zucchero", con l'uvetta, i canditi e il tè per goderselo meglio. Certo, le variazioni sul tema me le concedo, eccome: ma lo spartito resta quello e gli intrusi devono avere le carte in regola per partecipare: armonizzarsi con il resto, valorizzarne il sapore, essere freschi e di stagione. E visto che sui banchi di Cartier, l'altro giorno, sono spuntati i mandarini, non ho resistito: ho chiuso gli occhi davanti al cartellino del prezzo e ho fatto un profumato tuffo nel passato....
PLUM CAKE AL MANDARINO

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Ingredienti per uno stampo da un litro

250 g di farina 00
250 g di burro morbido
250 g di zucchero semolato
4 uova
4 mandarini
un bicchierino di mandarinetto ( o Cointreau)
1 bustina di lievito vanigliato

Per la glassa
250 g di zucchero a velo
qualche goccia di succo di mandarino
Montate il burro con lo zucchero, fino ad ottenere un impasto spumoso. Aggiungeteci le uova, ad una ad una, sempre montando, il bicchierino di liquore , la scorza grattugiata di due mandarini e, infine, la farina setacciata col lievito.
Imburrate bene una teglia antiaderente da plum cake e riempitela con metà del composto. Disponetevi sopra gli spicchi dei mandarini, pelati a vivo, e ricoprite con il restante impasto.
Infornate a 190 gradi per almeno 45 minuti ( ma anche un'ora, in certi casi) Se dovesse scurire troppo, coprite la superficie con un foglio di alluminio.
Aspettate che si sia raffreddato, prima di sformarlo.
Quando è completamente freddo, glassatelo, dopo aver mescolato lo zucchero con pochissime gocce di succo di mandarino.
E' perfetto per la colazione del mattino o per l'ora del tè


  • Contrariamente a quanto si crede, la vera origine del Plum Cake è tedesca: si trattava di un dolce di prugne (e qui si spiega l' altrimenti incomprensibile "plum") piuttosto basso, più simile ad una crostata che a questo dolce alto e soffice. Furono gli Inglesi, però, a rielaborarlo successivamente, sostituendo, oltre all'impasto, anche la frutta: non più le prugne, ma uvetta e canditi, fissandolo nelle forme in cui è arrivato sino ad oggi
  • Per quante ricette girino sui siti e sui testi, la ricetta originale è una specie di 4/4: stesse dosi di burro, zucchero, farina e uova. Per chi non ha voglia di pesare le uova, grosso modo 4 uova corrsipondono a 250 g/ 3 a 175 e così via. Esistono viarianti con uova e tuorli ( in questo caso, 2 uova e 2 tuorli), approvate e concesse
  • Il vero segreto per la buona riuscita di un plum cale è montare bene il burro: non si dovrebbero sentire più i granelli dello zucchero, si diceva una volta: anche se nessuno è più così fiscale, usate le fruste elettriche per almeno 7-8 minuti, prima di aggiungere gli altri ingredienti
  • La cottura è un'altra nota dolente, per via della forma alta e stretta dello stampo : forno statico, 190 gradi, dai 45 minuti all'ora. Deve uscire umido all'interno, ma non crudo (prova stecchino). Come già detto, coprite la superficie con un foglio di alluminio, nell'ultimo quarto d'ora, se vi sembra che scurisca troppo.
Nient'altro, direi...
Buon Appetito
Alessandra