martedì 21 luglio 2009

quiche di zucchini, feta, limone e menta

 


 

Qualche anno fa, all'epoca in cui faceva l'inviato de La Stampa per il Giro d'Italia, Alessandro Baricco capitò nel luogo dove si trova la casa di famiglia di mio marito. E tale fu lo stupore per il clima che trovò, che dimenticò ogni dovere cronistico-sportivo per dedicare l'intero articolo alle brume ed alle nebbie che gravano perenni sui tetti del paese, levando alti lamenti per la sorte dei suoi infelici abitanti.
Apriti cielo: all'articolo seguì una sollevazione popolare, con tanto di repliche sulla carta stampata e in televisione, da parte di tutti i residenti, dai più ai meno illustri, che richiesero la cenere sul capo dal povero Baricco, reo d'aver detto quello che, per noi genovesi, equivale a un omaggio a Monsieur Lapalisse, e cioè che qui piove- e di lungo.
Quindi, per non riaccendere ulteriormente gli animi, dirò in forma pubblica e solenne che nel paese di mio marito c'è il sole. Sempre. Fatta eccezione, ovviamente, per quei 365 giorni l'anno- 366 i bisestili- quando bisogna uscire con l'ombrello- ed aprirlo pure.
Sia chiaro: chi scrive adora la pioggia. Anzi, tanto per fare outing fino alla fine, io detesto il caldo, l'estate ed anche il sole, se al mare. So di essere l'unico esemplare vivente al mondo ad avere simili gusti, ma siccome pare non ci sia cura, ho imparato ad assecondarli, facendo le valigie per l'amata Albione allo spuntare dei primi oli solari, fin quando lo stato civile me lo ha permesso e spostandomi al di là del Turchino una volta impalmato il Signore del Feudo.
Quindi, a conti fatti, io qui ci sto bene. E sono certa, anzi certissima, che, una volta fatta l'abitudine ai cigolii della spina dorsale e all'indomabile rigonfiamento delle chiome, vi trovereste bene anche voi, non foss'altro che per i tre motivi che vi elenco qui sotto:

1. l'orto: vi ricordate quando, alle Medie, dovevate imparare a memoria tutte le fasce tropicali, da quella equatoriale a quella artica, tenendo bene a mente che ogni passaggio avveniva in forma non traumatica e graduale? Bene, qui facciamo eccezione. Siamo nell'unico posto al mondo, dove, passata la barriera del casello, il clima si trasforma da macchia mediterranea a foresta pluviale. Il che, tradotto in termini agronomici, significa che quelle che a voi sembrano prugne sono in relatà mirtilli e quel campo di ninfee che evoca laghetti giapponesi e quadri di Monet è solo il più prosaico basilico della suocera. E sorvolo sulle dimensioni delle zucche: mi limito a dire che se la famosa fatina ne avesse usata una delle nostre, per il suo più celebre incantesimo, Cenerentola sarebbe andata al ballo su un TIR...


2. l'immediato zittimento della zampogna del custode, ex pastore calabro che lenisce la saudade soffiando quel che resta dei suoi polmoni nelle canne di una pelle di pecora. Perchè, ovviamente, noi qui non ci facciamo mancare niente: e come abbiamo il roseto con ogni tipo di rosa che sia mai spuntata nel creato, dal quarto giorno in poi, l'ortensiario con ogni gamma di colore, dal blu al rosso, passando per l'indaco, il lilla e il violetto, il pozzo e il bersò e la panchina in ferro battuto, abbiamo anche il suono della zampogna sullo sfondo, in puro stile prima bucolica. Con la piccola differenza che i custodi calabri non si chiamano nè Titiro, nè Melibeo, nè Amarillida, bensì Carmelo, Maruzza, Pasquale e Clementina gli adulti e Maicol, Gessica, Kevin e Sindy i piccoli (la grafia è fedele alla registrazione anagrafica: ho anche le prove, se le volete). E che il suono della zampogna è una specie di medley fra il grugnito di un'orda di cinghiali in calore e un trionfo di trombette da stadio, inframmezzati dai rantoli del custode, in un'interpretazione di rara intensità e di pura sofferenza, che recupera dalle profondità delle domande di senso interrogativi arcani ed inquietanti - dal "non è che muore????" al "quand'è che muore????", per intenderci

3. si cucina. Un po' per forza ( vedi alla voce orto anarchico), un po' per dovere (vedi alla voce marito) un po' per fare un uso dei coltelli più urbano e più creativo di quello che, a volte, mi verrebbe in mente, fatto sta che qui dentro i fornelli sono accesi a tutte le ore.
Quello che ne esce è il trionfo della cucina semplice, dei sapori di una volta, della famiglia intorno alla tavola, della tradizione e dei ricordi- e pazienza, se fuori piove: si sta così bene qui....


QUICHE DI ZUCCHINE FETA MENTA E LIMONE


quiche zucchini limone menta


La versione della foto ha una base di pasta sfoglia, ma nulla vi vieta di preparare un guscio di brisèe o, meglio ancora, di pasta al vino (senza burro): l'essenziale è che resti un sapore neutro, non aromatizzato, intendo, in modo da far risaltare meglio il ripieno, che è davvero un trionfo di profumi

Per la versione più raffinata
250 ml di panna
3 uova grandi ( o 4 medie)
100 g di feta
3 zucchine
menta fresca
la scorza grattugiata di un bel limone
sale
pepe bianco

Per la versione rustica, sostituire alla panna 200 g di ricotta.

Si mondano le zucchine, si tagliano a fettine non troppo sottili e si fanno andare in padella con olio EVO e sale: attentissimi a non farle nè friggere, nè stufare. Portatele a cottura aggiungendo un Mestolino di brodo alla volta, senza che il liquido le ricopra completamente, e a recipiente scoperto. Quando sono croccanti, sono pronte. Pochi minuti prima di toglierle dal fuoco, aggiungete le foglioline di menta

mescolate la panna alle uova, sbattendo rapidamente con una forchetta, aggiungete la feta sbriciolata e gli zucchini, quando si sono intiepiditi. Grattugiatevi sopra la buccia del limone, date una bella macinata di pepe bianco, aggiustate di sale e riempite il guscio di pasta.
Se usate la ricotta, incorporate le uova ad una ad una e lavorate il composto con un cucchiaio o una forchetta( non con le fruste, intendo: non deve montare). Poi, procedete come sopra
In forno a 200 gradi per 30 minuti minimo

Se invece preferite la misura delle foto- l'ideale per un buffet- dovete ridurre le uova a 2 grandi o 3 medie, e i tempi di cottura: 15 minuti dovrebbero essere più che sufficienti: comunque, quando sno gonfie e dorate sono pronte.
A domani