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venerdì 13 maggio 2022

STUFFED AUBERGINES IN CURRY AND COCONUT DAHL

 



La foto non è mia (ma chi l'avrebbe mai detto, eh???) ma proviene direttamente da Flavour di Ottolenghi, il libro su cui stiamo lavorando a Cook My Books. La mia si è persa nei meandri di un cellulare che sta esplodendo e pazienza: ci sarà un motivo in più per ripetere questa ricetta che però non può aspettare i miei tempi incasinati, col rischio che passi la stagione delle melanzane e addio. 

Rispetto alla ricetta di ieri, è più laboriosa e un tantino più complicata. Ma se amate la cucina indiana, non fatevela sfuggire, perché è una delizia, senza se e senza ma 

Eccola qui 

per 4 persone 

per le melanzane 

3 melanzane grosse, senza il picciolo, tagliate a fette di circa 1/2 cm di spessore (dovrebbero uscirne 6 fette per ciascuna)

3 cucchiai di olio d'oliva (io sempre extra-vergine)

220 g di paneer (o extra-firm tofu)- vedere nota mia

il succo di 2 lime, la scorza di 1 

45 g di hot mango pickle, più altro per servire - vedere nota 

5 g di coriandolo fresco, tritato, più altro per guarnire

60 g di spinaci freschi, al netto degli scarti (100 g, da pulire)

sale e pepe nero 

per il coconut dal 

3 cucchiai di olio d'oliva  

5 scalogni (250 g), sbucciati e tritati 

45 g di zenzero fresco, pelato e grattugiato

2 peperoncini rossi, tritati finemente 

30 g di  foglie di curry (di cui potete anche fare a meno, Ottolenghi dixit)

1 cucchiaino di semi di senape nera

1 cucchiaino di cumino in polvere

1 cucchiaino di coriandolo in polvere 

1/2 cucchiaino di curcuma in polvere

2 cucchiaini di curry in polvere (mediamente piccante)

2 cucchiaini di concentrato di pomodoro

100 g di lenticchie rosse  

1 lattina di latte di cocco (400 g) 


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NOTA sugli INGREDIENTI

Il Paneer è il vero problema di questa ricetta, perché in Italia è difficile da trovare. Di solito, lo vendono i negozi di specialità etniche, nel banco dei surgelati, ma non è sempre disponibile (dipende dalla comunità indiana nei paraggi: se c'è, avete buone probabilità di trovare tutto). Si può sostituire con una feta non tanto saporita, con della mozzarella ben strizzata e persino con della ricotta. Non fatevi demoralizzare, insomma: il risultato cambia impercettibilmente. 

L'hot mangle pickle si trova nei negozi di specialità etniche e anche in qualche supermercato ben fornito (Mango Achaar, è il nome che trovate sull'etichetta). Sarebbe meglio trovarlo, ma in assenza, si sopravvive. L'importante è NON sostituirlo con un chutney di Mango: la differenza è la stessa che passa fra una confettura e un sottaceto, senza contare che si usano anche due tipi di mango diversi. 

Tutto il resto, lo avete in dispensa :) 

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PROCEDIMENTO 

1. Scaldate il forno a 200°C, modalità ventilata 

2. In una grande terrina condite le fette di melanzana con l'olio, un po' di sale e una bella macinata di pepe. Sistematele su due teglie rivestite di carta da forno, in un unico strato e cuocetele per circa 25 minuti, voltandole a metà cottura. Quando saranno tenere e leggermente brunite, sfornatele e tenetele da parte

3. Nel frattempo, preparate il Dal. Scaldate l'olio in una grande padella, a fuoco medio. Quando è caldo, ma non bollente, aggiungete gli scalogni e fateli soffriggere per circa 8 minuti (meglio abbassare la fiamma), fino a quando saranno cremosi e dorati. Aggiungete tutto lo zenzero, metà del peperoncino e metà delle foglie di curry, se le usate, e fate insaporire per altri 2 minuti. Unite quindi le altre spezie, il concentrato di pomodoro e le lenticchie. Mescolate per un minuto, poi coprite con il latte di cocco, 600 ml di acqua e mezzo cucchiaino di sale. Portate a bollore, poi riducete il fuoco e fate sobbollire per 20 minuti, mescolando di tanto in tanto. Quando le lenticchie si saranno ammorbidite, versate il dal in una pirofila da forno, di circa 28cm x 18cm e mettete da parte.

4. In una terrina, condite il paneer con la scorza del lime, il mango pickle, un cucchiaio di succo di lime, il coriandolo e un pizzico di sale 

5. sistemate una foglia di spinacio lungo ciascuna fetta di melanzana. Mettete un cucchiaio di paneer condito al centro, poi arrotolate la fetta, partendo dall'estremità più sottile, in fondo fino ad arrivare in cima, in modo che il ripieno sia all'interno. Sistemate i rotolini di melanzana nel dal, con la chiusura in basso, a mano a mano che li preparate. Dovrete ottenere, alla fine, circa 18 rotolini, tutti comodamente sistemati nella salsa di lenticchie. Premeteli delicatamente, senza che vengano sommersi dal dal, e cuocete in forno per 15-20 minuti (sempre a 200°C), fino a quando saranno lievemente dorati e la salsa prenderà bollore. Sfornate e lasciate riposare per 5 minuti

6. Nel frattempo, scaldate a calore moderato il restante olio, in una padella, e unite il peperoncino rimasto e le foglie di curry. Friggete per un minuto, finché le foglie di curry diventeranno croccanti e profumate: versate poi questo condimento sulle melanzane, con un cucchiaio, spruzzatevi il succo di lime e servite con una bella spolverata di coriandolo




martedì 10 maggio 2022

AUBERGINE DUMPLINGS ALLA PARMIGIANA

 

Una delle espressioni preferite di mio papà, quando voleva sottolineare che non si meravigliava più di niente, era- in rigoroso dialetto, la cui traduzione ovviamente non rende- "devo ancora vedere un uomo incinto". 

Ecco, oggi abbiamo pure quelli. 

Per cui, bando agli scandalizzamenti e affrontate questa rivisitazione delle melanzane alla Parmigiana, firmata sempre Ottolenghi&Belfrage- che non sarà proprio uguale all'originale, ma ha comunque il suo perché. 


AUBERGINE DUMPLINGS ALLA PARMIGIANA 

per 4 persone

90 g di pangrattato (ricavato da 3-4 fette di pane secco, meglio se col lievito madre*)

4 melanzane, tagliate a cubetti

150 ml di olio d'oliva (per me sempre extravergine)

100 g di ricotta

75 g di Parmigiano Reggiano grattugiato, più una manciata per servire

10 g di prezzemolo, tritato fine

1 uovo e un tuorlo 

1 cucchiaio e mezzo di farina

6 spicchi d'aglio, tritati (anche meno, qui in Inghilterra l'aglio è piuttosto dolce)

15 g di foglie di basilico, spezzettate

600 g di pomodori pelati (in lattina), frullati fino a ridurli in purea

1 cucchiaino e mezzo  di concentrato di pomodoro

1 cucchiaino e mezzo di zucchero semolato

1/4 di cucchiaino di peperoncino in fiocchi 

3/4 di cucchiaino di paprika

2 cucchiaini di foglie di origano fresco (o un cucchiaino secco)

45 g di olive kalamata, denocciolate e tagliate a metà 

sale e pepe nero
 

Procedimento 

1. preriscaldate il forno a 160°C, ventilato.  cospargete il pangrattato su una teglia e infornate per 12 minuti, fino a quando sarà leggermente dorato e asciutto. Mettete da parte per farlo raffreddare. Alzate la temperatura del forno a 220°C, sempre ventilato 

NOTA: se usate del pangrattato comprato al supermercato o grattugiato da un po', riducete i tempi di cottura: basta che brunisca leggermente, per il resto dovrebbe essere già asciutto di suo. Se temete che con il passaggio nel forno possa diventare troppo asciutto, lasciate perdere. 

2. Rivestite di carta da forno una grande teglia e conditevi le melanzane con 75 ml di olio, mezzo cucchiaino di sale e una generosa macinata di pepe. Sistematele in un unico strato e cuocetele per 30 minuti, rigirandole a metà cottura: devono diventare dorate e tenere

3. Sfornatele e riducetele in una purea grossolana che metterete poi a raffreddare in frigo per almeno 20'. Dopodiché, aggiungete la ricotta, il Parmigiano, l'uovo e il tuorlo, la farina, il pangrattato, un terzo dell'aglio, 10 g di basilico, un pizzico di sale e un'altra bella macinata di pepe. Mescolate bene, poi, con le mani leggermente unte (o umide) formate 16 polpette di circa 5 cm ciascuna, compattandole bene.

4. Scaldate due cucchiai d'olio in una grande padella e friggete le polpette un po' alla volta, per 3-4 minuti, rigirandole fino a quando saranno uniformemente dorate. Regolate il calore, per evitare che scuriscano troppo in superficie. Aggiungete se è il caso altro olio, fino a che non le avrete fritte tutte. Mettetele su un piatto, a mano a mano (meglio se rivestito di carta assorbente da cucina) e tenete da parte.

5. Preriscaldate il forno a 180°C, ventilato. Scaldate il resto dell'olio in una pentola piuttosto grande, a fuoco medio. Aggiungete il resto dell'aglio e cuocetelo per circa un minuto, fino a quando inizierà a profumare. Unite quindi la passata e il concentrato di pomodoro, lo zucchero, il peperoncino, la paprika, l'origano, un cucchiaino di sale e una bella macinata di pepe e fate cuocere per 8 minuti o fino a quando la salsa si sarà leggermente ispessita, mescolando di tanto in tanto. Unite quindi circa 400 ml di acqua, portate a bollore, dopodiché abbassate la fiamma e fate sobbollire per altri 10 minuti (anche di più, vedere le note in fondo)

6. Versate la salsa in una teglia, sistematevi sopra le polpette e infornate per 20 minuti, fino a quando la salsa inizierà a bollire. Sfornate, cospargetevi sopra le olive e il resto del basilico, aggiungete una spolverata di Parmigiano grattugiato e servite.

NOTE MIE

1. Astenersi puristi

2. Astenersi puristi

3. Astenersi puristi 

4. Io mi sono divertita, a preparare questo piatto e anche a mangiarlo. Ovvio che della Parmigiana è un lontanissimo parente, ma siamo sempre lì: se vi piace l'originale, vi piaceranno anche le variazioni sul tema. 

Due o tre "dritte", velocissime

- se posso, uso il panko, per le panature. Lo trovo aeroso, leggero, meno saporito e quindi meno invadente del nostro pan grattato. Ottolenghi consiglia di frullare fini tre fette di pagnotta, meglio se preparata con il lievito madre, ovviamente privata della crosta e piuttosto secca: potete fare come volete, tenendo comunque conto che si tratta di un ingrediente importante: migliore è e meglio è

- la salsa può cuocere tutto il tempo che volete, naturalmente. Tenete però presente che deve essere un tantino liquida, prima del passaggio in forno: altrimenti si asciuga troppo. 

- erbe e spezie sono perfette così, per il mio palato: ma nulla vi vieta di aggiustarle a vostro piacimento. 

Ottolenghi consiglia di servire il piatto caldo: noi lo abbiamo anche mangiato tiepido e non ci sono state critiche di sorta. Il giorno dopo è persino migliore. 

Buon appetito!





 

venerdì 24 luglio 2020

AUBERGINES EN CATON




Ovvero, la risposta francese al Babaganoush. 
Che merita tanto quanto, anzi: se preferite sapori più "liguri" (chiedo venia, ma per me Provenza e Liguria gastronomicamente parlando sono sorelle) puntate decisamente su queste melanzane che si preparano in un fiat e finiscono ancora prima

L'unica avvertenza è usare melanzane con tanta polpa, perché da cotte rendono poco. 
4 melanzane grandi
3 cucchiaini di pasta di acciughe buona oppure 5-6 filetti di acciuga dissalati e diliscati
1 cucchiaino di capperi, dissalati
2-3 spicchi d'aglio, sbucciati e tritati fini a coltello
una bella manciata di prezzemolo tritato
un cucchiaino di concentrato di pomodoro
olio extravergine
sale 



Fate arrostire le melanzane, come preferite: in forno o sul fornello, direttamente sulla fiamma, se preferite un sapore più affumicato. Se le arrostite in forno, meglio tagliarle in due, inciderle con un coltello, trasversalmente e condirle con poco sale e olio. La temperatura consigliata è 200°C, fino a quando non saranno tenerissime. 
Mentre cuociono le melanzane, preparate tutti gli altri ingredienti
Dopodiché, prelevate la polpa delle melanzane con un cucchiaio e mettetela in un frullatore assieme a tutti gli altri ingredienti, ad eccezione di olio e sale. Frullate in crema, aggiungendo tanto olio quanto ne serve per ottenere una consistenza vellutata. In ultimo, assaggiate e, se è il caso, regolate di sale. 
Se preferite una consistenza più ruvida, meglio usare il mortaio. Iniziate pestando l'aglio con i capperi e le acciughe, proseguite con il prezzemolo e le melanzane, aiutandovi con poco olio alla volta.

sabato 13 giugno 2020

MELANZANE ARROSTITE CON SALSA TARATOR ALLE MANDORLE



 Non so a voi, ma a me questo protrarsi del lockdown (qui a Singapore, Circuit Breakes, guai a chiamarlo in modo diverso) ha fatto scoprire il vero significato della parola "accidia". Che è cosa molto, ma molto, ma molto peggiore della pigrizia. 
La pigrizia ha un che di piacevole, è il crogiolarsi beato nel fare niente. 
L'accidia è la consunzione, lo svuotamento di ogni energia positiva, l'inane condizione di chi si lascia sopraffare dalla perdita di interesse, per tutto. 
Per farla breve, l'accidia è la sorella brutta della pigrizia. 
E me la sto beccando tutta quanta.
Pile di roba da stirare, cesto della biancheria sporca pieno, lavori di ogni genere iniziati e non finiti fanno da cornice a libri non aperti, programmi TV non visti, fiori che non colsi e amenità del genere. 
Anche la cucina, a dispetto di un blog per così dire risorto, risente eccome di questa fase accidiosa: non solo nell'andamento disordinato dei pasti (stasera, per esempio, sushi e formaggio, tanto per mettere d'accordo nel moto di orrore oriente e occidente): ma anche nella scarsa voglia di sperimentare ricette nuove. 
Non sono dell'umore di assumermi nessun rischio, mettiamola così. E anche se al giorno d'oggi le riviste sono molto più affidabili di un tempo e i libri sono quasi sempre una garanzia, persino la più remota ipotesi di fallimento mi fa rinunciare in partenza. 
Per fortuna, però, c'è Diana Henry, una prolifica autrice inglese, scoperta cinque anni fa con lo Starbooks, grazie a Mapi e da allora mai più abbandonata, sia perché fa un tipo di cucina che mi piace (è la versione femminile e semplificata di Ottolenghi, con molta più fantasia e in molto meno tempo), sia perché con lei so di andare sempre sul sicuro. 
Tanto che capita di vedere una ricetta, innamorarsene a prima vista e mettersi a prepararla subito dopo, senza nemmeno aver fatto un veloce sommario degli ingredienti. 
Ne mancavano due, alla fine, non così importanti (un peperoncino verde sostituito con del peperoncino in polvere Kashmiri e dell'aneto fresco, rimpiazzato con un po' di coriandolo): ma il punto di forza di questo piatto è la salsa, più simile alla nostra salsa di noci che al mediorientale Terator del quale per altro porta il nome. 
Mio marito si è leccato la ciotola, senza vergogna. E io pure....

MELANZANE ARROSTITE CON SALSA TARATOR ALLE MANDORLE 
(versione originale qui)


Per 4 persone

2 melanzane grandi o 4 piccole 
un po' di olio extravergine per spennellare
sale 

per il ripieno*
125 g di feta sbriciolata
175 g di yogurt greco, moto denso 

per la salsa tarator 
50 g di mandorle spellate 
un panino raffermo (o due fette di pan carré, senza la crosta)
4 cucchiai di latte
1 spicchio d'aglio, sbucciato
sale
85 ml di olio extravergine di oliva 

per la finitura
nella ricetta originale, anelli di peperoncino verde (meno piccante) e aneto fresco, nella mia una spolverata di Kashmiri chilli (un tipo di peperoncino indiano altrettanto poco piccante, dal retrogusto affumicato) e un po' di coriandolo.  

Procedimento

Accendete il forno a 200°C
Private il panino della crosta e mettetelo a bagno nel latte 

Lavate le melanzane, tagliatele in due per il lungo e disponetele su una teglia, meglio se rivestita di alluminio o di carta da forno (vi evita smoccolamenti al momento di lavare i piatti). Con un coltello affilato, incidete le melanzane trasversalmente, 3 tagli in un senso e 3 nell'altro, in modo da creare una specie di reticolato. Salate leggermente, spennellate con un po' d'olio e infornate fino a quando la pelle non sarà un po' raggrinzita e la polpa brunita. Calcolate dai 20 ai 30 minuti. 

Nel frattempo, preparate il ripieno e la salsa
- Per il ripieno, sbriciolate la feta con le mani in una ciotola e aggiungete tanto yogurt quanto serve ad avere una salsa densa.Salate leggermente e mettete in frigorifero. 
- Per la salsa, frullate le mandorle con l'aglio e il sale. Aggiungete poi il pane, ammollato e ben strizzato, frullate di nuovo e, senza mai smettere di frullare, unite l'olio a filo. Dovrete ottenere una specie di salsa montata, liscia e piuttosto densa, come quella che vedete nella foto. 

Sfornate le melanzane, lasciatele leggermente intiepidire e disponetele su un piatto da portata. 
Spalmate il ripieno sulla superficie (io l'ho messo dentro gli interstizi dei tagli e solo un velo sopra), nappate con la salsa Tarator e finite con il peperoncino e il coriandolo. 
Servite subito

Note mie 

Rispetto alla ricetta originale ho variato quanto segue 
- la cottura delle melanzane in forno: sono del partito di chi mette il sale prima di cuocerle, perché si amalgama meglio. I tempi di cottura per me sono troppo lunghi, in 45 minuti-1 ora il mio forno brucia tutto, ma qui vale sempre la solita solfa che i forni sono come i mariti, ognuno sa come trattare il proprio (finché non lo cambia)

- il ripieno: gli Inglesi vanno pazzi per due cose che a me non fanno propriamente impazzire, cioè il chorizo e, appunto, la feta. Stavolta ho seguito la ricetta ma se volete sostituire il formaggio con qualcosa di altro va benissimo. Ricotta e primo sale sono perfetti, con la sola avvertenza di aggiungere un elemento acido che, per me, è sempre la scorza di limone. 

- la salsa: è la sarsa de noxi di genovese memoria, con meno aglio e senza la maggiorana, quindi più delicato e gentile, ma l'ispirazione è quella e ve lo dico dal largo delle quintalate di pansoti che ormai sorreggono la mia spina dorsale. L'azzardo è abbinarlo in questo piatto e al solito la Henry vince, perché si tratta davvero di un matrimonio felice. 

- va consumato tiepido, magari come piatto forte di una cena vegetariana. Io l'ho abbinato ad una zuppa affumicata di lenticchie rosse e peperoni (da quando abitiamo qui, abbiamo preso l'abitudine delle zuppe come antipasto) e devo dire che, complice anche quel quintale di pane con cui mio marito ha attaccato gli avanzi della salsa, ci siamo alzati da tavola pieni e felici. 




 

mercoledì 27 maggio 2020

TZATZIKI DI RAVANELLO- CREMA DI MELANZANE- PITA BREAD



Avevo un barattolo da kg di yogurt in frigo che mi ricordava minaccioso, ogni volta che aprivo lo sportello, che era lì lì per scadere. 
Per cui, la buona massaia che c'è in me aveva deciso di preparare un bel pranzo mediorientale, a base di pita, tzatziki, raita e babaghanoush, con lo yogurt a fare da filo conduttore fra i piatti e la mia soddisfazione. 
E mettine un cucchiaio nela pita, e mettine 5 cucchiai nello tzaziki, e fai la base per il babaganoush e adesso preparo pure il raita, ma prima fammi assaggiare un po' di questo tzatziki coi ravanelli che son secoli che non lo faccio....
E che, udite udite, è dolce. 
Perché lo yogurt, udite udite, tiene lo zucchero d'uva
E no, non c'è verso di rimediare. 
Per cui, butta via la base del babaghanoush, rinuncia al raita, prega che la cottura faccia il miracolo e salvi la pita e prova a pensare positivo, che in foto lo zucchero d'uva non si vede- e nemmeno si sente l'eco delle prese per i fondelli della famiglia felice....



TZATZIKI DI RAVANELLO


Vecchia ricetta di menuturistico, che mi è tornata in mente dopo che l'ho vista riproposta sulla bacheca di FB di una amica bravissima. Si va a occhio, ovviamente

10-15 ravanelli (qui sono tutti piccoli)
2 spicchi d'aglio
200 ml di yogurt, meglio se greco
sale
aneto (meglio se fresco, io non lo avevo)

A me piace lo tzatziki ricco, quindi probabilmente metto meno yogurt delle dosi consigliate, e non eccessivamente grasso: so che tanti mettono l'olio, io no. Il pepe rosa, invece, ci starebbe benissimo e la prossima volta lo aggiungo. Qui cucino in modo estemporaneo, ma sarebbe meglio far riposare in frigo lo tzatziki per qualche ora, per meglio amalgamare i sapori


CREMA DI MELANZANE



Anche questa, con quello che c'era
1 melanzana grande
un ciuffo di menta
un po' di prezzemolo
peperoncino
aglio
olio extravergine
sale

Ho fatto arrostire la melanzana  direttamente sulla fiamma, come con i peperoni. (unico accorgimento, un foglio di stagnola attorno al fornello: dovrete pulire comunque, ma vi risparmia la parte più grossa), poi l'ho fatta intiepidire e l'ho sbucciata. L'ho frullata in crema con tutti gli altri ingredienti, aggiungendo l'olio a filo, come per fare una maionese

P.S. un altro metodo per arrostire le melanzane sulla fiamma è quello di avvolgerle in carta stagnola e procedere un po' alla volta. E' indicato solo se avete paura di bruciarvi (ma, a questo punto, meglio lavorare su una piastra, cosi le lasciate lì e fate dell'altro :)  


PITA
(cotta sulla piastra)


500 g di farina per pane
1 cucchiaino da té di lievito secco
280 ml di acqua tiepida
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaio di yogurt bianco, intero (e non dolce)

Impastate tutto per una decina di minuti, fino ad ottenere un impasto liscio, leggermente appiccicoso ma elastico. Fate lievitare fino al raddoppio, poi dividetelo in 10 pezzi e stendeteli con il mattarello in tanti ovali. Lasciateli riposare mezz'ora, poi stendeteli di nuovo (dovranno raddoppiare di lunghezza): in questo modo, otterrete delle sfoglie sottili, che potete stendere ulteriormente con i pugni (un po' come per la focaccia al formaggio), perfette per essere cotte in padella. 
Mettete sul fuoco una piastra o una padella per crépe o una padella (meglio se non antiaderente) e scaldatela alla massima temperatura. Cuocetevi le pita, una per volta, pochi minuti per lato. Impilatele a mano a mano che sono pronte e tenetele in caldo sotto un telo pulito. 


giovedì 21 maggio 2020

NO HURRY, MAKE CURRY! CURRY DI MELANZANE alla mia maniera



In questa prima fase di Circuit Breaker, insania vuole che ci si possa muovere in taxi a uno per volta, anche se si fa parte dello stesso nucleo familiare.  Il che significa che la spesa la si fa da soli, cosa assolutamente consueta in tempi normali, un po' meno adesso, non fosse altro che per le più bieche operazioni da camallo a cui si è costretti dovendo uscire il meno possibile. 
Quello che non è in discussione è la suddivisione dei compiti- che vede la sottoscritta nelle vesti di sovrana assoluta dell'incombenza. La spesa è mia e me la gestisco io, insomma. 
Salvo che il marito si impunti, come è successo l'altro giorno, accampando tutta una serie di ragioni logistiche (le uniche che gli siano familiari, tranne che quando si tratta di mettere ordine in dispensa) per cui alla fine ho ceduto e ho elargito questa concessione.
Per poi pentirmene, due ore dopo, a misfatto compiuto. 
"questi cosa sono?" chiedo, scartando buste di esserini verdi, la cui unica informazione certa è che saranno radioattivi
"sono per me, me li mangio davanti alla TV", spiega quello, giocandosi per sempre il posto alla sinistra del letto. 
"e queste?" dico, mantre spalanco le braccia alla massima estensione, cercando invano di includere una selezione di frutta direttamente dal giardino dell'Eden 
"mi ci faccio i frullati", il che assolve automaticamente anche gli ettolitri di latte e yogurt nascosti nel cestello delle verdure
" e queste??????????" sollevo inorridita le melanzane indiane, di cui ancora non ho imparato il nome ma che so perfettamente non essere quelle "grandi, ovali, cicciotte e viola scuro" che gli ho specificato nel messaggio whatsapp. 
Vien fuori che, siccome le melanzane che cercavo io non c'erano, ha ripiegato sull'alternativa locale (lunga, sottile e di un viola chiarissimo che tende al bianco) e, nel dubbio, visto che io ne avrei volute 3, me ne ha portate OTTO. 
Otto melanzane che, da allora, hanno fatto capolino in ogni angolo del frigo, ricordandomi che il cibo non si spreca, neanche se è lungo, sottile e di un viola pallido- e neppure se hai fatto voto di non cucinare locale a casa, che la tua missione, a Singapore, è assaggiare l'impossibile e al momento sei ancora lontana dall'averla compiuta. 
Alla fine han vinto loro, insomma. 
E ho fatto un curry. 
Che intanto, là fuori è tutto chiuso....

CURRY DI MELANZANE 
alla mia maniera 


INGREDIENTI

8 Brinjal (oppure 2-3 melanzane vostre)
una cipolla rossa, tritata in crema col tritatutto
6 spicchi d'aglio, tritati in crema
un pezzo di zenzero fresco, sbucciato e tritato in crema
un cucchiaio di olio di semi (io uso sempre l'extravergine)
2-3 patate vecchie, non farinose, sbucciate e tagliate a dadini
1 confezione di pelati (o 4 pomodori tipo San Marzano, a trovarli avrei usato quelli)
600 ml di latte di cocco

Spezie
1 cucchiaino da caffé di semi di senape gialla o nera
2 cucchiaini da caffé di curcuma
2 cucchiaini da caffé di cumino (in semi o in polvere)
2 cucchiaini di sale

PROCEDIMENTO 

PRIMO SEGRETO: i curry andrebbero preparati in pentole di alluminio perché , grazie all'omogenea dispersione del calore, queste permettono alle salse di caramellizzare e di ottenere quel retrogusto intenso e intrigante che lega in modo unico la miscela di spezie. 

SECONDO SEGRETO: tutti i curry partono da un soffritto di aglio-cipolla-zenzero. Se non volete prepararli a casa, si comprano già pronti nei negozi di specialità etniche. In particolare, vi consiglio l'aglio, perché rispetto al vostro quello che abbiamo qui è molto più dolce e se ne possono usare quantità maggiori, con giovamento del gusto della "spinta" iniziale. Sarebbe opportuno anche fare scorta di zenzero, se non lo trovate con facilità. 

Il procedimento è facilissimo: 
Fate stufare per qualche minuto in olio caldo il trito di cipolla-aglio- zenzero, poi aggiungete le melanzane e le patate a cubetti, salate e fate un po' insaporire, rimestando spesso, a fiamma viva. Abbassate la fiamma, aggiungete il latte di cocco e le spezie e fate cuocere a fuoco lentissimo per un'ora, un'ora e mezza, coperto.  Se usate i pomodori freschi, prima di aggiungerli li sbollentate leggermente e li private della buccia e dei semi, altrimenti versate nella pentola i pelati con tutto il loro sugo. Schiacciateli un po' con la forchetta, poi proseguite la cottura per altre due ore, sempre a fiamma bassa, sempre a recipiente coperto. 
Agli Indiani piace caldo :), tutto. Ma è ottimo anche tiepido e, come tutti gli umidi, il giorno dopo è più buono. Se solo ne avanzasse un po'...




sabato 6 giugno 2009

orecchiette ai moscardini e melanzane

orecchiette moscardini melanzane

Tanto per collegarmi all'ultimo post e a quello che dicevo sul mio essere veloce, io ho saltato la prima elementare. Ho frequentato solo le ultime settimane, quel tanto che bastava alla maestra per verificare se potevo fare questo salto, e quel tanto che bastava a me per capire che l'unico modo per sopravvivere, lì dentro, sarebbe stato quello di sovvertire qualche ordine. Naturalmente, ho cominciato dalla regola più atavica, più manifesta e più perbenistica di quel mondo, che voleva i bambini e le bambine rigorosamente divisi- di file, di banchi, di grembiule e di fiocco- e al terzo giorno di scuola ho sfrattato il compagno più mite dal suo posto e mi ci son messa io.
Ci sono rimasta fino alla fine della quinta, con a fianco una compagna squinternata e impavida, convincendomi di giorno in giorno che, pur non trovandomi particolarmente bene con i"maschi", avrei accettato qualunque cosa- dagli aeroplanini di carta ai "celo celo mamanca" delle figurine- pur di non avere nulla a che spartire con le "femmine". Crescendo, il confine si è fatto più netto, assumendo le dimensioni di una vera e propria trincea nell'adolescenza, quando i "maschi" erano stati promossi al ruolo di "ragazzi" e le "femmine" declassate a tutto quanto fa vecchia fattoria, con particolare propensione per oche, galline e gatte morte.
Ho scoperto le "donne" dopo i trent'anni - ed è stato un colpo di fulmine rintronante, coinvolgente, emozionante, intriso di incredulità e di meraviglia, di affinità profonde e di sintonie immediate, di ammirazione e rispetto e orgoglio di appartenenza ad un genere che, per tutto quel tempo, avevo sempre tenuto ad altezzosa distanza.
Da allora, ho un elenco lunghissimo di amicizie femminili, che danno sostanza alla mia vita, con cui chiacchiero, rifletto, mi confido, do e ricevo sostegno, affetto ,comprensione, e, con cui, soprattutto, rido. Se mai mi avessero detto che mi sarei divertita così tanto con le donne, io che se non c'erano ragazzi in giro tanto valeva starsene a casa, non ci avrei creduto: e invece, lo constato di continuo, quando mi attacco al telefono, quando prendo l'aperitivo, quando ritaglio il tempo per un caffè lungo e, ultimamente, quando sono in ufficio. Perché in ufficio c'è la Paola- che per il resto del mondo è la mia segretaria, mentre per me è la prova tangibile che, le rare volte in cui la vita decide di sorridermi, lo fa in tutto lo splendore dei suoi trentadue denti: è la conferma, se mai ce ne fosse bisogno,che il segreto di un ufficio che funziona e di un armadio senza arretrati passa anche attraverso un collaboratore intelligente e capace, per di più sintonizzato sulle tue stesse bande- dal peso della coerenza alla leggerezza del buon senso.
Siccome ci si vede tutti i giorni, è il quotidiano a tenere banco, in un variabile pout pourri dove trova posto tutto, dalla salute dei figli alla prova costume, passando per i colloqui con le insegnanti, i libri da leggere, i viaggi da fare. E, da un mese a questa parte, il blog.
Non c'è pausa caffè che non ci veda inchiodate al monitor del pc, a commentare le foto, a studiare la grafica, a correggere gli errori di battitura e a rispondere ai commenti, in barba a occhi che lacrimano e a dita che avrebbero bisogno di riposarsi un po'. E a cercare ricette nuove, ovviamente, come quella che vedete qui stasera: che è la rielaborazione in chiave casareccia di un primo da lei assaggiato in una trattoria della riviera, spiegatomi il giorno dopo più o meno così:
" Ho mangiato degli gnocchetti con moscardini e melanzane che erano la fine del mondo. Nel blog ci starebbero benissimo"
"ok, dai, li provo e semmai li posto: moscardini e melanzane, hai detto?"
"no, aspetta, che bisogna esser precisi, che se la pubblichi... dunque, moscardini, melanzane e pomodori, quello c'erano di sicuro, perché poi mi è venuto l'eritema dietro le orecchie... e anche del basilico, che mi prudevano le dita... e dell'aglio, sicuro, perché mi è venuta una sete che ho bevuto tutto il giorno...."
E di fronte alla mia espressione incredula, ha spiegato compita, che lei è dotata di sensori, per cui a seconda della reazione di ciascuna parte del corpo, riesce ad individuare gli ingredienti di un piatto. A prescindere dalla reazione del mio unico sensore- che è quello della ridarola, che si è prontamente attivato, con tanto di contorsioni muscolari e lacrimazione, quando si è arrivati al sensore del peperoncino- riconosco pubblicamente che la teoria ha un fondamento, perché quello che ne è uscito è un piatto fantastico, che ha pure attivato il reattore dell'approvazione del marito- il che, come sapete, per noi è un mezzo miracolo...

ORECCHIETTE AI MOSCARDINI E ALLA MELANZANA

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per 4 persone
240 g di orecchiette secche ( la ricetta originale prevede gli gnocchetti di patate, ma non avevo nè tempo nè voglia di prepararli)
2 melanzane lunghe
2 moscardini di media grandezza ( circa mezzo chilo)
4 pomodori san marzano maturi
vino bianco secco
brodo di pesce
olio extravergine d'oliva
aglio, 2 spicchi
1 peperoncino
qualche foglia di basilico
sale

Pulire bene i moscardini, tagliarli a tocchetti piccoli e metterli a cuocere in una padella, con 4 cucchiai di olio  e due spicchi d'aglio, prima facendoli insaporire a fiamma vivace e a recipiente scoperto, mescolando spesso, poi bagnandoli con una spruzzata di vino bianco e, una volta evaporato, portando a cottura a recipiente coperto e a fuoco basso, aiutandosi con del brodo di pesce. Aggiustare di sale. Quando sono teneri, son pronti. Tagliare le melanzane a tocchetti e, quando i moscardini cominciano ad ammorbidirsi, versarle nella padella e, a fiamma media, mescolarle con i moscardini, facendo legare bene il sugo. Dopo qualche minuto, aggiungere i pomodori tagliati a tocchetti e privati dei semi (potete anche sbollentarli qualche minuto per togliere la pelle, se preferite), salare, aggiungere il peperoncino spezzettato, far cuocere ancora pochi minuti e spegnere la fiamma. Lasciari riposare il sugo a recipiente coperto per una decina di minuti. Nel frattempo cuocere le orecchiette, scolarle quando sono cotte e farle saltare nella padella con il sugo, fino a quando si saranno ben legate. Cospargere con foglie di basilico stracciate con le mani e servire subito.
Il punto di forza è la cottura delle verdure, che devono essere appena appena cotte: il motivo per cui non ho fatto la sbollentatura previa dei pomodori è proprio perché in questo modo avrebbero perso la croccantezza. Invece, così, si avverte bene il contrasto fra il tenero dei moscardini e il croccante delle verdure. E' un piatto di mare, estivo, fresco, colorato, facile e veloce da preparare: cosa volete di più????
Buon appetito
alessandra