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martedì 4 agosto 2020

EVOLUZIONI: LA C.A.Z.Z.






Come scrivevo ieri su Instagram, agli albori del food blogging, quando andava di moda il famolo strano e pochissimi erano esperti di fotografia, imperversavano le zuppe. Erano fotogeniche, si prestavano a mille rivisitazioni (anche dal punto di vista scenico: ci abbiamo riempito la qualunque) e, soprattutto, nella loro infinita indulgenza perdonavano qualsiasi errore tecnico, di qualsiasi natura.
Alla voce "famolo strano" si registravano ingredienti come il té matcha, la fava tonka, il timo- limone, la salvia ananas e giù giù fino agli effetti allucinogeni e- su tutti- lo zenzero. Un "acchiappa-like" ante litteram, per cui bastava infilarlo a caso, nel titolo o nella ricetta, per assicurarsi una marea di visitatori curiosi e interessati.
Il mio contributo era stato una zuppetta di Carote, Arancia e Zenzero, strizzata in un bicchierino Ikea comprato nel reparto giochi dei bambini (gli ur-props) su cui il marito aveva riversato lo sgomento di chi intuisce di dover dire addio a pastasciutte e minestroni col pesto, ribattezzandola prontamente C.A.Z.
Mai nome fu più fortunato, visto che anche questa ricetta prese a circolare fra le amiche, fino ad affermarsi a queste latitudini, in versione vegana e con l'aggiunta coraggiosa della seconda Zeta, quella della Zucca.
Il completamento avverrà solo quando mi deciderò ad inserire dell'Orzo, o delle Ostriche o dell'Ortica. Ma per ora, godetevi questa :)



VELLUTATA DI CAROTE, ARANCIA, ZUCCA E ZENZERO
in brodo di zenzero e lemongrass

Vado sempre ad occhio, quindi non state a pesare niente

800 g di zucca, con la buccia, ma senza semi e filamenti
3-4 carote medie
1 arancia, scorza e succo
200 ml di latte di cocco
un pezzo di zenzero fresco, pelato con il pelapatate
una radice di lemongrass
mezzo porro
pepe bianco in grani
sale
semi di zucca (facoltativi)

Fate arrostire la zucca in forno, avvolta in un foglio di alluminio, fino a quando sarà tenera. A me le verdure spappolate non piacciono più: considerate che dovrete frullarla e cuocerla di nuovo, quindi non esagerate con la cottura. Eliminate poi la buccia, scavando via la polpa con un cucchiaio
Mondate le carote e lessatele in acqua salata
Nel frattempo, preparate il brodo di zenzero e lemongrass: riempite d'acqua una casseruola (vi serviranno circa 500 ml di brodo), aggiungetevi lo zenzero, il lemongrass, il porro, il sale e del pepe bianco in grani. Portate a bollore e fate sobbollire per circa mezz'ora. Filtrate tutto. Tenete da parte lo zenzero cotto

Radunate le carote lesse, la zucca arrosto e un pezzetto di zenzero cotto nel bicchiere del frullatore ad immersione e frullate fino a ridurre in crema. Passate al setaccio e poi di nuovo in pentola. Allungate la crema con il brodo e fate cuocere fino ad ottenere una vellutata piuttosto densa.
Grattugiate la scorza dell'arancio e tenetela da parte
Spremete il succo, filtratelo e unitelo alla vellutata, assieme a metà della scorza
In ultimo, unite il latte di cocco e proseguite la cottura a fuoco lento (sarebbe meglio non farlo bollire) per 2-3 minuti.
Versate la vellutata nei piatti da portata, decorate con la scorza d'arancio tenuta da parte e qualche seme di zucca e servite
Se volete, potete aggiungere un pizzico di zenzero (anche in polvere) o del pepe bianco, in polvere.

venerdì 1 gennaio 2016

VELLUTATA DI LENTICCHIE COL SALMONE AFFUMICATO







La foto che vedete è stata scattata ieri sera, nell'ingresso-salotto-studio-sala da pranzo della nostra casa di Singapore, quando fuori c'erano 31 gradi e pioveva come se lassù avessero deciso di farla finita, con questa pessima idea del passare degli anni. 
Visto che non ero tanto dell'umore di festeggiare (a Capodanno, non lo sono mai, ma da qualche anno meno ancora), si è optato per la solita cena a casa, con una decisione presa all'ultimo minuto, quando ormai era troppo tardi per imbastire un menu degno della tradizione. 
Si sono salvate  le lenticchie, ma solo perchè il marito impazzisce per questa zuppa di fine anno, che fa parte della tradizione della sua famiglia e che, a dirla tutta, a me non ha mai detto granché.
Ma visto che il convento passava poco di altro, ho deciso di capitolare e non solo di prepararla, ma di farlo pure con tutti i crismi- laddove "crismi" sta per un brodo vegetale fatto comme il faut. 
Il risultato è stato sorprendente, di gran lunga migliore dei tentativi precedenti: non vi dico che mi abbia riconciliato col Capodanno, perchè altro che brodo, che ci vorrebbe. Però mi ha fatto guardare con un po' più di serenità alle cene del 2016, specie in quelle dove si impone la porca figura.
Anche se di mezzo ci dovrà essere un pentolone che sobbolle per ore, all'Equatore..


VELLUTATA DI LENTICCHIE
col salmone affumicato





per il brodo vegetale
3 l d'acqua
1 carota
mezza cipolla grande
1 gambo di sedano
1 bel ciuffo di prezzemolo
la parte verde di un porro
qualche rametto di timo fresco
qualche rametto di maggiorana fresca
un niente di sale grosso, se è il caso


per la vellutata
200 g di lenticchie
mezza cipolla
una noce di burro
4 rametti di timo fresco
4 rametti di maggiorana fresca
1 litro di brodo vegetale
300 ml di latte
50 ml di panna
sale


per guarnire
100 g di salmone affumicato di ottima qualità, a fettine
paprika dolce
qualche fogliolina di timo o maggiorana


Prima di iniziare a cucinare, controllate sulla confezione delle lenticchie se devono essere tenute a bagno o no. In caso affermativo, obbedite :-
1.Tre ore prima preparate il brodo: dovrete ottenerne circa un litro. Filtratelo e tenetelo da parte. 
2.Tritate la cipolla e fatela appassire nel burro fuso, in un'ampia casseruola: cuocete a fuoco bassissimo per una decina di minuti, fino a quando diventerà traslucida e tenera. 
3. Aggiungete le lenticchie, salate e fate insaporire.
4. Unite anche gli aromi (potete legarli a mazzetto, se vi va: saranno più semplici da eliminare, a fine cottura. Oppure, se preferite una zuppa più profumata, unite le foglioline: io ho fatto così e non me ne sono pentita)
5. Aggiungete il brodo e fate cuocere a fiamma medio bassa per 20 minuti, a recipiente coperto.
6. Sorvegliate la cottura e se vedete che il brodo evapora troppo rapidamente, abbassate il fuoco.
7. Aggiungete il latte e fate cuocere per altri 15 minuti.
8. Eliminate il mazzetto di aromi 
9. Scolate metà delle lenticchie e tenetele da parte
10. Con il mixer ad immersione frullate l'altra metà, fino a ridurla in crema 
11. Aggiungete la panna e mescolate
12. Aggiungete le lenticchie intere e scaldate la zuppa, fin quasi al bollore
13. Trasferitela nei piatti individuali, guarnendo con tre roselline di salmone affumicato, una spolverata di paprika e qualche fogliolina di timo o maggiorana
14. Servite subito


Se volete preparare la zuppa in anticipo, è meglio che vi fermiate alla prima cottura, quella in brodo. Le lenticchie assorbono i liquidi e gonfiano, con il rischio di trasformarsi in un pappone per cavalli (vegani, ovviamente). Lessatele nel brodo, scolatele e mettetele in frigo. Mezz'ora prima di servire, rimettetele in pentola e completate la cottura, dal punto 7.


Utilizzate sempre salmone affmicato di ottima qualità perchè basta un niente a rovinare il piatto


Se odiate servire già "impiattato", versate la zuppa in una zuppiera, spolveratela con la paprika e con le foglioline di timo e/o maggiorana e disponete il salmone (a striscioline o a roselline) su un piatto da portata, con un cucchiaio o con una pinza. 

Ovviamente, da grandi occasioni (e da porca figura...)
buon appetito!
ale 


lunedì 26 ottobre 2015

LA MAGA DELLE SPEZIE: ZUPPA ORIENTALE DI CAROTE PER LO SB DI OTTOBRE!




Il post di oggi è lungo, va un po' a "spot" e si ricollega strettamente alla ricetta di Gaia e alle riflessioni che ha suscitato nella sottoscritta. 
Che sono quelle che costituiscono il basso continuo del corso dei miei pensieri da quando vivo nella capitale mondiale del cibo e nel paradiso assoluto del cibo di strada, in una via a metà fra il quartiere indiano più grande del mondo e la comunità mediorientale più bella che abbia mai incontrato, in una vita errabonda. 
E cioè, che in Occidente, di cibo orientale si sa pochissimo. 
E quel pochissimo lo si sa pure male. 

La questione è così complessa che non può essere affrontata nello spazio di un post, per quanto lungo.
Anzi, più vado avanti in questa mia nuova esperienza, più mi rendo conto che il modo migliore per spiegare il concetto probabilmente è fare quello che sto facendo io, da quando mi son rassegnata al crollo delle 2 o 3 certezze che pensavo di avere: una bella tabula rasa di tutto e un ritorno alle origini del proprio codice alimentare, partendo dal mangiare, ancor prima che dal cucinare. 
Qui mangio, mangio, mangio- e mangio sempre le stesse tre cose. In posti diversi, per capire le differenze- e negli stessi posti, per fissare i gusti. 
A dirlo sembra una scemenza, a farlo è un'operazione molto più complessa: nel senso che solo in Occidente si può dire "chicken rice" o "biryani", pensando che basti la parola. In Oriente, la parola è solo il principio- e il resto, è tutta un'esperienza nuova, che ha nella pratica del cucinare il primo grande scoglio da sormontare. 

Il problema primario è dato dagli ingredienti, che sono tutt'altra cosa da quelli a cui siamo abituati. A cominciare dall'acqua, per finire con il grande universo delle spezie, passando in mezzo all'enorme categoria del "non sa di niente" che non è dovuta al fatto che in mezzo ai grattacieli non ci sia il km zero, perchè si passa un ponte e si va in Malesia e a poche ore di aereo abbiamo quella grande Patria dell'Organic Farm che è l'Australia. E' proprio che in Oriente gran parte degli ingredienti locali, in purezza,sanno di poco: perchè in Oriente è il piatto-e non il prodotto- che detta il tempo. 
in Italia, basta una spremuta di arance per riconciliarti col mondo. 
Qui, le arance te le portano in dono, come segno di prosperità, ma spremerle o lasciarle lì dà al palato la stessa identica soddisfazione.

Quindi, come dicevo, il problema è cucinare perchè questo sgnifica primariamente dare sapore. E quello che è un concetto semplice diventa infinitamente complicato, nel momento in cui si è deciso di affidare il compito di dare sapore alle spezie. 
Che sono un universo parallelo, non tanto nella tipologia, quanto nelle infinite combinazioni a cui danno vita nei dosaggi.
Le miscele di spezie mediorientali di cui parlava Gaia nello scorso post sono l'esempio più profumato di questo concetto che, a casa mia, si sviluppa in parallelo con la cucina indiana: di qui il ras -el- hanout, di là il curry, di qua lo za'tar, di là il masala, tante chiavi per inifiniti mondi, non codificati se non dal palato e dalla punta delle dita. 

E' per questo che scrivere una ricetta su un zuppa speziata è tempo perso. 
Lodevolmente perso, mettiamola così. 
Ma perso comunque. 
Perchè i cucchiaini e le bilance non servono. 
Serve solo sapere che cosa si vuol fare e cercare di realizzarlo, un po' alla volta, aggiustando il tiro oggi e riaggiustandolo domani, nella speranza che, prima o poi, qualche filo di questo DNA che non ha bisogno di dosi e di pesi si attacchi anche al tuo. 

Ciononostante, questa zuppa di carote alle sette spezie è una ricetta che "s'addafa", più per la concezione che per la precisa esecuzione. Intendo dire che non vale la pena di rovinarsi la piega, se non trovate i semi di senape nera o le foglie di curry: prendete ispirazione e andate a sentimento: non ve ne pentirete
La ricetta è qui, sullo Starbooks
E noi ci vediamo domani, che sarebbe un po' ora di riprenderlo, 'sto blog..

giovedì 22 ottobre 2015

ZUPPA DI CAROTE ALLE SETTE SPEZIE


 Sono una grande fan delle zuppe di carote, perché secondo me sono come il tubino nero: si adattano a tutto. E da quando vivo a Singapore, cioè da quando scopro un sapore nuovo al giorno, ho anche realizzato che sono la base migliore a cui aggiungere spezie. Addirittura sette, come in questa ricetta che ha finalmente unito la cucina di casa a quella di fuori, con grande soddisfazione di tutti 

Tutto QUI allo Starbooks

giovedì 16 aprile 2015

IL MAGICO POTERE DEL CLAM CHOWDER



Fra le decine e decine di commenti e di mail che mi sono arrivate ieri (a proposito, grazie, specialmente a chi ancora non conoscevo e che ha aspettato che fossi a debita distanza per manifestarsi come mio fedele lettore)...
.......................
????????????
......................
Ho perso il filo. 
E' il jet lag.
Due notti che non dormo. 
Daccapo, dai...

Fra le decine e decine di commenti etc. etc., quelli più accorati riguardavano la sorte delle mie ricette. 
Non della sottoscritta, condannata a sciogliersi dall'altra parte del mondo. 
Non di una povera food blogger in disperata crisi di mezzetà identità, convinta di aver trovato una spinta a ricominciare qui sopra con la nuova esperienza singaporiana, perchè intanto di ricette è pieno il web e cosa vuoi che gliene importi, alla gente, di che cosa è uscito/esce/uscirà dalla mia cucina. 
Nada de nada, ingrati che non siete altro :-)
Le ricette, vi interessano. 
...che non è che ci lasci orfani, che non è che smetti di cucinare, che non è che ti dimentichi degli amici che negli anni si son sacrificati a provare tutto quello che ci hai propinato qui sopra e hanno pure avuto la faccia tosta di dirti che era pure buono e riusciva alla prima...
Ve potessino, a tutti quanti :-)
Tanto, che vi lovvo tutti,lo sapete già. 


Una precisazione, però: prima che vediate una ricetta orientale, preparata con le mie mani, passerà parecchio tempo. 
Perchè la faccenda è complicatissima, altro che piglio due noodles e un paio di bacchette. 
Qui c'è un macrocosmo di mondi, tutti ugualmente ricchi e complessi, sia da realizzare sia da capire: e se sarà facile sentirmi parlare di cucina dell'Estremo Oriente, sarà difficilissimo vedermi alle prese con queste preparazioni, almeno nei primi tempi. 
Prima, devo mangiare. 
Poi, devo imparare a fare la spesa. 
Poi, ovviamente, studiare:leggere, fare corsi, approfondire, sperimentare. 
Al momento sono alla fase uno-e qualcosa mi dice che durerà un bel po'. 




Anzi, a dirla tutta, la mia sola preoccupazione, al momento,è quella di poter ricreare qui il cibo di casa. Son partita con una valigia da emigrante che neanche Totò e Peppino, ho un vaso di basilico sul terrazzo e qualche kg di Parmigiano nel frigo e mai mi sono sentita confortata come quando mi sono inciampata nel reparto dedicato a Waitrose, nel supermercato sotto casa, con le marmellate biologiche e le farine macinate a pietra (per inciso, la pietra potrebbe essere giusto il rubino del Maraja, visto quello che costano). Quindi, al momento, aspettatevi esperimenti sul fronte europeo, oltre che, naturalmente, l'archivio "storico", da cui oggi pesco una zuppa che vi avevo promesso,giusto nel mio scorso soggiorno singaporiano, vale a dire quella clam chowder agli asparagi che farà contenti un po' tutti, i vegetariani in primis* e quanti amano così tanto questo piatto da volerlo sperimentare in tutte le sue possibili varianti

*è chiaro che eliminando la pancetta, non si farà più un clam chowder ma un'ottima zuppa. Al momento, non mi vengono in mente sostituti adatti, ma ci penso e semmai torno ed aggiorno.


A questo proposito, quella che segue è un'ottima base che si presta a varie soluzioni: se non vado errata, la ricetta originale prevedeva i broccoli. Ero io che li avevo sostituiti con un mazzo di asparagi bianchi di Bassano, che su di me fa l'effetto di una vagonata di rose rosse, elevata alla enne, modificando tutto il resto. 
Quindi, se vi piace questa zuppa (e vi assicuro che è praticamente impossibile che non succeda), nulla vi vieta di adottarla tutto l'anno, mantenendo invariata la base e sostituendo i complementi. 

Per la base
1 patata grossa o 2 piccole
brodo vegetale o acqua, per la cottura
100 g di pancetta
200 ml di latte intero, fresco
100 ml di panna liquida, fresca
burro oppure olio extravergine
sale

per la variante agli asparagi
uno scalogno, di misura media
1 mazzo di asparagi bianchi di Bassano
pepe bianco, di mulinello

il rametto di aneto che vedete nella foto aveva solo uno scopo decorativo, quindi non c'entra.  Tendenzialmente, non so mai quale erba abbinare a questo ortaggio: sono della scuola dei "nudi e puri", per cui più che un velo di burro fuso e una generosa spolverata di Parmigiano non metto. Al limite, una macinata di pepe bianco, giusto per ravvivare un po', ma oltre non vado. E per la clam chowder, vi direi di fare lo stesso....

Il burro è nella ricetta originale, ma può essere benissimo sostituito con un filo di extravergine. 
Invece, la panna sarebbe facoltativa, ma non me la sono sentita :)
Se avete una salute di ferro e/o volete trasgredire,unatantum, potete anche invertire le dosi. E se mi giro di là, anche fare solo panna. Non vi dico cosa vien fuori,perchè sarebbe istigazione a delinquere...


Procedimento
Mondate gli asparagi: lavateli bene sotto l'acqua corrente, eliminando residui terrosi con uno spazzolino,poi tagliate via le parti legnose. Se i gambi dovessero sembrarvi ancora duri, eliminate le parti più esterne, con un pelapatate. 
Tagliateli a tocchetti di circa 2 cm ciascuno. 
Lavate le patate, sbucciatele, passatele velocemente sotto l'acqua del rubinetto, poi asciugatele e tagliatele a pezzetti, il più regolari possibili
Mondate lo scalogno, lavatelo e tritatelo finemente, col coltello. 

Scaldate il brodo vegetale o l'acqua, fin quasi a bollore

In un'ampia padella, meglio se antiaderente, versate un giro di olio: scaldatelo a fiamma media e fatevi insaporire lo scalogno, mescolando velocemente, per non farlo bruciare: non è necessario fare un soffritto, per cui bastano davvero pochi secondi, mezzo minuto al massimo. Aggiungete poi le patate e gli asparagi, salate, mescolate bene e fate insaporire per un minuto o due, sempre mescolando. Coprite a filo con il brodo o l'acqua, caldi, abbassate la fiamma al minimo, mettete il coperchio e lasciate cuocere, fino a quando gli ortaggi saranno teneri (circa 20 minuti).
Non preoccupatevi se il liquido non si assorbe in cottura, anzi: ve ne servirà un po', quando frullerete tutto quanto.

Mentre cuociono gli asparagi e le patate, tagliate a piccoli cubetti la pancetta e fatela tostare in una padella, senza alcun condimento:fiamma media, cucchiaio per mescolare a portata di mano,  perchè non deve attaccarsi al fondo. Appena il grasso inizia a fuoriuscire, abbassate la fiamma e fatela cuocere dolcemente, per pochi minuti, fino a quando sarà morbida e traslucida. Scolatela bene con una schiumarola e tenete da parte. 

Appena le patate e gli asparagi sono cotti, spegnete il fuoco, scegliete le punte di asparago più belle e mettete da parte anche queste, poi passate tutto quanto in un frullatore (acqua di cottura compresa), fino ad ottenere un composto molto denso.
Passatelo al setaccio, senza fare obiezioni :-), perchè con leverdure filamentose non si sa mai.

Dopodichè, prendete una casseruola abbastanza capiente, versatevi la purea vegetale, la pancetta, il latte e la panna. Aggiustate di sale e mettete sul fuoco, fin quasi a bollore. Servite immediatamente, con una spolverata di pepe bianco macinato al momento. 

L'accompagnamento ideale sono crostini di pan brioche, leggermente tostati.






giovedì 29 gennaio 2015

CREMA DI CAVOLFIORE CON CROSTINI AL GORGONZOLA


Singapore, 29 gennaio 2015

Il brutto di questo residence dove ci tocca ancora stare fino agli inizi del prossimo mese son le pareti sottili. 
Il peggio, sono i vicini che trombano. 
Sera, notte e mattina, con una cadenza e un entusiasmo che nulla lasciano all'immaginazione.
Solo certezze.
Alla prima, sai esattamente che cosa stanno facendo
Alla seconda, che cosa preferiscono.
Alla terza,  tutte le certezze crollano, e quelle in materia, prima di tutte le altre,  tranne una- e cioè che la cinese che miagola e si dimena e che grida "again!!" e che si diverte come una bambina al parco giochi tutto è, del suo partner, fuorchè la moglie. 

Anche parlar di "rumore" non rende l'idea. Lei sembra un gatto in calore, lui la star delle hit per lo stordimento dei maiali. Insieme, una roba che neanche Wess e Dorighezzi, nei bei ritornelli, per capirci.

Io sto sotto- e il kamasutra non c'entra
Piuttosto, c'entrano le vagonate di sonno arretrato che pensavo di smaltire in questi giorni senza marito e che invece si accumulano inesorabili, lasciandomi stanca, stordita e furibonda. 
Come se non bastasse, è impossibile comunicare. 
Se sono fuori, non sono in casa. 
E se sono in casa...
Lasciamo stare. 

Di urlare "silent, please" dalla finestra, non mi va. 
Ci ho provato, a dire il vero, è venuto fuori un sussurro stridulo e imbarazzato  che è subito stato inghiottito dal mix di ruggiti e miagolii del piano di sopra. 
Di sparare musica a palla, dal pc, nemmeno: l'old fashioned ha solo roba soft e il rischio, semmai, è che ricomincino. 
E così, alla fine, sono ricorsa al solito vecchio avviso sulla porta. 
Che - errori a parte (prayers  e Van Pelt)- diceva così


(traduzione sommaria: carissimi vicini, le ultime ricerche in materia di sesso rumoroso dimostrano che più casino fate, più si avverano le preghiere del vicinato che invocano la brevità dell'atto)

Beh, se le ricerche dicono proprio così, onestamente non lo so.
Quello che so, però, è che il post it ha funzionato :-)

E quindi, bella carica dopo una intera notte di sonno, parto con la soddisfazione della prima richiesta dell'anno,che mi arriva da questa bella signora qui, il cui animo tenero vuol porre fine alle sofferenze di un cavolfiore che agonizza nel frigo, dandogli il colpo di grazia.
Ergo, si recupera la ricetta, pure nella duplice versione dietetica e goduriosa, ma sempre con il risultato assicurato della porca figura che, per l'ccasione, diventa "la morte sua"...



CREMA DI CAVOLFIORE CON CROSTINI AL GORGONZOLA
DOUBLE FACE




Versione triste

CREMA DI CAVOLFIORE E CROSTINI "COL BINOCOLO"

1 cavolfiore
1 patata grossa
1 cucchiaio di olioextravergine
1/2 litro di brodo vegetale (vedi sotto)
200 ml di latte scremato
sale
pepe
erba cipollina

per il brodo vegetale
una carota
un gambo di sedano
un pezzo di porro (col cavolfiore, lo preferisco alla cipolla)
due ciuffi di prezzemolo
1 foglia di alloro
una generosa grattugiata di noce moscata
2 litri e mezzo d'acqua

per i crostini col binocolo
un binocolo (per guardare da lontano i crostini di chi può permetterseli)

due ore prima, preparate il brodo
Lavate e mondate bene le verdure, tagliatele a pezzettoni e mettetele in una pentola molto capiente, coperte da due litri e mezzo d'acqua. Aggiungete le erbe e la noce moscata e portate ad ebollizione, a recipiente coperto e a fiamma media. Dopodiché, abbassate il fuoco e fate sobbollire per due ore, due ore e mezza: il liquido si restringerà, prenderà il colore dorato tipico del brodo e il sapore che le verdure avranno rilasciato in cottura. Scolate queste ultime con un mestolo forato e filtrate il brodo, attraverso un colino rivestito con una pezzuola di cotone o di lino. 
Di solito, non si mette sale, perchè fra gli umori rilasciati dalle verdure c'è anche quello: però, come al solito, dipende. Ci son certe verdure, oggi, che nella migliore delle ipotesi non sanno di niente e hai voglia a comprarle da Cartier: te ne accorgi solo quando è troppo tardi per correre ai ripari. 
Quindi, il consiglio è sempre il solito: assaggiate e lasciate che sia il palato a fare da giudice. Ricordatevi, comunque, che questo brodo è un ingrediente, non il piatto principale: entrerà giocoforza in contatto con altre componenti, ciascuna delle quali avrà la sua percentuale di sale. "tenetevi bassi"- e si decide alla fine

per la zuppa
Lavate il cavolfiore sotto l'acqua corrente, privatelo delle foglie esterne e di tutte le eventuali impurità e tagliatelo a cimette. Mettetele da parte.
Sbucciate bene la patata, togliete le eventuali impurità, lavatela sotto l'acqua corrente e asciugatela bene: tagliatela poi a tocchetti piccoli, su un tagliere, con un coltello affilato. 
Prendete una casseruola, piuttosto ampia e fatevi scaldare un cucchiaio d'olio, a fiamma media: versatevi i cubetti di patata, tutti assieme, salateli generosamente (se potete permettervelo), poi mescolate bene, con un cucchiaio di legno, in modo che si insaporiscano. Basta un minuto o due, non di più- e fate attenzione a che le patate non si attacchino al fondo
Unite poi le cimette di cavolfiore e fate insaporire anche queste, mescolando per circa un minuto: poi coprite con il brodo, caldo, quasi bollente, abbassate la fiamma e mettete il coperchio. 
Lasciate sobbollire piano piano, mentre la cucina si riempirà di profumi, i vetri si appanneranno e i soliti gnuranti chiederanno se per cena c'è un cadavere- no, sai, vista la puzza. 
Dopo una ventina di minuti, quando il brodo si sarà ristretto di circa la metà, controllate la cottura delle verdure: basta punzecchiarle coi rebbi di una forchetta. Se cedono, sono pronte. 
Prendete un frullatore ad immersione e riducetele in crema: liscia, omogenea, setosa. Niente piccoli pezzi, questa volta e, per accertarvene, passatela pure al setaccio. 
Poi rimettetela nella stessa casseruola dove è stata cotta e diluitela col latte: mescolate bene e scaldate, fin quasi a un passo dal bollore: aggiustate di sale, spolverate con pepe e servitela fumante, con erba cipollina, possibilmente fresca.


VERSIONE PORCA FIGURA

CREMA DI CAVOLFIORE E CROSTINI AL GORGONZOLA
(con variante ricca all'acciuga)



1 cavolfiore
1 patata grossa
1 cucchiaio di olioextravergine di oliva
300 ml di latte intero
brodo q.b.
200 ml di panna
sale
pepe
erba cipollina

8 fette di pane tostato
gorgonzola

facoltativo: 3 acciughe dissalate

 seguite lo stesso procedimento della ricetta precedente, fino alla parte in cui fate insaporire nell'olio le patate e il cavolfiore. 
La prima differenza è qui: anziché portarle a cottura nel brodo, usate il latte, rigorsamente intero. Se il latte dovesse restringersi troppo, prima che gli ortaggi siano cotti, allungate con un mestolo di brodo. 
Frullate in crema e passate al colino, poi rimettete tutto in pentola e allungate con la panna. Fate scaldare fin quasi al bollore e portate in tavola, fumante, cosparso di pepe e di erba cipollina tagliuzzata di fresco, se possibile.

Per i crostini
Affettate una baguette: lo spessore delle fette dipende dalla destinazione della zuppa: molto sottili se avete ospiti (sono più facili da mangiare), belle spesse a casa, dove non vi dice niente nessuno se ad un certo punto le mordete voracemente. 
Fate tostare leggermente le fette, senza farle scurire, poi disponetele su una palcca da forno e spalmatele di gorgonzola cremoso: non mettetene troppo, perchè durante il passaggio nel forno, il formaggio si scioglie, si spande sulla fetta e cola dappertutto, finendo sprecato (a meno che non decidiate di rimanere incollati con la lingua alla teglia, nel nome del "non si butta via niente")
Poco prima di servire, passate i crostini sotto il grill, 30 secondi, un minuto al massimo, alla massima potenza.

per la versione all'acciuga
Prendete tre acciughe sotto sale, sciacquatele bene sotto l'acqua corrente, per dissalarle bene;  diliscatele e ricavatene sei filetti. 
Scaldate l'olio nella casseruola e, prima di versarvi le patate, fatevi sciogliere i filetti di acciuga, a fiamma moderata, steperandoli con un cucchiaio di legno. 
State attenti col sale, perchè qui le proporzioni sballano.


A domani
Ale

English Version

..
Cauliflower cream and croutons with Gorgonzola cheese
DOUBLE FACE



Sad version

Cauliflower cream (and forget  the croutons)
1 cauliflower
1 large potato
1 tablespoon extra virgin oil
2 cups vegetable broth
200 ml skimmed milk
salt
pepper
chives

Peel potatoes, wash well and cut into pieces: the smaller they are, first they cook.
Heat the oil in a saucepan and add the potatoes, salt,  and cook for few minutes over high heat, stirring constantly.
Add the cauliflower, washed, peeled and cut and pour the broth, so as tocompletely cover . Lower the heat and continue cooking, covered, until potatoes and cauliflower are tender. The broth will have to be half- reduced
Whisk everything , so as to obtain a smooth cream. Put it back into the sauce pan, heat it and add the milk. Season with salt and pepper and bring almost to boil. Serve warm cream, sprinkled with chives


cheerfull version

1 cauliflower
1 large potato
1 tablespoon extra- virgin oil
300 ml milk
broth q.b.
200 ml cream
salt
pepper
chives

8 slices of toast
gorgonzola cheese (or roquefort)


Optional: 3 desalted anchovies

Do the same as the previous recipe except for the following variations 
1. cook  potatoes and cauliflower into milk : the broth only in case the milk has been consumed before the vegetables are cooked 
2. after whisking, dilute with cream 
3. serve with croutons sparkled with gorgonzola cheese  and grilled for a minute or two under the grill
4. If you like the match cauliflower / anchovies, you can dissolve them in oil, before adding the potato

Buon Appetito
Alessandra



venerdì 9 gennaio 2015

KNOEPLA SOUP- e le novità, sul fronte occidentale...


Il marito è approdato dall'altra parte del mondo e, naturalmente, è già al settimo cielo. Il conto corrente è stato aperto in un batter d'occhi, il Foreigne Office gli ha fissato un appuntamento per e mail, senza bisogno di presentarsi o di fare code, l'ambiente lavorativo è rilassato ma efficiente, ha pure mandato giù una finta pizza con il conto astronomico a seguire senza fare (troppe) storie.
Sul fronte occidentale, invece, le notizie sono meno confortanti: l'imperativo è quello di rassegnarsi a non trovare lavoro- o meglio: a pensare che la realizzazione delle donne debba avvenire anche in altri canali, tipo il corso di cinese o le conversazioni a bordo piscina e, udite udite, a considerare la possibilità che anche la mia coppia scoppi. 
Più della lontananza, più della diversità di abitudini, più del logorio della vita a due, parrebbe che l'arma più micidiale per decretare la fine della vita coniugale sia la donna orientale.
"maddai", rido, mentre mi godo gli ultimi freddi sorseggiando un cappuccino. "ero rimasta alle ragazze dell'est, fa' un po' tu... la donna orientale, ma chi lo avrebbe mai detto... ma vale solo per gli "scoppiati in partenza", quelli che lasciano le mogli a casa, intendo, oppure..."
Oppure.
Anzi: l'"oppure" è la regola, a quanto suggeriscono le statistiche. Di ufficiali non ce ne sono, ma il "si dice" è di quelli da far tremare le vene ai polsi.

"No, vabbè, ma non ci credo... passino le Ucraine, le Moldave, le Svedesi, le Tedesche, passi tutto il catalogo delle tipologie di femmes fatales, ma che cosa abbiamo noi italiane che non possa reggere il confronto con le Orientali? siamo forse meno brillanti?
"No"
"Siamo meno intelligenti?"
"No"
"Siamo meno belle"
"No"
"E allora? cos'è che abbiamo di così diverso da loro - e di così terribile, da farle preferire a noi?"
"Semplice: parlate...."


KNOEPLA SOUP
zuppa di gnocchi del Norh Dakota



Due precisazioni

- di là, all'mtchallenge, ci si sfida sui canederli e questa zuppa avrebbe potuto contribuire agli approfondimenti sul tema, se non fosse per la pasta degli gnocchi, che non è a base di pane raffermo, ma di farina, latte e uova. Quindi, sta da questa parte e poi la mettiamo pure nelle ricette orfane, perchè merita più di una adozione, da tanto è stata gradita, ieri sera
- fra gli auspici del 2015, quello più ricorrente era il venir meno delle foto con le mani imbacuccate. Visto che non ne ho mai fatta una, son corsa immediatamente ai ripari. Sia mai che mi portiate ad esempio di creatività...

Ingredienti (per 4 persone)

per la zuppa
2 patate grandi, lavate, sbucciate e tagliate a cubetti
1 cipolla, mondata e affettata finemente
circa mezzo litro d'acqua calda
350 ml di latte
2 cucchiai di olio extravergine
sale
prezzemolo (o aneto o noce moscata)


per il brodo
1 cipolla
1 gambo di sedano
1 carota
1 pezzetto di porro
prezzemolo
1 foglia di alloro
2,5 litri d'acqua
una piccola manciata di sale grosso


per gli gnocchetti
300 g di farina debole (00)
1 uovo intero, medio
dai 3 ai 6 cucchiai di latte intero
sale

Il brodo e la zuppa si preparano assieme, in due pentole diverse, entrambi capaci.
Per il brodo, lavate, asciugate e mondate gli ortaggi e tagliateli a pezzi grossi, se vi pare il caso. Metteteli nella pentola, aggiungete l'acqua fredda e le erbe aromatiche, mettete sul fuoco a fiamma vivace e portate ad ebollizione: salate (poco, si fa sempre in tempo ad aggiustare verso la fine), abbassate la fiamma al minimo, mettete il coperchio e fate cuocere per almeno due ore. Aggiustate di sale alla fine: dopodiché, scolate le verdure e filtrate il brodo, attraverso un colino. Tenetelo da parte.

per la zuppa, scaldate l'olio e, quando è caldo ma non fumante, versatevi la cipolla affettata e le patate a cubetti Mescolate bene con un cucchiaio di legno, salate leggermente, fate insaporire a fiamma vivace, poi unite l'acqua (meglio se leggermente scaldata sul fornello), in modo da coprire a filo le patate e le cipolle. Abbassate la fiamma al minimo, mettete il coperchio e fate cuocere, dai 20 ai 30 minuti, controllando spesso per evitare che il liquido si asciughi: cercate di mantenerlo sempre a filo del contenuto, tenendo a portata di mano altra acqua calda, meglio se bollente, per aggiungerla via via, se è il caso. Appena le patate si disfano, frullatele con il minipimer. Dopodiché, aggiungete il latte, mescolate bene e scaldate, senza portare ad ebollizione.

Nel frattempo, preparate gli gnocchetti
Setacciate la farina e il sale in una terrina, unite l'uovo e amalgamatelo al composto: ammorbiditelo con il latte, aggiungendo da tre a sei cucchiai (dipende da quanto assorbe la farina e da quanto grande è l'uovo): dovrete ottenere un impasto liscio, che si lavora benissimo, senza attaccarsi alle mani. Spolverate leggermente di farina la spianatoia e formate tanti salsicciotti, da cui ricaverete degli gnocchetti di mezzo cm ciascuno, con un coltello. non è il caso di rigarli con la forchetta, basta che siano abbastanza regolari.

Portate il brodo a bollore e versarvi gli gnocchetti, tutti in una volta. Farli cuocere fino a quando sono teneri, circa 5 minuti dalla ripresa del bollore.
Nel frattempo, portate a bollore anche la zuppa, mescolando con attenzione per evitare che si attacchi al fondo della pentola. Appena gli gnocchetti sono pronti, scolateli con un mestolo forato e versarli direttamente nella zuppa bollente: abbassate la fiamma al minimo, mescolate con delicatezza e versate tutto in una zuppiera. Servite fumante, cosparsa di prezzemolo tritato.







  • Si scrive "zuppa", si legge piatto unico e pure robusto e pure da grandi freddi. Fra patate e gnocchi e latte, non saprei dirvi checosa riempia di più. Quanto meno alle nostre latitudini e a questo inverno balordo, che si confonde con la primavera, almeno qui. Nel North Dakota, per contro, questo è il modello base, visto che esistono versioni ancora più ricche, con il pollo e la pancetta.
  • Ho scelto la versione più semplice delle varie zuppe proposte: la più tradizionale, suggerisce di addensare con un roux, ma vista la presenza delle patate l'ho ritenuto inutile. 
  • Non avevo carote, per cui il colore finale è quello bianco, che più bianco non si può- e neppure prezzemolo: abbiamo scelto l'aneto (io) con una spruzzata di noce moscata (la creatura): meglio tenerli separati, ma vanno bene entrambi. 
  • Le cotture sono separate: di qua, la zuppa, di là il brodo con gli gnocchetti. Solo all'ultimo, trasferite gl gnocchetti nella zuppa, lasciateli bollire lo stretto necessario perché i sapori si amalgamino (un minuto al massimo) e poi servite. 
  • Il brodo più indicato è quello di pollo, ma è contemplata anche l'aternativa del brodo di verdure, che è quella che ho scelto io, per ragioni di tempo. 
  • Attenzione all'impasto degli gnocchetti: usate una farina debole e non eccedete con l'uovo, perchè il rischio è che possano restare duri. in qualche ricetta c'è il lievito, ma ho preferito non utilizzarlo ed ammollare il composto col latte: in cottura hanno retto benissimo e non si sono sfaldati.
A lunedì,
Ale




mercoledì 19 settembre 2012

Lo Starbooks di Settembre: Rachel Khoo, My Little Kitchen in Paris (Soupe au Pistou)

soupe au pistou




La Soupe au pistou è il minestrone alla genovese che parla francese: nizzardo, per la precisione, visto che è a Nizza e dintorni che si consuma abitualmente questa zuppa, non a torto celebrata come una delle glorie nazionali, assieme alla socca e alla pissaladiére. Le analogie con il nostro minestrone, però, sono palesi e vanno dalla massiccia presenza dei legumi all'assenza di qualsiasi rigore nella selezione degli ingredienti, visto che, più che gli accademici, son le stagioni a dettar leggi. Non stupitevi, quindi, se vi imbatterete ora in una zuppa con prevalenza di piselli e ora in un'altra, con tanto pomodoro, entrambe presentate come le uniche e inimitabili: la cucina povera si nutre di quello che c'è, come ben sanno anche i cugini provenzali a cui, per ovvie ragioni di vicinanza,  noi Genovesi ci sentiamo più imparentati che con tutti gli altri. 
Ma il vero trait d'union che lega la Soupe au pistou al minestrone è la presenza della salsa al basilico: un "filo verde", per così dire, che imprime ad entrambe le minestre quell'impronta inconfondibile, di fronte alla quale i palati deboli battono in ritirata e il resto del mondo si inchina: perchè se è vero che il profumo del basilico è cosa che riconcilia col mondo, è innegabile che dia il meglio di sé in unione con l'aglio e con l'olio- e se son buoni, tanto meglio per tutti.
Questa alchimia, da loro si chiama pistou e, una tantum, ha un pater certus nel nostro pesto: furono proprio i Genovesi emigrati in Provenza nel corso dell'Ottocento a far conoscere i fasti della loro salsa ai loro ospiti che la rielaborarono in una versione semplificata, del tutto priva di  pinoli e di altra frutta secca: strano ma vero, rinunciarono anche al formaggio, che resta un complemento indispensabile di questa salsa, ma  solo  come aggiunta finale, ad insaporire l'intero piatto. E nacque così il pistou e da qui tutti le ricette che annoverano questa salsa come accompagnamento, in mezzo alle quali spicca per doverosa fama e innegable bontà proprio questa zuppa.
Ovvio quindi che non potesse mancare in un'opera come quella di Rachel Khoo , che della cucina di Francia vuole essere la nuova espressione, in chiave  contemporanea- e quindi più semplice, più fresca, più lieve. E altrettanto ovvio che fra tutte le ricette qui raccolte, l'occhio dell'unica genovese del gruppo fosse irresistibilmente attratto proprio da questa. Meno ovvie le reazioni al risultato finale, anche se era bastata una prima lettura a spegnere ogni entusiasmo. Ma andiamo con ordine e partiamo dalla ricetta:

soupe au pistou


Soupe au Pistou 

3 cucchiai di olio d'oliva
2 cipolle affettate
4 spicchi d'aglio, ridotti in pasta
1 rametto di timo
2 foglie di alloro
4 cucchiai di concentrato di pomodoro
2 carote, a cubetti
2 zucchine, a cubetti
200 g di fagiolini
1 scatola da 400 g di fagioli bianchi, tipo cannellini, scolati e asciugati
2 litri di acqua bollente
1 cucchiaino di sale
un pizzico di zucchero
pepe
100 g di pastina
200 g di piselli, freschi o surgelati

per il pistou classico
1 mazzo di basilico
3 spicchi d'aglio
3- 4 cucchiai di olio EVO

per il pistou vietnamita
1 mazzo di basilico vietnamita
1 gambo di lemongrass, tagliato grossolanamente
mezzo peperoncino rosso, privato dei semi
5 cucchiai di olio di semi di girasole


Procedimento:

per fare il pistou, basta semplicemente pestare tutti gli ingredienti, fino a ridurli in pasta (o usare un mixer)

Per la zuppa, scaldare l'olio d'oliva in una grande padella. Aggiungere le cipolle e l'aglio e far cuocere a fuoco lento, mescolando di tanto in tanto, fino a quando saranno morbide e trasparenti. Aggiungere il timo, le foglie d'alloro, il concentrato di pomodoro, le carote e gli zucchini, poi cuocere per 15 - 20 minuti o fino a quando le verdure saranno 'al dente' (tenere, ma ancora un po' croccanti). Aggiungere i fagiolini e i fagioli assieme all'acqua bollente e portare a bollore, poi unire la pasta e i piselli. Cuocere per 10 minuti o fino a quando la pasta sarà al dente. Togliere il rametto di timo e l'alloro, aggiustare di sale e pepe, aggiungere lo zucchero e servire immediatamente con una cucchiaiata di pistou.

soupe au pistou



Come dicevo prima, la soupe au pistou è espressione della cucina povera, tanto negli ingredienti quanto nella tecnica. Non esistono zuppe che non riescano, a meno che non sappiate neppure accendere il fuoco. E quindi, secondo le aspettative, anche questa zuppa è riuscita e pure in meno di mezz'ora: verdure tenere, qualcuna addirittura già spappolata, e un bel profumo di pistou ad annunciare che la cena era in tavola, senza bisogno di sgolarsi in alcun modo.
Il punto, però, è un altro- ed è un punto importante, che spesso rischia di passare in secondo piano, specie in questo mondo virtuale, dove l'immagine è tutto. Vale a dire, la prova del gusto.
Se avete letto con attenzione la lista degli ingredienti, sapete già dove voglio arrivare: alla solita, annosa tiritera contro l'uso di prodotti in scatola o di prodotti surgelati, laddove c'è disponibilità di quelli freschi.
In sè, non li demonizzo, anzi: mi hanno salvato più di una cena e basta questo per garantire loro una stabile presenza nel mio freezer o sugli scaffali della mia dispensa. Ma un conto è ricorrere a questi ingredienti nei momenti di necessità, un altro è sostenere che sono buoni tanto quanto quelli freschi. Non lo sono, punto. E un conto è fare la donna in corriera, come sono io e mille altre,  con una professione che non ha nulla a che fare con il mondo del cibo, un altro è scrivere libri di ricette che, oltretutto, si presentano come l'esaltazione di una cucina svecchiata nei suoi fondamenti meno replicabili, in nome di quelle che oggi sono le parole d'ordine della gastronomia di tendenza: freschezza, leggerezza ed una sana e assidua frequentazione dei mercati rionali, come non manca di dichiarare la Khoo nei primi due paragrafi della sua prefazione a The Little Paris Kitchen.
E allora, mi verrebbe da chiederle, perché i fagioli in scatola, in una minestra che è l'espressione più peculiare della cucina di Provenza, la cui spina dorsale sono i profumi dei prodotti della terra? Perchè proporre i piselli surgelati, quando tutti sanno che l'unica legge a cui questa preparazione obbedisce è quella della stagionalità? E il concentrato di pomodoro, al posto del pomdoro fresco, consueto complemento del pistou nizzardo e monegasco, come la spieghiamo? Ometto gli altri "perché", per il solo motivo che son tutti consequenziali alle premesse, ma che non hanno fatto altro che peggiorare il peggiorabile: mi riferisco soprattutto alla cottura, che per ovvi motivi si è limitata ad appena mezz'ora (provate a far cuocere i fagioli in scatola per un'ora e passa) e che ha quindi impedito alle verdure fresche di sprigionare tutto il loro umore. Anche l'assegnazione degli stessi tempi di cottura alle carote e agli zucchini non sta nè in cielo né in terra, quasi come dimentcarsi il sale nel pistou. Cosa che, per altro, è stata fatta e sempre con questo stile che vuol essere minimalista e che invece scade ogni volta in una leziosaggine così stucchevole e così melensa che mi ci è voluto più di uno sforzo per reprimere la voglia di prendere The Little Kitchen e andare a barattarlo con l'opera omnia della Benedetta Parodi: scatoletta per scatoletta, almeno lei le apre con onestà.

soupe au pistou


Siccome detesto buttar via il cibo, ho riaggiustato questa zuppa con quello che avevo a disposizione, dal minipimer, per rendere omogenea la crema (le carote erano croccanti, i fagiolini quasi crudi, zucchini e fagioli sfatti) fino a due cucchiai e oltre di pistou, per dare un po' di mordente ad una cena altrimenti mortificante. Ma vi prometto che una di queste sere preparo la ricetta originale e ve la posto: se però, nel frattempo, volete provarci da soli, potete andare negli scaffali dello Starbooks, scorrere l'elenco fino alla voce CHILD, cliccare su Mastering of the Art of French Cooking e da lì, andare a vedere che meraviglia è la vera Soupe au Pistou, così come l'ha preparata la nostra amica Buccia: potrei spendere qualche aggettivo in più, ma vi assicuro che non serve: basta solo che diate un'occhiata agli ingredienti e il resto verrà da solo, appetito compreso.

soupe au pistou

Al resto della squadra dello Starbooks, invece, è andata meglio: c'è stata qualche aggiustatina in corso d'opera, qualche dose che è strabordata dagli stampi, qualche invocazione al cielo e, probabilmente, una dose di bontà di gran lunga superiore a quella che alberga nel cuore della sottoscritta, ma gli animi sono un po' più sollevati, rispetto alla volta scorsa.
Vi rimando alle loro ricette e alle loro considerazioni:

Vissi d'arte e di cucina: Nids de tartiflette
Le chat egoiste: croque madame muffins
Araba felice: Pain Brié
La Apple Pie di Mary Pie: Sabayon aux Saint Jacques
Andante con gusto: Soufflé au Fromage
Ale only Kitchen: Gratin de choufleur avec une chapelure aux noisette
La Gaia Celiaca: Poulet au citron et lavande


Per il Giudizio finale :-), invece, ci vediamo il prossimo mercoledì.
Buon Starbooks
Ale

mercoledì 30 dicembre 2009

Luxury lentil soup with smoked salmon




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Lista dei buoni propositi per l'anno 2006
1. perdere 5 kg
2. leggere tutto Rex Stout
3. fare la pasta in casa

Lista dei buoni propositi per l'anno 2007
1. perdere 5 kg
2. leggere tutto Rex Stout
3. fare la pasta in casa


Lista dei buoni propositi per l'anno 2008
1. perdere 5 kg
2. leggere tutto Rex Stout
3. fare la pasta in casa



Lista dei buoni propositi per l'anno 2009
1. perdere 5 kg
2. leggere tutto Rex Stout
3. fare la pasta in casa

...io odio l'ultimo dell'anno....



LUXURY LENTIL SOUP WITH SMOKEN SALMON*

lentil soup

per 6 persone
200 g lenticchie
300 g latte
150 g salmone affumicato
70 g cipolla
50 g panna liquida
30 g burro
timo e maggiorana,
1.5 l brodo,
paprika,
sale .
Mettere a bagno almeno 6 ore prima le lenticchie. Far stufare la cipolla tritata finemente nel burro, aggiungere le lenticchie sgocciolate ed il mazzetto di timo e maggiorana. Allungare con brodo caldo e cuocere per 15 minuti a fuoco moderato. Aggiungere il latte caldo e proseguire la cottura per altri 5 minuti. Togliere il mazzetto aromatico e circa metà delle lenticchie. Frullare le restanti, unendo la panna. Rimettere le lenticchie intere nella pentola, far riprendere il bollore, aggiustare di sale ed insaporire con la paprika. Distribuire nelle fondine o nelle tazze da brodo e completare con sottili striscioline di salmone affumicato

* in compenso, adoro l'inglese: perché questa è una ricetta italianissima - la fonte è Cucina Italiana, dicembre 1990)- ma dal desolante nome di "zuppa di lenticchie". Il che farà tanto tepore domestico, ma se la presentate come "luxury" o "fashionable" o anche "old fashioned" diventa immediatamente più buona. Giurin giuretto

Note di Menuturistico
1. per far stufare la cipolla si può usare benissimo l'olio EVO, anzichè il burro
2. visto che il piatto deve essere profumato, ho sostituito la cipolla con una cipolla rossa- e anche qui, ok
3. ho fortemente ridotto le dosi di brodo e leggermente aumetato quelle del latte: già dopo la cottura nel latte le lenticchie erano abbastanza tenere e sono bastati due mestoli di brodo per farle cuocere del tutto. Poi, si sa, la materia prima è variabile anche nei tempi di cottura, per cui non è detto che questo procedimento sia sempre valido: il consiglio, comunque, è di verificarne lo stato, appena assorbito il latte
4. una volta frullata la metà delle lenticchie, ho riunito i due composti e li ho fatti leggermente ridurre sul fuoco. Dopodichè, ho versato tutto in un contenitore in vetro, ho lasciato che raffreddasse, ho coperto e messo in frigo.
5. siccome questa è una radiocronca in diretta dalla cucina, al momento la zuppa riposa in pace nel frigorifero. Conto di allungarla parecchio all'arrivo degli ospiti, probabilmente con latte. Di sicuro, raddoppio la dose di panna.



mercoledì 2 dicembre 2009

bagnun ( zuppa di acciughe alla ligure)






bagnun


Confesso che, almeno questa, avrei voluto tenermela per me.
Ma, siccome soffro della sindrome del barbiere di Re Mida (quello che non riusciva a trattenersi dallo svelare il segreto delle orecchie d'asino), l'ho raccontata nella nius letter
E da lì in poi, è stato tutto un parlar di conigli.
Per cui, visto che non vogliam fare figli e figliastri, saluto ormai da lungi i pochi brandelli di reputazione rimasta e comincio.
Dunque...
Per poter penetrare sino in fondo nello spirito tragico della vicenda, dovete sapere che la sottoscritta è astemia. Non per scelta, ma per dovere, perché bastano due gocce di alcool a farmi stare malissimo. Non si sa da cosa dipenda: gli Annali parlano di una sonora sbronza presa in tenera età, quando pare che mi sia attaccata ad una bottiglia di brachetto rimasta aperta sul lavandino e che questa sia stata la mia punizione, ma ci credo fino a un certo punto: una volta mi sono anche attaccata ad una bottiglia di acqua di Lourdes e non è che da lì sia partita una catena di miracoli, anzi. Ma comunque, come è come non è, se volete vedermi afflosciare all'improvviso, con le ginocchia molli e il colorito più verde dell'erba, non avete che da darmi un dito di vino, e il gioco è fatto

Come sapete, da quando c'è il blog, io cucino solo nel fine settimana (prima, neanche quello). Quindi, al sabato mattina si decide cosa fare, si fa la lista della spesa e si compra. E così, secondo il rito, anche sabato scorso ho fatto tutto per bene: 4 ricette di coniglio, 4 pezzi diversi, 4 borsine separate. Non solo: tanto per non farci mancare niente, anziché dal pollivendolo sotto casa, sono andata pure dal Cartier del Mercato orientale dove ho comprato 4 luccicanti filetti, 4 cosce tutte tempestate di pietre preziose, una parure di spezzatino e, buon ultimo, un intero coniglio, in puro stile spilla da bavero perché, si sa, per noi genovesi la sobrietà è tutto.
Per riprendermi dallo choc del conto, ho deciso di fermarmi al bar per un aperitivo. E siccome ero ancora un po' distratta, ho visto la roba rossa che aveva ordinato mio marito e ho chiesto al cameriere di portarmene uno uguale. "intanto, ho pensato, ci si deve aggiungere la schweppes, quindi tanto alcolico non sarà".

bagnun



Per alzarmi dal tavolo ho dovuto fare un quarto d'ora di intensa meditazione, per accompagnare mia figlia a violino ci ho messo il triplo del normale (provate voi, a farvela a zig zag con il bastone della tua vecchiaia piegato in due dal ridere) e per quanto riguarda quello che può essere uscito dalla mia bocca, mi appello al quinto emendamento. Di certo è che, appena salita nella macchina di mio marito mi sono addormentata e, secondo me, non mi sono più risvegliata fino alle otto di sera, quando la creatura, tutta allarmata, è venuta a scrollarmi, al grido di "mamma, mamma ti prego, mamma , svegliati... che inizia il derby e non ci hai ancora preparato i panini".
Al mattino dopo, ovviamente, salto su come un grillo alle cinque del mattino e inizio a programmare la domenica culinaria: trascrivo le ricette sul blog, preparo i set fotografici, peso- lavo- mondo- tagliuzzo- sminuzzo tutti gli ingredienti, dopodiché, apro il frigo e prendo il coniglio. Che però non c'è.
Ovvio che non c'è, mi son detta: per una volta, dico una, che ci doveva pensare il resto della famiglia, figuriamoci se mettono a posto la spesa. Sempre tutto a me, mi tocca fare, continuo a ripetermi mentre passo in rassegna tavoli, armadietti, cassetti e dispense, senza trovare niente. quando anche la perlustrazione della macchina dà esito negativo, mi rassegno: del coniglio, nessuna traccia. Ma mentre attacco con le giaculatorie, perché non è possibile, dico, non è pos-si-bi-le che per una volta che la sottoscritta perde un colpo nessuno, dico, nes-su-no sia in grado di provvedere a nulla, vengo fermamente interrotta dagli accusati che, in modo fermo e deciso, affermano senza colpo ferire che le borsine col coniglio le avevo io. " Sei scesa dalla macchina con quelle, mi ricordo benissimo" " E hai anche detto: dalle a me che le metto subito in frigo, con quello che le ho pagate...".
Allo stato delle indagini, ancora non si sa dove sia finito il coniglio. Si attendono ancora 24 ore, prima di dichiararlo ufficialmente disperso. Se invece l' avanzato stadio di decomposizione dei pezzi inizierà ad emanare il caratteristico odore, portandoci dritti dritti sulle sue tracce, mio marito dirà di cominciare a prepararlo, che finalmente la frollatura è perfetta...

BAGNUN - ZUPPETTA DI ACCIUGHE ALLA LIGURE
Bagnun de ancioe

Ristorante Rosa, Camogli
(da V. Melicci, La Cucina Ligure di Mare)


bagnun

per 4 persone

1 kg di acciughe fresche
500 g di pomodori maturi
6 gallette
2 spicchi d'aglio
2 bicchieri di brodo leggero di pesce
2 bicchieri di vino bianco secco
1 cipolla
1 mazzetto di prezzemolo
brodo di pesce
olio EVO
origano
sale

Pulite le acciughe sotto l'acqua corrente e privatele della testa e delle interiora, lasciando però le lische. Pulite la cipolla e affettatela finemente. Tritate l'aglio e fate soffriggere tutto insieme all'olio in una casseruola capace di terracotta. Private i pomodori della pelle e dei semi e tagliateli a cubetti, quindi uniteli al soffritto. Salate e lasciate cuocere il tutto per circa 10 minuti. Unite quindi il vino e fatelo sfumare. Aggiungete il brodo di pesce e portate a bollore vivo. Pulite il prezzemolo e tritatelo. Aggiungete le acciughe e il prezzemolo e lasciate cuocere per altri 5 minuti. Spegnete il fuoco e spolverizzate di origano. Disponete le gallette nei piatti fondi e versatevi sopra il bagnun bollente

P.S. oltre a non avere più il coniglio, non avevo nemmeno le gallette. Va benissimo una fetta di pane, leggermente tostato.