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mercoledì 27 maggio 2020

RATATOUILLE VELOCE (STIR-FRY)





Il sacro fuoco delle pulizie ha avuto come unica conseguenza sulla vita quotidiana la scomparsa dei sacchetti della rumenta: di solito ne siamo invasi, ancor più da quando abitiamo qui, dove i sacchetti della spesa corrispondono praticamente agli oggetti comprati. Insacchettano alle casse, secondo una procedura che mi è ancora sconosciuta ma che fa sì che esca ogni volta con una decina di sacchetti semivuoti per mano, tutti accomunati dall'invito a salvare l'ambiente e a non esagerare con la plastica e insomma, a farla breve, ho la dispensa piena. 
O meglio: avevo, perché dopo che sono stata contagiata dal magico potere del riordino, li ho utilizzati tutti, i non biodegradabili per gli imballi, quelli bio per la rumenta, col risultato che ci siamo accorti all'improvviso che erano finiti TUTTI. 
E così, son dovuta tornare a fare la spesa, praticamente solo per quello. 
Anzi, già che avevo una missione, mi son pure lasciata un po' andare, perché vuoi non prendere il kg di sedano in offerta o quella confezione famiglia  di tahini che si è tirata dietro da sola anche 6 lattine di ceci in scatola e un sacchetto di limoni-che però allora prendo anche i lime- e se ho i lime senza gli avocado, mi spieghi cosa me ne faccio- e però allora prendo anche le banane perché altrimenti non mi maturano più (gli avocado. Se li mettete vicino alle banane, maturano che è un piacere. Poi vi tocca mangiarli tutti assieme, ma è un dettaglio :) 
E dunque, ho di nuovo il frigo pieno da scoppiare. 
Ma ho i sacchetti della rumenta
E mi sa che ho inventato una nuova versione del The Circle of Life.
Caro il mio Elton, tié :) 


RATATOUILLE SVUOTA FRIGO
(in agrodolce)



Da quando mi sono abituata alle verdure cotte con lo stir-fry (saltate in padella, per dirle in Italiano), non riesco più a riconciliarmi con altri metodi, su tutte la lessatura. Ormai cuocio tutto nel wok (quello Ikea va benissimo) e in pochi minuti ho tutto pronto, bello croccante come piace a me. 

Questo è uno svuota frigo, l'omissione più colpevole è quella delle zucchine e delle olive che andrebbero aggiunte, per una ratatouille comme-il-faut. Io di solito metto il concentrato di pomodoro, ma ovviamente salse o meglio ancora pomodori freschi sono il top

2 cucchiai di olio extra-vergine di oliva
2 spicchi d'aglio sbucciato
1 cipolla bionda, sbucciata, mondata e tagliata a dadini
1 gambo di sedano, mondato e affettato finemente
3 carote, mondate e affettate
mezzo peperone rosso e mezzo peperone giallo, mondati, privati delle parti bianche e dei semi e tagliati a listarelle
una melanzana, mondata e tagliata a cubetti 
un pezzetto di peperoncino rosso thai (brucia parecchio)
1 cucchiaio di triplo concentrato di pomodoro, stemperato in 2-3 cucchiai di acqua o brodo
sale
basilico fresco
2 cucchiai di aceto di vino rosso
2 cucchiaini di zucchero


Il segreto è non usare mai acqua, lavorare sempre a fiamma alta e fare in modo che le cotture sfruttino gli umori che rilasciano spontaneamente col calore
Si fa insaporire l'olio con l'aglio, decidete voi poi se lasciarlo o meno (a noi piace, io lo tolgo solo alla fine)
si parte con la cipolla, la si sala leggermente e la si fa andare, per 3-4 minuti. Se non siete capaci a far saltare il cibo in padella (io non lo sono), basta mescolarlo sempre. 
Poi si aggiunge il sedano, poi la carota, poi il peperone, poi la melanzana: calcolate circa 2 minuti di cottura, fra un inserimento e l'altro. dovete sempre lavorare a fiamma viva e mescolare. In ultimo, unite il pomodoro e qualche foglia di basilico, stracciata con le mani. Regolate di sale. 
Tenete comunque a portata di mano dell'acqua o del brodo caldi, nel caso le verdure dovessero risultare asciutte: di solito, l'acqua dove avete stemperato il concentrato di pomodoro dovrebbe essere più che sufficiente 
Se volete fare l'agrodolce, mescolate da parte zucchero e aceto, versateli sulle verdure e proseguite la cottura per un altro minuto, in modo che l'aceto evapori e lo zucchero si sciolga e si amalgami bene alla salsa. 
Il giorno dopo è migliore. 
Se ci arriva. 

domenica 13 agosto 2017

MELANZANINE RIPIENE ALLA GENOVESE (della mamma e della suocera)

melanzane ripiene alla genovese

Mio marito è di quelli che "mia mamma lo fa meglio".
Oggi, non me la prendo più e non solo perchè in effetti la bravura di mia suocera in cucina è fuori discussione, ma anche e soprattutto perchè la vedo così mortificata, ogni volta che si trova di fronte alla raffinata sensibilità di suo figlio, che laddove una moglie normale terrebbe i musi per una settimana, io finisco per lasciar correre.
Prima, invece, ci rimanevo malissimo. Anche perchè, con la grazia da elefante che lo contraddistingue, non è che certi paragoni fossero riservati ai momenti di intimità, quando non ci avrebbe sentito nessuno e magari, con tutto il tatto di questo mondo, si sarebbe potuto iniziare ad affrontare l'argomento. No, no: qui, il parere veniva espresso quando gli veniva in mente, vale a dire all'assaggio del piatto. E pazienza se, tutt'intorno c'erano venti amici che lo guardavano con tanto d'occhi: "se mia mamma lo fa meglio, perchè devo tacere"?




Quando eravamo ancora ben al di là dallo sposarci, c'era l'usanza che, al termine della partita di calcetto con i colleghi, lui venisse a cena da me: abitavo a due passi dal campo (ora ci stiamo di fronte, sia chiaro) e rifocillavo le spoglie del guerriero con quello che riuscivo a preparare per quell'ora, dallo spuntino di "quasi" mezzanotte in poi. Se non che, una sera, mi erano rimasti due carciofi meravigliosi e così, spinta dall'estro del momento, gli avevo proposto di fare un risotto. E lui, di rimando, aveva detto la frase magica:
"Mia mamma, non lo fa mai".
Da qui in poi, togliete i freni alla vostra fantasia e immaginate con che cura ho preparato quel risotto: ho pulito i carciofi con lo spilucchino di ceramica, ho vegliato sulla cipolla che stufava, ho fatto tostare il riso col cronometro alla mano, ho pure scongelato il brodo "for special occasions", il tutto con un "ma quando mi capita più?" che giganteggiava nel fumetto sopra la mia testa.
Alla fine, l'ho servito, in trepidante attesa.
Il primo piatto, lo ha mangiato in silenzio.
Il secondo, pure.
Dopodichè, ha preso la risottiera e ha iniziato a raschiarne il fondo, con un gesto che, in altri contesti, mi avrebbe fatto inorridire ma che in quel momento era musica per le mie orecchie, una sorta di rumorosa ma eloquente attestazione di bravura, il lasciapassare per le cuoche che contano sul serio.
E quindi, vi lascio immaginare la staffilata che mi ha tirato quando, già con la risottiera in una mano e l'altra già sullo sportello della lavastoviglie, il marito ha emesso il suo definitivo vedretto:
"mia nonnal lo faceva meglio"
Lo dico sempre, lo ripeto anche qui. Sapevo di non avere un temperamento violento e da allora ne ho avuto la conferma, perchè la risottiera è finita in lavastoviglie, e non in un ufficio della squadra omicidi, con l'etichetta di "Arma del delitto"....




martedì 2 maggio 2017

DOMATES DOLMASI... (VERDURE RIPIENE PERSIANE) per il CLUB DEL 27


Che sono in ritardo rispetto alle consegne non ve lo sto neanche a dire.
Il bello de Il Club del 27 e' pubblicare tutti il 27 di ogni mese, in un bal casino corale e contagioso e io sto mese annaspo come mai prima d'ora.
Colpa di tutto e stavolta anche di una errata sottovalutazione della spesa: perche' visto che il Tema del Mese da rifare ha solo ricette a base di riso, figurati se non trovo il riso qui a Sing Sing.


La domanda spontanea, forse, sarebbe : com'e' che non hai delle scorte di riso, li' a Sing Sing. Perche' in effetti il riso e' una di quelle robe che nella dispensa ci stanno di diritto, pure in piu' tipologie, di forma, provenienza, colore. E la risposta e' che figuriamoci se non ce l'ho. Non c'e' volta che non torni da casa con due kg di Carnaroli, uno di Arborio, uno di Roma, per quando viene la nostaglia da risotto, da timballo, da riso-latte come lo faceva la nonna. Ma il locale, quello che stivava gli scaffali della dispensa genovese, quello manca. Basmati, jasmine, thai etc, non pervenuto. Perche' quello, a Singapore, te lo mangi fuori, in quegli Hawker market in cui mio marito trascorre tutte le pause pranzo e in cui pure io mi avventuro con piacere, serate con gli amici comprese. Perche' devo perdere due ore a preparare un riso bollito che trovo di fronte a casa, a meno di 20 centesimi alla scodella? 
E quindi, a farla breve, il riso che serviva per questa ricetta, manca. 
E allora, lo si va a comprare. 
Fiduciosi, ottimisti e felici,fino a quando ci si imbatte in quello che qui a Singapore si intende per "fatti mandare dalla mamma a prendere il riso"


insomma, per farvela breve, alla fine mi sono dovuta arrangiare con l'unico pacco da 2,5 kg che ho trovato, una roba da gourmand che ho pagato un occhio della testa (e neppure a mandorla) e che ovviamente era di quelli che non cuociono mai. Nonostante mezz'ora di precottura in casseruola, e dopo la mezz'ora di forno era ancora al dente, ma questo non ha inficiato la straordinaria bonta' di questi Dolmasi. Un po' lunghi da preparare- forse- ma facilissimi e buoni buoni buoni come di piu' non si puo'. 



Ingredienti
8 pomodori grandi (3 nel mio caso)
4 peperoni verdi (3 e non verdi, perche' qui sono tanto piccanti... ma la prossima volta provo)
2 cucchiaini di zucchero semolato (1)
1 limone tagliati in spicchi (1, l'ho lasciato:)
Olio extravergine di oliva

Per il Ripieno di Bulgur
75g di Bulgur grana grossa (introvabile a sing sing, ho usato della quinoa)
1 pomodoro
2 cipollotti freschi (gambi verdi inclusi)
1 cucchiaio di foglie di menta
1 cucchiaio di prezzemolo fresco
½ cucchiaio di pasta di peperoncino
1 cucchiaino di menta essiccata
1 cucchiaino di cumino in polvere
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva
sale e pepe nero di mulinello

Per il Ripieno di Riso
3 cucchiai di uva passa
1 pomodoro grande maturo
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva
1 cipolla dorata media, pelata
2 spicchi di aglio
120g di riso bianco a chicco lungo
1 cucchiaino di menta essiccata
1 cucchiaino di origano essiccato (non l'ho messo, il mio viene dall'Italia ed 'e potentissimo..)
1 cucchiaino di pimento in polvere
1 cucchiaino di cumino
½ cucchiaino di cannella
3 cucchiai di pinoli
sale e pepe nero di mulinello


Tagliate le sommità dei pomodori e dei peperoni tenendole da parte.
Passare un piccolo coltello affilato all’interno dei pomodori facendo attenzione a non intaccare la pelle. estrarre la polpa, tritarla finemente e metterla in una ciotola.
Cospargere di zucchero l’interno dei pomodori e metterli da parte.
Private i peperoni dei semi e filamenti interni con un piccolo coltello a lama affilata e metterli da parte.

Preriscaldate il forno a 180°C in modalità statica.


Per il ripieno di Bulgur.
Sistemare il bulgur in una ciotola ampia piena di acqua e lasciarlo riposare per trenta minuti, fino a che non inizierà a gonfiarsi e ad ammorbidirsi. Scolatelo e posizionarlo su uno strofinaccio di mussola di cotone pulito, unendo gli angoli e strizzandolo il più possibile. Unire il bulgur alla polpa di pomodoro messa da parte, unire i cipollotti fatti a pezzettini, la menta fresca e il prezzemolo sminuzzati finemente, la pasta di peperoncino e le spezie secche. Condire generosamente con sale, pepe ed olio mescolando bene. 
Sciacquate i pomodori sotto acqua corrente per eliminare le tracce di zucchero e asciugateli con carta assorbente, tamponandoli. Riempiteli quasi fino in cima, facendo attenzione a non esagerare con il ripieno.

Sistemare i pomodori ripieni di Bulgur su una teglia dai bordi alti coperta di carta forno.



Per il ripieno di Riso.
Lasciare l’uva passa in ammollo in una ciotolina di acqua calda per circa 30 minuti. 
Utilizzando una grattugia a maglia larga, grattugiate il pomodoro raccogliendo la polpa in una ciotola.

Scaldare l’olio in un tegame, e far soffriggere la cipolla e l’aglio tritati finemente, per 5 minuti, a fiamma media, fino a che non saranno ammorbiditi. versare quindi il riso, la menta, l’origano, il pimento, il cumino e la cannella in polvere facendo rosolare tutto per 3 minuti.
Unire il pomodoro grattugiato e continuare la cottura, mescolando continuamente.

Togliete il tegame dal fuoco, aggiungete l’uva passa scolata, i pinoli, e condire generosamente con sale e pepe nero di mulinello.



Trasferire il composto in una ciotola e lasciarlo riposare per circa 10 minuti.
Riempite i peperoni non esagerando con il ripieno e sistemarli nella teglia insieme ai pomodori.
Coprire pomodori e peperoni con le sommità che avete tenuto da parte e disporre tra gli uni e gli altri (pomodori e peperoni) degli spicchi di limone, aggiungendo in teglia un po’ di acqua e versando un filo d’olio sulle verdure.



Cuocere per circa 1 ora, fino a che le verdure non saranno tenere.
Servire tiepide o fredde.



Co questa ricetta partecipo al Club del 27, dedicato questo mese alle ricette con il Sor-Riso


lunedì 29 marzo 2010

Clafoutis di feta e zucchine



clafoutis feta e zucchine

Ci credete se vi dico che sto scrivendo questo post alle 3.26 del mattino? E che tendenzialmente non soffro di insonnia? È che il marito è appena uscito di casa, destinazione Malpensa, dove lo attende il volo delle 6.30 per Copenaghen. E questo dopo che è tornato dalla Cina sabato sera, al termine di 24 ore di volo, 7 giorni di permanenza a Canton e 7 ore di fuso sulle spalle e dopo aver trascorso l'intera domenica a lavorare, la mattina in ufficio, il pomeriggio da casa (salvo la "pausa Genoa", dove, more solito, ha lasciato parte del sistema nervoso, apparato digerente buon peso).
E pensare che ho sempre desiderato un marito che viaggiasse per lavoro: mi dava l'idea dell'uomo affermato, del professionista di successo, della famiglia felice, forte di una stabilità economica e di una sicurezza globale, per così dire, come solo un marito/padre di tal fatta avrebbe potuto assicurare. La realtà, invece, è tutta diversa: l'affermazione professionale, speriamo, arriverà, ma al momento siamo nella fase del sacrificio, dell'impegno, della tenacia -e dell 'apprensione da parte mia che, essendo ansiosa, vivo col fiato sospeso ogni volo ed ogni tragitto in auto.
"Vai con lui", mi potreste dire e, in un mondo perfetto, questa sarebbe la soluzione ideale. E' il mondo reale, che mi frega ogni volta, e anche questo caso non fa eccezione: intanto, c'è la creatura con la sua scuola, il suo violino e- soprattutto- la sua età. Siamo nel buio fitto dell'adolescenza che me l'ha progressivamente trasformata da figlia brillante e spiritosa in un'estranea insofferente e insopportabile, perennemente scontenta e arrabbiata. Ieri abbiamo toccato il culmine, con un taglio di capelli rifatto due volte nella stessa mattinata, che l'ha fatta incavolare prima e diventare isterica poi. Lasciarla alle nonne, al momento, significa passare il mio tempo in telefonate internazionali, se non intercontinentali, e marcirmi il fegato prima, durante e poi, quando arriva la bolletta della tim - Gerusalemme docet. E poi ci sono gli impegni , lavorativi e domestici, che non mi danno tregua. Oggi, per esempio, devo buttar via la mattinata (e l'estetista) fra la coda allo sportello dei parcheggi a pagamento, per farmi convertire il tagliando dalla micra alla mini e la coda all'ufficio amministrativo , all'altro capo della città, per vedere se mi tolgono le 4 multe prese nel frattempo, alla faccia del cruscotto disseminato di documenti, spiegazioni e, in ultimo, vere e proprie suppliche. Nel pomeriggio, bisogna comprare il violino nuovo alla figlia e quindi andare dal liutaio, in centro, recuperarne due, portarli in Conservatorio per l'esame dell'insegnante (Albaro), riportarli dal liutaio, prendere quello che intanto abbiamo già scelto (anche qui: paghiamo come banche, abbiamo un liutaio di fiducia che ci segue da anni, il marito è pure competente in materia, potremo avere il diritto di evitarci queste inutili manfrine???) e riportarlo a casa: dove, nel frattempo, devono arrivare l'idraulico- che aspettiamo da mesi: c'è un'infiltrazione nel soffitto del bagnetto e ormai mi sento come il capo del villaggio di Asterix, quello che aveva paura che il cielo gli cadesse sulla testa- e poi il parroco che viene a benedire. Del fatto che, dei 40 giorni della Quaresima, abbia scelto di passare da noi proprio oggi, non si sorprende più nessuno: anche perchè, in tutta sincerità, dubito che in un altro giorno sarebbe stato diverso. Ora che ci penso, già lo scorso anno era stato accolto da mia madre e mi sa che anche stavolta sarà lo stesso. In mezzo, devo lavorare, in casa e fuori: la pila della biancheria sporca e da stirare rivaleggia con quella delle pratiche, ma l'urgenza è la stessa: da una parte, viene a mancare la materia prima, dall'altra mancano due giorni alla consegna delle scadenze del mese, a cui faranno seguito altre pratiche ed altre scadenze. Senza contare l'occhiata ai compiti di greco, quella allo stato del frigo, l'altra allo smaltimento della posta, alla cena veloce, all'orlo da fare al tailleur che mi serve mercoledì. Il tutto con l'ansia del marito a Copenaghen, che arriverà stanotte, stanco morto, e la sveglia puntata alle sei di domani mattina: perchè, si sa, domani è un altro giorno. Ma gli impegni, ahimè, son sempre gli stessi.
Vado a scrivere la niusletter, che è la volta che la spedisco puntuale...

CLAFOUTIS DI FETA E ZUCCHINI

flan zucchine e feta
da Flan Sformati e Clafoutis di Isabelle Brancq- Lepage

per 4 persone
4 uova
75 g di farina
50 cl di creme fraiche liquida (va bene la panna)
2 zucchine
2 cucchiai di olio EVO
10 foglie di menta tritate
100 g di feta
sale/pepe

Preriscaldare i lforno a 180 gradi
Tagliare la feta a cubetti
Sbattere le uova in una ciotola e incorporare pian piano la farina e successivamente la creme fraiche (lavorate con una frusta non elettrica, per evitare i grumi).
Mescolare energicamente, sino ad ottenere un composto liquido e omogeneo. Aggingere la feta, mescolare bene, salare e pepare.
Lavare, asciugare e tritare le foglie di menta
Lavare le zucchine, grattugiarle e soffriggerle in padella in olio d'oliva per dieci minuti. Salare e pepare. Aggiungere la menta tritata e salare. Scolare. Incorporare le zucchine all'impasto. Imburrare abbondantemente una pirofila e versarvi il composto. Infornare per 25 minuti.
Lasciar intiepidire e servire con della carne bianca (??????? io li ho serviti con una bella insalata)
varianti: tagliare le zucchine a rondelle (come ho fatto io)
Sostituire le zucchine con delle carote (de gustibus)
buona giornata
Ale

lunedì 17 agosto 2009

terrina di peperoni con cuore di treccia

DSC_2680


Se non fosse che mi vergogno per l'aulicità del paragone, scomoderei Orazio e il carpe diem. Perché la particolarità di questa ricetta sta tutta nel cuore morbido, assicurato da una treccia di mozzarella che fonde cremosa nel piatto, al primo taglio della forchetta. Ma che, al pari di tutti i formaggi cotti, dopo un po' si rapprende in una massa gialliccia e filamentosa che, se salva ancora qualcosina sul fronte del gusto, perde ogni attrattiva su quello della presentazione. Quindi, ai soliti tempi di esposizione a cui ci condanna ogni obiettivo fotografico che si rispetti, in questo caso bisogna aggiungere l'esatta combinazione fra il raffreddamento dello sformato (che se è troppo caldo, si spatascia) e quello della fusione della mozzarella, su cui credo che Einstein avrebbe deciso di dedicare il resto delle sue ricerche, se non fossero sopraggiunti altri impegni, un tantino più urgenti. Ma siccome qui Einstein ci fa un baffo, sono partiti i calcoli combinati, al nanosecondo, ovviamente, perché in casa mia si fa tutto col calibro, anche e specialmente la frantumazione delle scatole della sottoscritta. E quando finalmente era tutto pronto, macchina fotografica da una parte, set dall'altra, sguard fissi sull'orologio della cucina ( che è fermo da quando abbiamo traslocato, ma è un dettaglio superfluo), proprio allo scattare dell'attimo, è squillato il telefono. Con la suocera all'altro capo, che si informava delle sorti della terrina, visto che la ricetta proviene dai suoi archivi e non sia mai che la nuora avesse sbagliato qualche cosa e già che ci siamo te ne dò un'altra, che è un po' lunga ma ne vale la pena, aspetta che la cerco, l'avevo messa qui, ecco, mettiti comoda che detto.
Devo proseguire, o il finale lo sapete già?
E se, tanto per cambiare, vale la regola della seconda che ho detto, usate la vosta immaginazione anche per "vedere" il filo di mozzarella colante, dalla foto qui sotto, fatta all'unico esemplare superstite, il mattino dopo. Perché alla sera, qualcosa mi ha suggerito che sarebbe stato meglio non insistere con le foto e mettere subito in tavola...

TERRINA DI PEPERONI CON CUORE DI TRECCIA

DSC_2683


per 4 persone
6 peperoni rossi; mezzo peperone giallo; mezzo peperone verde; una treccia di mozzarella; 2 cucchiai di pangrattato; 2 cucchiai di parmigiano grattugiato; uno spicchio d'aglio; olio EVO; 2 uova; sale e pepe

Disponete i peperoni rossi in una teglia con un dito d'acqua e fateli cuocere in forno già caldo a 200 gradi, girandoli spesso, finchè la pelle tenderà a staccarsi. Toglieteli dal forno, chiudete per qualche minuto in un sacchetto per alimenti; quindi spellateli, puliteli, divideteli in falde e salateli. in alternativa, potete anche gligliarli, eliminando sempre la pelle.
Disponete le falde di due peperoni spellate e, se necessario, tagliate a pezzi su misura, in una terrina della capacità di circa un litro, rivestito di carta da forno bagnata e strizzata (io ho usato gli stampi monoporzione da plum cake e ho leggermente sovrapposto le falde, quando non sono riuscita a tagliarle su misura). Intanto, saltate in na padella i peperoni rossi rimasti, tagliati a pezzetti, con l'aglio e un filo d'olio. Farli raffreddare, frullarli bene al mixer con le uova, il pan grattato, il parmigiano reggiano, sale e pepe.
Formate, con il composto ottenuto, uno strato all'interno dello stampo da terrina disponete al centro la treccia di mozzarella intera e coprite con la crema di peperoni rimasta. Cuocete la terrina in forno già caldo a 180 gradi percirca 25 minuti. Lasciatela riposare per qualche minuto e servitela, tagliata a fette, con i peperoni gialli e verdi tagliati a julienne

Avendo usato le monoporzioni, ho ridotto i tempi di cottura, ma non di tanto: una ventina di minuti, non di meno. Di solito, cuocio a bagno maria, ma stavolta, per non crepare di caldo, mi sono fidata della ricetta e ho fatto bene, perché il composto è cresciuto bele ed è rimasto molto umido all'interno - grazie anche alla mozzarella, che ha fatto il suo dovere ;-)
Naturalmente anzichè la treccia, ho usato le treccine di fiordilatte.
Ottimo secondo, molto estivo, estremamente versatile negli abbinamenti ( ci sta bene un po' tutto, dal pomodoro alla melanzana): da rifare, al più presto
Alessandra

lunedì 1 giugno 2009

filetto di scorfano caramellato con ratatouille allo zenzero

di Alessandra

ratatouille

Mettiamola così: siccome ho imparato, negli anni, che è meglio tacere quando si è furenti, soprattutto se si soffre, come me, della sindrome dei cinque minuti, per cui in 300 secondi netti ti giochi tutto quello che hai accumulato con fatica sul fronte dei rapporti personali e professionali, in 30 lunghi anni, darò prova di grande saggezza applicando lo stesso principio anche alla tastiera del computer. Per cui, nessun diario, nessun resoconto, nessuna riflessione, niente di niente, insomma: neanche la ricetta mielosa che avevo in mente, soppiantata da una tutta diversa, in cui l'agrodolce domina fra i sapori e il coltello fra gli attrezzi.

Che però è servita, oltre che a rimediare una cena in tempi in cui, normalmente, si sarebbe finiti a caffellatte e biscotti, anche a recuperare un consolante lieto fine- e cioè che la sottoscritta, pur essendo dotata di tutti i difetti del mondo, dal sommo all'infimo grado, è però completamente priva di istinto omicida. O, quanto meno, riesce a tenerlo sotto controllo, se ci sono a portata di mano delle verdure....

Ratatouille allo zenzero e filetto di scorfano caramellato

filetto caramellato


per 4 persone
4 filetti di scorfano
un'arancia- scorza e succo
il succo di un'arancia
50 ml di salsa di soia
zucchero di canna
olio EVO

per la ratatouille
1 cipolla
1 costa di sedano
1 peperone giallo
1 melanzana
4 pomodori maturi
basilico fresco
zenzero fresco
olio EVO
sale



Pulire bene tutte le verdure. Affettare la cipolla e tagliare a tocchetti il sedano e farli soffriggere in 4 cucchiai di olio , in una larga padella, a fuoco medio. Aggiungere poi i peperoni tagliati a pezzetti, salare, fare insaporire e cuocere qualche minuto, a recipiente scoperto, mescolando di tanto in tanto. Finire con la melanzana, anch'essa a cubetti. Mescolare, abbassare la fiamma, coprire e far cuocere per una decina di minuti. Dopodiché, aggiungere i pomodori, tagliati a tocchetti e privati dell'acqua e dei semi. Mescolare bene, aggiustare di sale e cospargere le verdure con una bella grattugiata di zenzero. Proseguire la cottura, a recipiente coperto, per altri dieci minuti, non di più: le verdure devono essere cotte, ma croccanti. Spegnere il fuoco, scoperchiare, lasciar riposare qualche minuto e servire, dopo aver aggiunto qualche foglia di basilico fresco, sminuzzata con le mani.

per lo scorfano
grattugiare la buccia dell'arancia e metterla da parte. Spremerne il succo ed aggiungere la stessa quantità d'acqua, più un terzo della quantità complessiva di zucchero di canna. Versare il tutto in un casseruolino dal fondo spesso e, a fiamma bassa, sorvegliando con attenzione, far bollire finché non riduce della metà. A quel punto aggiungere la salsa di soia, mescolare bene, far ridurre ancora un poco e tenere da parte.
Cuocere i filetti dal lato della pelle in padella, con poco olio, irrorandoli con il succo dell'altra arancia, finché non sono cotti.
Salare e servire con qualche goccia di salsa caramellata allo zenzero e la scorza d'arancia grattugiata.

lunedì 25 maggio 2009

chi trova due amiche...insalata di avocado, mele e arachidi

di Alessandra




Andiamo con ordine: chi trova un'amica, SPENDE un tesoro: specialmente se l'amica in questione è un'altra come te, con tanto di blog, passione culinaria e lacrima facile di fronte agli stampini azzurri a forma di trifoglio. E specialmente se, dopo aver letto il tuo, di blog, ha pietà dei tuoi lai e ti propone di trasformare un elegante aperitivo di mezza sera, fra due eleganti signore di mezza età, in una forsennata corsa all'Ikea, a raccattare le ultime offerte, in preda ad una sorta di horror vacui per l'ultimo millimetro quadrato del pensile in alto a sinistra, che forse, se stringo tutto il resto, lì ci sta.
Per inciso, mai sortita poteva capitare in un momento più felice per me : non solo la creatura giaceva simil malata dai nonni, ma, quel che più importa, il marito era impegnato nella consueta missione bisettimanale della sostituzione del disertore di turno della partita del lunedì. La qual cosa, in casa mia, ha un unico significato: via libera.
E così, mi sono data alla pazza gioia, comprando assolutamente di tutto, in una gara a chi riempiva di più il carrello, con tanto di gridolini estatici e di patetiche rincorse verso gli ultimi esemplari rimasti sugli scaffali. Abbiamo rastrellato tutto, senza pietà, in un tripudio di sacchetti gialli, matite di legno, blocchetti segna cose. il culmine lo abbiamo toccato nel reparto bambini, quando, in preda al delirio, abbiamo iniziato a togliere metaforicamente di bocca ai piccoli clienti decine di pentolini colorati, "perfetti per il catering", e il culmine del culmine lo ha toccato quell'altra disgraziata quando ha interrotto sul nascere ogni recriminazione di un gruppo di madri fra il basito e il contrariato, dicendo che lei, a casa, era piena di figli che la aspettavano ed evocando strazianti immagini in puro stile rondinino pascoliano.

Ho fatto le scale carica come un mulo, con tre sacchetti ikea da una parte e borsa e chiavi dall'altra, pregustando le tre ore di tempo che mi restavano per riuscire ad occultare comodamente il malloppo, prima del rientro del marito. Il quale, ovviamente, era in casa: anzi, ad essere precisi, era proprio sulla soglia, pronto per uscire, dopo aver fatto un salto veloce a cambiarsi.
Non intendo turbare in alcun modo la consueta aulicità dei contenuti del blog con basse narrazioni di quel che è successo dopo: vi basti sapere che sono stata graziata dall'urgenza della partita e che ho trascorso le tre ore successive a inandiare quello che di più simile ad una cena "vera" e non da food bloggers, potessi preparare.
Ed è qui che è intervenuta in soccorso l'altra amica, o meglio: mi sono venute in soccorso le sue meravigliose sarde in saor, che tanto avevano mandato in estasi i nostri ospiti, giorni prima, e che troneggiavano, belle incellofanate, nel ripiano nobile del frigo, pronte a salvarmi la serata e l'umore e tutto quanto il resto. E dopo due giorni erano così buone, ma così buone, ma così buone che hanno contagiato anche il marito, stranamente ben disposto verso gli apri-pista che vedete qui sotto e di cui mi sbrigo a darvi la ricetta, prima che mi dimentichi che cosa ho improvvisato con gli avanzi dei giorni scorsi....

MELITZANOSALATI E GUACAMOLE



per la melitzanosalati
2 melanzane lunghe, possibilmente panciute
2 spicchi d'aglio
peperoncino
sale
olio

Mettere le melanzane in forno ( l'ideale sarebbe farle abbrustolire su una gratella, ma in mancanza di cavalli trottano gli asini, come si dice a Genova..) e farle cuocere a 200 gradi fino a quando saranno tenere ( almeno mezz'ora). Svuotarle della polpa con un cucchiaio, condire quest'ultima con due spicchi d'aglio sminuzzati finemente, sale e un po' di peperoncino e frullare, fino ad ottenere una crema morbida. Aggiungere poi olio leggero 8 sempre EVO, ovviamente) montando come per la maionese

Guacamole veloce
1 avocado maturo
semi di coriandolo
1 cipollina tritata
il succo di un lime
qualche goccia di tabasco
sale
Svuotare con un cucchiaio l'avocado, bagnarne la polpa con il succo di lime, perché non annerisca e schiacciarla bene con una forchetta. Aggiungere gli altri ingredienti e, se piace, qualche goccia di tequila.

Insalata di Avocado, Mele rosse, Arachidi



Praticamente, è tutta nel titolo. bisogna avere l'accortezza di bagnare sempre con del succo di limone o di lime l'avocado e le mele (io li ho anche tagliati con il coltello di ceramica, che ritarda l'ossidazione) e poi condire con olio leggero , sale e un po' di coriandolo. In frigo fino al momento di servire.
Buona notte
alessandra