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martedì 22 gennaio 2019

FRAGOLE ARROSTITE AL SUMAC CON CREMA DI YOGURT (OTTOLENGHI)

L'ennesimo centro di Ottolenghi che è sempre una garanzia, anche quando sceglie la carta della semplicità. 

Ricetta QUI - e sì, è da urlo
 

martedì 25 ottobre 2016

CONFETTURA DI FRAGOLE E LAMPONI (THE RECIPETIONIST OTTOBRE)


Non solo riapro il blog per l'accoppiata vincente Mapi-Elisa al The Recipe-tionist di questo mese...
Non solo faccio una marmellata* a Singapore....
Ma mi riduco pure la cucina alla stregua di un set di Dexter- e pure a fine serie...



Prima che qualcuno obietti sulla scelta, forte del validissimo motivo che "con tutte le ricette meravigliose di Mapi, vai a fare una marmellata*", vorrei precisare che se non fosse stato per lei (la Mapi, non la marmellata), non avrei mai conosciuto Christine Ferber.
Oggi tutti sanno chi e', ma  dieci anni fa, quando ci affacciavamo tutti timidamente ai forum di cucina, con la sola scorta delle ricette apprese nel raggio dei km macinati con le gambe e non con la tastiera, ogni consiglio di lettura che esulasse da questi circuiti veniva considerato alla stregua di un bene prezioso.
Non "salvo il link" e lo leggo dopo.
Non "metto mi piace" e poi vediamo.
Era tutto un annotare titoli, salvare ricette, delegare amiche in partenza per quei lidi a fiondarsi nelle librerie, "che poi ti giuro che le prime ricette che faccio sono tutte per te" e via dicendo.
Come al solito, c'erano i bidoni.
E, da li, la classifica dell'affidabilita' di chi li consigliava.
Perche'- e in questo era tutto uguale, allora come ora- mancando la possibilita' di assaggiare e il tempo per preparare tutto, i criteri di giudizio erano giocoforza altri. Uno su tutti, almeno a casa mia,
i consigli di lettura.
Per questo motivo, colei che, fino al giorno prima, era stata per me la maga dei lievitati, divenne il giorno dopo anche la maga delle marmellate*



* si dovrebbe dire confetture, perche' propriamente le marmellate sono solo quele di agrumi. Ma se a casa mia chiedo "volete un po' di confettura, sulle fette biscottate?" rischio che mi ridano dietro, fino alla fine dei miei giorni... e se lo scrivo, e' lo stesso.



Naturalmente, se voi chiedete a Mapi di parlarvi del metodo Ferber, lei vi raccontera' ogni cosa, in un condensato di sapere di 800 pagine, con note a pie' di pagina, glosse del copista dotto e pure le macchioline di confettura qua e la', perche' non sia mai che non si verifichi ogni informazione alla virgola.
Se lo chiedete a me, il massimo a cui posso arrivare e' "stesso peso di frutta e zucchero e una notte in frigo a macerare". Intanto, per qualsiasi dubbio, c'e' la Meripai che mi assiste :)


CONFETTURA DI FRAGOLE E LAMPONI 
di Maria Pia Bruscia

L'originale e' qui e stavolta non mi ci sono discostata tanto, se non per il pepe rosa , che ho omesso: al suo posto, c'e' andata la menta. Sublime ca...ta, perche' non si sente per niente e la prossima volta imparo. 



1,100 kg fragole, pari a 1 kg netto 1 kg lamponi 1 kg zucchero 250 ml d'acqua 2 limoni (succo) 20 bacche di pepe rosa qualche fogliolina di menta

Visto che ho seguito il procedimento alla lettera, vi rimando integralmente a quello. 
L'unica mia osservazione, for dummies, e' che mi ostino ad usare il metodo del piattino, anziche' quello del termometro, per verificare la consistenza delle marmellate: col primo, mi restan sempre troppo liquide. Col secondo, mai. 
Ho dimezzato le dosi ed ho ottenuto circa sei etti di marmellata, con cui ho variamente riempito tutti i barattoli che avevo. 
Qui a Singapore non sterilizzo, perche' intanto non serve: gia' conservo tutto in frigo quando sono nel Masonshire, figuriamoci qui. 
Mi limito a lavare bene i barattoli in acqua caldissima (e poi li faccio asciugare capovolti su un telo pulito): controllo e che i tappi siano pulitissimi e tengano bene, riduco le dosi in modo da accelerare i consumi e metto in frigo, assieme a tutto il resto.  
Mai morto nessuno, finora :)



E anche con questa ricetta partecipo al The Recipe-tionist di Ottobre 2016, del blog Cuocicucidici di Elisa Baker. E se Giulio ha fame, stasera, domani ne pubblico un'altra :)



 

martedì 21 aprile 2015

QUESTIONE DI ETICHETTA- TORTA DI FRAGOLE E CIOCCOLATO (SENZA COTTURA)

torta di fragole e cioccolato senza cottura

Il giorno prima della mia partenza per Singapore ero a Pisa. 
(che non è normale me lo hanno già detto tutti quelli che mi conoscono, e pure da qualche decennio. E comunque, il giorno prima ero a Firenze, ecco)
Stavo dicendo, il giorno prima della mia partenza per Singapore ero a Pisa, tutta presa da un corso di fotografia che seguivo con lo stesso fervore di chi sa che la prossima tappa è Lourdes, quando all'improvviso squilla il cellulare. 
Guardo- e vedo che all'altro capo c'è la vicina della ex casa. 
E' domenica, sono le dieci, chiama me e non altri membri della famiglia, ergo è un'emergenza. 
Al "pronto", sono già in tachicardia
Al "ci sarebbe un telegramma per Giulio" parte una raffica di extrasistole che nemmeno il mitragliatore di Rambo.
Al "leggimelo subito", sono già in modalità rosario, con un fioretto ogni tre avemarie.
il testo è breve ma prolisso, perchè è tutto una citazione di leggi e leggine, commi e controcommi e riesco a capacitarmi dell'accaduto solo quando si arriva alla firma, in  fondo. Che è quella di una grossista di cibo, dove ogni tanto ci si serve, giusto sotto  le feste o in previsione di grandi eventi. Per accedere, ci vuole una tessera che, nella fattispecie, riporta a mio marito. 
E che, nella fattispecie due, era stata usata da mia suocera, per fare scorta di acciughe sotto sale al suo bambino, qui a Sing Sing. 
Con tutta che la marca acquistata è la migliore su quel tipo di mercato, è venuto fuori che l'etichetta della confezione non riportava la tracciabilità del prodotto e quindi, nell'ordine, 1. bisognava avvisare immediatamente il cliente, e pazienza se la santificazione della domenica avviene in modo leggermente diverso da quanto prescritto dal messale; 2. bisognava riportare indietro il prodotto 3. e sostituirlo con quello con l'etichetta corretta. 
Questo, dalla vostra parte del mondo.
Dalla mia, ieri c'erano delle fragole meravigliose: perfette, rosse rosse, tutte meravigliosamente uguali e dannatamente troppo belle per essere vere.
Solo che qui la tracciabilità si chiama "Korea". 
Almeno ditemi se è del Nord o del Sud...

 TORTA DI FRAGOLE E CIOCCOLATO
SENZA COTTURA


In teoria, ci vorrebbe uno stampo da cheese cake, a cerniera, oppure uno da crostata col fondo amovibile- se desiderate sformarla. Altrimenti, si può mangiare anche direttamente dalla teglia, a cucchiaiate, senza ritegno. Intanto, qui non ci si formalizza...

Imburrate bene lo stampo, fondo e bordi e stendete sul fondo un foglio di carta da forno. Imburrate pure quello.
Riducete in polvere dei biscotti al cioccolato (per uno stampo di 24 cm di diametro, ce ne vogliono circa 250 g) e aggiungetevi 100 g di burro fuso. Mescolate bene e versate il composto nella tortiera. Facendo pressioni con la mano, stendetelo in uno strato sottile sul fondo e sui bordi. Mettete in frigo per un'oretta. 
Mondate tante fragole quante ne servono per rivestire metà del fondo della torta e tagliatele in due. disponetele sul fondo, così...

torta di fragole e cioccolato senza cottura


dopodichè, se siete di corsa, preparate una ganache veloce al cioccolato,portando quasi a bollore 250 g di panna fresca liquida e versandola lentamente su 250 g di cioccolato fondente al 70%, spezzettato. Con una frusta, far sciogliere bene il cioccolato e versare la crema sulle fragole. Tenere in frigo fino a mezz'ora prima di servire.

se avete più tempo, potete fare la ganache montata di Santin (anche questa, nella versione semplificata)
Ingredienti:
• 350 gr. di panna
• 350 gr. di cioccolato al 70 o 75 % di cacao
• 260 gr. di panna montata
Preparazione:
Scaldare la panna e versarla sul cioccolato finemente tritato mescolare fino ad avere un impasto omogeneo. Lasciare raffreddare fino alla temperatura di 40° e incorparare la panna montata.

E buon appettito....


lunedì 31 maggio 2010

THE DAY AFTER- TIRAMISU ALLE FRAGOLE

 

tiramisu alla fragola

Ho due caviglie, ma due caviglie, ma due caviglie che, al confronto, Dumbo è la Audrey Hepburn... E ora sono le 06.45, ho già litigato con la creatura che ha dormito dai nonni, portandosi dietro tutto il necessaire per la Notte e il Mattino ma dimenticandosi - toh, che caso- lo zaino con i libri di scuola("potevi dirmelo prima, che devo andare in autobus, ora come faccio????) e fatto il primo Atto di Coerenza dalle mattina ("domani, dormi un po' di più, altro che in ufficio alle otto/ a che ora è che vai in ufficio? no, perché la Carola etc etc"). E, buon ultimo, ho acceso il forno, da cui devono uscire due Stupendissime prima delle dieci, ora in cui, invece, devo uscire io, se voglio salvarmi il posto di lavoro, almeno per oggi.
Al di là delle lamentazioni quotidiane, comunque, ieri mi sono divertita più del previsto. L'evento-tutto-maiuscolo era la chiusura della stagione di un'associazione concertistica genovese, organizzato dalla suocera: per cui, più che di un dopocena, si trattava di una specie di "prima dell'alba", visto che quando finalmente abbiamo potuto iniziare a far sul serio mancavano pochi minuti a mezzanotte. Non a caso, in un primo momento si era detto "solo dolci". E lo si era anche fatto, ad essere precisi, con una produzione di biscotti e pasticcini che non finiva più. Poi, però, tant'è, abbiamo cominciato a pensare che magari, un piatto caldo, almeno per i musicisti, sarebbe stato meglio farlo e da lì ad aprire con un aperitivo il passo è stato breve.
Alla fine, il menu è stato questo (per 30 invitati)
Aperitivo
Bollicine- cocktail analcolico- cocktail di rum e anguria (rigorosamente nell'anguria)
Olive al Martini
Mini croissant con burro salato, soncino e salmone affumicato
Polpette di carne
Polpette di melanzane
Spiedini tricolori (i soliti pomodorini/mozzarella/basilico, che personalmente sono 40 anni che non ne posso più ma mai una volta che ne avanzasse mezzo)
Kiwi/prosciutto crudo; ananas/prosciutto affumicato

Trofie al pesto con fagiolini

Crema meringata alle fragole
Mandorlata
Truffle Cake (pure con le candeline sopra, era il compleanno di mio suocero)

a seguire, col caffè
Canestrelli
Brutti ma Buoni della Suocera
Tartufi al cioccolato e qualcosa
Tartufi al cioccolato e qualcos'altro
Dolcetti di marzapane

A parte che, tolto qualche dolce "a seguire" non è avanzato nulla, la palma del "più apprezzato del buffet" va alla crema meringata di fragole, a cui è stato dato un vero e proprio assalto.

tiramisu alle fragole


A questo punto, uno normale si aspetterebbe, qui di seguito, la ricetta della suddetta crema- come minimo. Che invece non c'è. Perché uno normale, come minimo, si sarebbe portato dietro la macchina fotografica. Come minimo. Oppure, l'avrebbe trovata in casa della suocera.
E invece, niente. L'attrezzatura da reporter d'assalto è rimasta nella libreria dello studio, la digitale tutto fare chissà dov'era finita e, tolto un cellulare d'altri tempi, con cui per altro ho immortalato solo gli aperitivi, non c'era nulla che potesse servire allo scopo.
E così, recuperiamo un vecchio tiramisu alle fragole, un classico delle porche figure, giurando e spergiurando che la prossima crema meringata mi troverà attrezzatissima, con tanto di cavalletto, set di obiettivi e pannelli per la luce e maritoshop al fianco, che tanto, ormai, i nostri ospiti ci si stanno abituando, a queste performance. E se in cambio "se magna", questo ed altro...



TIRAMISU ALLE FRAGOLE

tiramisu alle fragole

per venti bicchierini- 10 persone

500 g di mascarpone BUONO
500 g di fragole
4 uova (tuorli e albumi)
150 g di zucchero
liquore alla fragola (avevo una grappa del Trentino, fra i souvenir) oppure Cointreau
savoiardi, qb- una trentina circa, dipende dalla larghezza della teglia

In primis, ormai son secoli che per il tiramisu pastorizzo le uova- tuorli e albumi- con lo sciroppo di zucchero. Una pate a bombe da una parte, una meringa italiana dall'altra- ed ecco qui che il rischio salmonella o altri virus è annientato.
Quindi, si inizia con lo sciroppo di zucchero: 150 g di zucchero e 75 g di acqua e ho lasciato ridurre fino alla temperatura di 121 gradi. A occhio, quando inizia a diventare denso, ci siamo
Si montano i tuorli con metà dello sciroppo: si inizia montando semplicemente i tuorli, poi si versa a pochissimo per volta lo sciroppo, sempre montando, per evitare che l'uovo "si cuocia": alla fine, otterrete una pasta liscia e vellutata, che i pasticceri chiamano pate à bombe.
Lo stesso dicasi per gli albumi: prima, li si monta a neve fermissima, e poi si aggiunge lo sciroppo, sempre montando e continuando a montare, fino ad ottenere una specie di meringa, liscia e compatta.
In ultimo, si monta il mascarpone da solo, per pochi minuti; poi si unisce la pate a bombe, montando e, in ultimo, la meringa: in questo caso, incorporatela con una spatola, facendo attenzione perchè non smonti
Preparate una bagna per i savoiardi con acqua e liquore: le proporzioni variano, a seconda del tasso alcolico dei destinatari, per cui fate voi. SE volete eliminare del tutto l'alcool, del succo d'arancia, sempre diluito con acqua, va benissimo.
Inzuppate i savoiardi e disponetene uno strato sul fondo della teglia o nei biccierini, se fate delle monoporzioni (è evidente che qui "uno strato" sarà costituito da un quarto del biscotto. Potete anche sbriciolarlo a secco e bagnarlo con due cucchiaini di sciroppo, se preferite)
Spalmatevi sopra la crema, in uno strato bello spesso, su cui poi adagerete la metà delle fragole, mondate, lavate e tagliate a pezzetti.
Secondo strato di savoiardi e ultimo strato di crema: a chiudere, l'altra metà delle fragole, sempre tagliata a pezzettini e qualche fogliolina di menta per decorare.
In frigo fino al momento di servire.
I tiramisu della foto risalgono alla festa della creatura e, per bieche ragioni scenografiche, sono stati arricchiti di colorante rosso. Non siete tenuti a questo scempio.
Buona giornata
Ale

giovedì 8 aprile 2010

Fragole sull'attenti- e di come si ride, ma anche no


ovvero: di un post che comincia in ridere, ma poi no.

fragole sull'attenti

La creatura studia la terza declinazione dei nomi greci ed è arrivata alle fatidiche eccezioni: le ripete dopo il solito rituale di blandizie-suppliche-minacce e, fra le tante, declina con sguardo da martire la parola "ther,theròs" che significa "fiera". Dopodichè, passa dalla teoria alla pratica.
La versione è la storia di Perseo che libera Andromeda, dopo che "la fanciulla è stata data in pasto dal padre ad una fiera marina", così come hanno appreso generazioni di studenti, dai portici della Stoà in poi e come anche mia figlia conosce. Anzi, la conosce tanto bene che si permette pure qualche variazione sul tema, forte del conforto del volcabolario, trasformando l'aggettivo "marina" nel corrispondente complemento: "metto 'del mare', che ci sta meglio".
Dei due, chi ci è arrivato prima è stato mio marito, che ha subito chiuso lo schermo del portatile, con un ghigno stampato sulla faccia, determinato a non perdersi neppure un nanosecondo della scena che sarebbe seguita di lì a poco. Io ci sono arrivata un po' dopo ma, anzichè glissare, per una volta, ho scelto di bere l'amaro calice fino alla feccia, chiedendo quale funzione logica avesse "alla fiera del mare".
La sventurata rispose.


fragole sull'attenti

E mentre davanti ai miei occhi, insieme a Perseo e ad Andromeda teneramente avvinghiati sulla prua di uno yacht lungo un chilometro- un affare, "prezzo fiera" -sfilavano tutti i miei sacrifici, le mie sere passate a leggerle le favole della buona notte, i sabati da donne da Feltrinelli, i fine settimana fra Parigi e Londra per mostre, concerti e musei, ho pensato che stavolta non poteva finire così e che, se mai c'era un resposabile, era il momento che saltasse fuori. Considerato poi che, se in casa mia si urla, in quella delle madri delle amiche di mia figlia non è che si stia tanto meglio, afflitte come siamo da questo mal comune che, credetemi, per noi genitori che "ci abbiamo creduto" è tutto, ma proprio tutto fuorchè un "mezzo gaudio". Siccome non sapevo da dove cominciare, ho proceduto per tantativi, andando per esclusione.

Ho escluso un deficit di neuroni, da parte della creatura. E' ancora nella fase in cui la regola del massimo risultato col minimo sforzo si rivela sistematicamente vincente, il che significa che i neuroni ci sono, sono tanti e sono pure belli arzilli. In più, giusto in quei giorni, si era appena fatta fuori, uno via l'altro, "Cime Tempestose" e "Orgoglio e Pregiudizio", entrambi in traduzioni serissime e rigorose, che non facevano nessuno sconto alla modernità o allo slang- per giunta standosene chiusa in camera a leggere o alla finestra a sospirare, chiaro indizio di profonda comprensione delle suddette storie, dalla prima all'ultima parola, virgole incluse.

Ho escluso responsabilità della famiglia: e non perchè in casa nostra si legga di più, si viaggi di più, si facciano cose "di più" rispetto al resto del mondo. Chi scrive è la orgogliosissima figlia di un tranviere, per cui quando dico che non ne faccio una questione di privilegi culturali non parlo per fare del politically correct. Anche perchè qui il problema è un altro e riguarda semmai non una mancanza di informazioni, ma una incapacità di incamerarle. Usare un italiano corretto, in casa mia, non ha mai implicato l'uso di termini desueti: per mia madre, io e mia sorella siamo sempre state "le bambine", non "le fanciulle" e quando andavamo a scuola eravamo le "alunne", non le "discepole". E quando bisognava che mio padre si tirasse su dal letto, per venirmi a recuperare nei vari punti di ritrovo con gli amici, non è che mia madre gli dicesse "orsù, uomo, levati dal talamo, perchè l'auriga scaricotti la fanciulla al crocicchio della Genova-Nervi". Ciononostante, quando ci si imbatteva in parole a noi sconosciute (carriaggi, fare impeto, tappe forzate etc etc) non è che ci rifiutassimo di ricordarcele, perchè intanto chi le usa più, anzi: semmai, era la volta che si cercava di imprimersele bene nella memoria, col risultato di perdere dei quarti d'ora per cercare il significato di "fero", ma di sapere alla prima che "angustiae vuol dire strettoie"

Ho escluso responsabilità della società: è vero che siamo ai minimi storici, che a leggere i loro messaggi sul cellulare c'è da uscirne scemi, che fiesbuk e la pleistescion e internet etc etc etc. Però, ai miei tempi si diceva "trooooooooooooooooopppppppppppo gggiusto", il modello vincente aveva un alberello sulle scarpe e un gallo sul piumino e internet e facebook, non c'erano, purtroppo. (la play no: è una delle poche cose su cui sono stata irremovibile). Come dire, che scemi lo eravamo anche noi, per età e per identità di gruppo, o come cavolo si chiama. Però, che le fiere fossero bestie feroci, lo sapevamo tutti...


Insomma, alla fine, mi sono rimaste la scuola e la parrocchia- e visto che il post è troppo lungo e un colpevole alla fine bisogna trovarlo, ho equamente suddiviso le responsabilità su entrambe: l'una per aver dimenticato di insegnare l'umiltà e l'altra per aver sbarrato una delle strade per praticarla: vale a dire, un sano, semplice, normale uso della memoria. Mica tanto, sia chiaro e non certo per sentirsi snoccoiolare nozioni come rosari: ma solo quel poco che basta per far capire ai nostri figli che, ogni tanto, esistono regole su cui non si discute- non quando si è in prima elementare e si è alle prese con la grammatica italiana, non quando si è il quarta ginnasio e ci si picchia con il lessico greco. Senza che questo comprometta in alcun modo un futuro da fini linguisti o da squisiti filologi, pregno di alti contributi allo studio delle lingue, classiche o moderne che siano.
Non so se ne faremmo studenti migliori di quelli che sono: ma, quantomeno, eviterebbero di perdersi negli stand di un Salone Nautico, in cerca degli amici che li aspettano allo Zoo. Il che, a ben guardare, sarebbe già qualcosa....

FRAGOLE SULL'ATTENTI

fragole sull'attenti


Per 20 fragole
200 g di mascarpome
dai 50 ai 100 g di zucchero a velo
mezzo foglio di colla di pesce
50 ml di panna da montare

Pareggiate le fragole, con un taglio netto alla base, in modo che possano stare in piedi.
Con un coltellino appuntito, togliete il picciuolo, scavando leggermente all'interno della fragola, in modo da creare una piccola cavità
Ammollate la gelatina in acqua fredda
In un pentolino, scaldare la panna e, poco prima che prenda bollore, sciogliervi fuori dal fuoco la colla di pesce, mescolando rapidamente con un cucchiaio di legno.
Amalgamare alla panna il mascarpone, un cucchiaio per volta, mescolando di volta in volta per far incorporare bene il liquido.
Dopodichè, aggiungere lo zucchero e montare per pochi minuti con le fruste elettriche.
Riempire una tasca da pasticcere con la crema così ottenuta e farcire le fragole, come nella foto, completando con una spruzzata di granella di pistacchio.
In frigo fino a mezz'ora prima di servire
Ciao
Ale

fragole sull'attenti
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giovedì 6 agosto 2009

mousse di avocado con anguria e fragole



DSC_3117

Premesso che sull'argomento non mi sono ancora fatta un'opinione chiara, se oggi qualcuno dovesse chiedermi che cosa vorrei fare da grande, penso che risponderei senza esitare che vorrei diventare la Nigella. E questo, sostanzialmente, per tre motivi
1. per poter essere considerata una icona sexy, nonostante un cinque -sei chili di più, e pure mal distribuiti, alla faccia delle mie diete del lunedì mattina, delle camicie over size e dei calci alla bilancia con cui inizio ogni giornata, da qualche anno a questa parte.
2. per non dover lavare montagne di cucchiai- cucchiaini- cucchiai di legno et forchette, ogni volta che cucino, ed essere invece libera di ficcare un dito dentro creme, spume e manicaretti vari e ficcarmelo per giunta in bocca, al fine di assaporare fino in fondo il gusto di quello che c'è sopra e non per tamponare i danni dell'ustione di terzo grado perché per la miseria, mi son distratta un attimo e ho messo l'indice nel minestrone bollente
3. per percepire sonori ingaggi per preparare cose che a casa mia sarebbero accolti da risatine di scherno, sopracciglia alzate e commenti sarcastici ( " non dire che sono schifezze, Carola: è cucina da blog") per poi essere travolti da inviti più o meno benevoli a tornare rapidamente sulla retta via della cena come si deve (con un primo, un secondo e un dolce- e pure nei piatti)
Oggi, però, le mie aspettative hanno ricevuto un duro colpo, in seguito al quale penso che le mie possibilità di diventare Lei si siano azzerate di colpo, senza possibilità di risorgere, in nessun modo.
Perché, vedete, ieri ho fatto indigestione. Di gelato. Ma, prima che scatti la solidal catena dell'"eddai, e cosa vuoi che sia e se non lo mangi ad agosto, il gelato, quand'è che lo vuoi mangiare", sappiate che la vivanda incriminata è il residuato bellico di non so quale marca industriale che giaceva dimenticato al settimo strato del freezer e che ho fatto fuori in seguito all'insorgere di un certo languorino, che al confronto Gargantua e Pantagruel sembrano le signorine vittoriane di qualche post fa. E mentre mi ingozzavo, pensavo che faceva proprio schifo, con quel retrogusto di plastica d'antan che probabilmente risaliva all'epoca dell'acquisto e che, negli anni, non era migliorato per niente. Mezz'ora dopo, quella che faceva proprio schifo ero io: colorito verdastro, sudori freddi, occhi aperti a fase alterne, pezzuola in fronte e metaforico registro dei Santi in mano, che guai a saltarne uno, nella trafila dei fioretti, che "giuro-giuro-giuro che se passo la notte MAI PIU'" e amenità del genere, su cui sorvolo, per decenza. ma che devono aver sortito i loro effetti perché, nel giro di qualche ora, mi è apparsa niente meno che Lei .In diretta dalla sua cucina immacolata, con le unghie laccate, la cofana perfetta, i figli servizievoli, il pollo sfrigolante e tutto quanto fa NigellaLawson, magliettina aderente compresa. La quale, con un sorriso indulgente, mi ha ricompensato della mia devozione, ammettendo che, talvolta, anche lei è umana e che sì, ogni tanto, anche lei, ha un languorino. E, quando ciò avviene, però, anziché avventarsi sul gelato dell'altr'anno si prepara una leggera zuppetta di piselli e pesto, che poi si porta dietro, nella gavetta firmata, e si beve beata al parco, in coda a far la spesa e, udite udite, pure sull'autobus.
Ed è lì che ho capito che non ce la potrò mai fare: perché anche se resistessi la mezz'ora che a me serve per preparare la zuppa, se avessi il pesto sempre pronto in frigo, se avessi l'acqua che mi esce bollente dalle pentole esattamente come ha lei, mi ci vedete a placarmi il languorino, bevendo dal thermos, mentre traballo sulla piattaforma dell'autobus? E soprattutto: ce li vedete i passeggeri , quelli che aspettano alla fermata, l'autista (!!!) a tollerare senza colpo ferire di avere come compagna di viaggio una che, sul più bello, si apre una bottiglia piena di una roba verde e puzzolente e se ne beve una bella tazza, magari senza neanche offrirne un po'????
Meglio, molto meglio, confortarci con la macedonia qua sotto, che avrà un che di nigelliano nella semplicità dell'esecuzione e nell'estro degli accostamenti, ma che non è trasportabile in nessun thermos, non si beve alla fermata dell'autobus e placa il languorino senza passare per forza sul cadavere della tua reputazione, poca o tanta che ti sia rimasta...
E poi, comunque, io da grande voglio fare Martha Stiuart, altro che....

MOUSSE DI AVOCADO CON ANGURIA E FRAGOLE

MOUSSE DI AVOCADO


A scanso di equivoci, non è che i postumi dell'indigestione prevedano che si confondano le fragole con i lamponi:è che quelli, oggi, aveva Cartier- ma le fragole ci stanno meglio, senza alcun dubbio

per 4 persone
1 avocado maturo
200 g di panna montata
1 limone
4 palline di polpa di anguria fresca
1 cestino di fragole
foglioline di menta per decorare

Tagliare in due l'avocado, scavarne la polpa con un cucchiaino, spremervi sopra il limone e schiacciarla bene con una forchetta. Aggiungere la panna ad un cucchiaio per volta, avendo cura di non smontare il composto. Aggiustare di sale
Comporre le coppe come nella foto, con uno o due cucchiai di mousse all'avocado e la frutta. Decorare con foglioline di menta e servire
Buon appetito
ale


sabato 13 giugno 2009

polpette di spada con gazpacho di fragole

DSC_0771

Ho creato un mostro.
E, oltretutto, è colpa mia.
O meglio: la colpa è di quella orribile zuppa di carote che da due giorni a questa parte è diventata il bersaglio di tutti i miei strali. La zuppa, i suoi ingredienti e la mia dannata incapacità di tenermi gli affari miei fra le quattro mura di questa casa. Perché, se così fosse stato, probabilmente avrei a fianco il solito marito di prima- e non una specie di versione panciuta del Sommo Poeta, tutto tronfio ed esaltato, che ogni volta che accendo il pc ti piomba alle spalle per sapere se su di lui non si è ancora detto niente e se proprio deve riconoscermi qualche merito è solo relativo all'intelligenza delle mie amiche, che loro sì che lo apprezzano, altro che.
E' talmente andato che quando ha assaggiato l'ultimo esperimento della settimana si è pure calato nei panni azzimati del critico gastronomico, promuovendo le polpette ( anzi no: bisognava prepararne di più) e assolvendo il gazpacho, con un "la prossima volta, un po' meno fragola" che lascia presagire una seconda possibilità - cosa di cui finora hanno goduto pochissimi piatti, tutti rigorosamente stracalorici e stratradizionali.
Sia chiaro: per il blog, tanto di guadagnato. Più stiamo in questa fase aulica, per così dire, più riesco a smaltire le pile di ricette contrassegnate con un "da fare subito!!!" che da anni si ammonticchiano sugli scaffali della libreria e a togliermi anch'io qualche soddisfazione, che non sia il minestrone della zia anita o la carbonara preparata in fretta e furia alle undici di ieri sera perché "aveva un certo languorino...". Tanto, lo so che dura poco: gli dò tempo un giorno o due e poi torneremo agli sguardi levati al cielo, ai "quand'è che si torna a mangiare sul serio", alla nonna e alla mamma che lo fanno meglio. E anche questo povero gazpacho, mi sa, avrà vita breve: non so di preciso quale sarà la sua sorte, la prossima volta che lo preparerò, ma un ribattezzamento immediato non glielo toglierà nessuno, magari-azzardo- con una pronta sostituzione dell'iniziale, dalla G alla C....

Polpette di Spada con Gazpacho di Pomodoro e Fragole ( da ATavola, giugno 09)


per 4 persone
300 g di polpa di pesce spada;
40 g di mollica di pane integrale
40 g di pistacchi di Bronte spellati
40 g di mandorle spellate
100 ml di latte fresco intero
1 uovo
olio EVO
sale- pepe nero di mulinello
Per il Gazpacho
4 pomodori ramati
10 fragole mature
50 g di mollica di pane integrale
45 ml di aceto di mele
30 ml di olio EVO
1/2 spicchio d'aglio
peperoncino in polvere (io ho usato del Tabasco)
sale- pepe nero di mulinello

per il gazpacho: spezzettare in una ciotola la mollica di pane, unite i pomodori e le fragole lavati e tagliati a pezzi; aggiungete sale, pepe, una piccola presa di peperoncino in polvere, l'aglio finemente tritato, l'aceto di mele e l'olio. Coprite a filo con l'acqua, mescolate il tutto e mettete in frigorifero per almeno 12 ore. Trascorso questo tempo, frullate e passate al setaccio: tenete il gazpacho in frigorifero fino al momento di servirlo.
Per le polpette, tritate finemente al coltello ( passaggio noioso ma fondamentale) lo spada; aggiungete la mollica di pane bagnata nel latte e poi strizzata, l'uovo sbattuto, sale e pepe. Formate delle polpette tonde, grandi come una noce, e impanatele nei pistacchi e nelle mandorle finemente tritate insieme, in modo da rivestirle uniformemente.
Scaldate abbodante olio in una larga padella e friggetevi le polpette per 2-3 minuti, finché saranno leggermente dorate su tutti i lati. Sgocciolatele man mano su carta assorbente. Infilzatele su 4 stecchini di legno. Versate il gazpacho in 4 bicchieri senza piede o ciotoline individuali, appoggiatevi sopra uno stecchino con la polpetta e servite.

Oppure fate come noi, che siamo allergici agi stecchini e abbiamo aguzzato l'ingegno...
buon fine settimana
alessandra

venerdì 22 maggio 2009

VENT'ANNI DOPO- SMOOTHIE ALLA FRAGOLA

di Alessandra






Una delle poche cose belle delle trasferte di lavoro è fare il tragitto dall'ufficio alla meta con la mia segretaria: e anche se dall'esterno, sembriamo due forsennate che chiacchierano ininterrottamente, in realtà ci stiamo solo aggiornando, concentrando in due o tre ore di viaggio quello che non ci è consentito di fare in ufficio , dove le priorità si chiamano firme da mettere, quesiti da stilare, telefonate da smaltire. E' in questi frangenti che scopro, ogni volta, che il segreto di una collaborazione che funziona sta in una sintonia che va oltre l'andare d'accordo o l'essere sincronizzate sui ritmi di produzione, ma deriva da radici più profonde, ben piantate in un terreno di esperienze comuni, che un po' ci hanno esaltato, un po' ci hanno depresso, ma che hanno concorso tutte a fare di noi le donne che siamo.
La parte più divertente è quando si scivola nei ricordi di vent'anni prima, quando eravamo belle, magre, toniche, uscivamo di casa all'ora in cui oggi andiamo a letto e per addormentarci contavamo stuoli di pretendenti in carne ed ossa, invece che montagne di bucato da stirare. Un trionfo di vitalità, esaltazione, divertimento, spensieratezza, scandito ovviamente dalla musica di quei tempi, tutta giocata sull'infinita gamma delle qualità maschili che andavano dal "super superman" di miguelbosiana memoria fino ad un altrettanto inquietante "macho macho man", passando per i più raffinati "handy", " piano" e "mr tambourine". Il tutto affrontato con un entusiasmo senza pari, condito da curiosità, incoscienza e un pizzico di trasgressione, di quello che " a vent'anni è tutto ancora intero", tanto per capirci.


Farei un torto alla verità se dicessi che vent'anni dopo l'entusiasmo non c'è più, perché direi una bugia grossa come una casa: la voglia di "buttarci" c'è sempre e il fascino del "dietro l'angolo" ci attira ancora. Il problema è che son cambiati gli argomenti, ed è questo che rende tutto drammaticamente diverso. Se prima ci si aggiornava su posti trendy, discoteche da battezzare o ragazzi da farci conoscere assolutamente, adesso è solo un parlare di colonne vertebrali che scricchiolano, vestiti che non entrano, caffè senza zucchero e gallette di riso e anche le lampade a raggi UVA che un tempo servivano a rimetterci in pista dopo dieci minuti ,sono diventate ora un toccasana per la cervicale.
Il clou lo abbiamo toccato l'altro ieri a Pavia quando, dopo un crescendo di fastidi-disturbi- dolori acuti-malattie mortali, appena scese dall'auto ci siamo fiondate dritte in una farmacia, elencando pedissequamente alla commessa tutta la litania dei mali che ci affliggevano, con tanto di facce da funerale e ricorso alla mimica per i sintomi più difficili. Ce ne siamo uscite da lì con in tasca il Rimedium Omnium Malorum, una specie di Soluzione Finale a tutti i dolori, garantitaci dal farmacista come efficacissima e perfetta per il nostro caso. Eravamo così felici che per un attimo- ma solo per un attimo- abbiamo accantonato le nostre angosce e ci siamo concesse una leggera seconda colazione, tanto per tirarci su, a base di cornetti ripieni e paste alla crema - che intanto cosa vuoi che ci succeda, ora che abbiamo la cura... Ed è stato con un'espressione di attesa, speranza e trepidazione che abbiamo aperto il pacchettino, pronte a ricevere la panacea universale, la raddrizza -colonne, cancella-colite, brucia-grassi e stira-camicie, quella che ci avrebbe riconciliato con noi stesse e col mondo, pronte ad affrontare la vita con il sorriso dei vent'anni....



Il sorriso ci è rimasto, sia chiaro, anche se è diventato meno radioso, un po' più storto, un po' più fisso- l'anticamera della paresi, insomma. "Spasmo man" era il nome della medicina, alla faccia dell'energia, della baldanza, dell'adrenalina e dei super superman dei nostri vent'anni....
e per fortuna che il senso dell'umorismo è rimasto ancora intero, perché sennò un bel tuffo nel Ticino non ce lo avrebbe tolto nessuno...
Ricetta veloce, fresca, leggera, che vent'anni fa si sarebbe chiamata frullato di fragole e yogurt, ma oggi si è americanizzata in

SMOOTHIE ALLA FRAGOLA E KIWI



per 4 persone
250 g di fragole
125 g di yogurt bianco ( va bene anche quello dolcificato con lo zucchero d'uva)
poco ghiaccio per frullare

Pulire e mondare le fragole, metterle in un frullatore con il resto degli ingredienti e frullare bene, fino ad ottenere una purea liscia. Mettere in frigo per almeno tre ore. Servire freddo, volendo con dei pezzetti di frutta fresca, a piacere.
Buon fine settimana
alessandra



giovedì 7 maggio 2009

CAPPUCCINO DI PISELLI CON RICOTTA AL PEPE ROSA- QUICHE FRAGOLE ASPARAGI- BAVARESE DI YOGURT AL PASSIONFRUIT

 

Il titolo originale del post era "corso di cucina" e anche se non ho la minima idea di quale fosse, non dubito che ce ne fosse uno, visto che i corsi ci sono stati prima, durante e dopo l'attività sul web.  Neppure ho dubbi sulla generosità di quei tempi, quando in un solo post ti giocavi tre ricette, tutte ugualmente degne di spazio e di visibilità- anche se, negli anni, l'unica che ho fatto e rifatto è stata l'ultima, targata Knam. 

Ecco il menu del corso

 Sformato di basilico con crema di burrata e sorbetto di pomodoro

Cappuccino di piselli con quenelle di ricotta al pepe rosa 

Quiche fragole e asparagi con riduzione al balsamico
Bavarese allo yogurt al passion fruit ( senza zucchero)

 

 

La ricetta dell'antipasto è già stata pubblicata ( era quella dell'ammutinamento del marito) e appena imparo come si mettono i link sotto la parola "qui" prometto che provvedo. Per ora, vi armate di mouse e ve la andate a recuperare a sinistra del template ( ..si vede che ho studiato, vero????)

Invece, le altre sono qui di seguito
 

 Cappuccino di piselli con quenelle di ricotta al pepe rosa


  per 6 persone

 
1 kg di piselli freschi ( e se non li avete, cambiate ricetta: sono fondamentali)
250 ml di latte fresco intero
125 ml di yogurt
sale

per le quenelle
250 g di ricotta fresca
un cucchiaio di pepe rosa

   

Versione A
portate i piselli a cottura in acqua bollente salata, scolateli, passateli al mixer e allungateli con 250 ml di latte. Riscaldate il tutto e aggiungete lo yogurt. Aggiustate di sale e tenete in caldo

Versione B ( più gustosa)
Prendete una padella larga e profonda e metteteci dentro i piselli, coperti di latte. Salate, coprite con un coperchio, abbassate la fiamma e portate a cottura, allungando, se il caso, con del brodo. Se i piselli sono freschi, non è il caso: dopo 6-7 minuti sono cotti. Frullateli insieme al loro liquido, fino ad ottenere una purea liscia e, se vi sembra troppo densa, allungatela con un po' di latte ancora. dopodiché, unite lo yogurt e aggiustate di sale


Per le quenelle
Armarvi di due cucchiaini e di tanta pazienza e iniziare a formare queste robe oblunghe che, se invece di chiamarsi quenelle, si chiamassero polpette, col cavolo che riscuoterebbero tanto successo... ma tant'è... l'importante, comunque, è partire da una ricotta saporita, alla quale cioè non sia necessario aggiungere sale, perché altrimenti il sapore prevarrebbe su quello della passata di piselli. Sbriciolare nella ricotta il pepe rosa, strofinandolo fra i palmi della mano, tenendone da parte un po' per la decorazione.

composizione del piatto
NON NELLA TAZZA DEL CAPPUCCINO, pliis...o in un piatto fondo o in una tazza da brodo o, se proprio vi piace il "famolo strano" in una coppa da martini: prima la passatina- tiepida- e poi le quenelle di ricotta, due per commensale, con un'ultima spruzzata di pepe sopra.

 

Quiche alle fragole e asparagi con riduzione all'aceto balsamico


 
Premessa: A dirla tutta, ma proprio tutta, questo abbinamento continua a non convincermi. però, essendo da sempre una sostenitrice della famosa massima per cui "de gustibus, non si discutibus", non capisco ma mi adeguo. E sempre a dirla tutta, ma proprio tutta, devo essere l'unica a pensarla così, perché queste mini quiches sono da qualche tempo la felicità dei miei ospiti, nonché le responsabili della trasfigurazione della Dani, avvenuta alquanto prosaicamente nella mia cucina, dopo il primo assaggio....
 

per la pasta al vino
300 gr di farina 00 ( o 150 di manitoba e 150 di farina00)
100 g di olio extravergine di oliva
90 ml di vino bianco secco
sale

impastare bene tutti gli ingredienti , fare una palla, avvolgerla in un foglio di pellicola trasparente e metterla a riposare per mezz'ora in frigo


per il ripieno
250 ml di panna fresca
2 uova ( se versione tortiera grande, altrimeni ne basta 1)
1 mazzo di asparagi (piccolo)
200 g di fragole
sale

Far lessare gli asparagi e tagliarli a tocchetti. Mondare le fragole e tagliarle a pezzettini. Mescolare velocemente con una forchetta la panna e le uova, aggiungere le fragole e gli asparagi e aggiustare di sale

Accendere il forno a 200 gradi

Foderare con carta da forno una tortiera di 26 cm di diametro, oppure ungere 10 stampini monoporzione.

Con il mattarello, stendere la pasta al vino in una sfoglia sottile e rivestire gli stampi. Riempirla con il composto e mettere in forno per 30 minuti ( 18 se mini quiches). La torta è pronta quando il ripieno di gonfia e i bordi sono dorati.

Mentre raffredda, preparate la glassa al balsamico

Ci vogliono 250 ml di cancarone spacciato per aceto blasamico 8 per i non genovesi: la qualità peggiore di aceto balsamico che trovate in circolazione). Metteteli in un casseruolino dal fondo spesso e, a fiamma media, fatelo ridurre di 2/3. (Sbarrate le porte della cucina, aprite le finestre e munitevi di fazzoletti da naso, perché ne uccide più una sniffata che la spada...).

Servitelo a parte, raccomandando ai commensali di usarne qualche goccia- non di più.



 
Bavarese di yogurt al passionfruit


 
Siccome la provenienza è illustre ( Ernst Knam, nientemeno) gli perdoniamo anche il nome non corretto, nel senso che di "bavarese" questo dolce non ha proprio nulla., se non forse la consistenza. Trattasi di yogurt magro miscelato con panna e tenuto insieme da poca colla di pesce, quel tanto che basta a sostenere il succo di passiflora. Una scemata, concettualmente parlando, che però permette di raggiungere ottimi risultati ( sublimi quelli del Maestro, che ce l'ha preparata in surplasse, fra un dolce e l'altro) con poca fatica e pochissime calorie, vista l'assenza di zucchero.
 

per 10 bicchierini
500 ml di yogurt bianco ( zuccherato con zucchero d'uva, se proprio volete sentire un po' di dolce)
250 ml di panna montata
10 passion fruits ( o succo di passiflora)
2 fogli di colla di pesce ( o uno grande)

mettete la colla di pesce a bagno in acqua fredda e, quando si sarà ammollata, fatela scioglier ein poco yogurt, scaldato in un casseruolino dal fondo spesso. Se è possibile, sarebbe meglio evitare che il liquido dove si scioglie la colla di pesce prendesse il bollore: comunque sia, appena è caldo, strizzate il foglio, mettetelo nel pentolino, toglietelo dal fuoco e con un cucchiaio di legno mescolate rapidamente, fino a che si è ben sciolto. sempre lavorando fuori dal fuco, aggiungete un cucchiaio di yogurt al composto caldo e amalgamate bene, poi aggiungete un altro e così via, fino a quando lo avrete esaurito del tutto. Questo procedimento serve a non far formare i grumi nelle preparazioni che contengono colla di pesce, come già detto e ridetto, ma si sa: repetita iuvant...
Mettete lo yogurt in una capiente terrina e incorporate la panna montata, mescolando dal basso verso l'alto per evitare che smonti.
riemite i bicchierini e passateli in frigo per almeno due ore.
Poi aggiungete un topping di frutta- il passion fruit, come qui, oppure la fragola, come in quest'altra versione

 


Superfluo dire che il marito, dopo aver provveduto ad assaggiare le tre versioni ( nature, passional and strawberry), andata e ritorno, ha setenziato compunto che "la morte sua è col lampone..."
vorrà dire che ci attrezzeremo, la prossima volta...

buona giornata
alessandra




 

lunedì 13 aprile 2009

STRAWBERRY BREAD

 

 


 

Stamattina ho un mal di testa feroce. 

Do la colpa a quest'ora legale, che su di me che non ho più l'età crea scombussolamenti pazzeschi, a cominciare dal defraudamento di un'ora nel giorno in cui avevo più cose da fare in assoluto e per finire con una serata che si è protratta fin a notte fonda, con zero voglia di dormire e zero voglia di combinare altro.

Ma siccome non tutti i mali vengono per nuocere, ne approfitto per recuperare un po' di ricette, a cominciare da questo Strawberry Bread che vi consiglio di provare al più presto. Proviene, ovviamente, dai miei amati lidi d'oltremanica, è una variante primaverile del più celebre Banana Bread ed è perfetto per colazione e per merenda.





STRAWBERRY BREAD

per uno stampo da cake (rettangolare) da litro

110 g di burro morbido

150 g zucchero

3 uova grandi

280 g farina 00

1 cucchiaino di lievito per dolci

1 cucchiaino di bicarbonato

estratto di vaniglia

50 g di nocciole o noci tostate e spezzettate

1 cucchiaino di sale

1 cucchiaio di cannella

200 ml di yogurt intero o di panna liquida

250 g di fragole

Da una parte, si monta il burro con lo zucchero e la vaniglia e si aggiungono le uova ad uno ad uno; dall'altra, si mescolano la farina con il lievito ed il bicarbonato, il sale e la cannella; dopodiché, si aggiunge in tre tempi questo miscuglio secco, alternandolo allo yogurt o alla panna, in due tempi

Tanto per capirci: farina, mescolare, yogurt o panna, mescolare, farina, mescolare, yogurt o panna, mescolare, farina.

Infine, si aggiungono delicatamente le nocciole o le noci e le fragole

Stampo da plum cake da litro, imburrato e infarinato

Forno statico 180 gradi per 50 minuti

ricetta inglese, a cui ho apportato alcune modifiche

1. ho usato la farina autolievitante

2. ho aggiunto un po' più di cannella

3. nocciole al posto delle noci

in forno, dopo 35 minuti, ho coperto la superficie con un foglio di alluminio, per evitare che scurisse troppo.

Nel mio forno, 50 minuti sono stati sufficienti.

Grande figata: le fragole, a differenza delle uvette, non hanno vocazioni suicide e non precipitano sul fondo. al massimo, si dissolvono nell'impasto, il che non fa che giovare alla morbidezza del dolce.

quella inquietante roba rosa che vedete lì, non sono i resti organici dell'ultima vittima della Fred Vargas ( un luogo incerto, lo sto leggendo in questi giorni), ma un godurioso burro alla fragola, ottenuto frullando tre o quattro fragoloni maturi e incorporandoli a 150 g di burro morbido. quando si dice che non ci facciamo proprio mancare niente....

baci doloranti

ale