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lunedì 23 gennaio 2017

BRIOCHE MOUSSELINE DI CONTICINI per il THE RECIPETIONIST di gennaio



Cosa significa "casa nuova", da voi?
Ambienti nuovi, aria nuova, vita nuova?
Scatoloni da sistemare, buoni propositi da osservare, cassetti da mantenere in ordine, perche' questa volta col cavolo che mi faccio fregare di nuovo da fili, elastici, scontrini, biglietti da visita di sconosciuti e via dicendo?
Oppure significa esplorare i dintorni, conoscere i negozianti, farsi coraggio e bussare alla porta dei nuovi vicini, sperando che non si chiamino Rosa e Olindo e possano magari diventare nuovi amici?
Da me, nulla di tutto questo.
Certo, gli scatoloni ci sono, i buoni propositi pure- e ci sono anche i negozi nuovi da visitare, le nuove strade da percorrere, i vicini da riconoscere (al momento li abbiamo divisi in categorie, "occidentali al piano di sotto, indiani i dirimpettai, asiatici quelli di fronte", ma confido che prima o poi abbiano un nome)
Ma da quando sono in grado di intendere e di volere, a qualsiasi latitudine mi trovi, ogni trasloco per me ha lo stesso significato delle minacce che incombono, come le nuvole piene di pioggia quando si addensano all'orizzonte.
Perche' "casa nuova" significa essenzialmente "forno nuovo".
E su questa, potete sciogliervi in lacrime.


La volta scorsa, sono stata fortunata.
Anzi, cosa-dico-fortunata.
Sono stata benedetta dalla sorte, baciata in fronte e a lungo e in ogni dove dalla dea delle casalinghe che ha deciso, in quell'unico frangente, di dotarmi di un forno docile e non bisognoso di addomesticamento. Una specie di anima gemella, insomma, con cui e' stato amore a prima vista.
Ed e' stato un amore eccellentissimo, altissimo e fecondissimo, una roba da "il mio amato e' mio e io son sua", che si e' tradotto in una produzione continua, per la felicita' di amici, vicini e negozianti tutti, mr Caputo in primis visto che mai nella storia di Singapore si son registrati picchi di vendita cosi alti delle sue farine, prima che  questo idillio nascesse,
Ma adesso, le cose sono cambiate.
E- temo- non in meglio.


Intanto, il maledetto e' nuovo.
Come la casa, direte voi.
Sicuro, rispondo io.
Con la differenza che la casa, pero', quando la apri non puzza.
Mentre il forno nuovo, ahime', si.
E pure forte e chiaro e ben distinto.
Dalla cucina a Sentosa, senza soluzione di continuita'.

All'inizio, ho pensato di averci lasciato dentro qualcosa.
Per cui, apri lo sportello, rischia ustione di primo grado per tastare all'interno, mettici la testa dentro per vedere meglio, fuoriesci che sembri Caparezza truccato da Donatella Versace, giusto in tempo per accorgerti che bastava schiacciare un pulsantino per accendere la luce interna- e solo per tornare a mani vuote - e pure pericolosamente tendenti al bordeaux.
Allora, passo alla teoria e cerco il libretto delle istruzioni.
Che dedica proprio alla puzza del forno il primo capitolo, parlandone in termini rassicuranti e quasi consolatori.
"non preoccupatevi dell'odore: e' segno che il forno e' nuovo", conforta la prima riga.
"Lasciatelo svanire naturalmente e dopo dedicatevi ad infornare cio' che piu' vi piace", prosegue la seconda.
Per cui obbedisco, cambio stanza e aspetto li.
Almeno fino a quando il marito rientra a casa e, annusando l'aria, chiede gentilmente se per cena c'e' un cadavere.
Al che, inforno- e come va, va.


Malissimo non e' andata, ad essere sinceri, anche perche' uno normale non fa una prima prova con una brioche mousseline, che e' una delle robe piu' difficili da cuocere dell'universo mondo- e meno che mai la fa dopo aver tenuto acceso il forno per tre ore di fila. Hai voglia a stupirsi se dopo neanche 10 minuti c'era odore di bruciato. E hai voglia anche a distinguerlo, fra i miasmi generali. 
Ma uno normale non vive con l'urgenza del The Recipe-tionist, no? :)


Stavolta tocca a Patty di Andante con Gusto e prevedo pioggia di ricette, anche da parte mia. Il suo e' uno dei blog piu' belli dell'universo web e anche se lo seguo con costanza, e' da quando Flavia ha svelato il vincitore del suo contest che appunto ricette su ricette. Anzi, a dirla tutta mi son pure pentita, di aver iniziato con un pan brioche che suo non e', ma ho qui pronti gli ingredienti per il piatto successivo e per quello dopo ancora. 
E comunque, abbronzatura a parte, questa brioche e' una figata solenne: non mi stupisco del fatto che Patty l'abbia definita meravigliosa perche', modestamente, lo e'.  L'ho aromatizzata con dell'acqua di fiori d'arancio, invece che con la vaniglia, seguendo per il resto le dosi e il procedimento descritti benissimo qui
Mi limito solo ad una nota, in previsione di eventuali correttori (che da me, chissa' come mai, arrivano sempre): la forma classica della mousseline e' un'altra, perche' questa, propriamente e' una Nanterre. Si tratta delle solite masturbazioni mentali dei pasticceri, su cui ho perso sonno e sistema nervoso all'epoca di Dolci Regali. Gia' allora, in mancanza dello stampo adatto, avevo usato una lattina. Adesso, ho seguito le indicazioni di Patty&Conticini- un duo che chiude la bocca a qualsiasi eventuale "non si fa cosi". E te la fa aprire per scofanarsi questo pan brioche fino all'ultima briciola...

Con questa ricetta partecipo al The Recipe-tionist di Gennaio Febbraio, organizzato da Elisa Baker, del blog Cuocicucidici




martedì 22 novembre 2016

SPUMA DI MORTADELLA E TUTTO IL RESTO PER IL THE RECIPETIONIST DI NOVEMBRE




Se quello del mese scorso e' stato il the Recipetionist della nostalgia, quello di  Novembre e' il The Recipetionist della fiducia. 
Che Elisa Baker e Francesca Carloni devono riporre nei miei confronti, visto che qui dentro ci sono tre ricette in una, ma se ne vede a malapena una sola. Inoltre, ci sarebbe stato pure un tentativo di presentazione scenografica, in omaggio alla signora delle vignette, con la rosa di mortadella su un gambo di pistacchi tritati, con tanto di spine. Gli esiti sono quelli che vedete nella foto, una manata e un "ma va'a ramengo", a corollario di una emerita schifezza, di un de profundis per un cucchiaio di preziosissimo pistacchio e per una manualita' che lascio a chi ce l'ha, e pure ad abundiantiam . 

Un'altra cosa che non si vede ma c'e' sono gli apprezzamenti per questa Spuma di Mortadella, preparata con il Mascarpone fatto in casa (ormai un'abitudine, dai tempi di Torte Salate, quando provai per la prima volta questa ricetta per dichiararle amore eterno all'istante) e servita su dei dischetti di pane di semola con pasta madre:  se mai ho visto vacillare i sacri principi dell'Halal e del Kosher riuniti, e' stato giusto l'altra sera, davanti a queste meraviglie.

Per le ricette, rinvio al blog di Francesca (anche se la Spuma ha il link sbagliato: aspetto che la Franci lo sistemi e poi lo aggiorno).
Per il resto, mi limito solo a dire una cosa.
E cioe' che nella mia pluriventennale carriera di moglie-madre-ospite, ho dovuto far tesoro di uno zoccolo duro di ricette da porca figura a cui attingo costantemente, sia che debba preparare uno spuntino per la figlia, un pasto come si deve per il marito, uno sfizio per gli ospiti. La Spuma di Mortadella e' una di queste, una garanzia per quando bisogna sfamare-stupire-soddisfare in meno di 5 minuti: provatela, aggiungeteci tutte le varianti possibili (a casa mia, robiola, ricotta, burro, gin e brandy) e se volete proprio gli effetti speciali comprimetela negli stampi in silicone e lasciatela in freezer una mezz'oretta, coi da poterla sformare con facilita'. 5 minuti a temperatura ambiente (10 da voi) ed e' pronta per essere servita.

 Con questa ricetta, partecipo al The Recipe-tionist di Novembre- Dicembre 2016, organizzato da Elisa Baker del blog Cuocicucidici



martedì 25 ottobre 2016

CONFETTURA DI FRAGOLE E LAMPONI (THE RECIPETIONIST OTTOBRE)


Non solo riapro il blog per l'accoppiata vincente Mapi-Elisa al The Recipe-tionist di questo mese...
Non solo faccio una marmellata* a Singapore....
Ma mi riduco pure la cucina alla stregua di un set di Dexter- e pure a fine serie...



Prima che qualcuno obietti sulla scelta, forte del validissimo motivo che "con tutte le ricette meravigliose di Mapi, vai a fare una marmellata*", vorrei precisare che se non fosse stato per lei (la Mapi, non la marmellata), non avrei mai conosciuto Christine Ferber.
Oggi tutti sanno chi e', ma  dieci anni fa, quando ci affacciavamo tutti timidamente ai forum di cucina, con la sola scorta delle ricette apprese nel raggio dei km macinati con le gambe e non con la tastiera, ogni consiglio di lettura che esulasse da questi circuiti veniva considerato alla stregua di un bene prezioso.
Non "salvo il link" e lo leggo dopo.
Non "metto mi piace" e poi vediamo.
Era tutto un annotare titoli, salvare ricette, delegare amiche in partenza per quei lidi a fiondarsi nelle librerie, "che poi ti giuro che le prime ricette che faccio sono tutte per te" e via dicendo.
Come al solito, c'erano i bidoni.
E, da li, la classifica dell'affidabilita' di chi li consigliava.
Perche'- e in questo era tutto uguale, allora come ora- mancando la possibilita' di assaggiare e il tempo per preparare tutto, i criteri di giudizio erano giocoforza altri. Uno su tutti, almeno a casa mia,
i consigli di lettura.
Per questo motivo, colei che, fino al giorno prima, era stata per me la maga dei lievitati, divenne il giorno dopo anche la maga delle marmellate*



* si dovrebbe dire confetture, perche' propriamente le marmellate sono solo quele di agrumi. Ma se a casa mia chiedo "volete un po' di confettura, sulle fette biscottate?" rischio che mi ridano dietro, fino alla fine dei miei giorni... e se lo scrivo, e' lo stesso.



Naturalmente, se voi chiedete a Mapi di parlarvi del metodo Ferber, lei vi raccontera' ogni cosa, in un condensato di sapere di 800 pagine, con note a pie' di pagina, glosse del copista dotto e pure le macchioline di confettura qua e la', perche' non sia mai che non si verifichi ogni informazione alla virgola.
Se lo chiedete a me, il massimo a cui posso arrivare e' "stesso peso di frutta e zucchero e una notte in frigo a macerare". Intanto, per qualsiasi dubbio, c'e' la Meripai che mi assiste :)


CONFETTURA DI FRAGOLE E LAMPONI 
di Maria Pia Bruscia

L'originale e' qui e stavolta non mi ci sono discostata tanto, se non per il pepe rosa , che ho omesso: al suo posto, c'e' andata la menta. Sublime ca...ta, perche' non si sente per niente e la prossima volta imparo. 



1,100 kg fragole, pari a 1 kg netto 1 kg lamponi 1 kg zucchero 250 ml d'acqua 2 limoni (succo) 20 bacche di pepe rosa qualche fogliolina di menta

Visto che ho seguito il procedimento alla lettera, vi rimando integralmente a quello. 
L'unica mia osservazione, for dummies, e' che mi ostino ad usare il metodo del piattino, anziche' quello del termometro, per verificare la consistenza delle marmellate: col primo, mi restan sempre troppo liquide. Col secondo, mai. 
Ho dimezzato le dosi ed ho ottenuto circa sei etti di marmellata, con cui ho variamente riempito tutti i barattoli che avevo. 
Qui a Singapore non sterilizzo, perche' intanto non serve: gia' conservo tutto in frigo quando sono nel Masonshire, figuriamoci qui. 
Mi limito a lavare bene i barattoli in acqua caldissima (e poi li faccio asciugare capovolti su un telo pulito): controllo e che i tappi siano pulitissimi e tengano bene, riduco le dosi in modo da accelerare i consumi e metto in frigo, assieme a tutto il resto.  
Mai morto nessuno, finora :)



E anche con questa ricetta partecipo al The Recipe-tionist di Ottobre 2016, del blog Cuocicucidici di Elisa Baker. E se Giulio ha fame, stasera, domani ne pubblico un'altra :)



 

lunedì 24 ottobre 2016

TRECCIA AI FRUTTI ROSSI PER IL THE RECEPTIONIST DI OTTOBRE


Suddivisione delle risorse umane, secondo la Van Pelt
- il 90%, alla voce "esistono/ "non esistono", a seconda dello sfracellamento di maroni.
- il 9, 90 %, alla voce "potrebbero interessare", sottotitolo "sforziamoci di parlare, ogni tanto"
- lo 0,10%, alla voce "inner court"
Per l'accesso al quale bisogna o vedermi veramente arrabbiata o prendersi direttamente un diluvio delle peggiori cose che escono dalla mia bocca (the innest one), che e' poi la vera misura dell'affetto che provo per le persone a cui voglio davvero bene.
Chiedete a mia figlia, per esempio, o anche a Mapi e a Flavia, che in questo mese si accoppiano al The Recipe-tionist, la sfida piu' generosa e intelligente del web, per la quale questo blog, altrimenti defunto, riapre i battenti.


Salto tutti i convenvevoli, tranne uno: e cioe' che ogni volta che mio marito assaggia qualcosa cucinato da Mapi, non dice "buono" o "cattivo", ma "sposami".
Il che, conoscendo mio marito, equivale a molto, ma molto, ma molto di piu' che una dichiarazione d'amore. Equivale all'incontro ineffabile fra quello che lui ritiene il piu' alto dei palati (il suo), con quella che oggettivamente e' una altissima cuoca.
In mezzo ci son io, che provo col The Recipe-tionist, a cui do ufficialmente inizio con questo


PANE DOLCE DELLO SHABBAT AI FRUTTI ROSSI




la ricetta originale fa parte di uno degli MTC piu' intensi della sua storia, quello dedicato al Pane Dolce del Sabato. Al di la' di tutte le implicazioni religiose, esplorate a suo tempo, l'impasto di questa treccia resta il migliore che abbia mai provato: il mio grazie va quindi anche ad Eleonora, che lo aveva proposto come Terzo Giudice di quella gara.
Mapi ne aveva fatte due versioni, entrambe "mediorientaleggianti": una coi datteri e altra frutta secca e questa, con bacche e frutti rossi, ammollati nell'acqua di rose.
Ho scelto la seconda versione, proprio per questo particolare.
Salvo poi accorgermi che nessuno dei frutti rossi che avevo si sposava bene con quell'aroma.
Ragion per cui, ho dovuto deviare su una banalissima arancia, ravvivata con un po' di Cointreau.
Superfluo dire che il risultato e' stato piu' che soddisfacente (e che nella prossima spesa ci finiscono le bacche di goji e i lamponi disidratati :)

Come dicevo, la ricetta originale e' qui ed e' a questa che vi rinvio, per una disamina approfindita in puro Mapi's style.
Di fila, come l'ho preparata io, con le modifiche


250 g di farina 0 Manitoba (io ho usato 125 g di farina blu Caputo, debole e 125 di Manitoba pura)
1 uovo medio 
50 g di zucchero
3 g di lievito di birra disidratato
65 ml di acqua appena tiepida (30 °C)
60 ml di olio extra vergine d'oliva
5 g di sale


per il ripieno
80 g di cranberries disidratati
70 g di cranberries freschi
70 g di ribes
un bicchierino di Cointreau

per lo sciroppo
il succo e la scorza di un'arancia Navel (grossa) o di due arance piccole, non trattate
pari peso di zucchero semolato 
una spruzzata di Cointreau

preparate l'impasto
Setacciate la farina nel boccale della planetaria
Rompete l'uovo in un piattino e sbattetelo leggermente
Aggiungete il lievito e lo zucchero e mescolate per pochi secondi. 
Aggiungete il sale e 50 ml di acqua tiepida: iniziate ad impastare. 
Unite poi l'olio, sempre impastando e, in ultimo l'uovo. 
Verificate se sia il caso di aggiungere tutta l'acqua solo dopo che gli ingredienti si sono bene amalgamati fra loro: di solito, ci vuole. 
Lavorate l'impasto fino a farlo incordare. 
Trasferitelo in una ciotola leggermente infarinata e sigillate con pellicola trasparente. 
Fate lievitare fino a oltre il raddoppio: da 2 a 3 ore. 

preparate la treccia
infarinate leggermente il piano di lavoro
versatevi l'impasto lievitato e "sgonfiatelo", lavorandolo brevemente con le mani. 
Pesatelo e suddividetelo in tre parti uguali. 
Appiattite ciascuna con la punta dei polpastrelli, stendendola in tre rettangoli lunghi circa 35 cm e larghi 1o: non preoccupatevi se l'impasto opporra' resistenza, anzi: appena lo fara', smettete di manipolarlo e passate a quello successivo. Il riposo allentera' la maglia glutinica (e' lei, quella che fa resistenza) e potrete tornare a stenderlo con piu' facilita'.
Non preoccupatevi se i rettangoli non sono perfetti: rifinirete alla fine. L'importante e' che abbiano all'incirca le stesse dimensioni

preparate il ripieno

ammollate in acqua tiepida, profumata con un po' di Cointreau, i cranberries disidratati. Scolateli dopo una decina di minuti. 

Sciacquate sotto l'acqua corrente i cranberries freschi e, separatamente, i ribes, una volta privati del rametto. Asciugateli tamponando delicatamente con un canovaccio pulito. 
Disponete una fila di carnberries freschi nella prima striscia di pasta, lasciando 2 cm di spazio ai bordi e in fondo. Fate lo stesso con i cranberries disidratati e i ribes, badando a che le tre strisce di frutta inizino e finiscano alla stessa altezza. 
Ripiegate ogni striscia di pasta su se stessa e sigillate i bordi, con una leggera pressione delle dita. 
Rifinite, in modo da avere tre salsicciotti il piu' possibile uniformi, per larghezza e lunghezza.

formate la treccia

Rivestite con un foglio di carta da forno una teglia da biscotti. 
Posizionatevi i tre salsicciotti e uniteli ad una estremita', sovrapponendoli leggermente. 
Formate una treccia piuttosto stretta, lavorando con delicatezza. Rimboccate le estremita' e coprite con un canovaccio. 
Lasciate lievitare per 45 minuti circa. 

Cuocete la treccia

Accendete il forno a 200C,in modalita' statica (nel mio forno, 180C)
Spennellate la treccia con un tuorlo d'uovo leggermente sbattuto. 
Appena il forno arriva a temperatura, infornate e fate cuocere per una ventina di minuti: la superficie deve essere bella dorata, ma non brunita

Preparate lo sciroppo (mentre cuoce la treccia)

Lavate bene le arance, asciugatele e grattugiatene la scorza in un pentolino
Spremetele e filtratene il succo: pesatelo e versatelo nel pentolino
Pesate la stessa quantita' di zucchero semolato e versatela nel pentolino
Mescolate bene, poi portate ad ebollizione, a fiamma media
Abbassate il fuoco al minimo e lasciate sobbollire per qualche minuto, fino a quando il liquido avra' raggiunto una consistenza semi vischiosa, leggermente piu' liquida di uno sciroppo. 
Se preferite, potete profumare con il Cointreau: aggiungetelo dopo il bollore, se volete un gusto meno persistente o verso la fine della cottura, per un sapore piu' persistente. 
Filtrate e tenete da parte

Bagnate la treccia

Sfornate la treccia e, senza sformarla, punzecchiatela con i rebbi di una forchetta negli interstizi dell'intreccio. Fate questa operazione immediatamente dopo averla estratta dal forno. 
Versate lo sciroppo negli interstizi, raccogliendo con un cucchiaio quello che si deposita sul fondo della teglia e versandolo nuovamente sul dolce, fino ad esaurimento. 
Lasciate poi intiepidire a temperatura ambiente e servite. 

Questo e' il metodo che gli Inglesi usano per bagnare la Lemon Drizzle Cake: torta calda, sciroppo tiepido e superficie della prima bucherellata in profondita' con una forchetta. In questo modo lo sciroppo penetra in profondita', formando delle zone umide, come quelle che vedete nella foto e che sembrano contenere una crema. E' solo sciroppo e non vi dico la bonta'. 




Con questa ricetta non ho capito se partecipo al The Recipe-tionist di Ottobre, organizzato dal blog Cuocicucidici di Elisa Baker- ma intanto domani ne ho un'altra pronta, fatta  paro paro. E dopodomani mi sa pure :)

mercoledì 22 aprile 2015

PANINI CORNUTI (Crusty Dinner Rolls) per il THE RECIPETIONIST di Aprile 2015


io sono una che gelosa non è. 
Giuro: la gelosia è il grande assente dei mille e mille difetti che ho e anche se non mi manca affatto (detesto tutte quelle robe che hanno la sola conseguenza di farti stare male, inutilmente),ogni tanto mi ci sono interrogata pure, sul com'è che non scorresse il sangue del compare Turiddo, nelle vene della sottoscritta. 
Credo che dipenda da quel senso di libertà che, dall'esterno, potrebbe anche sembrare menefreghismo e che invece nasce dall'aver elaborato che le scelte migliori, anche quelle che ti escludono in parte o del tutto, nascono dal libero esercizio delle proprie facoltà, oltre che da una valutazione terra terra, per cui se mi fido,mi fido e viceversa-e chiudiamola lì. 
Però, mi sono accorta in questi anni che della Cri io sono gelosa. 
O meglio: sono gelosa di tutte quelle che ne parlano bene. 
Che è facilissimo, sia chiaro: trovatemi una donna che sia dotata di tutte le virtù al massimo grado,come lo è lei, e non se la tiri per niente, come fa lei-e ditemi se il parlarne bene non verrebbe spontaneo anche a voi.
E' naturale, immediato, logico. 
Eppure, io mi ingelosisco. 
Perchè mi son convinta, in questi anni di amicizia ruvida, silenziosa e presente,  che lei sia molto, ma molto, ma molto di più di quello che si vede e anche di quello che si intuisce.
E son pure convinta di saperlo solo io, qui dentro. 
E per questo, col cavolo che ve lo dico.
Ingelositevi un po' voi, no? :-)



Io l'avevo detto, no, che non ne voglio più saltare uno,di The Recipe-tionist?
E l'avevo detto, no? che quello con la Cristiana vincitrice non me lo sarei perso, per nessuna cosa al mondo?
E quindi, ogni promessa è debito. 
Senza plentaria, senza spianatoia, senza lievito di birra e, udite udite, pure senza burro, che l'ultima volta ho comprato la margarina e mi devo ancora riprendere dallo choc, ecco a voi i Crsipy rolls di Beuf à la Mode, nella versione rigorosamente cornuta della sottoscritta. 
Perchè senza corna, che gelosia è?



Una sola annotazione
Al posto del burro (ma da quando in qua la margarina si chiama Butterspread, scritto così - butterspread, e pure tutta fasciata nella stagnola dorata, porcaloca a me che faccio la spesa senza occhiali...), dicevo al posto del burro ho usato il latte. 
Le proporzioni vanno tutte a farsi benedire, perchè qui al momento non trovo una buona farina per pane. Per buona, intendo qualcosa che non sia un mix delle più strane cose, venduto come Bread flour, come quelle che ho comprato finora. Quindi, ho dovuto idratare di più. Idem per la cottura- e soprattutto per i postumi: a casa mia, sarebbero stati perfetti: qui, si sono afflosciati per via dell'umidità. 
Ma buoni lo erano- e già il fatto che usi il verbo al passato, la dice lunga...




 

lunedì 23 marzo 2015

PUDDING IRLANDESE ALLE MELE PER IL THE RECIPETIONIST



..che poi uno se lo chiede, no?, a cosa servano tutti 'sti blog di cucina.
Per chi li scrive, è chiaro: a tenere un archivio delle proprie ricette. 
Provate a leggere in giro, provate a chiedere perchè diamine uno si svegli al mattino e si imbarchi in un'avventura del genere- e sarete sommersi dal coro: non sapevo più come orientarmi, non mi ci raccapezzavo più, e il faldone e i foglietti e le scatole e tutto quanto fa il magico potere del riordino. 
Che non vi venga in mente di ipotizzare un'altra ipotesi, perchè non tiene, anzi: sarete sommersi da una valanga di "come osi?", neanche foste il peggiore dei mal pensanti e non uno a cui, dopo certe letture, venga ragionevolmente il dubbio di cosa diamine si tenesse per davvero nei faldoni-foglietti- scatoloni di cui sopra, perchè tutto sembra che ci possa essere stato, ma di "ricette" nemmeno l'ombra. 
A casa mia, la risposta è stata presto data: "è l'età", hanno detto, mimando sventolamenti da caldane, con lo sguardo levato al cielo e l'espressione da copertina del martirologio. E, considerato che dell'archivio non ne avevo bisogno, penso proprio che, per una volta, abbiano avuto ragione...


L'unica certezza acquisita, in tutti questi anni sul web, è che il grande nemico di internet è che "tutto corre". O ci si tiene davvero un archivio di quello che interessa (lavoro impossibile, nel mio caso, visto che mi interessa praticamente tutto- e quello che non mi interessa, mi potrebbe interessare, ragion per cui andrebbe archiviato due volte, per la tortuosa logica che veglia sulle azioni della sottoscritta) o sennò ci si condanna ai motori di ricerca e agli smoccolamenti. 
Oppure, si gioca al The Recipe-tionist, che è il contest  più intelligente che la blogsfera abbia prodotto da qualche anno a questa parte. L'idea di fondo è proprio quella di fissare il flous of recipeness della blogsfera e proporre a chi partecipa di soffermarsi sugli archivi del blog del mese: rifare una ricetta, quindi, nonn diventa semplicemente "copiare", ma "celebrare" il lavoro di un altro food blogger, soffermandosi con quell'attenzione che in altre situazioni avrebbe meritato sui contenuti che ci ha proposto, negli anni. 
In un mondo  perfetto, non me ne sarei perso uno: in questo mondo- anzi: in questi due- mantengo l'appuntamento solo quando riprendo l'Old Fashioned. E visto che a marzo, qualcosina ho fatto, ecco la mia ricetta per il the Recipe-tionist di Marzo, vinto da Enrica di Coccola Time

PUDDING IRLANDESE ALLE MELE

Premetto che temo il fuori concorso, perchè mentre ero lì che cucinavo mi si è accesa la lampadina della cottura in vaso...
Premetto anche che avrei voluto fare un'altra ricetta, di questo bellissimo blog, che mi sconfinfera da un po' e visto che Enrica è di Lucca, quali migliori garanzie, etc etc
Premetto infine che più spulciavo l'archivio, più cambiavo idea, da tante sono le ricette nelle mie corde, 
tutto ciò premesso, quando ho letto "pudding irlandese alle mele" non ho capito più niente. 
E il resto, è tutto qui


trascrivo la ricetta originale, poi a seguire le mie variazioni

PUDDING IRLANDESE ALLE MELE- DI COCCOLA TIME
per 8/10 porzioni

uova 6 (del contadino)

Latte 1 litro (io l’ho usato crudo)

zucchero (io di barbabietola grezzo) 150 gr

Pan brioche 1 pacco (bio)

mele 4 o 5 dal contadino

confettura di pesche (mia) con frutta a pezzettoni

burro salato francese (per ungere la pirofila)


Procedimento
Portare ad ebollizione un litro di latte, nel frattempo sbattere energicamente le uova con lo zucchero , unire il latte poco per volta continuando a sbattere. Imburrare abbondantemente una pirofila, distribuire le fette di pan briosche necessarie a coprire il fondo. Fare uno strato di mele (sbucciate e tagliate a spicchi) e uno strato ulteriore di pan briosche (io ho tolto la crosta). A me sono venuti due strati di mele e due di pan briosche , che hanno ricoperto completamente la superficie. Versare il latte con le uova sopra al tutto. Cuocere in forno a 160°-180° fino a che sarà ben dorato e la lama del coltello inserita, nel mezzo della pudding, uscirà asciutta.
Sciogliere la marmellata con un cucchiaio di acqua calda e spennelare la base.




Le mie varianti
intanto, ho ridotto le dosi di 1/4, per farle stare in un barattolo da mezzo litro, come quello che vedete nella foto 
come pan brioche, ho usato gli avanzi di questi panini qui
ho aggiunto un po' di spezie (cannella e chiodi di garofano) e, se avessi avuto l'uvetta, ci avrei messo anche quella, dopo averla ammollata nel brandy, per dire. 

Poi, la grande variante è stata la cottura. 
In origine, avevo pronta la pirofila imburrata, per la cottura tradizionale. Se non che, io sono allergica alle mele (prima che diciate "e le pere?", sono allergica anche a quelle), mia mamma è a dieta, mia figlia era a Milano e sarebbe tornata il giorno dopo.  ed è lì che si è accesa la lampadina e mi è sovvenuta questa cottura, che furoreggia in Germania e che qualche anno fa impazzava sul web: praticamente, si schiaffa tutto in un vaso a chiusura ermetica, lo si cuoce a temepratura relativamente bassa (questi della Weck reggono comodamente, fino a 180°C) senza coperchio, dopodichè si incoperchia e si sigilla e, in teoria, si dovrebbe star tranquilli per qualche mese. 
In pratica, quando vedo creme a base di uova, conservo in frigorifero e per pochissimo tempo, per cui anche questo pudding ha fatto la stessa fine- e se vi chiedete a che cosa sia servito l'esperimento del sottovuoto, la risposta è a confermare le ipotesi dei miei familiari, sul perchè anche io ho un blog. 
Resta il fatto che il bread pudding c'era, ad accogliere la creatura- e tutto per merito di Enrica e del the Recipe-tionist. e scusate se è poco....


giovedì 18 settembre 2014

LO STRUCOLO TRIESTINO PER IL "THE RECIPETIONIST"


Il The Recipetionist è uno dei motivi che mi hanno convinta a ripartire con il blog. 
Perchè è il contest che avrei voluto inventare io, se solo fossi stata come la Elisa Baker. 
Che è la persona più trascinante, più altruista, più generosa che mi sia capitato di incontrare, da parecchio tempo a questa parte. 
E che ha inventato una gara ritagliata su misura su queste sue qualità. 
Obbligare la blogsfera a rifare le ricette di un blog, ogni mese, significa infatti cogliere il vero senso del nostro essere qui, sul web.
Che non è quello di "una ricetta e via", ma quello più consapevole e meditato di una condivisione a 360°, che includa il nostro sapere, ma anche le nostre emozioni, i nostri affetti e- da qui- il  desiderio di rendere parte di una porzione della nostra storia privata anche gli amici che abbiamo incontrato sul web. 
Per questi motivi, far circolare le ricette nella rete ha un senso profondo, che va al di là delle mode del momento, che ci vedono tutti come buoi dietro al carro di questo o quel piatto: imponendo una selezione personale, il the Recipetionist ci rende ogni volta protagonisti, anche se sotto i riflettori c'è un blog che non è il nostro e ci coinvolge con tutto il nostro essere e che rende ogni scelta diversa dalle altre, anche quando magari riguarda lo stesso piatto: perchè diverse sono le motivazioni che ci hanno spinto verso quella preparazione e non verso un'altra, esattamente come diversi- e quindi unici- siamo noi che ci divertiamo con un blog di cucina, anche se unica è l'etichetta di foodblogger che ci accomuna. 

Come ho già detto, avrei partecipato al The Recipetionist, indipendentemente dal vincitore che avrei incontrato, la mia prima volta. 
"una ricetta sola", mi ero detta, "basta essere costanti". 
Poi, ho sbirciato il verdetto. 
E ho subito capito che i buoni propositi, con me, finiscono all'alba. 
Perché impormi di scegliere una ricetta sola, di fronte a quel tripudio di gemme che forma l'indice del blog di Mari- Lasagna Pazza era una roba contro natura, a cui non intendevo nè intendo sottostare. 
Il motivo è presto detto: perchè Mari è una sorta di matrioska del melting pot. Intanto, vive a Trieste, città che per ragioni storiche e geografiche è diventata un crocevia di popoli e di culture diversissime fra loro, punto d'incontro della Mitteleuropa e punto di fusione delle tradizioni slave con quelle austriache e con quelle italiche. 
Poi, perchè la storia personale di Mari parla la stessa multiculturalità, per giunta nelle lingue a me più affini: il coup de foudre, qui sul web, è avvenuto grazie alla sua nonna genovese, che poi trovò marito nel Basso Piemonte, secondo una tradizione collaudatissima nel secolo scorso a cui non fu immune neanche il ramo della famiglia da cui discendo io, per parte di padre; l'altro ramo scende giù, fino al Salento, altra terra unica, nella sua bellezza e nella sua magia, a cui la unisce un legame che, da qualche anno, è diventato a doppio filo, con una scelta matrimoniale da intenditrice finissima qual è:-); lo sguardo sul mondo si è soffermato poi su Madrid, altro posto del cuore della sottoscritta, che Mari ama con una struggente dolcezza della nostalgia. 
Nessuno di questi luoghi è rimasto per Mari una semplice espressione geografica: tutti, al contrario, sono stati filtrati fra le maglie della sua sensibilità e fatti rivivere nei loro aspetti più genuini, più tipici, più emozionanti, con una capacità rara di andare e di arrivare al cuore: leggere la lista delle ricette di Lasagnapazza è molto più che scorrere un elenco di piatti. E' un tranche de vie, un coacervo di delicate emozioni, l'ampiezza di una cultura tanto vasta quanto mai ostentata che si ricapitola in ricette straordinarie, che traggono spunto da questo sapere così raffinato e prendono vita in una bravura senza pari. 
Potevo fermarmi ad una sola scelta?
La risposta è ovvia, ed è un no: mai come in questo caso, l'imbarazzo della scelta ha avuto la meglio sui miei propositi severissimi di selezione. 
Ma quando si è trattato di scegliere da dove cominciare, per la pubblicazione su questo blog, non ho avuto esitazioni.
E qui sotto, c'è scritto il perché...

STRUCOLO  IN STRAZA


Lo strucolo triestino fa parte della storia della mia famiglia acquisita. Quella di mio marito, che è "triestina" per parte di zio e di cugini: noi siamo più numerosi, loro sono "unici" e questo li ha resi quasi fratelli, a dispetto delle distanze che li hanno separati e che, per ironia della sorte, si sono centuplicate negli anni. E' per questo che mangiare come a Trieste in casa nostra ha comunque il sapore di casa: quando possiamo disporre di materie prime fresche, è un tripudio di prosciutti, di pinze, di Liptauer; altrimenti, ci arrangiamo con le ricette. 
E lo strucolo è fra quelle più gettonate.
Come se non bastasse, assieme allo strudel è stato il protagonista di una delle sfide più entusiasmanti del'MTChallenge- altro "più-che-parente" della sottoscritta. 
Buon ultimo, il fatto che mia suocera usi una ricetta diversa: potevo esimermi dal  confronto?


qui trovate la ricetta originale, che è come Mary Poppins- praticamente perfetta. Ma visto che alle blog notes ci siamo già affezionati, eccole qui


1. la pasta è spettacolare. Lo avevano detto, ai tempi dell'MTC, ho potuto verificarlo con mano ieri sera. Fra l'altro, essendo di fretta, ho provato a tirarla subito, senza riposo- e si è lasciata stendere senza opporre resistenza, pure in un rettangolo quasi perfetto. Mia figlia era a un passo dalla ola, per dire...

2. ho variato il ripieno, variando il solo ingrediente degli spinaci: al posto della ricotta e yogurt (ah, l'acido di Trieste!) ho farcito con un più banale mix di spinaci lessati e ricotta, aromatizzati con poco sale e tanta noce moscata. 

3. ho fatto cuocere in una pesciera, su due fornelli, a calore moderato, lasciando solo fremere l'acqua di cottura. 

4. non è stato necessario aspettare neppure per tagliare: certo, se avessi avuto un po' più di tempo, di sicuro non mi sarei sentita come Muzio Scevola, ma la pasta non si è sfaldata, nonostante l'umidità non ancora evaporata e- mani a parte- è andato tutto splendidamente

5. la foto è stata scattata alle 20.00, poco prima che il piatto passasse nel forno a gratinare: ho cosparso con Parmigiano, ciuffetti di burro e altra noce moscata (piace alla figlia, abbiate pietà): la gratinatura è durata pochi minuti minuti

6. in totale, considerando che ho saltato i tempi di riposo, per realizzare questo piatto ho impiegato meno di un'ora: 10 minuti per fare la pasta e stenderla, 5 per farcirla - il ripieno è roba da un minuto, a dir tanto- e arrotolarla, 30 per bollirla e il resto per tagliarla, disporla in teglia, condirla e farla gratinare. Onestamente, pensavo peggio. 

7. mia suocera è solita preparate lo strucolo per le cene in piedi. Lo prepara al mattino per la sera, lo conserva in frigo affettato a rondelle e disposto in una pirofila da forno, di quelle del servizio buono, che possa andare sulla tavola degli ospiti e lo fa gratinare durante l'aperitivo: a Genova è una "novità" e finisce in un nano secondo

8. il plus è la versatilità del ripieno: proverò quello di Mari al più presto (ieri ero senza yogurt bianco), ma si presta benissimo ad accogliere tante varianti, anche in abbinamento col condimento. 

9. l'unico neo è che a finirlo, ci abbiamo impiegato sì e no 5 minuti e ne avremmo voluti tutti una seconda porzione che, ahinoi, non c'era più. 

10. per finire, rispetto alla versione domestica, non c'è paragone...#questoepiubuono :-)


 

con questa ricetta partecipo al The Recipetionist di Settembre 2014