lunedì 7 gennaio 2013

Fred Vargas- Prima di morire , addio


Ho smesso di darmi i pizzicotti, pregando che si trattasse di un incubo, solo quando ho appreso la rassicurante notizia che l'ultima pubblicazione della Vargas targata Einaudi altro non è se non il terzo romanzo, in ordine cronologico, di un' autrice che, sino ad oggi, ci aveva abituato a ben di meglio. Fino a quel momento, però, avevo seriamente temuto che avessimo perso pure lei, come già era successo con la Cornwell e con altre scrittrici di successo, la cui vena letteraria è caduta sotto i colpi di contratti micidiali che, in cambio di un libro l'anno, promettevano sonanti dobloni. Invece no, per fortuna: è solo la solita casa editrice che, perseguendo nella sua scellerata operazione di pescare a caso fra le pubblicazioni della Vargas, ha dato alle stampe questo Prima di Morire, Addio, giocando nuovamente sul fraintendimento dell'"ultima uscita".
Di fraintendimenti, poi, ce ne sono molti altri, a cominciare dalla copertina- che ritrae la tonaca di un Porporato- e per finire con l'insistenza dell'ambientazione del romanzo in Vaticano, quasi che una signora scrittrice come Fred Vargas avesse bisogno del traino delle evocazioni di Dan Browne&Co per poter invogliare i lettori all'acquisto dei suoi libri.
Non a caso, il Vaticano resta sullo sfondo, relegato ad un ruolo di semplice scenario, essenzialmente strumentale al rafforzamento della trama e del profilo dei personaggi: e se mai di scandalo c'è traccia, questa va ricercata più nelle morbide pieghe di segreti dal sapore rinascimentale, evocati sin dalle prime pagine con il furto dei disegni di Michelangelo,che non nella spietata freddezza da intrigo internazionale a cui ci si è abituati, da qualche tempo.
Un furto di un disegno del Buonarroti è dunque il punto di partenza di questa indagine, che si dipana ben presto su tre fronti: quello della polizia italiana, chiamata a fare il proprio dovere, quello di un investigatore francese, cooptato per insabbiare la verità e, infine, quello dei tre Imperatori, Tiberio, Claude e Nerone, tre ragazzi francesi che studiano a Roma e che, dietro i loro soprannomi, nascondono di tutto- qualità, debolezze e segreti.
Ovvio il paragone dei Tre imperatori con i tre Evangelisti (Chi è morto alzi la mano che, se non vado errata, è il romanzo che segna l'esordio di questi ultimi è del 1995, un anno dopo la pubblicazione di Prima di morire, addio), meno ovvi quelli dell'investigatore francese e di Laura con Adamsberg e Camille: la critica ce li ha tirati dentro, perchè non sene poteva fare a meno, ma le affinità, se mai ci sono, restano sbiadite, sullo sfondo.
Ciononostante, la Fred Vargas che conosciamo e che amiamo è di là da venire, sia nella trama che nei personaggi che nello stile: scontata la prima, poco credibili i secondi, privo di tensione l'ultimo. Gli equilibrismi sul filo sottile con cui la scrittrice ci ha conquistato qui appaiono solo a tratti e l'immagine è proprio quella di un atleta che affina la propria arte attraverso errori e cadute. Il che, se da un lato ci dà la misura della straordinaria capacità narrativa della Vargas quando è in forma, dall'altro ci lascia un retrogusto di insoddisfazione, un morso a un frutto acerbo, in mezzo ad altri già del tutto maturi.
Ve lo presto...:-)
ciao
Ale