lunedì 7 gennaio 2013

Brendan O'Carroll- Agnes Browne Mamma


Come da copione, mia figlia lo ha letto prima di me. E, come da copione, si è chiusa in camera per tre ore, nel corso delle quali gli unici segni di vita al di là della porta sono stati il fruscio delle pagine e le improvvise risate. Per cena, neanche a dirlo, abbiamo avuto Agnes Browne come ospite, e con lei Marion e Mark e Cathy e i gemelli e le porte dei pub che si schiudono ogni giorno sui colori e sul vociare del Jarro. "Però, è diverso, da Agnes Browne Ragazza: lì, c'erano scene tristi, raccontate in modo comico, qui, ci son scene comiche, raccontate in modo comico", è stato il giudizio conclusivo che ha sancito il passaggio del testimone e che, passate le perplessità iniziali, mi ha trovato, alla fine, del tutto d'accordo.
Agnes Browne Mamma è il primo romanzo della saga di Agnes Browne, che ci presenta una Agnes trentacinquenne, fresca vedova di un marito ubriacone e violento e adorabile madre di sette figli, a cui le avversità della vita non hanno tolto nè la bellezza, nè il sorriso. Con lei c'è Marion, l'amica dell'infazia e, tutt'intorno, decine e decine di comparse che spennellano di colori accesi il vivido sfondo del povero e malfamato quartiere di Dublino, talmente connaturato alla storia da essere un protagonista di prim'ordine delle vicende, prima ancora che il teatro ove esse si svolgono.
La trama è un susseguirsi di tanti brevi racconti, ben concatenati l'uno all'altro e con una fortissima predominanza del comico, sia nei toni che nelle situazioni ,che, se da un lato strappa sonore risate al lettore, dall'altro rappresenta il limite ad una narrazione più piena e coinvolgente, lasciando a metà un lavoro altrimenti ben fatto.
Se non avessi letto prima Agnes Browne Ragazza, probabilmente non sarei rimasta delusa dalla lettura di questo libro. E, altrettanto probabilmente, avrei atteso con impazienza l'uscita dei romanzi successivi, catapultandomi in libreria per essere la prima a comprarli e la prima a leggerli Ma sicuramente non mi sarei resa conto della grandezza di O'Carroll come romanziere. Lo avrei solo intuito, a sprazzi, perchè è indubbio che la stoffa si veda anche qui: ma l'impressione generale è che, in questa sua fatica, l'autore non avesse ancora piena consapevolezza delle proprie capacità narrative. Lo dimostrano, per esempio, i ritratti appena abbozzati dei personaggi, Agnes compresa, un debolissimo scavo psicologico e, su tutto, l'ansia di mantenere costante il registro della comicità, quasi che fosse una sorta di coperta di Linus letteraria, a cui affidare le proprie insicurezze e le proprie paure.
Nulla a che vedere con la consapevolezza artistica dell'ultimo romanzo, dove tutti i personaggi sono figure ben delineate, indimenticabili, potenti, dove la trama è retta da una struttura solida e manifesta e dove la vis comica si eleva al grado della tensione etica. E' qui che O'Carroll si riconosce artista di tutto rispetto e, di par suo, si concede il lusso di un romanzo vero, che abbraccia una storia a tutto tondo, dove si piange, si ride, si soffre e si gioisce. Ed è proprio qui, nel confronto con una materia così variegata, che il tratto inconfondibile della comicità dello stile dell'autore va oltre la semplice risata per modularsi sui toni ora accesi della condanna, ora amari della rassegnazione, ora pungenti dell'ironia, in accordo con una trama più ampia e profonda: le scene tristi raccontate in modo comico, insomma, che segnano il punto di arrivo di un percorso di cui Agnes Browne Mamma costituisce l'inizio, un po' incerto e malfermo. E tuttavia, io lo consiglierei, questo libro: per la freschezza, il brio, la fulmineità della battuta, la felicità di certi spunti, la vividezza degli ambienti, che fanno chiudere un occhio su ritratti a volte sbiaditi o ingenuità troppo smaccate.
Alla prossima
alessandra