lunedì 19 agosto 2013

Hardeep Singh Kholi- Indian Takeaway



Sottotitolo: cronaca di un viaggio in India, alla scoperta di se stessi, nel segno del cibo. E non indiano, sia chiaro, ma britannico, scozzese per la precisione.
Già, perchè l'autore di Indian Takeaway, libro comprato al volo in una bancarella perchè "in offerta" e rivelatosi invece una sorpresa piacevolissima, è uno scozzese di Glasgow, nato da genitori indiani, emigrati in Gran Bretagna per assicurare ai loro figli un futuro migliore. Il padre di Hardeep Sigh Kholi è originario del Punjabi, la madre viene da Nairobi, figlia di uno dei tanti Indiani al soldo dell'Impero, mentre tutti i loro figli sono nati in suolo britannico, cresciuti in villette a schiera, fra Sheperd's pie e Vindaloo.
Inevitabile, quindi, che il primo paragrafo del libro sia dedicato alla risonanza tutta peculiare che il termine "casa" (home) ha per gli emigrati di seconda generazione- " la più innocua e la più complessa delle parole. Che dà conforto e disorienta". E non è un caso che il primo ricordo dell'autore sia una sgradevolissima scortesia del buon vicinato, con gli amici del quartiere tutti in casa del vicino e lui solo fuori dalla porta, a meditare sui molti significati che l'essere ospiti in terra straniera comporta.
Da qui in poi, l'autore conduce felicemente la sua esistenza sul doppio binario, fin quando non arriva il conduttore a chiedergli il biglietto- e a chiedergli dov'è che vuole veramente andare. Fuori metafora: chi vuole veramente essere, quali valori deve scegliere, fra la tradizione delle sue origini e quella del Paese in cui è nato e a cui sente di appartenere, sono tutte questioni a cui il quasi quarantenne Hardeep sente di dover dare delle risposte.
Decide quindi di andarle a cercare in India, in un viaggio che è sì della memoria, ma anche della contemporaneità: è un indiano - scozzese che vuole trovare un punto di conciliazione fra le due anime e decide di farlo attraverso ciò che ama di più al mondo, cioè il cibo. Porterà quindi il cibo britannico in India, cucinerà per i suoi parenti e i suoi amici, adattando le ricette al mercato, alle cucine, alle proibizioni religiose e ai palati dei suoi commensali, con un occhio al cibo e un altro a quello che lo circonda, in un dialogo continuo fra passato e presente, fra la Storia e le storie, alla ricerca di una "casa" che, finalmente, declini la diversità nei termini non di un'emarginazione, ma di una vera ricchezza e la trasformi in un ponte per un dialogo e una condivisione che trovano appunto nel cibo la loro espressione più immediata e più piena.
Concetti "tosti", già affrontati mille volte, ma che l'autore qui esprime in modo ironico, divertente, frizzante. D'altronde, da uno che si hciama Hardeep e che ha intitolato il suo programma televisivo, che conduce in kilt e turbante,  Hardeep is your love?, non ci si sarebbe potuto aspettare nulla di diverso, almeno da parte dei fan del personaggio. Ma per me che non lo conoscevo, è stata una piacevolissima sorpresa, che mi ha strappato potenti risate (la scena della meditazione yoga, su tutte) e mi ha lasciato una gran voglia di India, ovviamente, ma anche di una puccetta del sugo del Lancaster pot col naan bread. Per un'integrazione che ci piace, in tutti i sensi.