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mercoledì 24 giugno 2020

CROSTATA ALLA RICOTTA CON CILIEGIE AL MARTINI ROSSO E ALLA ROSA



Io sono una che va a zig-zag.
Il dritti alla méta non abita qui e nemmeno nei dintorni. E' una vita che parto con un obiettivo in testa e poi devìo, al primo svincolo- e al secondo e al terzo e a mille altri ancora. 
Poi, magari, all'obiettivo ci arrivo. 
Ma, dopo tutta 'sta strada, non è mai come lo avevo immaginato. 

Prendete questa torta, come esempio. 
E' stata la conclusione della cena di ieri sera e l'obiettivo era un dolce che si accordasse con il menu, non comportasse uno sbattimento esagerato e- soprattutto- portasse all'eliminazione di quei rubini birmani che qui si chiamano ciliegie e che giacevano nel frigo in attesa di una morte degna.  

Alla fine, avevo deciso per una frangipane al pistacchio e ciliegie. 
Poi mi son persa per strada- ed ecco qui cosa ne è venuto fuori 

Per il guscio (con questa dose ho rivestito due stampi da crostata, del diametro di 18 e 20 cm)

300 g di farina 00
200 g di burro freddo a dadini
100 g di zucchero a velo
2 tuorli 


per la crema di ricotta
400 g di ricotta fresca, setacciata
3-4 cucchiai di zucchero a velo, setacciato)
100 ml di panna fresca liquida
1 foglio di colla di pesce
i semi di mezza bacca di vaniglia


Per il ripieno (per uno stampo da 18 cm di diametro)
300 g di marmellata di ciliegie
qualche goccia di acqua di rose
400 g di crema di ricotta 

Per le ciliegie al Martini Rosso e Sciroppo di rose
300 g di ciliegie grosse, mature ma sode (i duroni vanno benissimo)
3 cucchiai di zucchero
un bicchierino di Martini Rosso
1 cucchiaio colmo di sciroppo di rose della suocera 

Per la decorazione
Meringhe (fatte con gli albumi delle uova della frolla)
Pistacchi
Ciliegie al Martini Rosso e allo Sciroppo di Rose
6 ciliegie candite al Martini Rosso e Sciroppo di Rose
foglioline di menta 

Procedimento
Per prima cosa, preparate la frolla, seguendo questo procedimento e cuocetela in bianco a 180°C per circa mezz'ora (nel mio forno, 20 minuti con carta da forno e fagioli secchi e 10 minuti senza)

Nel frattempo, preparate il ripieno

Ammollate la colla di pesce in acqua fredda e fatela sciogliere in 2 cucchiai di panna liquida, calda ma non bollente. 
Mescolate in una terrina la ricotta e lo zucchero a velo (entrambi setacciati), poi incorporateli un cucchiaio per volta alla colla di pesce sciolta nella panna

E' importante fare questo passaggio all'inverso, cioè mettendo poco alla volta la crema che si vuole rassodare nella gelatina sciolta, perché in questo modo si evita lo shock termico della gelatina calda (poca) a contatto con tutta la crema (tanta): il freddo provocherebbe la formazione dei grumi. Invece, aggiungendo un cucchiaio alla volta, si ottiene un raffreddamento progressivo della gelatina. 



Una volta incorporata tutta la crema, passatela al setaccio (nella stessa terrina usata prima, così non sporcate troppa roba). Montate la restante panna e incorporatela delicatamente al composto

Scaldate in un pentolino la confettura di ciliegie e profumatela con poche gocce di acqua di rose.

Sfornate il guscio, lasciate intiepidire senza sformarlo. 
Stendete sul fondo la confettura e fatela raffreddare. Unite la crema di ricotta, livellatela con una spatola, se è il caso (potrebbe non esserlo: la mia era abbastanza fluida, ha fatto tutto da sola, vivaddio) e mettete in frigorifero, da due ore a tutta la notte 

Preparate le ciliegie
Scegliete le sei ciliegie più belle e mettetele da parte
Tagliate in due le altre e privatele del nocciolo, raccogliendo il succo che fuoriesce nello stesso pentolino che userete per cuocerle
Mettete lo zucchero nel pentolino e fatelo sciogliere nel succo di ciliegia (se non fosse sufficiente, aggiungete un cucchiaino d'acqua). Unite le ciliegie denocciolate, sfumate con il Martini Rosso e fatele saltare, a fiamma viva, per 2, massimo 3 minuti: devono diventare tenere, senza spappolarsi. In ultimo, aggiungete lo sciroppo di rose, fate insaporire per un minuto e poi spegnete il fuoco. 
Scolate subito le ciliegie dallo sciroppo e tenetele da parte. 
Riportate lo sciroppo sul fuoco e fatelo ridurre, fino alla consistenza vischiosa di uno sciroppo classico. Versatelo in una ciotola, immergetevi le sei ciliegie (rotolatecele dentro, tenendole delicatamente per il gambo), poi coprite con pellicola trasparente e mettete in frigo. 

Decorate la torta

Per fare quella roba che vedete in foto, ho messo al centro della torta la confezione della ricotta, capovolta :) 
Ho frantumato i pistacchi con il batticarne e li ho cosparsi lungo il perimetro della crostata. Poi ho messo i pezzetti di meringa e poi, in ultimo, le ciliegie ben scolate e le foglioline di menta. Ho messo in frigo e un'ora prima di servire ho tolto la confezione della ricotta: poi, di nuovo in frigo fino a 5 minuti prima di portarla in tavola 

Tocco finale 


 
Non guardate la qualità della foto, presa ovviamente al volo sotto la luce impietosa della cucina, un secondo prima di portarla in tavola. Soffermatevi solo sulla decorazione centrale, le sei ciliegie sistemate al centro e altre meringhe e pistacchio a chiudere i buchi. 

Altre note

  1. Anche se ho fatto presto, ho impiegato più tempo a scrivere la ricetta che a prepararla. La frolla è una frolla, come tutte le altre. Nei tempi di riposo e di cottura riuscite benissimo a preparare tutto il resto, anche perché la crema è praticamente a freddo e le ciliegie devono cuocere pochissimo. Il livello di difficoltà è sotto zero- ma questo credo lo sapeste già 
  2. La gelatina è poca: un foglio della colla di pesce della famosa marca di lievito per dolci (si può dire Bertolini o Pane Angeli?), un cucchiaino da caffé raso se usate la gelatina in polvere. Per me è necessaria, perché dà stabilità alla crema senza per questo trasformarla in un mattone. L'abbiamo tagliata benissimo, gli strati si distinguevano perfettamente ma era cremosa al palato. 
  3. L'abbinamento col Martini Rosso nasce dalla bottiglia di Porto vuota (devo smetterla di usarne un bicchierino come sonnifero, una sera sì e una no): si è fatto di necessità virtù ma ci è piaciuto proprio tanto, insolito e più estivo. L'aggiunta dello Sciroppo di Rose va fatta alla fine, perché altrimenti si perde tutto l'aroma in cottura.


 
 

mercoledì 9 maggio 2012

CHERRY PIE - DELIA SMITH

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Quando la giovane Delia Smith, poco meno che ventenne, varcò per la prima volta la soglia del ristorante The Singing Chef, a Paddington,, nessuno avrebbe immaginato che, nel giro di pochi decenni, quella goffa ragazza di provincia si sarebbe trasformata nella scrittrice di libri di cucina più venduta di tutta l'Inghilterra. All'epoca, infatti, Delia non aveva nulla che lasciasse ben sperare: nessuna scuola alle spalle, nessuna particolare attitudine per la cucina, nessuna inclinazione che potesse essere d'aiuto ai suoi insegnanti nell'indicarle una strada per il futuro. Tant'è che, appena uscita dal College, non trovò di meglio che lavorare come aiuto parrucchiera. Anche quando iniziò a lavorare nei ristorante, lo fece partendo dal basso: fu prima lavapiatti, poi cameriera e solo alla fine aiuto cuoca. Ma tanto bastò alla placida fanciulla per realizzare che, se mai un fuoco ardeva in lei, era quello della passione per la cucina, che scoppiò prepotente giusto in quegli anni, travolgendola in modo quasi totale: e così, finito il turno di lavoro, Delia Smith trascorreva il resto della giornata  prima nella Reading Room del British Museum, divorando tutti i libri di cucina che capitavano a tiro e poi nella cucina di casa, sperimentando quanto aveva appreso di volta in volta. Quando, nel 1969, le venne offerta la rubrica gastronomica sul supplemento del Daily Mirrors, aveva competenza da vendere: il suo primo menu fu quanto di più British si potesse concepire nell'Inghilterra di quegli anni e mentre i Beatles impazzavano e Mary Quant dava un taglio alle gonne e alla tradizione, la Smith confortava quei lettori  smarriti e confusi  dal nuovo che avanzava sfornando manzi alla birra, agnelli in salsa alla menta, pudding di pane e morbidi cheese cake. Il suo successo fu tale che lo stesso editore della rivista volle verificare con i suoi occhi chi ne fosse l'artefice e, come nelle favole, se ne innamorò perdutamente, sposandola di lì a poco. Da lì in poi, per la ex ragazza del Surrey, fu tutto facile: l'avvento dei primi programmi televisivi a tema la trovò pronta ad affrontare con il solito piglio anche questa sfida e nel 1970 fu la prima donna ad apparire in video, da questa parte dell'Europa, emulando Julia Child, ma con uno stile tutto suo, che non lasciava nulla nè all'improvvisazione, nè al caso. Perchè, vedete, la signora ci sa fare - e per davvero. In lei non c'è nulla di raffazzonato, nulla di dilettantesco, nessun salto nel buio /e mal che vada si rigira la scena, oltre che la frittata. La Smith è la competenza fatta persona e questa è la vera chiave del suo successo. Basti dire che in Inghilterra si definiscono "delia's effect" le improvvise impennate delle vendite di prodotti fino ad allora poco significative, che ricevono un imput se promossi da un personaggio noto. Ad ogni suo programma, infatti, si assiste inevitabilmente al verificarsi di questo fenomeno: in origine, erano le uova e le padelle per le frittate, oggi sono i mini tritatutto della kenwood, la pasta Martelli, lo schiaccia patate di Aunt Bessie, ma la tendenza è sempre quella. Un'apparizione della signora in TV vale più che un pellegrinaggio in qualche luogo sacro, per i marchi che lei deciderà di usare in quell'occasione- e questo solo per la fiducia che Delia si è conquistata, negli anni, lavorando sodo e mettendoci la faccia sempre, non solo nei programmi televisivi, ma anche in attività benefiche di vario genere. Con 21 milioni di copie all'attivo, è la scrittrice di libri di cucina più venduta della Gran Bretagna e si fregia pure del titolo di Commander of The Order of the British Empire, che da solo basta a far tremar le vene e i polsi. Oggi lavora di meno (anche perchè, a dispetto del lifting e della splendida forma fisica, è alle soglie dei 70 anni), ma i suoi libri restano una pietra miliare non solo nella storia dell'editoria del genere britannica, ma anche per noi che con la cucina inglese abbiamo poca dimestichezza. Li accomuna il manifesto intento didattico: l'autrice, infatti, vuole insegnare a cucinare e lo fa con l'umiltà di chi ama la sua materia di un amore profondo e viscerale. Con lei non avrete timore di confessare di non saper tirare una sfoglia o di non saper rosolare un pezzo di carne: perchè ve lo spiegherà, passo passo, prima ancora che glielo si dica, con la pazienza di chi ci è già passato e con l'entusiasmo di chi trova nella condivisione delle proprie passioni tutta la gratificazione di cui ha bisogno. 
E' un entusiasmo che contagia e che ha stravolto persino la scaletta dello Starbooks: il libro in programma sarebbe stato un altro- più fighetto e più adatto alla stagione- ma avere fra le mani i tre volumi di Delia's Complete Cookery Course ci ha fatto uscire completamente di testa: oltre 500 pagine di ricette "vere", descritte minuziosamente, piene di trucchi e annotazioni, con foto che non temono di lasciare spazio ai disegni per le spiegazioni più difficili e più tecniche è qualcosa a cui due come noi, che ancora amano la cucina di sostanza e non solo di immagine, non hanno saputo resistere. Ovviamente, sceglieremo solo ricette adatte alla stagione e non è escluso che, nei mesi a venire, ci si torni su- anche perchè a certi stufati e a certe cotture lunghe, che ora fanno inorridire al solo pensiero, sarà impossibile rimunciare, fra qualche tempo: ma la scelta è davvero così ampia che non avremo nessun problema a trovare quello che possa andar bene sia per l'estate alle porte  sia per i nostri lettori, a cui ci accomuna la convizione che amare la cucina significa anzitutto condividerne i segreti: e Delia Smith, in tal senso, è una grande maestra, anche qui. 

N.B. A conferma della felice intuizione della scelta, mi accorgo ora che su Amazon il libro è al 50% 38% di sconto. Non vado oltre, ma a buon intenditor....

pie di ciliege


CHERRY PIE
da Delia Smith,Delia's Complete Cookery Course , voll. 1-3

In principio fu l'Apple Pie, di cui tanto si è parlato ai tempi dell'Emmetichallenge di Fabio e Annalu: più in generale, comunque, dicesi "pie" una torta formata da un ripieno racchiuso fra due strati di sfoglia, fatto cuocere in forno. Di solito, l'impasto è costituito da una sorta di brisè, preparata con farina, grasso ed acqua in diverse percentuali, a seconda delle ricette di casa: ma esistono anche versioni più "comfort", con la parte di sopra formata da purè di patate, variamente aromatizzato.L'origine è antichissima (si parla addirittura dell'Egitto neolitico), ma la formula è talmente vincente che oggi- 2011- le mini pies, formato finger food, sono scese in campo, nei mercati statunitensi, ben decise a strappare il primato di dolce più venduto alle onnipresenti cupcakes. 
Agli Inglesi, di ciò poco importa: le pies, dolci o salate, sono ormai un patrimonio nazionale, meglio ancora se in forme umane, cotte nei loro stampi scanalati o nelle pirofile smaltate, meglio ancora se sbeccate qua e là, e servite direttamente in tavola. Dentro, hanno imparato a schiaffarci di tutto, tanto meglio se è di stagione, come conferma questa superba cherry pie, di cui Delia Smith ci svela ingredienti, procedimento e trucchi perchè riesca meravigliosa, come quella che ci siamo mangiate noi, a tempo di record.

per la sfoglia
vi riporto le dosi originali, per 4 persone: io ho raddoppiato, per rivestire uno stampo da 24-26 cm di diametro

175 g di farina
40 g di strutto*
40 g di burro 
un pizzico di sale
acqua fredda q.b. per impastare

per il ripieno
700 g di ciliegie
3 cucchiai rasi di zucchero di canna
1/2 cucchiaino di cannella in polvere



cherry pie

Preparare la sfoglia, impastanto rapidamente tutti gli ingredienti, partendo dallo strutto e dal burro freddi di frigo. Fate una palla, ricopritela con pellicola trasparente e lasciatela riposare in frigo per almeno un'ora.
Nel frattempo, armatevi di santa pazienza e snocciolate tutte le ciliegie, raccogliendo il succo in una terrina.
Suddividete l'impasto in due parti, 2/3 e 1/3. Con i 2/3 stendere la pasta sopra la tortiera, in modo che sbordi di circa 2.5 cm. Tagliar via la striscia di pasta in eccesso, in modo da rifilare bene il bordo. Riposizionare la striscia ritagliata sul bordo, premere bene e rifilare anche quella, lasciandola leggermente più alta.

Questo è un trucco per rinforzare il bordo: dovrete infatti ripiegarlo sopra il "coperchio" di sfoglia per sigillarlo bene ed è quindi importante che sia leggermente più spesso del resto del guscio. Siccome resterà esterno, non ci saranno problemi in cottura, perchè il calore del forno punterà direttamente sulla superficie della torta, cuocendola uniformemente. Solo che, essendo di spessore più consistente, potrà essere maneggiato con maggiore facilità nelle operazioni di sigillatura della pie, senza che corra il rischio di rompersi .

Mescolare le ciliegie con lo zucchero e la cannella e riempire la sfoglia con queste.

Stendere il terzo dell'impasto in modo da formare un coperchio, posizionarlo sulle ciliegie e ripiegare con la pasta del guscio, lasciata leggermente trasbordare. Con l'aiuto delle forbici, fare un buco al centro, per far uscire l'umidità del ripieno. Spennellare con latte e spolverare con zucchero semolato.
Infornare a 220 gra di per 10 minuti, poi abbassare il forno a 190 gradi e proseguire la cottura per altri 30- 35 minuti. 

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Note mie

- l'impasto è quello classico della Apple Pie, ma nulla vi vieta di sostituirlo con la nostra frolla. Quella della foto, per esempio, è la mia classica 3-2-1 e un uovo, il cui unico difetto è quello di dover riposare molto, per poter essere stesa in un colpo solo. Mi riferisco in particolare al coperchio, che va arrotolato sul mattarello e poi steso delicatamente sul ripieno. Per il resto, però, si conferma l'impasto migliore che abbia mai provato per le torte con un ripieno umido.

- per quanto concerne il ripieno, volendo potete aggiungere anche un po' di farina (circa 3 cucchiai) e spolverare la superficie delle ciliegie con qualche ciuffetto di burro. E' una versione più ricca della Cherry pie classica, con cui si ottiene un ripieno più cremoso.

- alla cannella, potete aggiungere anche della vaniglia. Oppure sostituirla del tutto, se preferite. Idem per una spolverata di zeste di limone: secondo me, sta benissimo.

- per quanto riguarda la cottura, le temperature e i tempi si intendono per un forno statico. Se ventilato, partite da 200 gradi e proseguite a 170, riducendo però i tempi di cottura: 7 minuti a 200 gradi e 25- 30 a 170. La torta è pronta quando la superficie è bella dorata.

A mercoledì prossimo, con un'altra ricetta
Ale

FRESH CHERRY PIE AND APPLE AND BLACKBERRY PIE
For the shortcrust pastry:
6 oz (175 g) plain flour
pinch salt
1½ oz (40 g) lard
1½ oz (40 g) butter
for the filling
1 1/2 fresh cherries
3 level tablespoon demerara sugar
1/2 teaspoon ground cinnamont
OR
4 medium cooking apples, about 1 lb (450 g)
8 oz (225 g) brambles or fresh or frozen blackberries, defrosted if frozen, and washed
To glaze:
milk and caster sugar

Start by making the pastry: sift the flour and salt into a large mixing bowl, holding the sieve up as high as possible to give the flour an airing. Then cut the fat into small cubes and add to the flour. Now, using your fingertips, lightly and gently rub the pieces of fat into the flour – lifting your hands up high as you do this (again to incorporate air) and being as quick as possible. When the mixture looks uniformly crumbly, start to sprinkle roughly 2 tablespoons of cold water all over. Use a round-bladed knife to start the mixing, cutting and bringing the mixture together. Carefully add more water if needed, a little at a time, then finally bring the mixture together with your hands to form a smooth ball of dough that will leave the bowl clean (if there are any bits that won't adhere to it, you need a spot more water).

Now roll out the pastry to about 1 in (2.5 cm) larger than the pie dish, then cut out a 1 in (2.5 cm) strip to fit the edge of the dish. Dampen the edge with water, then fit on the strip of pastry, pressing it firmly, and dampen that too. Then press the rest of the pastry over that to form a lid and, using a sharp knife, trim any excess pastry off. Use the blunt side of the knife and your thumb to press the two edges firmly together and knock the edges all round to give a layered effect. Then flute the edges by using your thumb to make an impression and the broad blade of the knife to draw in the edges of the pastry. Make a steam hole in the centre and, if you have time, make some decorative leaves with the pastry trimmings.

Now brush the pastry with milk and sprinkle on a light dusting of caster sugar. Place the pie on a baking sheet on a high shelf and bake for 10 minutes, then reduce the heat to gas mark 5, 375°F (190°C), and continue baking for a further 30 minutes. Then, using a skewer, take out a piece of apple from the centre to test if it's cooked: if it still feels very firm, give it another 5 minutes. Serve hot with chilled pouring cream to mingle with the juices.

To make the fresh cherry pie use the pastry method and cooking time as in the apple blackberry pie
Bon appetit
Dani

venerdì 29 maggio 2009

Armiamoci e partiamo....Tarte aux cerises et chocolat


di Alessandra


tarte aux cerises et chocolat

Io sono una che fa il tifo. Si, lo so che detto così è poco elegante, che fa tanto curva nord e che alla mia età starebbe meglio dire "che si schiera", ma a me questa è un'espressione che proprio non piace. Mi sa tanto di "politically correct", di strategico - meglio: di tattico- di mosse studiate a tavolino nell'attesa di entrare in gioco, al momento giusto, con la parte giusta. Io non sono per niente così: sono una specie di mediano di sfondamento, tutta cuore e viscere, che si emoziona e si esalta e si innamora, e coinvolge e trascina e travolge, e finché non si arriva fino in fondo, non c'è verso che mi dia una calmata. Faccio il tifo per un sacco di cose, ogni giorno: e se, a lungo andare, riconosco che ci sono alcuni punti fermi ( la libertà, per esempio, declinata in tutte le forme, dai diritti personali giù giù fino al significato del nome di mia figlia, o la giustizia, del rispetto della quale ho finito per farne una professione, o il Genoa, la sola bandiera sotto la quale mi riconosca sempre e comunque), è anche vero che ogni volta c'è ancora qualcosa per cui valga la pena di mettersi l'elmetto e partire in quarta, sia che si tratti dell'ennesima gabella iniqua del nostro Comune o dell'ultima discussione davanti alla macchinetta del caffè.

ciliegie

E' da ieri per esempio, che faccio il tifo per questa torta- e lo faccio con la stessa visceralità (stavolta, è proprio il caso di dirlo), con cui sostengo le altre cause; la ricetta proviene da uno dei milioni di libri che compro, sfoglio, riempio di "uuhhhh, aaaahhh, iiihhhhh" e promesse varie (questa la facciamo per tizio, quell'altra per caio) e poi finisco immancabilmente per dimenticare su qualche scaffale, sommerso dagli acquisti compulsivi dei giorni successivi. Il testo in questione è "Cioccolato, nuove armonie" di Rosalba Gioffrè, ed. Giunti, che cito solo per chiederle scusa delle numerose modifiche da me apportate all'originale, sicuramente migliore di questa tarte. Che però è una roba mai vista, un tripudio dei sensi, l'idea platonica della goduria somma, come si vede dalla prima foto, quella con lo sbuffo di cioccolato che cola denso e voluttuoso dalla crema frangipane e per cui so che siete già lì, fra lo sbavante e il maledicente, a dirmi che non è nè l'ora nè la stagione per indurvi in queste tentazioni. A parte che alla mia età, di tentazioni mi son rimaste queste e ben poche altre, l'ora è quella giusta (qui sono le 6.26, abbiamo una giornata intera per smaltire le calorie) e la stagione anche, perché se non le mangiamo adesso, le ciliegie, quando lo si fa più???? quindi, armatevi e partite e cominciate subito....

TARTE AUX CERISES ET CHOCOLAT

tarte aux cerises et chocolat

per la frolla
300 g di farina 00
200 g di burro
100 g di zucchero
1 tuorlo
scorza grattugiata di limone ( poca)

per la crema frangipane al cioccolato
120 g di burro morbido
150 g di farina di mandorle ( o mandolre tritate finissime, con un cucchiaio di zucchero)
2 uova intere
1 cucchiaio di cacao amaro
20 g di farina
150 g di zucchero a velo (è preferibile, perché vi fa risparmiare un po' di tempo nelle operazioni di montaggio, ma non è fondamentale)

400 g di ciliegie (il plurale è all'antica, chiedo venia, ma un'altra delle minoranze per cui faccio il tifo è la grammatica italiana)
100 g di cioccolato fondente

Si inizia dalla frolla, che si prepara impastando velocemente tutti gli ingredienti: la si stende in uno stampo da crostata e la si lascia riposare in frigo per un'oretta. Poi si fa una prima cottura in bianco, in forno statico a 170-180 gradi, per dieci minuti.
Nel frattempo, si grattugia il cioccolato e si snocciolano le ciliegie
Si prepara poi la crema frangipane, montando bene il burro con lo zucchero: per "bene" si intende, di solito, che i granelli dello zucchero semolato non si dovrebbero sentire più. Con lo zucchero a velo si fa prima. Si incorporano poi le due uova, una dopo l'altra, sempre montando con le fruste e in ultimo la farina di mandorle, la farina bianca e il cacao: l'aggiunta delle farine va fatta mescolando con un cucchiaio.
Si prende il guscio di frolla e si cosparge il fondo di cioccolato tritato; poi, vi si adagiano le ciliegie snocciolate e si versa su tutto la frangipane, livellandola bene con una spatola. Di nuovo in forno, alla stessa temepratura di prima, per mezz'ora.
Teoricamente, bisognerebbe lasciarla raffreddare e poi glassarla con qualche filo di cioccolato fuso, fatto scendere dal cono di carta forno. Per me, è stata già una fatica erculea aspettare che si raffreddasse per poterla sformare ( appena esce dal forno è molto molle, ma non vi preoccupate, la frangipane fa così, si consolida dopo), figuriamoci se stavo a perder tempo con le decorazioni. Perfetta per la colazione, il tè delle cinque, il fine pasto, la merenda, lo spuntino di mezzanotte, la pausa caffé e qualsiasi altra occasione ci sia per potersela mangiare.
Per inciso, io e la Dani abbiamo rischiato la morte (siamo entrambe allergiche alle ciliegie), ma per voi questo e altro...
buona giornata

alessandra





Questa ricetta partecipa alla raccolta " Ma com'è rossa la ciliegia", indetta da Rosso di Sera

http://rossa-di-sera.blogspot.com/2009/05/ma-come-rossa-la-ciliegia-parte-la.html