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giovedì 19 novembre 2009

Cosciotto di Agnello alla fornaia




agnello alla fornaia


Oggi devo chiedervi un favore
Prima che iniziate a leggere questo post
Prendete una sedia
Mettetevi comodi
I piedi appoggiati sul pavimento
Le mani strette sui braccioli
Pensate a qualcosa di positivo
Respirate lentamente
Perchè
Sto per rivelarvi
Il Grande Battutone del marito
Riferito alla mia infinita bontà
Che mi induce
Ogni volta ogni due settimane
A vincere la mia avversione per la carne di agnello
E a prepararlo per soddisfare
I barbari appetiti suoi e della creatura
Per cui
Se siete pronti
Nuntio vobis
Urbi et Orbi
Che ieri è stato
........................
.......................
.......................
L'AGNUS DAY

E su questa, parto con la ricetta, sempre che abbiate deciso di proseguire- con la lettura e con la frequentazione di questo blog...

Baker's style Legs Lamb

agnello alla fornaia

Piatto di origine francese, deve il suo nome al fatto che, anticamente, lo si faceva cuocere dal fornaio

per 4 persone
1 cosciotto di agnello di 1,2 kg
600 g di patate tagliate a spicchi
100 g di strutto fresco
2 cipolle di media grandezza, tagliate a fette
rosmarino
sale e pepe abbondante

Condite il cosciotto con sale fino ed abbondante pepe nero, macinato al momento. Ungetelo uniformemente di strutto e ponetelo in una pirofila con il grasso rimasto. Passatelo quindi in forno a calore vivo, roslandolo bene da ogni lato (240 gradi).
Abbassate a 180 e, dopo mezz'ora, aggiungete le patate e le cipolle, precedentemente condite con sale e pepe e terminate la cottura in forno, bagnando spesso con il condimento la carne e le verdure.
Per tradizione, si dovrebe servire nello stesso recipiente di cottura

Le nostre modifiche:
  • niente strutto: solo olio ( altro strappo alla regola: di solito, se si vuole sostituire lo strutto, almeno un po' di burro bisognerebbe metterlo, ma NOI NO)
  • il rito dell'unzione è durato molto, ma molto di più di quanto si possa evincere dalla ricetta: all'incirca, tutti gli Assiri ( leggasi: la creatura stava ripetendo storia)
  • anche se la ricetta non lo dice, ho praticato tre o quattro tagli trasversali, dove ho infilato il rosmarino e, ad abundantiam, anche un po' di timo
  • la cottura può avvenite in due modi: o quello segnalato dalla ricetta, più rapido (un'ora e mezza, circa) o quello adottato da noi di recente, a fuoco più basso e senza rosolatura (160 gradi, dalle 2 ore e mezza alle 3 ore e mezza). Il primo vantaggio della cottura lenta è che uno se lo può anche dimenticare, l' agnello nel forno, che intanto non succede niente- e non è neppure così indispensabile bagnarlo. Il secondo è che, a nostro parere, queste temperatura fanno sì che la carne rilasci i suoi succhi in modo meno traumatico e anche senza il conforto della scienza, vi posso dire per esperienza che, cotti in questo modo, i pezzi grossi di carne sono molto più teneri e sugosi.
  • per quanto riguarda il fondo di cottura, non è detto che sia "ottimo e abbondante": dipende dalla qualità dell'agnello. Se non ce ne dovesse essere a sufficienza, di solito si dovrebbe bagnare la carne con del brodo. Noi, stavolta, a tre quarti della cottura, abbiamo irrorato con una generosa spruzzata di brandy e la trasgressione si è rivelata vincente, anche perché il pezzo d'agnello non era roba per signorine, tutt'altro: fino all'assaggio, sono rimasta nel dubbio che si trattasse di una capra...
  • P.S. ho eliminato le cipolle, questa volta, perché mia figlia non le mangia. Superfluo dire che con le cipolle è migliore
Buon Appetito
Alessandra



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lunedì 13 luglio 2009

Double mint sauce con cosciotto di agnello





Confesso che ho sempre fatto una fatica bestia a far capire Leopardi ai miei alunni: per quanti sforzi facessi, infatti, non riuscivo mai a far arrivare a quel branco di adolescenti fra l'annoiato, l'incavolato e lo svanito la profondità della sofferenza dell'uomo, la sua sensibilità raffinata e complessa, la desolazione di una solitudine tanto più opprimente quanto più forzata. "E' un povero sfigato, prof", mi ripetevano di continuo, facendomi piombare nella frustrazione più cupa, con tanto di metaforiche testate nel muro e inevitabili, lancinanti, interrogativi, che andavano dal "chi me lo ha fatto fare" al più inquietante "dov'è che sbaglio".
Alla prima domanda, ho risposto dieci anni fa, con un bello "sbam" della porta- non troppo metaforico- sulla faccia del provveditore, rinunciando per sempre a quella che pensavo sarebbe stata la mia unica e vera professione; per la seconda, invece, si è dovuti arriviare a domenica, quando la suocera, dopo la consueta puntatina in campagna, mi ha sommerso- per nulla metaforicamente- di tutti i prodotti del suo orto. E vi giuro che, dopo una mattinata passata a pulire la cucina, a sistemare il frigo, a svuotare gli armadietti e ad aspettare Mastrolindo per i complimenti di rito trovarsi la casa invasa da mirtilli, zucchini e menta non è stato per niente divertente.
Il problema è che l'orto della suocera non è come tutti gli altri orti normali, dove la produzione è scandita da regole più o meno fisse, tipo il ciclo delle stagioni, per esempio, o l'umidità del terreno o tutto quanto fa manuale da perfetto giardiniere. Nossignori, troppo semplice: noi abbiamo un orto umorale, che produce quando gli gira e, soprattutto, quanto gli gira. E a questo punto, aggiungere che la quantità dei suoi frutti non è mai in accordo con le nostre esigenze è del tutto superfluo.
Per dire, io stavolta stavo godendomi il bloggo. Che non è 'sta roba su cui scrivo, ma ne è semmai la conseguenza nefasta, visto che, passati gli entusiasmi dei primi tempi, la voglia di cucinare si è estinta, senza nessuna speranza di ripresa. Stranamente, in famiglia la cosa è stata accolta con serenità, anzi, azzarderei con sollievo e anziché tentare di rianimarla, è stato tutto un fare a gara a chi trovava il take away più sfizioso o il ristorante più carino. Tanto che mi stavo convincendo che, dietro tutto questo daffare, non ci fosse il terrore della ripresa degli esperimenti culinari, quanto un sincero e spassionato amore nei confronti della sottoscritta, bisognosa di riposo e di attenzioni.
Sul più bello, ovviamente, è arrivata mia suoc...ops, l'orto di mia suocera, con la roba di cui sopra: ed è stato allora, di fronte a mirtilli che rotolavano dovunque, zucchini che pungevano, foglioline di menta che vomitavano terra da tutte le parte, che ho avuto il mio primo, unico, vero contatto viscerale con la carogna leopardiana- quella dei giorni migliori, per capirci, quando stava inchiodato immobile nel letto, con gli occhi incollati dalla cispi, la schiena zavorrata dalla gobba, il respiro bloccato dall'areofagia notturna a mitraglietta e la madre fuori che urlava " e che ti alzi, giacomo, che te li dò io i paralipomeni", e- in mancanza di mogli, figli e fidanzate- non restava che prendersela con la natura matrigna.
Io gliene ho dette di peggio, alla natura, la quale, leopardianamente, non ha battuto ciglio, lasciandomi lì a dover pulire, tagliuzzare, impacchettare e surgelare, fino a notte fonda, quando finalmente me ne sono andata a dormire, con la cucina ridotta a un campo di battaglia e la convinzione che semmai, l'indomani, avessi avuto I Canti in programma, sarei riuscita a dare il meglio di me...


COSCIOTTO DI AGNELLO CON DOUBLE MINT SAUCE



Salsa alla doppia menta

Per quella roba che vedete in foto, sono andata ad occhio, recuperando almeno tre manciate di menta e frullandole bene con un cucchiaio abbondante di zucchero di canna. Nella ricetta originale, ci sarebbe voluto il mortaio, annotazione che aggiungo per mero scrupolo storico, ma su cui non intendo soffermarmi oltre. Dopodiché, ho allungato con un'emulsione di aceto di mele e di acqua ( due parti di aceto e una di acqua), in cui io ho aggiunto un cucchiaino di zucchero di canna e un pizzico di sale, incorporandola a filo, nella salsa, sempre mescolando: un po' come per fare la maionese, per capirci, con la differenza che questa non è una salsa densa, ma fluida. Rispetto alla mint sauce solita, è diventata molto, molto più scura e compatta, a causa della quantità (doppia) di foglie di menta e il risultato è stato più che soddisfacente.

Cosciotto di agnello in salsa alla menta
1 cosciotto di agnello del peso di circa un chilo e mezzo ( meglio se ve lo fate disossare e preparare dal macellaio)
aglio
rosmarino
olio

Tipica ricetta inglese, quindi facile e piuttosto veloce. Fondamentale è il massaggio della carne e va fatto prima con uno o due spicchi d'aglio sbucciati, poi con un velo d'olio (basta ungersi le mani e procedere). Lo si guarnisce con dei rametti di rosmarino ( se è il caso, praticare dei tagli nella carne e infilarli lì) e poi lo si inforna a 200 gradi modalità statica per la prima mezz'ora. Si abbassa la temperatura a 180 gradi e si porta a cottura, rigirandolo dopo circa 45 minuti. I testi sacri parlano di un'oretta- un'ora e venti, voi regolatevi a occhio: quando è bello dorato e trasuda i suoi succhi, è pronto.
toglietelo dal forno, lasciatelo intiepidire avvolto in un foglio di alluminio e servirlo accompagnato da un cucchiaio di mint sauce e da pane all'aglio