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martedì 21 luglio 2020

THE ULTIMATE BANANA BREAD



Come molti di voi sanno, odio le banane: da 1 a 10, odio il sapore 1000 e 100000 l'odore. 
Mio marito le compra regolarmente per dimenticarsele nella fruttiera, alle temperature che abbiamo qui: il che significa che spesso e volentieri, la prima zaffata del mattino non è l'aroma del caffé ma un'ondata di sto fetore che mi spinge a imbelinarle nel primo impasto che riesco a mettere insieme, con un occhio aperto e uno chiuso. Fino a qualche tempo fa, ne uscivano dei banana bread accettabili, a volte migliori, a volte peggiori, come capita quando si va a memoria, a sentimento o a quello che c'è nel frigo (olio o burro o yogurt o mayonese, le ricette sono centinaia)
Ultimamente, però, qualcosa è andato storto ed è finita che, invece di buttar via solo le banane, ci siamo dovuti disfare anche dei relativi impasti, di cui il marito ha lamentato ora la consistenza troppo gommosa, ora l'umidità eccessiva, ora il sapore "strano". 
A farla breve, mi son messa a studiare. 
Ed ecco il risultato


Se proprio volete una ricetta, ve la dò, senza problemi. 
Ma questi sono trucchi trasversali che possono anche essere utilizzati per migliorare il banana bread che già preparate, senza che ci sia bisogno di modificare alcunché. L'obiettivo è duplice:
- da un lato, limitare l'eccessiva umidità dell'impasto (spesso quasi liquido)
- dall'altro, mantenere l'intensità del sapore delle banane (che spesso si disperde in cottura)

Il primo trucco ricade sulla cottura: non so a voi, ma a me il banana bread resta spesso troppo cotto in superficie e troppo umido all'interno. Con questo trucco, che consiste nell'eliminare quanto più liquido dalle banane, resta un impasto morbido, che cuoce nel tempi previsti e in modo uniforme: crosta dorata e interno morbidissimo, ma ben cotto

Il secondo trucco restituisce un sapore intenso e mette al riparo dal rischio di un banana bread che delle banane abbia solo il nome (capita anche questo)

Come fare, quindi?
1. Sbucciate le banane e mettetele in un piatto fondo. 
2. Fatele cuocere al microonde, alla minima potenza, per 3 minuti (controllate, devono solo rilasciare il liquido, non cuocere)
3. Raccogliete il liquido e lasciate scolare le banane in un colino, senza ridurle in purea, per una decina di minuti
4. Recuperate tutto il liquido e tenetelo da parte
5. Riducete in purea le banane e procedete come da ricetta
6. Poco prima di sfornare il dolce, mettete il succo delle banane in un casseruolino con un cucchiaio di zucchero, tre cucchiai di acqua e, a piacere, un po' di rum. Fatelo ridurre sul fuoco, fino a quando non assume la consistenza vischiosa tipica dello sciroppo. Se vi pare il caso, filtratelo attraverso un colino, per eliminare tracce di filamenti o impurità.
7. Estraete il Banana Bread dal forno e, senza sformarlo, bucherellatene la superficie con una forchetta. 
8. Versate lo sciroppo caldo sul Banana Bread, aiutandovi con un cucchiaio. 
9. Lasciate raffreddare completamente prima di sformare e affettare
10. E buon appetito!

giovedì 23 marzo 2017

CAKE AI MIRTILLI CON CREMA PASTICCERA


Per la serie "ogni promessa e' debito", ecco il secondo esperimento di torte con la crema pasticcera in cottura. Inserita questa volta non all'inizio, assieme all'impasto, come avevo fatto qui, ma dopo circa 10 minuti di forno, servendomi di una tasca da pasticcere. E vi dico subito che la siringa e' piu' indicata, se siete imbranati come me, perche' qui c'e' bisogno di una mano ferma e veloce. 
L'altra cosa che vi dico e' che dal punto di vista scientifico l'esperimento vale zero, perche' avrei dovuto farlo con la stessa ricetta. Invece ne ho trovata un'altra e ho finito per provare questa. 
E, come potete intuire dalla foto, la scienza non ci avra' guadagnato
Ma le nostre colazioni, si...



BLUEBERRIES CAKE WITH CREME PATISSIERE
Cake ai mirtilli con crema pasticcera
da Christian Humbs, Bake to Impress

Ingredienti
prima che vi prenda un colpo, ho dimezzato le dosi

300 g di burro fuso (io 150 g)
200 g di farina integrale (io 100 g)
200 g di farina di mandorle (io 100 g)
due cucchiaini di lievito per dolci (io 1, pieno)
500 g di bianchi d'uovo (1 albume pesa circa 35 g. io ne avevo 6 e 6 ne ho messi. considerate che 4 albumi li recuperate dalla crema pasticcera)
500 g di zucchero scuro (io 150 di zucchero di canna, che dolcifica di piu')
500 g di mirtilli (io 200 g e sono piu' che sufficienti)
un pizzico di sale
200 g di crema pasticcera 

con le mie dosi in parentesi ho riempito i 4 stampi che vedete nella foto: il che significa che riuscite a fare un dignitosissimo pulm cake da 750 ml, senza problemi

Procedimento


Accendete il forno a 180 gradi, modalita' statica. Imburrate e infarinate lo stampo. 
Fondete il burro e tenete da parte
In una terrina, mescolate le due farine con lo zucchero e il lievito. 
Aggiungete il burro e gli albumi non montati e mescolate.
Con le fruste elettriche, montate l'impasto per tre minuti
Versatene meta' nello stampo e coprite con meta' dei mirtilli, cosi


Coprite con il resto dell'impasto, decorate coi  restanti mirtilli e con una spolverata di zucchero a velo e infornate per 10 minuti. (nel mio caso, 5, ma 7-8 sarebbe stato meglio)

Dopodiche', sfornate e inserite la crema pasticcera, con l'aiuto di una tasca o di una siringa da pasticcere. Bucherellate qua e la' e premete dentro la crema. 

In teoria, non dovrebbe uscire. 
In pratica, ho fatto l'errore di dimenticarmi che, nella mia cucina, si scioglie l'olio di cocco. quindi, siamo sempre a piu' di 34 gradi. In piu' avevo il forno acceso e i fornelli e compagnia bella. E ho lasciato la crema pasticcera fuori dal frigo per tutto il tempo della preparazione della torta, foto comprese. 
Praticamente, ho fatto il miracolo di Santa Gennaro. 
Entusiasmo della folla escluso. 

Pero'- e questo ve lo dico perche' vi serva da conforto- anche se fate un lago di crema come e' successo a me, non disperate, perche' in 2-3  minuti l'impasto lo assorbe. 
Se fate caso alla foto sotto, i primi due cake dall'alto che erano appena stati farciti, stavano iniziando ad assorbire tutto e questo nel giro di pochi secondi. Si tratta solo di aspettare un pochino- e comunque, anche se ne rimane un po' sopra, non succede niente, provato anche questo :)



Proseguite la cottura per altri 30 minuti, coprendo se e' il caso con un foglio di alluminio, negli ultili 5 minuti, per evitare che la superficie scurisca troppo.
Poi sfornate, lasciate intiepedire e sformate. Probabilmente dovrete aiutarvi con la lama di un coletto, perche' i mirtilli rilasciano liquido in cottura e questo e' piuttosto appiccicoso. L'importante e' che non facciate questa operazione quando il cake e' ancora caldo. Aspettate 15-20 minuti e poi sfornatelo su una gratella e fatelo raffreddare completamente


Con queste  dosi come vi dicevo ho ottenuto 4 cakes, in 4 stampi da 250 ml ciascuno. L'intenzione era di tenerne uno per casa e mandare gli altri tre nell'ufficio del marito, vista l'accoglienza tiepida del primo esperimento. E' finita che li ho dovuti mettere nel freezer, perche' gli sono piaciuti piu' del precedente,- e addio colleghi.
Il che magari non depone a favore della generosita' del consorte.
Ma sulla bonta' di questo dolce, invece, la dice lunga....

mercoledì 16 dicembre 2015

E MENTRE VOI FATE I BISCOTTI....


A me hackerano il blog
E hanno pure ragione, vista la lentezza con cui lo aggiorno. 
Ma vi assicuro che leggere in metropolitana che gli ultimi due messaggi erano un incitamento alla rivoluzione capeggiata dal pericoloso terrorista Gennaro non so come e un altro incitamento, di ben altra natura (o forse, meglio, contro natura)- per giunta  su un blog intitolato "Una signora all'antica" mi ha fatto raggrinzire le perle. 
Ergo, corro ai ripari con quello che ho, che è questo meraviglioso cake al mandarino, in edizione riveduta e corretta, ma buono oggi tanto quanto la prima volta che l'ho provato. 

per uno stampo da cake da 750 ml 
250 g di farina debole
250 g di burro morbido
250 g di zucchero
4 uova intere
un bicchierino di liquore al mandarino (o Cointreau)
semi di vaniglia
4 mandarini interi
1 bustina di lievito per dolci
burro e farina per lo stampo

Sbucciate i mandarini e pelate al vivo gli spicchi, eliminando gli eventuali semi
Con le fruste elettriche montate il burro con lo zucchero fino ad avere un composto gonfio e spumoso
Aggiungete le uova, uno alla volta, sempre montando.
Unite poi il liquore, la punta di un cucchiaino di semi di vaniglia e in ultimo la farina setacciata con il lievito. 
Imburrate e infarinate lo stampo e versatevi dentro metà del composto. 
Disponetevi sopra gli spicchi di mandarino, leggermente sovrapposti l'uno sull'altro.
Coprite con il resto dell'impasto e infornate a180°C per 40 minuti. 
Se la superficie del cake dovesse scurire troppo, copritela con un foglio di alluminio. 
Sfornate, lasciate intiepidire e sformate su una gratella. 
Fate raffreddare completamente prima di servire

Se volete decorarlo con una glassa al mandarino, stemperate un cucchiaio di succo di mandarino in circa 200 g di zucchero a velo, aggiungendone eventualmente altro, goccia a goccia, fino ad ottenere la consistenza desiderata. 

La morte sua è annegare nel tè. 
Buon appetito
ale



venerdì 19 febbraio 2010

Cake al miele, limone e timo limone

cake miele timo limone

Post serissimo, sul galateo dei food blog, di cui alla maggior parte di voi non importerà un bel niente. Saltate alla ricetta, che invece merita- e da stasera torno a cose più amene. Giurin giuretto

Nelle scorse vacanze, quando finalmente avevo un po' più di tempo da dedicare al blog, ho curiosato per un po' di siti e mi sono annotata una serie di ricette che mi piacevano e che mi sembravano alla mia portata. Ai primi posti della to do list c'era questo cake, che avevo trovato su questo sito e che, nella versione originale, fondeva insieme timo, limone e miele
Siccome, però, è dai tempi della rillette allo sgombro che sono diventata una timo-limone addicted, senza neanche pensarci due volte ho fatto questa sostituzione, certa che l'impasto ne avrebbe guadagnato, come in effetti è successo.

cake miele timo limone


L'altro ieri, dovevo preparare un centinaio di sablè salati e avevo bisogno di una ricetta collaudata, con una base sufficientemente neutra da permettermi di variare a mio piacere, per poter offrire tre tipi di biscotti, a partire dallo stesso impasto. Non trovando nulla fra i sacri testi e gli ancor più sacri quadernetti, ho chiesto a mia figlia, che tanto per cambiare era su FB, di fare una ricerca in internet. Anzi, già che c'ero, ho pensato di restringere il campo all'idea che mi era venuta, suggerendole di cercare "biscotti al limone e al timo".
Sono uscite fuori schermate intere di ricette, che mia figlia mi leggeva in stile litania da dietro lo schermo del pc, mentre io pesavo il burro e la farina e scartavo via via tutti i siti di riferimento. Se non che, ad un certo punto, la creatura si illumina e mi dice che lì in mezzo c'è un blog che finalmente "ha un bel nome da giovane, mai che a te possa venire un'idea del genere". Sbircio alle sue spalle e vedo che la causa dell'entusiasmo di mia figlia (blando e fugace, sia chiaro: i blog di cucina sono per lei fonte di assoluto disinteresse- se non di pura vergogna quando si tratta di quello di sua madre), dicevo, vedo che la causa di cotale entusiasmo è Lo Spilucchino di Virginia. Che - apriti cielo- ha pubblicato un cake al miele, al limone e, udite udite, al timo limone, praticamente uguale al mio.

Va da sè che, dopo un attimo di sorpresa, abbia risolto la faccenda pensando di linkare entrambi i blog come per altro è d'uso, fra i food blogger. E però, a bocce ferme, infornati i sablè mi son sorpresa a pensare a che cosa sarebbe potuto succedere se non avessi avuto bisogno della ricetta dei biscotti. Al di là del contesto specifico della vicenda (con Virginia siamo amiche e più che una risata non ci saremo fatte), mi son chiesta quante volte può essere capitato- e potrà capitare- che, in assoluta buona fede, si replichi una ricetta di un altro blog o di un altro sito, ovviamente senza citarne l'autore. La riflessione si è interrotta qui, perché, sinceramente, oltre non poteva andare. Però, mi ha comunque aperto uno scenario a cui, fino ad oggi, non avevo mai pensato e che, per certi aspetti mi mette anche un po' a disagio, visto che questo spazio nasce dal puro divertimento e lì finisce e vogliamo che finisca.
Per cui, per farla breve: visto che fino alle prossime vacanze di Pasqua non avrò tempo di farmi un giro su altri blog e pertanto vado avanti con quello che ho nell'agenda, se mai dovessi riprodurre ricette già apparse altrove, fatemi il favore di dirmelo, che così vi linko, vi ringrazio e non ci penso più- almeno fino al prossimo doppione

CAKE AL MIELE LIMONE E TIMO LIMONE

cake miele e timo limone


3 uova
50 g di zucchero
120 g di miele
250 g di farina
1/2 sacchetto di lievito
1/2 cucchiaino di bicarbonato ( non l'ho messo: una bustina di lievito intera, e via)
60 g di burro fuso
2 limoni ( uno dei quali verde)
2 cucchiaini di semi di papavero ( ne ho messi 2 cucchiai, a noi piacciono da matti)
1 pizzico di timo fresco (nel mio caso, timo limone)
Montare le uova con lo zucchero e il miele e, quando il composto è piuttosto spumoso ( più di tanto, non lo è, perché lo zucchero è poco e col miele non gonfia), aggiungete la farina setacciata insie,e al lievito. Mescolare bene e aggiungere il burro fuso, la scorza grattugiata di un limone e il succo di due, i semi di papavero e il timo
Versare il composto in uno stampo da plum cake unto di burro e mettere in forno a 180° per 50 minuti, se usate uno stamo grosso, per 20- 25' per 6 stampi piccoli
Lasciar raffreddare bene prima di sformare. Ovviamente perfetto per ogni ora del giorno e della notte, sublime per l'ora del tè
Buon Appetito
Alessandra

sabato 13 febbraio 2010

CAKE DI PATATE AL CIOCCOLATO SPEZIATO


cioccop


Dopo la visione ( in tutti i sensi) di Darcy/Colin Firth in Orgoglio e Pregiudizio, e dopo gli amarcord di questo post qua vi cominico che la ormai fossilizzata classifica degli uomini della mia vita ha subìto una epocale modifica, per cui da questo "prima"

1. Atticus Finch (Il Buio oltre la Siepe)
2. Archie Goodwin ( tutto Nero Wolfe)
3. Darcy ( Orgoglio e Pregiudizio)


si è drasticamente arrivati a questo "poi"

1. Atticus Finch (Il Buio oltre la Siepe)
2. Darcy ( Orgoglio e Pregiudizio)
3. Archie Goodwin a parimerito con Massimo ( Fanali Gialli)


E visto che all'orizzonte non vedo proci degni di questo nome, mi sa che la lasciamo così ancora per un bel po'. A meno che non abbiate dei suggerimenti....

CAKE DI PATATE AL CIOCCOLATO SPEZIATO

cake ciocco patate

Grande, grande, grandissima torta della nonna di mio marito, che ci riporta ai tempo in cui con poche parole, pochi ingredienti, molta umiltà e nessun palcoscenico si creavano dei veri capolavori*
Questa versione risente del contributo del numero di febbraio 2009 di CI, dove una delle ospiti in redazione la riproponeva pari pari, ma con la glassa al cioccolato e una nota speziata.
Di mio, c'ho messo lo stampo da mini cake, che, come ben sapete, è quello che fa la differenza

* lungi da voi il sospetto di una nota polemica, da parte mia: c'è- e basta, senza bisogno di far tante elucubrazioni....

Per la torta ( versione della nonna)
200 g di zucchero
1 patata grossa (150 g circa)
1 tavoletta di cioccolato fondente
50 g di burro
un uovo
150 g di farina
1/2 bustina di lievito
farina e burro per lo stampo

Versione speziata
200 g di zucchero
150 g di patate
70 g di cioccolato fondente al 72%
60 g di burro salato
150 g di farina
un'arancia biologica
8 g. lievito in polvere per dolci
farina e burro per lo stampo

Versione mia
200 g di zucchero
1 patata
100 g di cioccolato fondente ( 50 g al 50%; 50 g al 70%)
scorza grattugiata di un'arancia
mezzo bicchierino di cointreau
60 g di burro salato
120 g di farina
30 g di fecola
1/2 bustina di lievito

Procedimento (vi metto solo il mio, che facciam prima)
Far lessarela patata con la buccia, in acqua non salata. Aggiungere il sale pochi minuti prima della fine della cottura.
Nel frattempo, sciogliere a bagnomaria il cioccolato con il burro
Mettere la patata in acqua fredda, meglio se con del ghiaccio, sbucciarla e schiacciarla bene. Amalgamarla al cioccolato e al burro fuso, fino a formare un composto morbidissimo. A quel punto, aggiungere l'uovo, la scorza grattugiata dell'arancio e le farine setacciate insieme al lievito. Mescolare bene e, in ultimo, aggiungere il Cointreau.
Stampo da 22 cm imburrato e infarinato, a 170 gradi per una ventina di minuti. Fate la prova stecchino, considerando che comunque l'interno è molto morbido

Nella versione della nonna, c'era solo lo zucchero a velo. Nella ricetta di CI c'è una glassa speziata che ho seguito abbastanza alla lettera

100 g di zucchero a velo
50 g di cioccolato fondente tritato al 75% (io al 70%)
12 g di rum ( ah ah: mi ci vedete, a pesare 12 ml??? mezzo tappo)
cannella in stecca (in polvere, la punta di un cucchiaino)
pepe in grani (no: meno della punta di un cucchiaino di pepe BIANCO: col cioccolato fondente, è la morte sua)
chiodi di garofano (NO: in così poche spezie, sovrastano)
gelatina di albicocche (NO: in teoria, si sarebbe dovuta spennellare la torta con la gelatina calda, prima di versar sopra la glassa. Trattandosi di trovata troppo innovativa per i miei gusti ;-) ho lasciato perdere)
invece, ho aggiunto un pizzico di cardamomo

Ho fatto sciogliere il cioccolato a bagno maria, ho aggiunto lo zucchero a velo e il rum, goccia a goccia. Dopodichè, ho diluito con due cucchiai di acqua bollente. Non preoccupatevi se vi si raggruma: a parte che se l'acqua è bollente non dovrebbe capitare, basta aggiungere ancora un cucchiaio d'acqua per avere una glassa morbida. Alla fine, unire le spezie, mescolare e versare sulla torta.


English Version

SPICY CHOCOLATE AND POTATOES CAKE

cioccop





sabato 31 ottobre 2009

Plum Cake al Mandarino





miste cibo 042

Non so cosa mi sia preso in questi giorni, ma mi son messa a cucinare cose che preparavo quindici anni fa, quando alla passione - già allora sconfinata- per la cucina non corrispondeva ancora un'altrettanto immensa volontà di sperimentare e una abilità sufficiente per preparare una cena degna di questo nome, portata più, portata meno. Siccome, però, cucinare mi toccava già allora, mi ero specializzata in pochi piatti, che venivano preparati a turno, di cui all'epoca andavo fiera e che oggi rievoco con sincero orrore: c'era il filetto al pepe verde con mezzo litro di panna sopra, i salatini fatti con la sfoglia del banco frigo, la bresaola condita con la rucola e il grana, la torta "dei vasetti", la torta di mele ( alta mezzo cm) , il roast beef ai tre pepi (rigorosamente troppo cotto) e questo plum cake al mandarino, di tutte di gran lunga la preparazione più frustrante. Mi veniva sempre schiacciato, in stile ciabatta, crudo dentro e stracotto fuori, e ogni volta che lo infornavo mi chiedevo se mai sarebbe arrivato il giorno in cui sarei riuscita a prepararne uno alto, soffice, umido e porfumato come quello che si intuiva fosse il dolce della foto.
Ovviamente, quando arrivò quel benedetto giorno, il plum cake al madarino era stato bello che dimenticato, surclassato dalle mode che imponevano a questo tipo di dolce di profumare di spezie esotiche, di assumere un colorito verdognolo e un retrogusto di refrescume ( è finita, l'epoca del tè matcha, o dura ancora????) e, soprattutto, di variare un dosaggio antico e confortante,nella sua semplicità, con proporzioni e ingredienti che, della tradizione, se ne facevano un baffo. Io ho provato tutto, giuro- e alla fine, non so come, sono tornata ai vecchi ricettari, dove il plum cake era quello con "tanta farina quanto burro e quanto zucchero", con l'uvetta, i canditi e il tè per goderselo meglio. Certo, le variazioni sul tema me le concedo, eccome: ma lo spartito resta quello e gli intrusi devono avere le carte in regola per partecipare: armonizzarsi con il resto, valorizzarne il sapore, essere freschi e di stagione. E visto che sui banchi di Cartier, l'altro giorno, sono spuntati i mandarini, non ho resistito: ho chiuso gli occhi davanti al cartellino del prezzo e ho fatto un profumato tuffo nel passato....
PLUM CAKE AL MANDARINO

miste cibo 034

Ingredienti per uno stampo da un litro

250 g di farina 00
250 g di burro morbido
250 g di zucchero semolato
4 uova
4 mandarini
un bicchierino di mandarinetto ( o Cointreau)
1 bustina di lievito vanigliato

Per la glassa
250 g di zucchero a velo
qualche goccia di succo di mandarino
Montate il burro con lo zucchero, fino ad ottenere un impasto spumoso. Aggiungeteci le uova, ad una ad una, sempre montando, il bicchierino di liquore , la scorza grattugiata di due mandarini e, infine, la farina setacciata col lievito.
Imburrate bene una teglia antiaderente da plum cake e riempitela con metà del composto. Disponetevi sopra gli spicchi dei mandarini, pelati a vivo, e ricoprite con il restante impasto.
Infornate a 190 gradi per almeno 45 minuti ( ma anche un'ora, in certi casi) Se dovesse scurire troppo, coprite la superficie con un foglio di alluminio.
Aspettate che si sia raffreddato, prima di sformarlo.
Quando è completamente freddo, glassatelo, dopo aver mescolato lo zucchero con pochissime gocce di succo di mandarino.
E' perfetto per la colazione del mattino o per l'ora del tè


  • Contrariamente a quanto si crede, la vera origine del Plum Cake è tedesca: si trattava di un dolce di prugne (e qui si spiega l' altrimenti incomprensibile "plum") piuttosto basso, più simile ad una crostata che a questo dolce alto e soffice. Furono gli Inglesi, però, a rielaborarlo successivamente, sostituendo, oltre all'impasto, anche la frutta: non più le prugne, ma uvetta e canditi, fissandolo nelle forme in cui è arrivato sino ad oggi
  • Per quante ricette girino sui siti e sui testi, la ricetta originale è una specie di 4/4: stesse dosi di burro, zucchero, farina e uova. Per chi non ha voglia di pesare le uova, grosso modo 4 uova corrsipondono a 250 g/ 3 a 175 e così via. Esistono viarianti con uova e tuorli ( in questo caso, 2 uova e 2 tuorli), approvate e concesse
  • Il vero segreto per la buona riuscita di un plum cale è montare bene il burro: non si dovrebbero sentire più i granelli dello zucchero, si diceva una volta: anche se nessuno è più così fiscale, usate le fruste elettriche per almeno 7-8 minuti, prima di aggiungere gli altri ingredienti
  • La cottura è un'altra nota dolente, per via della forma alta e stretta dello stampo : forno statico, 190 gradi, dai 45 minuti all'ora. Deve uscire umido all'interno, ma non crudo (prova stecchino). Come già detto, coprite la superficie con un foglio di alluminio, nell'ultimo quarto d'ora, se vi sembra che scurisca troppo.
Nient'altro, direi...
Buon Appetito
Alessandra


domenica 21 giugno 2009

Coconut bread ( il plum cake della cecilia)


di Alessandra

cocco bread

Quello che segue è un post datato, che risale al 7 gennaio di quest'anno, quando Genova si è svegliata coperta dalla classica coltre di neve. Il che potrebbe far sollevare il sopracciglio anche al più ben disposto di voi, perché va bene che non c'è più la mezza stagione, va bene che facciamo prima ad aspettare Godot che tre giorni di fila di bel tempo, va bene che anche il bucato di ieri sera è andato a farsi benedire, sotto l'ultimo dei temporali, ma inaugurare l'inizio dell'estate con un memoir della nevicata del 2009 , forse, è un po' troppo.
In verità, però, la neve non c'entra : o meglio, all'epoca era stata la fonte di una serie di ispirazioni culinaria fra cui il mitico plum cake del sottotitolo, ma oggi non ha più nessun senso, anzi: anch'io, come tutti, ho voglia di sole, di vacanze, di aria aperta.
Tuttavia, non posso fare a meno di inserirlo qui ed ora, per il semplice fatto che è da qualche tempo che mi accorgo che a questo blog manca un pezzo e che questo pezzo si chiama Cecilia. Che, nel tourbillon di amicizie della mia vita, è quella che resiste impavida da oltre vent'anni, secondo me perché è l'unica dotata di un seppur minimo bagaglio di doti intellettuali tali da poter riuscire ad apprezzare le mie altissime virtù, secondo lei perché è l'unica che ancora riesca a sopportarmi.
Quindi, siccome questo blog è un diario quotidiano della mia vita, e siccome una bella fetta di quest'ultima la condivido con lei, mi tocca presentarvela, attraverso uno dei ritratti più sublimi che mai siano usciti da questa penna, e non capsico perché, dopo averlo letto, mia figlia mi abbia tenuto i musi per una settimana ( la Cecilia è da anni sulla vetta dell'Olimpo personale della creatura e non accenna a schiodarsi da lì) e sia stata inversata come un guanto da mio marito, perché pare che non sia così che si trattano le amiche. A conferma di quello che dicevo sopra, la protagonista, per contro, ci ha riso alle lacrime, al punto che ancor oggi, a distanza di mesi, quando le ho preannunciato che sarebbe uscita dall'anonimato delle persone reali per diventare un personaggio di questo blog, ha convenuto che migliore presentazione di questa non ci potrebbe essere. Anzi, ha anche aggiunto di metterci il sonoro....

Stamattina ci siamo svegliati sotto la neve. O meglio: voi vi sarete svegliati, perché io sono stata tutta la notte in piedi, a saltellare per casa, un po' per il freddo e un po' per l'eccitazione che ogni volta mi prende quando nevica. Può essere che sia una sintomatologia grave, di sicuro è congenita e non curabile, visto che ce l'ho praticamente dalla nascita, l'ho trasmessa alla figlia e con gli anni peggiora: è che la neve, per me, esalta il lato più bello della parte domestica della mia vita, dai plaid della nonna con un bel libro giallo, fino alle tazze fumanti di cioccoalta calda. Da accompagnarsi, rigorosamente, con un dolce antico, di tradizione, di quelli che, già dalla preparazione, ti riportano indietro nel tempo, a quando queste cose le facevano la nonna e la mamma e tu, al massimo, potevi sperare di pulire la pentola o di avere un pezzetto di pasta cruda, in attesa che fosse tutto pronto. Una torta di mele, una crostata con la marmellata di prugne, un ciambellone soffice da prima colazione, per intenderci. Oppure un bel plum cake, come questo qui, preparato con la ricetta della prima land lady ( che sarà morta e sepolta da vent'anni, mi sa), un trionfo di canditi, di uvetta e di burro, uscito fragrante dal forno giusto ieri pomeriggio e che sembrava quasi aspettasse la neve, per essere mangiato.
Quasi.
Già, perché fra l'operazione di sforno e la nevicata, è arrivata la Cecilia.
Che, per i due o tre che non lo sapessero, è la mia segretaria lionisitica- o meglio: l'incarnazione dell'idea platonica della segretaria: efficiente, puntuale, misurata in tutto...
In tutto, tranne che negli appetiti.
Mai vista persona mangiare di più, giuro: e questo a discapito dell'aspetto da "così piccola e fragile" per cui nessuno, vedendola, si immaginerebbe che dietro quelle fattezze preraffaellite e sotto quei chili di maglioni si nasconda uno stomaco senza fondo, da fare invidia ad intere colonie di struzzi.
E' evidente che parlo a ragion veduta, forte delle decine di cene che l'hanno vista arrivare in rigoroso anticipo, con il solo intento di abbuffarsi prima dell'arrivo degli ospiti. Presentandosi sistematicamente con un " che cosa c'è da mangiare???" e finendo ogni volta per scegliere ora il bigné che tiene in piedi la montagna di profiterol, ora la tartina faticosamente incastrata in mezzo al piatto, ora rovinando tutti gli effetti artistici studiati per giorni dalla sottoscritta e realizzati con sudore, fatica e lacrime.
E sorvolo sulla volta che, con l'intento di aiutarmi, si è fatta fuori tre quarti ( 3/4) del gelato che sarebbe dovuto servire a riempire un panettone da un chilo, sotto gli sguardi atterriti delle mie amiche che ancora non la conosncevano e che non osavano dirmi che, per ogni cucchiaio che finiva al posto giusto, ce n'erano tre che si ingollava beatamente giù dal gargarozzo...
Ieri, ovviamente, non è stata da meno: giulio non aveva ancora finito di tagliare la prima fetta che già era sotto con la mano, "su, su, muoviti che c'ho fame", e poi un'altra e poi un'altra ancora, fino alla completa sazietà. dopodiché, cosa pensate che abbia fatto? Che mi abbia ringraziato, per averle dato la merenda? Che abbia fatto una novena alla befana, per aver avuto in sorte un'amica come me, che son vent'anni che la sostiene, tipo punto di ristoro ai raduni degli Alpini? Che abbia detto, " complimenti, che buono, mi dai la ricetta?"
nossignori: prima si è fatta un garbato ruttino di gradimento che le vetrerie di casa hanno tintinnato per mezz'ora, dopodiché, guardandomi con fare accusatorio, ha sentenziato che c'era troppo burro e infine, non paga di quanto già non avesse fatto, ha iniziato a tirar fuori metri di rotolini di ciccia dalla cintura dei calzoni, dicendomi che adesso, per colpa mia, si sarebbe dovuta fare gli straordinari in palestra e un guardaroba nuovo. Il tutto, ovviamente, sorseggiando una pinta di camomilla- perchè il tè- guai al mondo- le sta indigesto...


COCONUT BREAD

cocco bread




300 g di farina
70 di burro
150 di farina di cocco
300 di zuchero
2 uova
2 cucchiaini di cannella
200 ml di latte
una stecca di vaniglia
2 cucchiaini di lievito

Far bollire il latte e mettere in infusione i semi di vaniglia.
Far fondere il burro e lasciar raffreddare.
Quando latte e burro sono a temperatura ambiente, versare tutti gli ingredienti nel robot da cucina e mescolare bene il composto: dovrà rimanere piuttosto liquido e un po' grumoso, a causa della farina di cocco.
Imburrare e infarnare uno stampo da plum cake da un litro e mettere inn forno caldo a 180 gradi, modallità statica, per 50 minuti. Se dovesse scurire troppo in superficie, cuocete gli ultimi dieci minuti coprendo lo stampo con carta stagnola.
Rispetto ai plum cake tradizionali, che partono da una base di 4/4, questo è molto più leggero: solo 70 g di burro e 2 uova, per un totale di almeno quindici fette di dolce...
Perfetto così, ma anche con banane fresche ( io le odio e non lo farò mai, ma la morte sua mi sa che sia quella) oppure con altra frutta a picere. Se preferite che si senta di più il cocco, dimezzate la cannella o toglietela del tutto.
Va da sè che il plum cake del post fosse quello very british, ma stavolta mi son messa a vento: la stiamo aspettando da un momento all'altro ( la Cecilia, si intende) e non sia mai che mi accusi di averle rovinato la prova costume...
buon appetito
alessandra

martedì 9 giugno 2009

ligurian lemon cake- pierre hermè


DSC_0628

Siccome è da una settimana circa che stiro, senza che questa mia fatica abbia prodotto un benché minimo abbassamento di quella specie di K2 che ho fisso in tinello, il mio umore sta pericolosamente virando verso il basso. Non che sia una novità, tutt'altro: mi capita ogni volta che devo sbrigare qualche faccenda domestica, con particolare propensione per quelle più rutinarie ed avvilenti, per cui hai appena finito e già devi ricominciare, ed inevitabilmente ti chiedi per quale motivo ci siano state date 24 ore di tempo al giorno, se almeno un quarto deve andarsene via così. Per dire, a me andrebbe benissimo una giornata di 18 ore, se mi manlevassero dal fare il bucato, stenderlo, mettere in ordine la camera della figlia, riempire la lavastoviglie, pulire i pavimenti ed altre amenità del genere. Eccezion fatta per la spesa: quello, infatti, mi piace da matti.
Ad essere onesti, se la psicologia fosse una scienza esatta, io dovrei odiare questa incombenza più di tutte le altre: da piccola, era una specie di maledizione. Mi ci mandava sempre mia nonna, che doveva avere una specie di stramaledetto sesto senso (sta a vedere che era un sensore...) per cui sul più bello di ogni gioco mi chiamava per andare a comprare. Mai che mi abbia cercato quando mi annoiavo, nei pomeriggi in cui mi toccava giocare a mamme, o quando ciondolavo davanti ai libri di scuola facendo finta di studiare. Nossignori: o stavo per tagliare il traguardo al gioco del fazzoletto, o ero lì lì per far liberi tutti o era la volta che forse mi riusciva l'impennata con la bici, che quella, implacabile come la morte, piombava sul campo da gioco brandendo a mo' di vessillo la lista della roba da comprare fra i mugugni collettivi e gli sguardi di aperta antipatia dei miei amici.
Le cose sono mutate col passare degli anni, tanto che fare la spesa è diventato, da un dovere, un piacere sempre più incontrollabile: laddove le mie amiche fanno salti mortali per concentrare la spesa al sabato, io la dilaziono in tutti i giorni della settimana; appena ho un minuto di tempo mi fiondo fra i banchi del mercato orientale e non c'è marca di genere commestibile che non abbia conosciuto le mensole della mia dispensa . Naturalmente, più mi allontano da casa, più mi scateno e con la scusa che "questo a Genova non si trova" riesco a caricarmi di qualsiasi cosa, dal prodotto DOP alla schifezza DOC: e vi lascio solo immaginare i vertici della mia felicità quando ho imparato a fare la spesa in internet, facendo scorte di vaniglia dal Madagascar, di spezie per lebkuchen dalla Baviera e di sale dalle Hawaii, che intanto quello non scade, prendiamone un po' di più che c'è l'offerta.
L'unico negozio che ancora non sono riuscita a scovare e che non so cosa darei per riuscirci è il supermercato dei foodografi. Che sarebbero i fotografi di cibo, attualmente i principali responsabili dei miei deliqui di fronte al pc o alle pagine delle riviste specializzate. Osservo le loro foto con tale e tanta attenzione che mi sono convinta che, oltre ad avere talenti e apparecchiature speciali, debbano anche servirsi di cibo altrettanto speciale. Di cioccolato fuso che, anziché spantegarsi sul tavolo in gocce dal colore poco invitante, ricopre le torte disponendosi in morbide e voluttuose curve, senza sbavatura alcuna; di verdure che, anziché perdere brillantezza e contorni dopo due ore e passa di cottura, spiccano nitide e lucenti, come appena colte; di pesci dall'occhio vispo e cigliato, di carni dal colore roseo e uniforme, di frutta che non annerisce e di gelati che non si sciolgono- e anche di granite al basilico che restano verdi, mentre la nostra è diventata giallina....
Ecco, se mai trovassi 'sto benedetto negozio, io ordinerei una vagonata di lamponi che in cottura non finiscono sul fondo. Così, almeno, riuscirei a fare la Ligurian lemon cake di Pierre Hermè uguale uguale a quella che ho visto su un sacco di riviste, con i lamponi belli al centro e non spiaccicati sul fondo come vengono a me. E dire che le ho provate tutte- dal cambio dello stampo alla quantità della frutta, dall'infarinatura previa alle preghiere davanti al forno: niente. Quelli che compro io, devono avere una vocazione da kamikaze, perché si sfracellano al suolo.
Lo hanno fatto anche stavolta, nonostante la grande pensata della forma a muffins: che, oltre a non aver dato soddisfazione alcuna sotto questo aspetto, ha anche prodotto una serie di dolcetti disuguali, con cupolette più o meno sbilenche e dorature più o meno unformi.
Che però non hanno minimamente influito sul sapore: perché questo è Pierre Hermè, signori, e qui si gioca sul serio: con ingredienti, profumi, sapori e tecniche d'eccezione. Il risultato è un capolavoro di leggerezza, di raffinatezza e di gusto che basta un morso a riconciliarti con il mondo intero. Lamponi sul fondo compresi

LIGURIAN LEMON CAKE - pierre hermè

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(versione senza burro)

la scorza di due limoni non trattati
190 g zucchero semolato
45 ml di latte freddo
4 uova intere
2 cucchiai di succo di limone filtrato
130 ml di olio extravergine  ligure ( leggero)
(100 g di burro fuso e fatto raffreddare- io non l'ho messo)
175 g di farina
mezzo cucchiaino di lievito
150 g di lamponi

Frullare lo zucchero con la scorza di limone, fino ad ottenere una specie di zucchero a velo giallo. Aggiungere le uova e montare con le fruste elettriche, aumentando via via la velocità, fino ad ottenere un composto spumoso. Abbassare la velocità ed aggiungere il latte, il succo di limone e l'olio. In ultimo, la farina setacciata con il lievito.
Imburrare uno stampo rotondo o uno da plum cake, versarvi 3/4 di composto, cospargere di lamponi e coprire con il resto.
Infornare a 180 gradi per 40 minuti circa.
Se usate la forma da plum cake, i tempi nel mio forno, modalità non ventilata, arrivano anche a 50 minuti, con gli ultimi dieci a superficie delle torta coperta con un foglio di alluminio
Nello stampo da torta, quindi più basso, 35. 40 minuti dovrebbero essere più che sufficienti
In versione mini muffins, un quarto d'ora in modalità ventilata, ventidue minuti in modalità statica.
La ricetta originale prevede anche 100 g di burro fuso e poi raffreddato che io ho omesso, con risultati comunque eccellenti.
Buon appetito
alessandra


lunedì 13 aprile 2009

STRAWBERRY BREAD

 

 


 

Stamattina ho un mal di testa feroce. 

Do la colpa a quest'ora legale, che su di me che non ho più l'età crea scombussolamenti pazzeschi, a cominciare dal defraudamento di un'ora nel giorno in cui avevo più cose da fare in assoluto e per finire con una serata che si è protratta fin a notte fonda, con zero voglia di dormire e zero voglia di combinare altro.

Ma siccome non tutti i mali vengono per nuocere, ne approfitto per recuperare un po' di ricette, a cominciare da questo Strawberry Bread che vi consiglio di provare al più presto. Proviene, ovviamente, dai miei amati lidi d'oltremanica, è una variante primaverile del più celebre Banana Bread ed è perfetto per colazione e per merenda.





STRAWBERRY BREAD

per uno stampo da cake (rettangolare) da litro

110 g di burro morbido

150 g zucchero

3 uova grandi

280 g farina 00

1 cucchiaino di lievito per dolci

1 cucchiaino di bicarbonato

estratto di vaniglia

50 g di nocciole o noci tostate e spezzettate

1 cucchiaino di sale

1 cucchiaio di cannella

200 ml di yogurt intero o di panna liquida

250 g di fragole

Da una parte, si monta il burro con lo zucchero e la vaniglia e si aggiungono le uova ad uno ad uno; dall'altra, si mescolano la farina con il lievito ed il bicarbonato, il sale e la cannella; dopodiché, si aggiunge in tre tempi questo miscuglio secco, alternandolo allo yogurt o alla panna, in due tempi

Tanto per capirci: farina, mescolare, yogurt o panna, mescolare, farina, mescolare, yogurt o panna, mescolare, farina.

Infine, si aggiungono delicatamente le nocciole o le noci e le fragole

Stampo da plum cake da litro, imburrato e infarinato

Forno statico 180 gradi per 50 minuti

ricetta inglese, a cui ho apportato alcune modifiche

1. ho usato la farina autolievitante

2. ho aggiunto un po' più di cannella

3. nocciole al posto delle noci

in forno, dopo 35 minuti, ho coperto la superficie con un foglio di alluminio, per evitare che scurisse troppo.

Nel mio forno, 50 minuti sono stati sufficienti.

Grande figata: le fragole, a differenza delle uvette, non hanno vocazioni suicide e non precipitano sul fondo. al massimo, si dissolvono nell'impasto, il che non fa che giovare alla morbidezza del dolce.

quella inquietante roba rosa che vedete lì, non sono i resti organici dell'ultima vittima della Fred Vargas ( un luogo incerto, lo sto leggendo in questi giorni), ma un godurioso burro alla fragola, ottenuto frullando tre o quattro fragoloni maturi e incorporandoli a 150 g di burro morbido. quando si dice che non ci facciamo proprio mancare niente....

baci doloranti

ale