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domenica 30 ottobre 2016

FINNISH MERINGUE COOKIES - BISCOTTI FINLANDESI CON MERINGA


 

(le mie modifiche in fondo al post)

"cosa dici, porti un po' di questi biscotti a Miguel, stamattina?"
"no"
(stralcio di conversazione a bocca piena, durante la colazione. Miguel e' il compagno di corso da cui mio marito va a studiare fra poco. E mio marito e' quello a cui i dolci ufficialmente non piacciono. Ufficialmente)



So di andare controcorrente, ma non sono una fan della pasticceria francese. 
O meglio: lo sono eccome, dall'altra parte del tavolo. 
Fatemi fare una maratona di croissant, di macaron, di beignets, di pralinee, di tutto quello che e' esposto nelle vetrine dei migliori pasticceri di Francia e vi assicuro che arrivero' in fondo, anche senza allenamento. 
Ma quando si tratta di mettere le mani in pasta e di preparare qualche dolce, mi passa subito tutta la poesia. 
Un po' perche' non ce la faro' mai, un po' perche' a casa mia non so quanto favore incontrerebbero. 
Mio marito non mangia dolci (ufficialmente), mia figlia alterna la giornata del salutismo rigido a quella del foodismo scatenato, per cui passiamo dalla barretta di semi di chia a quella di kit kat senza soluzione di continuita' e io, ahime', sono priva di qualsiasi forma di manualita'. 
Gia' fatico ad accendere il Kenwood, figuriamoci tutto il resto. 
Ragion per cui, a casa faccio dolci di altri Paesi. 
Prevalentemente britannici, finche' vivevo in Italia. 
Prevalentemente scandinavi, da quando vivo qui. 

Se, a questo punto, qualcuno obietta che tanto vale provare a cimentarsi con una saint Honoree, fa meglio a tacere :)





Anyway, questi biscotti sono "non facilissimi" da fare, alle vostre latitudini. 
Praticamente impossibli, alle mie.
Se pero' sfido tutte le leggi della fisica e monto la frolla, la stendo, la farcisco, la arrotolo e la taglio pure, all'Equatore, e' solo perche', come vi dicevo prima, non ricordo di aver mai mangiato biscotti cosi buoni. Lo sono da subito, da crudi e appena escono dal forno, migliorano ulteriormente col riposo, nella classica scatola di latta, fatta nascondere dal familiare piu' incorruttibile che avete. 
La ricetta proviene da questo blog e, strano ma vero, e' ancora poco diffusa in rete. 
Ma da oggi, mi impegno nella missione...



Ingredienti (per circa 20 biscotti, grandi grosso modo come il palmo di una mano)

per la frolla montata
200  g di burro, ammorbidito a temperatura ambiente
2 cucchiai di zucchero (e' meglio aumentare a 3 o anche a 4)
225 g di farina per torte
2 tuorli 
1 cucchiaino di bicarbonato (va bene anche un cucchiaino raso di lievito per dolci)
2 cucchiai di panna acida

per il ripieno
2 albumi
140 g di zucchero


Con le fruste elettriche, montate il burro con lo zucchero, fino a quando sara' bianco e spumoso. Aggiungete i tuorli , uno alla volta, sempre montando e la panna acida. In ultimo, unite la farina, setacciata con il lievito. 
Montate fino ad amalgamare bene tutti gli ingredienti e fate riposare in frigorifero, coperto con pellicola trasparente, per un'oretta. 
 
Pochi minuti prima di estrarre la frolla dal frigo, preparate la meringa per il ripieno

Con le fruste elettriche perfettamente pulite, montate gli albumi a neve ferma. 
Aggiungete lo zucchero, un cucchiaio alla volta, senza mai smettere di montare.
Continuate a montare, fino ad ottenere una meringa lucida e compatta. 
Tenete da parte 
Stendete la frolla fra due fogli di carta da forno, con il mattarello. 
La carta da forno e' fondamentale, perche' altrimenti vi si appiccica al piano di lavoro: non c'e' velo di farina che tenga. 

Datele la forma di un rettangolo, con il lato lungo di circa 20 cm e quello corto di circa 10. 

Spalmate la meringa sulla frolla, aiutandovi con una spatola: non e' detto che vi serva tutta, perche' lo strato deve essere abbastanza sottile, altrimenti fuoriesce da tutte le parti. Potete sempre aggiugerla alla fine, come decorazione. Cercate di lasciare circa 1 cm di spazio libero ai bordi

Disponete la frolla con  il lato lungo verso di voi. 
Aiutandovi con la carta da forno, iniziate ad arrotolarla per il lungo, con delicatezza. 
I biscotti tengono ben la forma in cottura, per cui non preoccupatevi di arrotolare la frolla troppo stretta. 4 giri sono perfetti. 

A questo punto, rimettetela in frigo ancora un po', prima del taglio. 
Meglio non metterla in freezer, perche' la pressione che dovreste poi fare col coltello rischia di far crepare la frolla (non nel senso che vi muore... si formano tutte le crepe, che poi si allargano in cottura, con fuoriuscita di meringa). 

Rivestite una teglia da biscotti con un foglio di carta da forno e sistematela vicino al piano di lavoro
Accendete il forno a 180 gradi, modalita' statica
Con un coltello a lama lunga, meglio se seghettato, tagliate il rotolo di frolla a fette di circa un cm di spessore e disponetele via via sulla teglia, bene allineate. 

Come dicevo prima, il biscotto non si allarga in cottura: quindi potete anche non rispettare le distanze di sicurezza :) basta che non li accostiate l'uno all'altro e va bene. 

Se volete, potete nappare i biscotti con la meringa avanzata. Stavolta non l'ho fatto, perche' volevo che vedeste bene "l'effetto che fa", con i giri e tutto il resto. Ma quanche volta copro tutto con un cucchiaio di meringa e vi assicuro che ne vale la pena. 

Un'altra cosa per cui vale la pena e' l'aggiunta di un po' di cardamomo nella frolla. 
O un po' di limone. 
O un po' di caffe'. 
O tutti e tre assieme, anche :)

Cuocete in forno caldo per 13 minuti. Controllate la cottura e, se dovessero essere ancora crudi, proseguite per 2-3 minuti ancora. Attenti comunque a non farli scurire troppo perche' con le frolle less is more. 

Sformateli e non toccateli assolutamente, per almeno 10 minuti. poi trasferiteli su una gratella e fateli raffreddare completamente. 
Dopodiche', procedete stoicamente alla conservazione, in una scatola di latta dalla chiusura ermetica. In teoria, si conservano fino a 3 settimane. 
In pratica, il povero Miguel salta la colazione. 
Ma, dimenticavo, a mio marito, i dolci, non piacciono....

Modifiche mie
considerato che e' da quando ho scoperto questa ricetta che sforno Finnish Meringue Cookies a ripetizione, ho apportato qualche modifica, non tanto alle dosi quanto al procedimento. Se seguite il procedimento originale alla lettera, avrete esattamente i biscotti che vedete nella foto: grandi e un po' sformati. Ottimi, ma bruttarelli, insomma. Senza contare le difficolta' di arrotolamento della frolla ripiena di meringa, che esistono tanto al caldo- umido dell'Equatore quanto al freddo gelido della latitudine di Genova.
Per cui, dopo varie prove, ho fatto cosi
- la frolla, intanto, e' un po' piu' dolce, perche' metto meno meringa. Aumentate le dosi di zucchero a 4 cucchai
- una volta impastata la frolla, la divido in 4 parti e stendo ciascuna in un rettangolo, una alla volta
- su ogni rettangol stendo poco piu' che un velo di meringa: non troppa, che poi fuoriesce tutta durante l'arrotolamento, ma neppure troppo poca, che poi non si sente. Diciamo che prima stendo un velo uniforme, con la spatola, e poi ne aggiungo un cucchiaio, che spatolo qua e la'.
- arrotolo, taglio, dispongo sulla teglia, esattamente come nella ricetta originale e poi pulisco il piano di lavoro e passo a stendere il secondo rettangolo. E cosi via, fino all'esaurimento della frolla. Probabilmente vi avanzera' un po' di meringa: avete la scusa di mangiarvela a cucchiaini, mentre farcite i biscotti.
- in questo modo, otterrete dei biscotti piu' piccoli, piu' belli da vedere (si vede bene la spirale, all'interno) e ugualmente buoni. Attenti a non lesinare con la meringa, come dicevo, perche' il buono sta li. Alla fine dovrete ottenere qualcosa di molto simile a questi


- attenzione ovviamente alla cottura che dovra' avere tempi leggermente inferiore. Questi biscotti non devono assolutamente brunire. Estraeteli dal forno quando sono ancora chiari e non toccateli per il primo quarto d'ora. Fateli raffreddare su una gratella e richiudeteli a forza in una scatola di latta. Poi, da qui, e' tutta teoria, quella che vorrebbe che venissero consumati almeno dopo un giorno.
Ma la storia, la conosciamo gia'.



lunedì 15 settembre 2014

SKOLEBROD -BRIOCHE NORVEGESI PER IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA




Durante uno dei primi mesi del suo primo anno di scuola, la creatura dovette affrontare l'iniziazione a una serie di "prime volte", al pari di tutti i suoi compagni di classe. Non dico "coetanei" perché la sua maestra di allora brillava per frustrazione e di conseguenza sottoponeva i suoi alunni a tutto quello che la signora avrebbe potuto fare, se solo fosse stata sufficientemente capace di farlo, con i referenti giusti- da studenti della scuola superiore a reclute di Full Metal Jacket: l'ovvio risultato, nonchè l'unico, fu la condivisione di uno stato di ansia generale che, neanche a dirlo, contagiò anzitutto le madri, in una gara a chi ce l'aveva più lunga (la lingua), tanto per sparar belinate all'ingresso della scuola, quanto per blandire la terribile maestra. 
Fu così che, agli inizi della prima, mia figlia dovette affrontare il suo primo compito in classe. 
Non ricordo che cosa fosse accaduto alla vigilia: col senno di poi, dubito che si sia stati sui libri e comunque mai quanto la sottoscritta avrebbe voluto.
Fatto sta che, al mattino, eravamo lì, in mezzo a tutti gli altri, ad aspettare che aprissero il portone dell'istituto- e le madri facevano quello che normalmente fanno le madri di quel genere: ripetevano la lezione fra di loro, inframmezzando la regola del 9 e il rosario delle tabelline con lodi sperticate alla maestra e silenzi ammirati di fronte alla geniale intelligenza dei loro figli. 
La mia, neanche a dirlo, si faceva i fatti suoi. 
Era un affarino da niente, bella come una bambina delle pubblicità, vestita ancora come piaceva alla mamma- e con la testa perennemente fra le nuvole. 
Non so cosa avrei dato, non dico perchè rispondesse per prima a quanto fa 2x2, ma almeno che mostrasse di essere presente alla conversazione e non con la mente altrove, persa in chissà quali meandri della fantasia. 
Invece, niente. 
E così finiva che ce ne stavamo in disparte, tutte le mattine, a subire i trattamenti che quel genere di madri riserva a chi non è come loro: il volume della conversazione che si abbassa, qualche risatina riservata alla sottoscritta alla quale, nonostante tutta la sua sicumera, era capitata una figlia cosi. 
Fatto sta che quella mattina, salutando la creatura, cambiai il solito "ciao amore ciao" in una esortazione a far bene il compito in classe. 
"Cerca di non fare errori!", le dissi, mentre lei si avviava sotto lo zaino lungo la salitina del portone. 
Stavo andando via quando, con la coda dell'occhio, intercettai un movimento. 
La creatura si era fermata a metà strada-e stava tornando indietro. 
Mi fermai anch'io, tornai sui miei passi, le andai incontro. 
"Mamma, cos'è che mi hai detto, prima di salutarmi?"
"Cerca di non fare errori, ti ho detto... "
"Ecco. Allora, senti, volevo dirti che non hai capito. Perché io cerco sempre di fare errori. Perchè altrimenti finisco come la Margherita, che è la prima della classe e sta antipatica a tutti"
Da allora, sono passati 14 anni, tutti sullo stesso tenore, con una disgraziata di figlia che ha sempre studiato il minimo sindacale, ottenendo il minimo di compenso e una madre- io- con il sistema nervoso liso dalle litigate, dalle mortificazioni, dallo sfinimento per cercare di far venir voglia di studiare a lei e far capire alla scuola che non era quella, la direzione giusta per mia figlia. Tant'è che, quando poi l'abbiamo trovata, questa ha continuato a non studiare come prima e a prendere i suoi soliti voti mediocri, ma ha poi fatto il famoso exploit di quest'estate alla maturità, prendendo un voto stellare, superiore non solo alle aspettative del parentado, comprese le grazie ai Santi e alla Madonna, ma a quelli di tutti i suoi amici. 
Tutti, Margherita inclusa.
E, che ci crediate o no, è immediatamente diventata antipatica a mezza Genova. 
"ma intanto, questi mica li devo rivedere più, ti pare?"
Come dire, che già in prima elementare, 'sta qua, aveva capito tutto...
 
 
 
SKOLEBROD


Propriamente, gli Skolebrod sono delle brioche poco dolci, profumate al cardamomo, con una specie di "occhio" ripieno di crema pasticcera e spolverate di cocco, tutt'intorno. La versione che trovate qui sotto è la mia personale, assolutamente eretica, che si avvale dell'aggiunta di una meringa francese, come "collante" per il cocco e di un tocco di marmellata di ribes rosso, per equilibrare l'altrimenti eccessiva dolcezza (in riferimento alla meringa)
Se volete attenervi all'ortodossia, eliminate le mie variazioni sul tema ed i vostri figli/nipoti/amici mangeranno gli stessi Skolebrod dei loro coetanei norvegesi. Ultimissima nota: gli originali sono un po' più piccoli, sui 5-6 cm di diametro

per 6 skolebrod del diametro di 10 cm


350 g di farina 00
100 g di burro fuso
50 g di zucchero semolato
180 ml di latte intero, tiepido
15 g di lievito di birra fresco
1 cucchiaino da caffè di cardamomo in polvere
un pizzico di sale
un tuorlo e poco latte per spennellare

per la crema pasticcera alla vaniglia

250 ml di latte fresco intero
2 tuorli, medi
80 g di zucchero a velo
30 g di amido di mais
i semi di mezza bacca di vaniglia

per la meringa francese

1 albume, medio
il doppio del peso dell'abume in zucchero semolato

per completare

50- 70 g di cocco essiccato
marmellata di ribes, di mirtilli rossi o di lamponi per decorare.

per le brioches

  • Intiepidite il latte.
  • Sbriciolate il lievito in una tazza, aggiungete un cucchiaio di zucchero e circa la metà del latte tiepido: mescolate con un cucchiaino in modo che il lievito si sciolga, coprite e lasciate riposare in luogo tiepido per una decina di minuti: quando sulla superficie si formeranno le classiche increspature, sintomo dell'attivazione, procedete con l'impasto.
  • Setacciate la farina sulla spianatoia e aggiungete il restante zucchero e tutto il mix di lievito e latte: iniziate ad impastare, unendo il resto del liquido un po' alla volta, fino ad ottenere un impasto morbido. A quel punto, unite il burro fuso, tutto in una volta e lavorate fino a quando non sarà stato assorbito dal composto. Aggiustate di sale, profumate col cardamomo, date all'impasto la forma di una palla e mettetelo a lievitare in una terrina, coperto da un canovaccio, fino al raddoppio: con queste dosi di lievito, ci vorrà circa un'ora e mezza
  • Dopodichè, sgonfiate l'impasto sulla spianatoia, lavoratelo ancora un po' e dategli la forma di un salsicciotto: con una spatola per impastare o un coltello, ricavatene 6 pezzi tutti uguali e date a ciascuno la forma di un panino rotondo: disponeteli via via su una teglia da biscotti, coperta di carta da forno, ad almeno tre dita di distanza l'uno dall'altro.
  • Coprite con un canovaccio e fate riposare, per almeno 30 minuti: i panini dovranno gonfiare e aumentare di volume.
  • Nel frattempo, preparate la crema pasticcera*e accendete il forno a 180°C, modalità statica.
  • Allargate poi il centro con le dita, in modo da formare un incavo, senza bucare il fondo: non deve risultare una ciambella, piuttosto un cestino. Riempite l'incavo con la crema pasticcera e spennellate il resto della superficie con il tuorlo d'uovo, stemperato in un po' di latte.
  • Infornate per 25-30 minuti, fino a quando la superficie sarà dorata
  •  Sfornate e fate raffreddare completamente su una gratella. 
  • Nel frattempo, preparate la meringa francese*
  • Quando i dolcetti si sono completamente raffreddati, stendete un po' di meringa attorno alla crema pasticcera, allo spessore di mezzo cm. 
  •  Spolverate subito con il cocco disidratato, che si "incollerà" alla meringa. decorate con una goccia di marmellata, al centro della crema pasticcera e servite


*per la crema pasticcera, col metodo più veloce del West

Fate scaldare il latte e portatelo a bollore
Nel frattempo, sgusciate i tuorli in una terrina e unite lo zucchero. Con una frusta a mano mescolateli vigorosamente, senza montare, fino a quando il composto assumerà un colore chiaro. Aggiungete l'amido, meglio se setacciato, mescolate di nuovo e poi unite il latte bollente a filo, incorporandolo poco alla volta. Rimettete tutto sul fuoco, a fiamma bassissima, unite i semi di vaniglia e portate a bollore, senza mai smettere di mescolare: appena la crema si addensa, togliete dal fuoco e fermate la cottura in questo modo: trasferite immediatamente la crema in una terrina, meglio se di vetro e mettete quest'ultima in un altro recipiente,  pieno di acqua fredda o di ghiaccio. Mescolate ancora, fino a che non si raffredda completamente. 

per la meringa francese

pesate l'albume e calcolate il doppio del peso in zucchero semolato. 
montate l'albume a neve ben ferma e solo allor aggiungete lo zucchero, un cucchiaio alla volta, senza mai smettere di montare. Quando avrete finito lo zucchero, continuate a montare per un minuto o due: la meringa è pronta


  • parto subito dall'obiezione: perchè non hai fatto la meringa italiana, visto che la servi a freddo? perchè non avevo tempo, è la risposta più sincera. Avessi avuto tempo, non lo avrei fatto comunque, perchè non ne vale la pena: la quantità è minima, serve solo per incollare il cocco e le uova che uso sono assolutamente controllate e sicure. 
  • altra obiezione, legata alla meringa: niente sale, niente limone, niente amido? nada de nada. di avere una meringa lucida (limone) non me ne poteva importare di meno; e sulla stabilità, una volta che si usano le dosi esatte e si impara a montarle, non c'è bisogno di altro. Prova ne è che sono ancora perfettamente montate, con tutta che ho preparato gli Skolebrod stamattina e ora sono le 21.54, si son fatti un viaggio in macchina sotto il sole dal Masonshire a Genova e, buon ultimo, ho montato a mano.
  • e comunque, delle meringhe parleremo diffusamente, prima o poi
  • l'impasto delle brioche è pazzesco: gli ingredienti si amalgamano in un attimo e lavorarlo è facilissimo, anche dopo la lievitazione: non si appiccica alle mani, "risponde bene",si lascia modellare con la massima duttilità. al limite, valutate l'ipotesi di aggiungere un cucchaio di farina, per il solito discorso che non si può sapere a priori quanta capacità di assorbimento abbia il tipo che viene utilizzato: stavolta, ho usato la 00 Coop - miscela per torte e dolci e mi son trovata benissimo. Quando uso la Bologna del mulino, devo aggiungere molto più liquido, invece. Vedete voi. L'importante è che aggiungiate gli ultimi 50 ml di latte poco alla volta. Fate assorbire, impastando- e poi andate avanti e alla fine decidete che cosa sia il caso di fare, se aggiungere ancora latte o fermarsi prima che sia finito. 
  • cardamomo=norvegia, ancor prima che Turchia o altri Paesi del medioriente. Se non gradite il suo aroma, potete sostituirlo comodamente con della vaniglia, meno con la cannella. Ma perde parecchio, in originalità.
  • un po' più di zucchero nell'impasto non guasta, anche se la mia versione è molto ricca di dolcezze. Ma personalmente un 15-20 g in più li avrei messi. 
  • non fatevi spaventare dalla lunghezza della spiegazione, perchè credo di aver impiegato più tempo a scrivere la ricetta che a prepararla- tempi di lievitazione inclusi. 


la dedica più ovvia è a tutti i protagonisti del "primo giorno di scuola", che si tratti dell'inizio della scuola materna o dell'ultimo anno prima del diploma. Ma servono anche per tirar su il morale ai loro genitori, visto che da qui a giugno è lunga e fare il pieno di energie non è mai una cattiva idea

non mi stancherò mai di ripeterlo: l'impasto è facilissimo. si incorda in un attimo, lievita che è un piacere, si modella divinamente e garantisce il risultato, anche senza essere panificatori provetti. Il resto, lo fa la decorazione, così sontuosa e ridondante (e dannatamente semplice)






mercoledì 28 novembre 2012

Starbooks di Novembre- L'Insuccesso


PicMonkey Collag1e



Stavolta, sono imbarazzatissima. Perchè credo di essere l'unica, nella squadra dello Starbooks, a uscire insoddisfatta dalla verifica delle ricette di Scandinavian Christmas. Su cinque provate, in totale, solo una ha incontrato i miei gusti: delle altre, tre si sono rivelate una delusione e una- quella che segue- non è proprio riuscita. Per cui, per la prima volta da che esiste questa squadra, mi ritaglio una stanza tutta per me, dove esprimo tutte le mie perplessità, per poi passare al ruolo più ufficiale, di quella che tira le somme con equilibrio e obiettività. Un po' come Fantozzi, quando si sfoga in privato, insomma :-)



Quello che penso io: la prima cosa, è che non mi piace la cucina scandinava, quanto meno non quella rappresentata in questo libro. Il che, vale come un'assoluzione per l'autrice e la sua opera. Se le patate caramellate, dopo due ore di cottura e un kg di zucchero, alla fine avevano un sapore pressochè identico alle patate dolci, che tanto vale compravo quelle e me la cavavo in metà tempo, non è colpa dell'autrice. Così come non è colpa sua se i cavolini di Bruxelles coi mandarini hanno un retrogusto amarognolo che copre tutto quanto e dopo i due minuti di cottura in padella che vengono indicati sono ancora crudi: sarà dipeso dalla qualità dei cavolini che ho comprato io. Quello che però mi ha lasciata insoddisfatta, al di là dei gusti personali, è la superficialità del testo. Tre annotazioni in croce, senza nessuna concessione ad eventuali errori. Per dire, se lascio cuocere i cavoletti più dei due minuti previsti (o quattro: comunque, pochissimi), è ovvio che prendano un retrogusto amaro. Ma se li lascio in padella per così poco, son crudi. Allora, avrei preferito che l'autrice entrasse nel merito del problema, raccomandandosi di non prolungare la cottura oltre un tot, per dire. Idem per i pepparkakor con il golden Syrup: fa schifo, il Golden Syrup, se paragonato al miele della ricetta originale. Considerato che oltretutto non  appartiene alla tradizione svedese, sapere perchè si usa questo ingrediente e non l'altro, manifestamente più adatto a quel tipo di biscotto, spiegare il motivo di questa sostituzione avrebbe chiarito le intenzioni dell'autrice. O forse no: però, di sicuro, avrebbe dato l'impressione che dietro a questa pubblicazione ci fosse un sincero desiderio di far conoscere la cucina della propria terra di origine e non quello di portare a termine l'ennesima operazione di marketing.

Il giudizio complessivo della squadra, però, è positivo: tant'è che penso di essere stata semplicemente sfortunata nela scelta. Però, è proprio sulla base di questi insuccessi che son venuti al pettine i nodi di quest'opera, come cerco di spiegarvi con l'esempio di questa torta qui, che è stata un fallimento epocale, come non capitava da tempo immemorabile. 


La Ring Cake- in lingua originale Krasencake-  è una torta svedese tradizionale, a base di pasta di mandorle, che si prepara di solito per le feste nuziali o comunque per le grandi occasioni. Tanto per avere idea del risultato finale, è una cosa del genere

image from here

La si prepara partendo da un impasto fluido, che viene cotto in stampi appositi, piatti e con scanalature a forma di cerchi concentrici, nei quali viene versato il composto e che poi vanno in forno


 
Image from here
Sono venduti a set, sono già proporzionati, per cui alla fine la costruzione del dolce è molto più semplice di quanto possa sembrare a prima vista: una volta cotti gli anelli, si sformano e si impilano, senza nessun bisogno di prendere le misure. Per tenerli assieme, si usa un po' di glassa, di zucchero o di marzapane o di cioccolato bianco- che è quella che crea anche i motivi ornamentali che vedete nella foto. 
Scartabellando in rete, ho trovato molte ricette, fortunatamente tutte uguali: si prepara una specie di marzapane casalingo, con un tpt di mandorle tritate e di zucchero a velo, tenute insieme con dell'albume e poi si cuoce. Fine. (potete leggere tutto qui, in italiano, con tanto di realizzazione bellissima del prodotto finito). 

Rispetto alle ricette tradizionali, la versione della Hahelmann eliminava gli stampi e proponeva quindi un impasto più compatto, con l'aggiunta di marzapane. 
Cito a memoria, perchè non ho il libro sottomano
375 g di mandorle
375 g di zucchero
75 g di albume
500 g di marzapane

Dopodichè, si dovevano arrotolare otto cilindri, ciascuno di tre cm minore dell'altro, per poter ottenere dei cerchi concentrici, da attaccare fra loro con del cioccolato fondente. 

Premetto che tutta questa pappardella qui è frutto di miei personalissimi studi :-). La Trina non si premura di dare nessuna spiegazione, se non le solite tre righe in foodbloggerese che inneggiano alla scenografica bontà del dolce. Non parla di tradizioni, non parla di stampi, neanche dice che lei dimezza il numero dei cerchi, per dire, con ovvie ripercussioni sulla "scenografica bontà" di cui sopra.


In ogni caso, io eseguo alla lettera, come da Starbooks- e ottengo come primo risultato una pasta di mandorle piuttosto fluida, ovviamente non lavorabile a mano. Ma c'è il marzapane da "grattugiare", come da ricetta. Se non che, il mio non si grattugia, per niente. Anzi, dopo un po' che lo tengo in mano, inizia a sudare copiosamente. E a rammollirsi sulla grattugia. Un attimo prima che implori pietà, smetto. E resto lì, con del marzapane spappolato da una parte e un impasto inutilizzabile dall'altra, a chiedermi cosa fare. 

Consulto il libro, in cerca di aiuto. 
Niente
"Grattugiare il marzapane", dice, e nulla di più. 
Provo col coltello, con la mezzaluna, col frullatore - e tutto quello che ottengo è un pappone sformato e molliccio. 
Inizio ad aggiungerlo al composto di mandorle, zucchero e albume. Un cucchiaio per volta. 
non va. 
Provo all'inverso, un cucchiaio di composto nel marzapane. 
Nel frattempo, la cucina è diventata un campo di battaglia, con frullatori sporchi, pile di terrine, tutta la collezione di grattugie tirata fuori dai cassetti- e la carogna della sottoscritta, che pure in mezzo a tutto quel casino trova la via per montare, inesorabile. 
Alla fine, mi faccio coraggio e passo all'impasto a mano. 
E la carogna si trasforma in panico puro, quando realizzo che sono praticamente incollata alla madia.
Faccio un fioretto (se mi stacco, prometto che la brevetto) e mi appello all'estremo diktakt di qualsiasi casalinga disperata, quel "salvate l'impasto a tutti i costi"- e da lì in poi è tutto un aggiungere farina di mandorle, per liberarmi dalla morsa del composto prima e per cercare di tirarci fuori qualcosa, poi. 
Il risultato è quella storta creazione che vedete in foto e che, come prevedibile, ha preso subito la via della rumenta. L'abbiamo assaggiata, faceva schifo. 

Il punto è che, probabilmente, avrebbe fatto schifo anche se fosse riuscita: perchè aggiungere marzapane a un composto di marzapane, per ottenere un dolce alto la metà di quello originale, che è formato da marzapane e basta, significa avere una mappazza dolcissima- e nel mio caso, pure appiccicosa. 
Da buona genovese, ci aggiungo che quello che è finito nella spazzatura è stato circa un kg di pasta di mandorle: siccome in questi casi non bado a spese, fatevi un po' due conti e avrete solo una vaga idea di quanto e come abbia pensato alla Trina, quel giorno e nei due successivi. 
come se non bastasse, pure la scheda telefonica non ha retto a cotanto capolavoro. Si è fulminata, a torta già in discarica. L'unica foto che son riuscita a recuperare è quella che vedete e tutto sommato va bene così, che certi spettacoli bastano una volta sola...


Eccovi le altre ricette- tutte infinitamente più belle di questa
La Ale: Pepper Nuts
La Cristina: Glogg


con dicembre, lo Starbooks va in letargo, per riprendere a gennaio. Tuttavia, siccome è tempo di regali, abbiamo pensato di farvi una sorpresa. che per ora mi limito ad annunciare (perchè se non c'è un po' di suspance, che sorpresa è?) ma che arriverà a breve, su tutti gli schermi. Voi state attenti, che la prima slitta che passa è la nostra :-)
buona giornata
ale