lunedì 13 agosto 2018

ROSELLA POSTORINO- LE ASSAGGIATRICI

TRAMA


Con una rara capacità di dare conto alle ambiguità dell'animo umano, Rosella Postorino, ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf) racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della storia, forte dei desideri della giovinezza.


La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. «Da anni avevamo fame e paura,» dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l’autunno del ’43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: «Mangiate», davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato.
Nell’ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s’intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del ’44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti – come una sorta di divinità che non compare mai – incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito



CHE COSA DICONO GLI ALTRI

Una bellissima recensione (competente, pure: sarà  per questo che è fuori dal coro?) qui



CHE COSA DICO IO

Il mondo del'editoria ha un andamento binario: qualche anno fa abbiamo avuto due memorie di una geisha, poi due ladri di libri, poi due quante ragazze del treno e un po' di donne alla finestra e non so quante  piccole librerie sulle rive di un fiume. Quest'anno tocca alle assaggiatrici di Hitler, complice il disvelamento del segreto dell'ultima di loro che,poco prima di morire, alla veneranda età di 94 anni, ha raccontato di aver lavorato insieme ad altre malcapitate ragazze tedesche al servizio del Fuhrer, rischiando la vita tutti i giorni, per tre volte al giorno, per salvare quella di Hitler. I titoli che girano sono due ma questo è quello con la benedizione della critica e del consesso degli intellettuali. 
A leggerlo, si capisce il perchè: scrittura monocorde, asfissiante, che bene esprime la cappa di paure inconfessabili di quegli anni, che si moltiplicano in quel ruolo e nelle dinamiche  che si sviluppano in un gruppo di condannate a morte- perchè questo sono le assaggiatrici, a dispetto della loro razza ariana e, in qualche caso, della loro totale e cieca fedeltà al regime. Qui, ci starebbe bene l'ampia parentesi sul perchè mai per essere intellettuali si debba essere tristi e pesanti e per essere umani si debbano apprezzare queste letture- ma stasera sono buona, oppure solo stanca, e ve le risparmio. Vi tocca solo il giudizio su questo libro, su cui avevo tante aspettative, la maggior parte delle quali è andata delusa. 
Parto dalla grande delusione della parte finale, che sta alla storia come le teste posticce che si mettevano sulle statue nei secoli passati. Slegato, insoddisfacente, persino inconcludente. L'ambientazione storica è risolta in modo banale: va bene che erano le Assaggiatrici di Hitler, ma gli stereotipi son troppi e sfondano nella non credibilità. La scrittura, come ho già detto, è monocorde: funziona se  è al servizio del dramma, si involve su se stessa nell'introspezione. E sarà che sono reduce dalla meravigliosa bellezza de La Famiglia Aubrey, ma ho faticato ad arrivare in fondo.