venerdì 3 agosto 2018

JIM POWELL - PER FARE LA FRITTATA



TRAMA

È un vecchio detto rivoluzionario attribuito a Lenin: «Per fare la frittata bisogna rompere le uova». Ma quando le uova assumono i connotati dei propri familiari, di noi stessi, dei luoghi cari dell'infanzia, improvvisamente l'aforisma perde molto del suo fascino e si manifesta in tutta la sua dirompente e mascherata violenza. La violenza della Storia, dalla Seconda guerra mondiale, alla Shoah, alle dittature comuniste nei paesi dell'Est.
Eppure, per Feliks Zhukovski, al termine di un percorso di scoperta e rigenerazione (e tante uova rotte...), la vita forse può ricominciare davvero da capo.

Parigi, 1991. Dopo la caduta del muro di Berlino, in piena dissoluzione dell'Unione Sovietica, Feliks Zhukovski, di origine polacca, solitario e abitudinario autore della Guide Jaune - l'unica guida «turistica» ai paesi dell'Est pubblicata in Occidente fino a quel momento - si trova di fronte alla classica offerta «che non si può rifiutare»: verrà ricompensato profumatamente se accetterà di cedere i diritti della sua guida nientemeno che a un editore americano. Per lui, convinto fautore delle magnifiche sorti dell'ormai ex Blocco sovietico e da sempre attivista e «uomo di sinistra», seppur fuoriuscito dal Partito comunista francese, il dilemma è serio. Ma più di ogni altra cosa, è l'inizio di un viaggio, fisico e interiore, che lo porterà a rivedere le sue certezze ideologiche fredde e razionali, astratte e assolute, alla luce degli incontri, delle emozioni, delle relazioni fondamentali - rifiutate o perdute - della sua vita: suo fratello, la donna che ha amato e mai più rivisto, e soprattutto sua madre.
Peregrinando tra la Polonia e la casa scomparsa dell'infanzia, il bar della Stasi a Berlino dove aveva conosciuto Kristin, e Columbus, Ohio, profonda provincia americana, dove il fratello Woody-Woodrow (chiamato così dalla madre in onore del presidente statunitense Wilson) in fuga dalla guerra è diventato agiato piccolo imprenditore, Feliks vedrà aprirsi, inaspettatamente, tra gioie e difficoltà, una nuova stagione della sua vita. E ce la racconterà con disincanto, ironia e autoironia a tratti tagliente, e con sempre maggiore coinvolgimento emotivo.


CHE COSA DICONO GLI ALTRI

Un magnifico romanzo d'esordio... una storia indimenticabile, dal fascino sommesso... Powell ha ottenuto un risultato raro e notevole: un romanzo in cui narrazione avvincente ed erudizione storica si amalgamano a perfezione»
«The Boston Globe»



CHE COSA DICO IO
Io spoilero, stavolta. E vi dico che, se alla fine del romanzo, Feliks avesse abiurato la sua posizione politica, questa sarebbe stata la solita solfa moraleggiante e fastidiosissima di chi si pente del male fatto e torna sui suoi passi. La forza di questa storia, invece, è tutta nel fatto che il protagonista non cambia schieramento- ma semplicemente cambia idea su di esso, con un finale che è in piena armonia con il carattere di questo bellissimo personaggio, una via di mezzo fra Zeno Cosini e George Gray di Spoon River: un uomo che ha scelto di stare ai margini della vita, trovando nell'ideologia una forma di giustificazione per la sua paura di gettarsi nella mischia, affrontando tutto quello che viene, compresi i nodi irrisolti del suo passato. E adesso che da uno spiraglio si apre una falla e dalla falla esce il flusso della Storia maiuscola, Feliks alza finalmente la testa dai cumuli di sabbia sotto i quali l'ha tenuta finora e per la prima volta, inizia a cercare le risposte a tutti i punti oscuri della sua vita. Il suo sarà un viaggio a tutto tondo, che lo porterà a viaggiare nel tempo, ma anche nello spazio, per ritrovare le persone a lui più care e scoprire che tutte sono state vittima di quello Stalinismo che lui ha cosi tanto difeso e che, a ben guardare, è stato il suo vero nemico. Una storia avvincente che lo stile lieve e ironico dell'autore rende ancora più gradevole ed un libro intelligente, come non ne leggevo da un bel po'

VOTO *****