sabato 28 luglio 2018

MARCO MALVALDI- BUCHI NELLA SABBIA



TRAMA

Ernesto Ragazzoni avrebbe voluto che sulla propria tomba fosse scritto: «D’essere stato vivo non gli importa». Poeta dei buchi nella sabbia e delle «pagine invisibilissime», dell’arte giullaresca realizzata nella vita fuori dal testo, è in un certo senso il testimone di questo «dramma giocoso in tre atti». Come grottesco contrappasso, accanto a lui, bohémien anarchicheggiante e antimilitarista, agirà come in duetto un rigido ufficiale dei regi carabinieri.Siamo nel 1901, tempo di attentati (il re Umberto è stato appena ucciso), e a Pisa, terra di anarchia. Al Teatro Nuovo si aspetta il nuovo re, per una rappresentazione dellaTosca di Giacomo Puccini. Le autorità sono in ansia: il tenore della compagnia «Arcadia Nomade», i cavatori di marmo carrarini convocati per alcuni lavori, gli stessi tecnici del teatro, sono tutti internazionalisti e quindi sospetti. E nell’ottusa paranoia dei tutori dell’ordine, perfino il compositore, il grande Puccini, è da temere tra i sovversivi. A scombinare ancor di più le carte è l’intervento di quello stravagante di Ragazzoni, redattore del giornale «La Stampa».Fatalmente l’omicidio avviene, proprio sul palcoscenico al culmine del melodramma, e non resta che scoprire se sia un complotto reazionario o un atto dimostrativo di rivoluzionari. O un banale assassinio.


COSA DICONO GLI ALTRI



COSA DICO IO

Eccezion fatta per Odore di Chiuso, i romanzi di Malvaldi non mi piacciono. Ho chiuso con il BarLume già alla seconda prova (sì, lo so, lapidatemi con le Luisone), leggo per amore di completezza i suoi racconti nelle raccolte di Sellerio con un entusiasmo pari a quello che legge per amore di completezza- ma devo reprimere ogni volta il fastidio che mi provoca la sua prosa. Per me, Malvaldi è l'equivalente del comico che ride delle sue battute, è scrittore che spiega, invece che narrare, che anticipa e svela, invece che lasciare al lettore il piacere della scoperta- ma pazienza: il pubblico lo adora e tanto basta. Se sono tornata sul mio fermo proposito di non cascarci più è stato per i consigli di amici che stimo anche per i loro gusti letterari e che adesso pubblicamente ringrazio per le due ore di piacevole divertimento che mi hanno regalato, consigliandomi questo romanzo. Ilare (perchè la scrittura umoristica è un'altra cosa), con una idea felice che fa dimenticare le pecche della narrazione. Logico: che non vi venga in mente Il Birraio di Preston (specie dalle pagine 59 a 62), perchè se succede mandate a ramengo tutti gli sforzi che sto facendo per scrivere uno straccio di recensione e non è cosa. E comunque, a farla breve: l'idea è buona, ma la scrittura non è all'altezza. 



VOTO**e mezzo