sabato 28 luglio 2018

MARCO BALZANO - RESTO QUI


TRAMA


Quando arriva la guerra o l'inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole.

L'acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale giace il mistero di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua che hai imparato da bambino è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora non resta che scegliere le parole una a una per provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia durante gli anni del fascismo. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all'improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l'altro, la costruzione della diga che sommergerà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine.

CHE COSA DICONO GLI ALTRI...

O meglio, che cosa dice l'autore, in un articolo che prolunga le emozioni nate dalla lettura di questo libro. Leggetelo dopo, però...

CHE COSA DICO IO

“Non aveva più le sue bestie, il suo campo era stato sommerso, non era più un contadino, non abitava più il suo paese. Non era più niente di quello che voleva essere e la vita, quando non la riconosci, ti stanca in fretta”.

Anche se il 2018 ha ancora molti mesi davanti, dubito che leggerò qualcosa di più toccante e commovente di questo libro. "Ancestrale" è uno degli aggettivi che l'autore usa per descrivere la sua narrazione e certamente non si può non concordare. Nello stesso tempo, Resto Qui è molto di più che una storia viscerale di attaccamento al proprio paese e alle proprie radici: è un invito a studiare la Storia, quella con la maiuscola, quella che abbiamo ignorato, sin dai banchi di scuola- la storia di un popolo colpevole di aver voluto difendere una propria identità, vittima prima del Fascismo e poi del Nazismo, così illusorio, così traditore, e poi ancora degli interessi economici di una società estranea e straniante, che arriva a violentare la terra e a distruggere paesi in nome di una diga che tutto travolge, essei umani e umanità. Ed è anche un invito a capire e a ricordare, che parte dai selfie col campanile di ignari turisti e arriva a tutti noi, nel racconto virile di Trina, la protagonista, che la vita ha indurito nei modi, ma non nel cuore, ultima testimonianza dell'ennesima storia della lotta dei poveri contro i ricchi, che va a finir male. Ma che, nello stesso tempo, è capace di risvegliare in noi lettori sentimenti puri, di compassione, quella che oggi sembra sepolta sotto le tastiere ma che invece rimonta- e in un groppo che ti chiude la gola. 

VOTO *****