sabato 28 luglio 2018

ILARIA TUTI-FIORI SOPRA L'INFERNO



TRAMA

«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell'orrido che conduce al torrente, tra le pozze d'acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l'esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l'inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling, e ogni giorno cammino sopra l'inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall'età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l'indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura



COSA DICONO GLI ALTRI

Una vicenda piena di colpi di scena con una scrittura tesa, rapida e che sa sfruttarel'ambientazione a dovere: le montagne, la natura primitiva, il bosco.
Alberto Grandi, Wired.it

Ilaria Tuti sa conquistare e mantenere alta l'attenzione dei lettori.
Claudia Morgoglione, Robinson - La Repubblica


Ilaria Tuti con Teresa Battaglia non ha creato un semplice personaggio, bensì una persona autentica e tridimensionale. Con la sua protagonista, Ilaria Tuti fa il miglior regalo che uno scrittore possa fare ai suoi lettori: qualcuno cui affezionarsi.
Donato Carrisi, Corriere della Sera


COSA DICO IO

Io dico che i recensori dovrebbero prendersi la responsabilità di quello che scrivono. E risponderne poi ai loro lettori. E sorvolo sulla materia raccapricciante (anche se forse bisognerebbe dirlo, che alla prima vittima son stati cavati gli occhi, la seconda è stata mangiata, la terza scorticata-e il tutto lasciandole vive, perchè non è che proprio a tutti piacciano ste cose, ok?), sorvolo sulla lungaggine in cui si trascina la storia (perchè, 298 pagine, perchè????), sorvolo sui bignami di criminologia che ci propina la protagonista (e sì, l'ho studiata e l'ho pure insegnata, il diritto per esprimere un po' di fastidio ce l'ho): ma basare tutta l'impalcatura (cioè tutte le 298 pagine di non-cadaveri mutilati, di bambini sofferenti, di seghe antropologiche e via dicendo) su un presupposto che manifestamente confligge con le peculiarità del colpevole non sta in piedi. E' come dire che l'assassino è cieco e il movente è la vendetta per quello che ha visto. Questo è il vero limite di un libro a cui, lasciatemelo dire, più che l'autore sono mancate le sagge sforbiciate dell'editor. Due stelline perchè sono comunque arrivata in fondo, anche se solo per l'amara conferma di intuizioni sorte già a pagina 10. Ma non ci sarà una seconda occasione. 

VOTO **