sabato 28 luglio 2018

HELENA JANECZEK- LA RAGAZZA CON LA LEICA


TRAMA

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

COSA DICONO GLI ALTRI...

Vincitore del Premio Strega 2018
Vincitore del Premio Bagutta 2018
Finalista al Premio Campiello 2018

COSA DICO IO...

Più invecchio e più si infittiscono le domande a cui non riesco a dare risposte logiche. Su tutte, in questo periodo, come viene assegnato il Premio Strega. E anche tutti gli altri premi, visto che questo romanzo ne ha fatto incetta (e chissà quanti altri ne prenderà, sia chiaro). Ma raccontare senza passione una donna che era passione, al punto da morire su un campo di battaglia come reporter di guerra, a soli 27 anni è privare Gerda Taro della sua vera essenza. Non a caso, il ritratto che ne emerge è quello di una ragazza degli anni Trenta, più civettuola che affascinante, più stupidotta che eroicamente incosciente, più creazione letteraria che personaggio vero. La vittima sul campo è l'empatia con il personaggio, ucciso dalla noia di una scrittura prigioniera del proprio autocompiacimento e dall'irritazione per un premio rubato ad romanzo immensamente più di valore. (per la cronaca, questo qui)

VOTO *