sabato 28 luglio 2018

GIORGIO SCERBANENCO - L'ISOLA DEGLI IDEALISTI



LA TRAMA 

“Sull’isola della Ginestra, un piccolo scoglio verde al centro di un lago, la villa della famiglia Reffi è il rifugio sicuro per il vecchio Antonio, medico otorino dall’ironia affilata, e i suoi due figli. Carla, la maggiore, si dedica alla scrittura tra le frecciatine del genitore. Celestino, il fratello minore, è diventato medico per esaudire le preghiere del padre ma preferisce rivolgere il suo intuito alla matematica. Con i cugini spiantati Vittorio e Jole e le due domestiche, gli abitanti del Ginestrin sono al completo. La vita sull’isola scorre tranquilla fino a quando sulle sue rive non approdano due ladri d’albergo in fuga dalla polizia: Guido, giocatore d’azzardo con la passione per la pittura e Beatrice, bella, sfacciata e fatale. L’arrivo dei due latitanti e le loro rivelazioni incrinano il mondo perfetto dei Reffi, che si ritrovano l’uno contro l’altro di fronte a un dubbio morale: denunciare i due ospiti o dare loro una possibilità di riscatto? È l’inizio di un vortice di tensione che sconvolge la quiete dell’isola e gli animi dei suoi abitanti, che tra amori impossibili, fughe, bugie e invidie dovranno fare i conti con la loro più vera natura. Un libro perduto durante la Seconda guerra mondiale e ritrovato nell’archivio di famiglia, un romanzo inedito nello stile del migliore Scerbanenco: tagliente, ironico, sensuale. Il ritorno del maestro del noir all’italiana.

COSA DICONO GLI ALTRI...

Un libro perduto durante la Seconda guerra mondiale e ritrovato nell’archivio di famiglia, un romanzo inedito nello stile del migliore Scerbanenco: tagliente, ironico, sensuale. Il ritorno del maestro del noir all’italiana.

«Forse, se si volesse identificare il momento in cui Scerbanenco passa al noir, potrebbe essere proprio nelle pagine di questo romanzo.» - Cecilia Scerbanenco

«È come se il suo fantasma fosse ancora con noi lettori o autori di gialli e noir.» - Piero Colaprico, la Repubblica


COSA DICO IO...

Se non fosse stato per Brunella Gasperini, non avrei mai conosciuto l'opera di Scerbanenco. 
Bugia grossa come una casa, perchè mia mamma e mia nonna la sapevano a memoria e di sicuro prima o poi sarebbe toccato anche a me: ma avere uno sponsor come Brunella (lo adorava) negli anni in cui ho iniziato a leggere i suoi romanzi, me lo ha proiettato subito nel Pantheon dei grandi, a dispetto della mia sensibilità di allora, più incline alle atmosfere inglesi del tè con delitto che non alle nebbie milanesi, venate di noir. 
La premessa è doverosa perchè questo Scerbanenco ritrovato è "gasperiniano" fino al midollo. Nel lago, nella famiglia di intellettuali sublimamente strampalata, nel senso dell'umorismo un po' surreale, nelle atmosfere e sì, anche nella trama- questa missione educativa, che suona assurda all'orecchio della "normalità" (quale persona normale non denuncerebbe una coppia di ladri armati che approdano in una villa isolata, al solo scopo di rieducarli al bene?) ma si adatta perfettamente all'ambiente: far diventare onesti i ladri, con un programma personalizzato che tenga conto delle loro inclinazioni e corregga le loro abitudini. 
Ne è uscita una chicca alla Scerbanenco, una storia in cui l'autore ci conduce con la sua mano soavemente leggera e lo sguardo gentile di chi osserva senza giudicare e, proprio per questo, fa emergere il male dove effettivamente è e non dove si pensa che sia. Un romanzo che si legge d'un fiato, una prosa che sa essere lirica, senza mai perdere la sua compostezza, un libro che si finisce per amare (copertina inclusa) e che ribadisce quanto i fuoriclasse non abbiano bisogno di affannarsi con trame complicate e teorie strampalate, per coinvolgere il lettore. 

VOTO ****