sabato 28 luglio 2018

ELISABETH ÅSBRINK, 1947


TRAMA



Dove comincia il presente? Quando nascono le forze, i conflitti e le idee che governano la nostra epoca? Inseguendo le tracce della famiglia che non ha mai potuto conoscere, Elisabeth Åsbrink ci trasporta in un anno cruciale del ’900, nel momento in cui l’Occidente, reduce dal Secondo conflitto mondiale, è di fronte a una serie di bivi e possibilità ancora aperte, e compie scelte decisive per i nostri giorni. È il 1947 quando scoppia la Guerra fredda, viene istituita la CIA e Kalašnikov inventa l’arma oggi più diffusa al mondo; l’ONU riconosce lo Stato di Israele e il figlio di un orologiaio egiziano lancia il mo­derno jihad. È solo nel ’47 che viene redatta la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, prima sconosciuti all’umanità quanto il termine «genocidio», coniato da un giurista polacco che ha perso la famiglia nei Lager. E mentre una rete clandestina di organizzazioni internazionali mette in salvo i gerarchi del Reich e rilancia gli ideali fascisti, Primo Levi riesce a pubblicare Se questo è un uomo, un disilluso George Orwell scrive il profetico 1984 e Christian Dior crea il suo controverso New Look. In mezzo a tutto questo, tra le masse di profughi ebrei che attraversano l’Europa in cerca di una nuova vita, c’è il padre dell’autrice, un orfano ungherese di dieci anni, davanti a una scelta che deciderà il suo futuro. In un racconto poetico e documentatissimo, che ci cala nei destini di personaggi d’eccezione e persone comuni, Åsbrink ricompone il puzzle di un anno emblematico per la sua identità personale e per quella collettiva. E scavando nei retroscena degli eventi, fino agli istanti in cui la Storia avrebbe potuto prendere un altro corso, arriva all’origine di quei nodi che non abbiamo ancora sciolto


COSA DICONO GLI ALTRI

Qui trovate una bella recensione dello Start Tribune, abbordabile anche da chi non conosce bene l'Inglese
Qui invece un video (girato malissimo), ma che racconta il libro in modo esaustivo. Il resto, lo trovate nel cosa dico io


COSA DICO IO


Il sottotitolo del'edizione originale, inspiegabilmente scomparso nella traduzione italiana è "dove tutto comincia". E davvero questo è il cardine dell'opera, l'alpha e l'omega degli studi condotti da questa bravissima giornalista svedese, molto famosa in patria ma quasi sconosciuta da noi, che in questo libro racconta tutti i fatti avvenuti in questo anno, scandendoli mese per mese e in base alle aree geografiche. In mezzo, fra giugno e luglio, una parentesi autobiografica, la storia dei suoi nonni ebrei e delle sue radici altrimenti difficili da dedurre, non solo dal cognome ma anche e soprattutto dalla obiettività con cui registra i fatti di cui narra. Ed è proprio grazie a questa obiettività che, sotto i nostri occhi, prende forma il puzzle di tutto quello che è accaduto in quei 365 giorni in cui "il globo terrestre ruota di un grado in direzione di quello che noi oggi chiamiamo presente" ma che, proprio perchè inchiodati ad una data, assumono ben altre risonanze. All'indomani dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale, mentre l'Europa cerca faticosamente di rialzarsi, il focolaio di una nuova guerra si sposta nel Medio Oriente e intere popolazioni si dilaniano nella fase delicatissima e sanguinaria della decolonizzazione indiana. Il 1947 è l'anno in cui rinascono i Fascismi e i Nazismi, lo Stalinismo si rivela per quello che drammaticamente sarà, mentre dalla Francia si affermano le teorie negazioniste e la Gran Bretagna si scopre al centro di una nuova questione sionista. Nel 1947 un avvilito e triste George Orwell, da poco vedovo e con un bambino, scrive 1984 nelle brume dell'isola di Jura, mentre una Simone de Bevoir , sospesa fra due amori, elabora Il Secondo Sesso. Nel 1947 un giovane operaio russo i cui genitori sono stati deportati in Siberia otterrà  in cambio dell'invenzione di un'arma un orologio e l'onore di ribattezzarla con il suo cognome, Kalashnikov, mentre un politico statunitense darà il proprio nome ad un Piano di aiuti internazionali e Christian Dior diventerà, prima ancora che un sarto francese, sinonimo di una riscossa che passerà attraverso il mento alzato e il vitino dalla vespa delle sue mannequin e per questo contestatissimo, anche dalle stesse donne. Il 1947 è l'anno dei processi di Norimberga, della lunga, travagliata e frustrante affermazione del concetto giuridico del genocidio (termine inesistente, prima di allora), delle fughe dei Nazisti verso la Bolivia e l'Argentina, dell'ultimo vicerè dell'India, del jazz di Gillespie e di Birdie e del bebop di Teloniusus Monk, di Schonberg e del Doktor Faust di Thomas Mann, di Eleanor Roosvelt e della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, della morte di Henry Ford (su cui l'autrice sembra avanza qualche sospetto), del primo avvistamento UFO e di tante, tantissime altre cose ancora che finiscono per ricomporsi in un'opera che si legge con interesse e passione e che ci mette di fronte agli abissi della nostra ignoranza: perchè tutto si studia, a scuola, tranne che questo anno e se lo si fa, non è certo in questo modo. Un libro da leggere e da consigliare, anche in vista di quei benedetti conti con il nostro passato che Dio solo sa se avremmo dovuto fare, da un po' e che oggi non può più aspettare. 

VOTO *****