sabato 4 novembre 2017

Shabbat a Tel Aviv- cosa (NON) fare

di Alessandra


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A scanso di equivoci, la sottiscritta si è passata uno Shabbat intero a Tel Aviv solo perché mossa dal nobile intento di riempire le pagine bianche delle guide di Israele, che stranamente tacciono sull'argomento. Se qualcuno invece sostiene invece che è perché sono stata miseramente mollata in hotel da un marito ancora incredulo di fronte a cotanta botta di c...ops, di vita, che gli ha peremsso di lavorare indisturbato per 24 ore, senza una moglie al seguito che gli ricorda ogni tre per due che c'è la visita prenotata e che fra due ore comincia il concerto e mica ci puoi andare conciato così, beh, che si sappia che son solo maldicenze, tutte tese a sminuire il valore della mia missione. E quindi, tanto per passare subito ai fatti, eccovi un breve elenco delle cose da fare, se avete la ventura di trascorrere uno shabbat di fine gennaio a Tel Aviv

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1) Non scegliete alberghi con più di 4 piani. Dalle 17 del Venerdì alle 18.oo di sabato, infatti, gli ascensori non funzionano. Oppure, se siete fortunati, ne funziona uno su quattro, che però si fa tutti i piani. Dal primo all'ultimo- e dall'ultimo al primo, e guai a saltarne uno. La dura legge dello shabbat non conosce deroghe nè fa eccezioni, neppure se la vostra camera è al 14esimo piano. E se proprio non riuscite a trattenervi dal fare commenti, evitate, se possibile, di uscirvene con un "wow, sembra una Via Crucis". Quando l'ho detto io, non ha riso nessuno...

2) Non ordinate la cena in camera, dopo che il marito se ne va fuori con i clienti, sperando di placare le vostre ire con qualcosa di caldo sullo stomaco. Meglio convincervi in partenza che non c'è come un pasto a base di Pringles e di Coca cola che vi restituisca il buonumore

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3) A meno che non stiate lavorando per il National Geographic e dobbiate preparare un servizio sulle città fantasma, non approfittate del fantastico pick up dell'hotel per fare un giro turistico. Meno che mai se non avete in tasca il recapito della Cooperativa dei Taxisti Atei, per il ritorno

4) E soprattutto, quando il solito plotone di soldati che vi segue ad ogni passo, in total mimetic e armato di mitra, vi saluta gentilmente con "shalom" evitate, vi prego, evitate, di rispondere "stikazz". Punto.

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L'unica cosa da fare, in uno Shabbat a Tel Aviv, è andare a Jaffa. ci si arriva con una piacevole passeggiata, zigzagando fra soldati che marciano e salutisti che sbuffano, ma, una volta lì, vi riconciliate con tutto.

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Con i sabati, le domeniche, i venerdì che vi mancano e i lunedì che vi aspettano- e che vorreste che vi aspettassero ancora per un po'. Per darvi il tempo di girovagare per le stradine acciotolate,

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di curiosare fra le bancarelle, di comprarvi un bagel dalla fornaia che non chiude mai, di esprimere il vostro desiderio sullo wish bridge.

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E per ringraziare silenziosamente questo shabbat rigoroso, senza il quale non sareste mai arrivate fin lì. Ma questo, per favore, non ditelo a nessuno...
Alla prossima puntata
Alessandra