sabato 4 novembre 2017

L'ABC di Gerusalemme

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Abbigliamento
: a parte i soliti strati e le solite scarpe comode, una visita a Gerusalemme impone un tipo di vestiario particolare, senza il quale vi può capitare, al minimo, di non accedere a qualche luogo sacro, al massimo di essere presi a pietrate, a Men sh'arib. "Coprirsi" è l'imperativo ecumenico del viaggio, a cui si aggiungono diversi accessori, a seconda dei quartieri dove vi trovate:
- un velo e un paio di calze supplementari nelle moschee ( evitando, se possibile, gli occhiali da sole, non sempre graditi)
- gonne sotto al ginocchio per le donne e capo coperto per gli uomini, nei luoghi di preghiera dell'ebraismo. Agli uomini, di solito, viene fornita una kippah di cartone, che molti portano via come souvenir, ma che, almeno in teoria, andrebbe restituita all'uscita. Non obbligatori, ma graditi, i capelli raccolti per le donne. Aborriti i bermuda per gli uomini, non sempre tollerati i pantaloni lunghi per le donne
- foulard o velo per le donne e capo scoperto per gli uomini nelle chiese cristiane. Qui vige una tolleranza maggiore, ma se vi presentate in canottiera e minigonna ascellare non lamentatevi se vi mettono alla porta. Attenzione agli Ortodossi, però, molto più rigorosi.

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Acquisti: lasciate perdere. Non c'è roba per cui valga la pena di spendere mezzo centestimo, sempre che non impazziate per menorah che cambiano colore a seconda del tempo o per bambolotti di papa Ratzinger che benedice le folle nuovendo il braccio in stile Big Jim: in quel caso, è come essere a Melrose.

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Alfabeto: tre alfabeti, prima l'ebraico, poi l'arabo, poi, quando cominciate a perdere le speranze, anche quello che capite voi. Talvolta, però, quest'ultimo se lo dimenticano e le conseguenze potrebbero non essere esaltanti: munitevi di una cartina dettagliata e affidatevi a quella. E se mai dovesse fallire anche questa soluzione, affidatevi alla preghiera: tanto, meglio che qui, non vi ascolta nessuno....




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Armeni: la vera sorpresa del viaggio. Dei quattro quartieri in cui Gerusalemme è divisa, il loro è ingiustamente il meno conosciuto: probabilmente, hanno una buona parte di responsabilità, in questo, visto che fanno molto poco per essere ospitali. Ma le bellezze che si nascondono dietro alle loro mura sono davvero imperdibili. Su tutte, svetta la Chiesa di San Giacomo, a parere di chi scrive di gran lunga la più bella fra quelle della Città Vecchia. L'inconveniente è che apre solo durante la celebrazione dei riti che- neanche a dirlo- si tengono o a ore assurde ( dalle 7.15 alle 7.30 del mattino) oppure scomode (alle 2.30 del pomeriggio) e, per giunta, sono pure brevi. Ma i tesori che si spalancheranno sotto i vostri occhi vi ricompenseranno di qualunque sacrificio, dalla levataccia mattutina al rinvio della pausa pranzo. Senza contare la suggestione del rito, davvero unica. No photo, pliis


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Autonoleggio
: un incubo. Nonostante vaucher che attestino la prenotazione, il pagamento e l'identità dei noleggiatori, verrete sottposti ad un fuoco di fila di domande che toccano praticamente ogni aspetto della vostra vita, pubblica e privata. Il tutto fatto con blanda lentezza, privilegiando l'archiviazione di chssà quali pratiche o due chiacchiere (all'ennesima) con le colleghe di turno. Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo- nulla ci viene risparmiato, a parte il quadro astrale di mia nonna e la mia misura del reggiseno. Il tutto per avere una macchina col cambio automatico, l'accensione modello "apriti sesamo" e buon ultimo, una odiosa vocetta interiore che ti bacchetta ogni qualvolta si superino i limiti. Date retta a me: muovetevi in treno.

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Bagel: sono nati qui e non perdono l'ocasione per farvelo notare. Si trovano ad ogni angolo di strada, ammonticchiati su bancarelle traballanti, venduti dentro sacchetti neri e accompagnati da una saporita miscela di spezie. Tanto per ribadire la loro primogenitura, sono grandi almeno il triplo dei loro fratellini occidentali. Il sapore, però, è lo stesso.

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Bagni pubblici: tanti, gratuiti e puliti. I migliori sono quelli all'interno dei luoghi santi, per quanto affollati. Se mai dovesse prendervi lo scoramento da coda, sappiate che le alternative possono essere assai più infelici. Intendo dire che è meglio perdere cinque minuti di attesa, piuttosto che stramaledirvi in un bugigattolo maleodorante incastrato fra il benzinaio e il gommista dell'aereoporto, per non aver avuto un po' di pazienza.

Basiliche: per quanto prevedibile, la delusione si fa sentire, e pure di brutto. D'altronde, a parte qualche rara eccezione, sono tutte costruzioni recenti, inspirate, prima ancora che alla santità dei luoghi, alla necessità della difficile gestione di orde di pellegrini. La più bella, come sempre, è la più nascosta: è la Chiesa di S. Anna, un gioiello di architettura crociata, inserita in un contesto di rara e garbata bellezza. La statua in marmo della Santa con Maria Bambina, per quanto ricalchi un'iconografia abusata, è di una dolcezza struggente, che va dritta al cuore. Alla prima stazione della Via Dolorosa, deviate a destra: non ve ne pentirete per nulla.

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Berlusconi: lo precediamo di un giorno, ma non ce ne accorgiamo. Forse, se fossimo stati a Betlemme, avremmo visto più fervore, mentre a Gerusalemme dobbiamo accontentarci di questi santini...

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Caffè: se volete una brodaglia scura, maleodorante, tiepida e acquosa, ordinate un espresso. Altrimenti, è facile che vi portino il "loro" caffè, meno forte di quello turco ma preparato allo stesso modo, con la polvere sul fondo della tazza. Rassegnatevi a berlo amaro perché, anche in questo caso, l'alternativa è peggiore.
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Colazione: se l'English Breakfast vi sembra l'apoteosi dei vari modi per iniziar bene la giornata. allora significa che non avetre mai provato una vera colazione israeliana. Un trionfo di verdure crude e cotte, di olive condite nei modi più strani, di pani, di salse, formaggi, per non parlare della bontà dello yogurt e del miele e dell'infinita varietà dei dolci. La spremuta di pompelmo rosa è assolutamente da urlo, come ben sa chi l'ha assaggiata almeno una volta e da allora non fa più la spesa: se una semplice crociera costa provoca figuracce invereconde davanti alla cassa del supermercato, meglio che gli orfani del pompelmo rosa usino il servizio a domicilio..

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Controlli: il "la" vi viene dato all'arrivo all'albergo, dove potrete toccare il banco della reception solo dopo aver superato prima un terzo grado alla sbarra e poi un impietoso check da parte di un concierge appollaiato al di fuori della porta di ingresso. Dopodiché, ci si adegua: dai centri commerciali a quelli culturali, passando per i supermercati ed alcuni locali pubblici, è tutto un verificare dove siete diretti. Lo fanno con estrema cortesia, non vi fermano per strada, non vi chiedono documenti. Però lo fanno, ed evitarli è impossibile, prima ancora che rischioso. Rassegnatevi


Cucina: ne abbiamo provate tre- armena, ebraica, "musulmana"- e anche se la palma della vittoria va alla prima, la lotta è stata dura e ad armi pari. Preparatevi a mangiar bene e a mangiar sano, con una serie profumata di meze, a far da apripista a piatti gagliardi, il cui gusto deciso si stempera nell'aroma intrigante delle spezie. Buoni anche i dolci, un po' sbiaditi al confronto con gli omologhi turchi, da cui discendono. Tè alla menta a chiudere.
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Discese ( e Salite, naturalmente): preparatevi a fiatoni e polpacci doloranti, perché Gerusalemme è fatta di scale, di collinette, di vie che scendono e salgono, con una pavimentazione tanto ordinata quanto insidiosa. Il fascino della Città Vecchia passa anche di qui e non vi resta altro che affrontarlo: indossate scarpe di gomma e siate pronti ad arrancare in salita e, soprattutto, a frenare in discesa, senza farvi prendere dalla voglia di giocare a chi fa primo. A meno che non vogliate inaugurare un vostro personalissimo muro del pianto.

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Donne: che siano armene, islamiche o ebree, sono tutte rigorosamente coperte e ancor più rigorosamente separate dagli uomini, almeno per quanto concerne i riti. Il Muro Occidentale ha una sezione riservata a loro, ovviamente più piccola, e lo stesso si ripete nelle moschee. Nè vediamo donne durante l'officio armeno, ma ci imbattiamo in un funerale che le vede lontane, sia dal carro funebre che dal gruppo degli uomini. Le Ebree ortodosse nascondono i capelli in una retina, qualcuna addirittura sotto una parrucca e sono molte le musulmane in " total black", con il burka che lascia a malapena liberi gli occhi. Al di fuori del cerimoniale, però, ci pare di cogliere una maggiore rilassatezza: la separazione sembra più casuale che imposta, da sotto i foulard spuntano visi truccati, anche pesantemente, e le risate e le chiacchiere hanno gli stessi toni leggeri delle nostre. Quello che manca del tutto, invece, è l'intimità che viene dal contatto fisico: nessuno si prende a braccetto o si tiene per mano e ogni tipo di effusione pubblica, anche la più innocente, è esecrabile ed esecrata- e non importa se non fate parte della comunità, se professate un altro credo, se siete in gita di piacere o viaggio di lavoro. Un orlo troppo corto, un pantalone troppo stretto o una camicetta attillata bastano e avanzano per attirare su di voi aperti e veementi rimproveri, sia che siate del posto o che abitiate altrove.

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Esercito: si distingue dalla Polizia per la divisa verde e perché, a differenza dei loro colleghi più solitari, girano tutti in tre o a multipli di tre.Li trovate per le strade, agli angoli delle case, sui tetti, tutti silenziosi e gentili, ma rigorosamente armati di mitra. Vi scoprirete a sorridere a denti stretti, pregando in cuor vostro che nessuno si inciampi o scontri qualcosa, in un afflato mistico che, per quanto profano, nulla ha da invidiare per intensità e fervore a quello religioso.
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Fotografie: poche, e nemmeno buone. Impossibili nei luoghi sacri, sconsigliabili nei quartieri tipici, del tutto vietate altrove. Preventivate di ingaggiare - e di perdere- dure lotte con non ben precisati sorveglianti, qualora dobbiate scattar foto a navi o treni e deponete in partenza ogni aspirazione allo still life, ai reportage sui mercati rionali, alle acconciature dell'Ebreo o alla barba dell'Armeno, perché in tutti i casi verrete trattenuti dal farlo. In un Paese dove la parola d'ordine è "sicurezza" non ci si potrebbero aspettare misure diverse, per cui fate buon viso a cattiva sorte e cercate soggetti meno pericolosi. Per inciso, le armi più pericolose sono le pietrate di cui qualcuno ogni tanto è vittima, da parte di Ebrei ortodossi che non tollerano di essere immortalati da chicchessia. Prima di prendervela con loro, però, provate a mettervi un attimo nei loro panni e a pensare cosa fareste voi, se ad ogni puccetta di brioche nel cappuccino doveste assistere a stuoli di turisti che vi additano e si contorcono dalle risate. Il rispetto per le usanze altrui è il solo lasciapassare consentito, qui come altrove.
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Furti: in teoria, Gerusalemme rappresenterebbe il terreno più fertile per la proliferazione dei borseggiatori, con il suq da una parte e le file dei pellegrini dall'altra. In pratica, i furti denunciati sono pochissimi, di gran lunga inferiori a quelli che si registrano in altre città, potenzialmente meno a rischio. Questo non vi dà licenza di andare in giro con la borsa aperta o col portafogli bene in vista nella tasca dei pantaloni: ma di evitare di sobbalzare ogni qualvolta qualcuno vi tocca il braccio, quello sì.

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Guide improvvisate: la vera nota dolente del viaggio. Le trovate dappertutto, vi importunano in ogni modo, giurando e spergiurando, sull'onorabilità propria e dei loro avi fino alla settima generazione, che è tutto, ma proprio tutto, " a gratis", dopodiché rassegnatevi a non toglierveli più dai piedi. Non tentate di cavarvela con un "non capisco", perché vi apostrofano in tutte le lingue del mondo, declinando ogni frase fatta: dal "bella signora" con cui ti abbordano, al " prego volere guida" con cui ti offrono i loro servigi, fino al classico "mafia mafia" quando capiscono che non hanno speranze.

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Hummus: famiglia che vai, hummus che trovi. E' il leit motif di tutti i pasti, dalla colazione allo spuntino di mezzanotte ma ognuno lo fa in modo diverso. Ne abbiamo assaggiati parecchi, tutti presentati allo stesso modo, su un piatto, tutt'intorno a ceci interi nell'olio, e mai abbiamo riscontrato lo stesso gusto. In generale, è estremamente cremoso e, azzardo, quasi privo di aglio. Una bontà

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Alla prossima puntata
Alessandra